Vieni qui, che ti aspetta il Gran Giurì
Vi siete stufati delle "compagnie dell'asterisco", che pubblicizzano offerte a pochi euri che, grazie a tasse quanto meno fantasiose, alla fine costano come una crociera ai Caraibi? Noi sì, e a quanto pare anche il Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria, che dal 2003 mazzola sistematicamente gli annunci ingannevoli. Con l'aiuto dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Gli diamo una mano?
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Le basi
Da tempo opera in Italia l'Istituto per l'Autodisciplina Pubblicitaria, che ha come finalità, tra l'altro, la difesa della verità, onestà e correttezza della pubblicità.
I criteri cui la pubblicità deve adeguarsi sono indicati in un apposito Codice, che all'art. 2 vieta la pubblicità ingannevole in questi termini:
Art. 2 - Pubblicità ingannevole
La pubblicità deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l'identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.
La norma è stata ampiamente utilizzata dal Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria, che ha il compito di assicurare in concreto il rispetto del Codice, per vietare tutta una serie di iniziative pubblicitarie disinvolte, dagli scioglipancia alle fiale per la ricrescita dei capelli.
Ogni tanto qualche wanna marchi prova a pubblicizzare prodotti miracolosi e viene regolarmente punita dal Giurì o dall'apposito Comitato di Controllo, che può agire anche su segnalazione del singolo consumatore e che può disporre -tra l'altro- l'immediata cessazione della diffusione del messaggio ingannevole.
Risultato: gli occhiali a raggi X non li pubblicizza più nessuno, e se volete perdere 10 kg in sette giorni dovete ricorrere ad annunci semiclandestini pubblicati su testate improbabili, su cui il Giurì non può intervenire. |
Vola Gratis! (tze...)
Il boom dei voli low cost, tra mille benefici per il viaggiatore attento al portafogli, ha portato alla ribalta parecchi operatori senza scrupoli, che pubblicizzano offerte a tariffe bassissime salvo poi rifarsi con improbabili tasse e "surcharge" (l'inglese fa sempre molto figo) che incrementano il prezzo del biglietto in maniera esponenziale. Risultato? il volo pubblicizzato a 0,01 euri viene a costare un bel bigliettone da cento, con buona pace della verità, correttezza, etc etc del messaggio pubblicitario.
In attesa che qualcuno si decida a chiarire cosa sono le tasse (noi abbiamo una nostra idea) e cosa invece i costi del biglietto, occorre fare qualcosa, sia per evitare la scomoda sensazione di sentirsi presi per i fondelli una volta al dì, sia per fare in modo che le offerte veramente convenienti non siano sommerse da un mare di specchietti per le allodole. |
Mamma, ho pagato l'aereo!
Lamentarsi non serve... a meno che la protesta non sia indirizzata verso chi può fare qualche cosa per arginare il fenomeno delle offerte ingannevoli.
Visto che i supereroi non si sporcano le mani con queste bazzecole e che rivolgeresi a iene, gabibbi e compagnia bella non è degno di uno stato di diritto (e neppure di un paese civile) abbiamo pensato di chiamare in causa il Giurì per l'Autodisciplina Pubblicitaria ed il Comitato di Controllo, che già da qualche anno si occupano del fenomeno mazzolando regolarmente gli annunci di compagnie aeree troppo disinvolte.
Qualche esempio: nel 2003 Meridiana ha dovuto interrompere la campagna con cui pubblicizzava voli "a partire da 9 €" con il solito asterisco che rimandava ad una avvertenza in caratteri minuscoli. Il Giurì ha vieteto la prosecuzione della campagna perchè
"1. le omissioni sulla tariffa prevista per le tasse aeroportuali per i voli pubblicizzati e per gli oneri accessori, neppure indicati nel loro importo minimo, vanificano del tutto il significato informativo del prezzo di "€ 9, per i voli in Italia di sola andata"; 2. l'ambiguità delle formule criptiche, "applicabile in classi dedicate e soggette a specifiche restrizioni", "non è prevista su alcuni collegamenti operati da altri vettori in code-share con Meridiana", "La necessaria sintesi... potrebbe non essere esaustiva...", adottate in caratteri minuti in calce al testo, lungi dall'accrescere l'informazione, dissolvono il significato di veridicità del messaggio tutto incentrato sulla portata, a questo punto indiscutibilmente decettiva, di una promessa di prezzo di 9 € per voli in "tutta Italia, tutti i giorni".
