Racconti di viaggio

Tre settimane a Cuba - parte II

Continua il viaggio memorabile di °Sally nell'isola della Revolucion, alla scoperta del volto autentico e contradditorio di Cuba.

Autore: °Sally
Periodo: Marzo-Aprile

"una sfera in possesso  di miliardi di occhi che liberano luci antiche, misteriose. Scopro da subito che è piena di stimoli, cultura, vita schizofrenica"
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Tre settimane a Cuba I parte


Ci alloggiamo presso la casa particular “Villa El Moro” (moro59@correodecuba.cu  - Calle Mariana Grajales 3) gestita da una giovane famiglia di cubani entusiasta di scoprire che siamo italiani (!!) ma piuttosto fredda e compresa nel suo ruolo di albergatrice. La casa effettivamente è molto pulita e somiglia ad un bed & breakfast piuttosto che ad una tipica casa cubana. Ci sistemano in una camera con bagno a 24 cuc a notte compresa un'abbondante colazione internazionale di frutta, uova, latte, caffè, pane e marmellata. Confermiamo la prenotazione della stanza per 2 notti e usciamo nel paese occupato ad organizzarsi per la festa.       

Considerando la mia idea di carnevale, l'assenza di maschere o carri lo fa sembrare più che altro una fiera gremita di gente, di cibo cucinato al momento (maiale e pollo alla brace, panini, crocchette.. ) e di chioschi di birra e qualsivoglia bibita. Non manca, come in nessun luogo dell'isola, la componente musicale con in nottata concerti e chitarre allegre nei ristoranti.

Il giorno successivo decidiamo di andare a visitare, a 18 km da Viñales, la cueva de San Tomas, la grotta più estesa dell'America Latina con un fiume sotterraneo di 45 km. Durante la mattinata, mentre il paese è già pronto per la seconda e penultima giornata di baldoria, A. si dedica all'attività cult del luogo: una cavalcata tra gli incantevoli Mogotes e i laghi delle vicinanze; io, nell'attesa del suo ritorno, mi occupo di trovare un mezzo per raggiungere la grotta. Inizialmente cerco un ciclomotore: mi indicano una casa a cui rivolgermi ma nonostante il parcheggio sia colmo di mezzi a due ruote, mi comunicano che sono tutti inservibili. Mi informo per un taxi ma la spesa per sole due persone, essendoci solo taxi ufficiali dello stato, è eccessiva. Al malinconico rientro di A. (nota negativa per la qualità del “cavallo” e positiva per i paesaggi e il costo), mi consulto con lui e decidiamo di affrontare il tragitto in bici..

Foto Cuba

Tra i rilievi carsici che concorrono a creare un'atmosfera surreale, la sicura mancanza di allenamento e la strada deserta in dispettosa alternanza di discesa e salita, quei 18 km sembrano non esaurirsi mai! Dopo innumerevoli pause sotto l'impietoso sole del meriggio, arriviamo a destino alle 17.00 circa ma tagliato vittoriosi il traguardo, si volatilizza l'entusiasmo quando increduli scopriamo che l'orario di accesso alla grotta è già terminato! Fortunatamente lo spagnolo fluido e spumeggiante di A., riesce a persuadere “il custode” a farci entrare. Con 10 convertibles, scalata la collina, ci approcciamo alla cueva ma sconsiglio l'escursione ai non appassionati dato che si limita ad una visione infinitesimale della grotta durante la quale la guida si limita ad indicare un pipistrello e una pietra che ricalca le sembianze di un gorilla..

Impossibile affrontare il ritorno: provvidenziale nei pressi della grotta la presenza di due bambini in paziente attesa di un carro per raggiungere il carnevale: avvalendoci della loro collaborazione, strada facendo, ci facciamo caricare (con bici al seguito) tra l'entusiasmo e la solidarietà dei passeggeri. Il giorno successivo prepariamo nuovamente i bagagli e visitiamo il parco nelle vicinanze, “Casa de la Caritad”, passeggiando con turisti francesi accompagnati da una monaca tra una vasta varietà di piante e fiori e alberi di pane, caffè, avocado, mango e cacao. Assaporiamo frutta fresca nel giardino e dopo qualche giravolta per il paese alla ricerca di un passaggio, ci uniamo ad un giovane cubano accompagnato da una tedesca e, condividendo il viaggio in un taxi particular per 2 cuc a testa, raggiungiamo Pinar del Rio in meno di mezz'ora.

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