Racconti di viaggio

Tre settimane a Cuba - parte II

Continua il viaggio memorabile di °Sally nell'isola della Revolucion, alla scoperta del volto autentico e contradditorio di Cuba.


Gli scopi della mia visita a Gibara sono due: la ricerca di una tregua dopo la guerra di Santiago e la visita a la Playa Blanca, di fronte al pueblo, che si contende la controversa nomina con Guardalavaca, come prima terra di approdo di C.Colombo  (“Nessun occhio umano vedrà mai una terra così bella”).

Se si dispone di un mezzo proprio, la spiaggia è facilmente raggiungibile tramite una lingua di terra, in caso contrario esiste una barca da turismo che in pochi minuti dal porticciolo ti consente di raggiungerla. Peccato che tale mezzo sia guasto da diversi mesi e che nessuno sembri preoccuparsi di ripararlo.. Nonostante le mie richieste, dietro compenso, nessun pescatore si azzarda a farmi salire sulla sua barchetta: il rischio che corrono nel compiere un'azione simile con un turista è notevole! Scoperto questo rinuncio a malincuore alla traversata.

In quella terra stramba, spoglia da turisti, sporca ma lucente (non a caso, oltre che per le case coloniali, il soprannome “Villa Blanca”), ogni anno si tiene il festival del cinema povero, proprio in aprile, ma non quest'anno perché mancano i fondi.
Alloggio per 15 cuc alla casa particular “La terraza de Iliana Ramirez” (Dir Donato Marmol 51 – A % Jaguero Y Calixto Garcia) gestita da una dottoressa sola, in pensione. La casa è pulitissima i pasti deliziosi e abbondanti. Si trova al primo piano dello stabile; al piano terra anche il fratello (con famiglia) ospita turisti. Le case particulares di Gibara sono splendide, per lo più ritagliate in palazzi coloniali.

Passeggio senza scopo per il paesello maleodorante, le persone del luogo sono incredibilmente affettuose nonché  ospitali ma mi impensieriscono i loro occhi: sembrano malati, come mangiati e interrogo in proposito diverse persone ma stupite attribuiscono la colpa al sole; solo qualcuno si espone accusando la cattiva alimentazione a cui sono soggetti lamentando il divieto al consumo di pesce. Mi chiedo chi si assoggetti realmente a questa triste legge paradossale specialmente in questi luoghi di grande “disponibilità marittima”..

Il giorno dopo, come indicatomi da un pescatore, verso le sette della mattina mi reco di fronte alla piazza principale e salgo su di un carro con qualche operaio: obiettivo mare. Sistemata in cabina autista, assisto alla salita dei prigionieri del penitenziario di Gibara: li portano a lavorare nei campi nei pressi della spiaggia Caletones (a 18 km dal centro), dove intenderei fermarmi qualche ora.. Percorriamo una meravigliosa strada sterrata ricoperta dal passaggio di granchi placidi pronti a finire nei sacchi di cubani intenti alla loro raccolta o sotto le ruote del pesante carro che mi sta trasportando felice.

L'autista mi spiega che aprile è il mese in cui i granchi escono dal mare e depositano le uova e mi suggerisce la casa di un suo amico nei pressi della spiaggia per recarmi a pranzo a gustarli a pochi spiccioli con carne di tartaruga..  Sostiamo nei campi di lavoro forzato dove operai e prigionieri scendono per iniziare il lavoro.

Ripartiamo e raggiungiamo il mare: la spiaggia è deserta, la sabbia bianchissima, l'acqua del mare agitata e cristallina; l'area è priva di servizi al di là di una capanna trasformata in bar in estate. Nei pressi del mare ci sono delle piccolissime ma profonde piscine naturali di acqua sulfurea e limpidissima di fiume (il rio Cacoyuguin e il rio Yabazon) dove si possono fare piccole immersioni. Ma non posso fruire di tutto questo! Scopro che non c'è nessun mezzo per tornare in centro a Gibara entro le 4 del pomeriggio, ora in cui la guagua dal terminal partirà con destino Houlgin per iniziare il lungo ritorno a La Havana.

Impossibile contattare un taxi e l'autocarro effettuerà il secondo ritorno solo verso le 18,00/19,00.. Delusa abbandono subito la bella - ma ovviamente sporca - spiaggia e l'autista per risollevarmi il morale mi accompagna in un capanno sulla strada a gustare la bevanda del luogo: il dolcissimo ed energizzante guarapo (il succo viene direttamente estratto dalla canna da zucchero con un piccolo macchinario) categoricamente senza ghiaccio!

Nel primo pomeriggio un'intera famiglia dolcissima e priva di alcuna malizia (come, nonostante le maldicenze, la maggior parte delle persone incontrate) mi accompagna a visitare una famosa grotta di Gibara ad ingresso libero raggiungibile a piedi percorrendo, tra le sterpaglie, una deserta strada di campagna. Mi spiegano che in certe nottate viene allestita a discoteca e me ne assicurano, e non ne dubito, il suggestivo impatto.

Alle 16.00, disposta a barattare la splendida calma di Gibara per la costante agitazione de La Havana, mi dirigo alla guagua e armata di bigliettino con numero, mi preparo all'attesa. A pochi passi da me un chofer, notando i miei bagagli, mi chiede se sono diretta ad Houlgin.. Al mio assenso, per 2 cuc, partiamo sul colectivos.

Per tornare alla capitale l'idea è quella di sperimentare la via ferroviaria che, mi dicono, attraversa luoghi sperduti di natura selvaggia; alla ricerca della stazione scopro però che la linea Santiago-Avana non passa per Houlgin.. Fortunatamente!, infatti verrò a sapere che il treno, per strane ragioni, può impiegare anche 48 ore per raggiungere la capitale!

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