Racconti di viaggio

Un Weekend a Salonicco

Con il nostro Lorenz75 sbarchiamo in Grecia per un week end alla scoperta di Salonicco, del mare, della vita notturna e dell'identità tipica di una città di frontiera.


Con un po’ di fortuna troviamo posto per sederci in uno dei numerosi bar e, chiamata la cameriera, diamo il via alla classica scena da film: lei non parla inglese e noi non sappiamo una parola di greco. Essendo “Amstel” ormai un vocabolo internazionale, io ed Amico 1 ci salviamo in corner. Amico 2 decide di intraprendere una strada più difficile, ordinando un “espresso freddo”. Faccia inebetita della cameriera, e ripetizione dell’ordine. Nulla da fare. A questo punto, Amico 2, segnando con un dito il tavolo a fianco dove i clienti stavano sorseggiando la bevanda tanto desiderata, si sfoga con un “something like that” e la cameriera con un tono quasi consolatorio e con uno sguardo pietoso nei nostri confronti, dice: “frappé”. Evidentemente, in Grecia, frappé è la seconda parola che imparano a dire i bambini…

Ce la raccontiamo per un’oretta abbondante, lasciamo il bar e guardiamo un po’ di vetrine ancora allestiste con gli abiti per la stagione invernale. Di seguito rientriamo in hotel per prepararci alla serata. Verso le 22:00 ritorniamo nel ristorante provato la sera precedente e ripetiamo l’accoppiata Grecia-Germania, anche se al posto dello stinco di maiale, prendiamo un arrosto, sempre di maiale. Il prezzo è praticamente identico a quello pagato la sera precedente. La cena, secondo Amico 1 ed Amico 2, è piacevolmente allietata dalla presenza di numerosi musicanti, cantanti, venditori di rose che, attratti dalla magnanimità degli avventori di un tavolo a fianco (che tra l’altro si sono anche lanciati in danze sfrenate), continuano a passare tra i tavoli. Se fosse stato per me, me ne sarei andato! Questo genere di cose proprio mi innervosisce e poi trovo irritante mangiare con qualcuno che ogni tre secondi viene a proporti qualcosa. Si badi, singolarmente non erano invadenti, ma sembrava fosse una vera e propria processione.

Su proposta di Amico 2 ritorniamo a bere il caffè greco nello stesso locale della sera precedente e scopriamo che il lungomare, ed i suoi locali, anche il sabato sera, non sono proprio affollati. Ovviamente il barista è ben felice di spennarci, anche stasera, i 3 € per una tazzina di un infuso fatto di caffè e sabbia. In compenso, le zone attorno a via Venizelou ed al porto sono piene all’inverosimile. Io voglio godermi un po’ la serata ed inizio a bere un po’ di birra che, ovviamente, pago una cifra, ma me ne frego, anche perché sono convinto che zone così piene di gente non ce ne siano nei dintorni. Prendo come riferimento uno dei tanti disco bar esistenti (Piccadilly) e mi rilasso un pochino, godendo della vista di un numero tale di persone che poche volte avevo visto in vita mia (se non ai concerti, ma si tratta di eventi particolari!).


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Amico 2 crolla per la stanchezza e decide di tornare in albergo. Io ed Amico 1 continuiamo la serata acquistando un paio di birre nei chioschi, che applicano dei prezzi veramente al limite dell’istigazione all’alcolismo (0.5 l di Amstel a 1.20 € e la lattina da 0.33 l a meno di 1 €), e giriamo senza meta tra il porto, il quartiere ebraico e la zona attorno a Venizelou per un po’. Verso le 3:30-4:00 la folla inizia a diradarsi, molto probabilmente perché diretta in discoteca, mentre io ed Amico 1 torniamo mestamente verso l’hotel, consci di aver ormai concluso la nostra gita in terra greca.

Qualche problemino per svegliare Amico 2, e, per me, notte (o quel che ne rimane) passata completamente sveglio a causa dei rumori causati da altri avventori che tra le 4:30 e le 5:30 ritornavano in albergo. Ma ormai è già domenica.

Domenica 15 maggio

Non riuscendo a chiudere occhio, mi concedo una lunga e scomodissima doccia nel minuscolo bagno della camera, così tanto per tirare le 7 del mattino, quando scendo a fare check-out. La procedura, che solitamente si protrae per pochi minuti, si trasforma in una lenta agonia che mi fa perdere almeno un quarto d’ora: la causa è da imputare allo scarso feeling tra il personale della reception ed il POS. Poi, pagando parte del conto in contanti, tutto si sblocca e risalgo in camera per chiudere la valigia e godere per l’ultima volta della vista dal terrazzo, assieme ai miei compagni di viaggio.
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