Racconti di viaggio

Tre settimane a Cuba - parte II

Continua il viaggio memorabile di °Sally nell'isola della Revolucion, alla scoperta del volto autentico e contradditorio di Cuba.


Evitando accuratamente strani riti casalinghi di non chiara natura, o chissà benefici, entrambi i giorni dedico la mattinata ad una difficile visita della città partendo dalla Moncada, ex caserma e oggi scuola, protagonista di un episodio della rivoluzione il 26/07/1953 e che riporta visibili a distanza i colpi delle armi da fuoco.

Mi muovo senza nessuna difficoltà: la città è affollata da motorini che inizio da subito ad utilizzare per spostarmi da un luogo all'altro: è sufficiente sporgere un braccio camminando per garantirsi un passaggio. Il sabato sera il centro storico viene chiuso al traffico e una animatissima Festa fa da protagonista fino all'alba, con musica, ron e un fiume impressionante di gente vivace lungo le vie del centro. (Stessa cosa riproposta tutte le domeniche).

Rapita indifferentemente da scultori, mamme, baristi, uomini o donne che mi aprono con fierezza le loro piccole, devastate case-garage per un caffè (rimpiango in alcune occasioni di non essermi vaccinata!!), sfuggo dalle asfissianti richieste di compagnia recandomi nel pomeriggio alla famosa spiaggia Sybonal con un autocarro. La playa, non ampia e di sabbia grigia, sembra essere la più vicina o comunque la più facilmente raggiungibile (se non l'unica) dai mezzi pubblici.

Trovo la spiaggia occupata da italiani benestanti in pensione che si dividono tra lunghi mesi italiani e lunghi mesi cubani e che, disillusi, dispensano consigli ed emettono giudizi amari sulla gente cubana che al contrario trovo positiva ed estremamente ospitale.

Foto Cuba

Davanti ad un graditissimo ed italianissimo piatto di spaghetti col tonno cucinato in casa, una giovane cubana sposata ad un italiano, mi parla del periodo especial, delle dure lotte per la sopravvivenza, dei sacrifici fatti da tutti. Ricalandosi nei panni di una bambina in lacrime, mi racconta  della sparizione dell'amato gatto e della dolorosa rivelazione della sua uccisione da parte del vicino di casa per sfamare i propri figli.

Le mille facce di una coloratissima Cuba: dal problema della ovvia prostituzione alla solidarietà più autentica, dalla miseria alla rinascita, dall'amore all'amicizia, dall'uguaglianza all'utopia in uno scenario dei più dinamici ed umani con protagonista questo popolo esuberante ed invincibile che, come insegnano passato e presente, sembra sempre e comunque sopravvivere a tutto..

La domenica, dietro suggerimento di un veneziano, decido di abbandonare Santiago e rifugiarmi a Gibara, un paese di pescatori in provincia di Houlgin. Raggiungo tale città nuovamente con un Viazul (11 cuc) e il paese (Gibara) con un taxi oficial concordando un'andata/ritorno di lì a due giorni per 15 cuc l'andata, 10 cuc il ritorno. Coalizzati i cubani mi informano che non esistono mezzi diversi dai taxi per percorrere quei 30 km..  

In realtà scoprirò che poco distante dal terminal, una guagua connette le due cittadine due volte al giorno per pochi spiccioli cubani. Una volta entrati nel canale turistico “Viazul” sembra complicato tornare ai mezzi locali.   

Durante il tragitto da Santiago a Houlgin rimpiango di non aver più giorni a disposizione da dedicare alla visita di Baracoa (elogiata da A. ma assolutamente complicato da raggiungere se non in 4/5 ore) e di altri luoghi selvaggi dell'est dell'isola, poco battuti dai turisti e celebrati dalla mia guida Lonely Planet che sull'autobus scorro affascinata. Sarebbe stato comunque troppo difficile potersi recare presso quei luoghi senza un mezzo di trasporto privato. Una macchina, più tempo, una cartina stradale dettagliata ed un ottimo senso d'orientamento (i cartelli scarseggiano.. sembra che in alcuni casi vengano utilizzati per rimpiazzare i buchi sui tetti delle case..!), credo siano assolutamente da considerare per percorrere Cuba!

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