Chiaro? Sembra di sì, ma a quanto pare parecchie compagnie sono dure di orecchi. E infatti dal 2003 ad oggi sono state punite diverse compagnie, low cost e non, per messaggi pubblicitari tipo:
- con 10 euro* voli per: ... *tariffa minima soggetta a limitazione di posti escluso surcharge e tasse aeroportuali
- Amsterdam € 70* a/r, Stoccolma € 117* a/r... *... non comprendono tasse e supplementi...
- a partire da 610 euro* *tasse escluse
- da Milano Linate e Roma Fiumicino per Stoccolma a partire da € 129* a/r *tasse e security escluse
- Londra a partire da € 15* *tasse aeroportuali escluse
- Goditi l'Italia. A 39 euro *tasse aeroportuali e assicurative escluse
Nel giugno 2005 il Giurì si è spinto oltre, dichiarando illegittima una pubblicità (di Alitalia) censurando "le dimensioni troppo ridotte della frase '+ tasse aeroportuali e sicurezza bagaglio + 50 € di fuel surcharge + < 30 € di servizio di vendita', che devono presentare un corpo tipografico non inferiore a quello del testo informativo a lato della indicazione del prezzo".
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E allora?
Gli strumenti per reagire agli annunci troppo disinvolti ci sono. Basta utilizzarli.
Potete pensarci voi o può pensarci l'Associazione Culturale Zingarate.
Nel primo caso, prendete carta e penna o, meglio ancora, un PC ed una tastiera ed inviate una segnalazione al Comitato di Controllo. Come? Basta seguire le istruzioni presenti sul sito dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria:
"Per segnalare una presunta violazione del Codice è sufficiente scrivere all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, via Larga 15, 20122 Milano (tel. 02.58.30.49.41; fax 02.58.30.37.17; e-mail: iap@iap.it; web: http://www.iap.it ) indicando i seguenti elementi:
* il messaggio pubblicitario che si intende sottoporre all'esame e il mezzo con cui è stato diffuso, fornendo, in caso di stampa e stampati, copia del messaggio; in caso di radio o televisione, l'emittente che l'ha trasmesso e i riferimenti di data e orario;
* il nome e il recapito del segnalatore al quale comunicare l'esito della segnalazione;
* i profili del messaggio ritenuti non conformi al Codice di Autodisciplina Pubblicitaria"
Occhio che il "mezzo con cui il messaggio è stato diffuso" è quello su cui avete visto la pubblicità ingannevole (quotidiano, periodico, tv, radio, ma anche sito internet, purchè non sia assolutamente sconosciuto). I profili di non conformità di solito possono essere riassunti nella violazione dell'art. 2 del Codice. Se avete qualche dubbio potete usare il modulo che abbiamo predisposto proprio per questo tipo di segnalazioni. Lo trovate qui. Ovviamente si tratta di un modulo da personalizzare caso per caso.
Oppure scrivete all'Associazione Zingarate indicando gli stessi dati e ci pensiamo noi.
Ovviamente prima di lanciarci in segnalazioni a capocchia ci riserviamo di verificare che la pubblicità rientri tra quelle ingannevoli.
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Voglio il Garante!
Da qualche tempo anche l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (per gli amici AGCM) ha deciso di punire gli annunci pubblicitari ingannevoli. Non stiamo a farvi la rava e la fava delle singole decisioni, riassunte in un recente provvedimento nei confronti di Ryanair in questi termini:
In merito ai messaggi riguardanti la prospettazione di tariffe, vale richiamare l'orientamento consolidato dell'Autorità con riferimento al trasporto aereo [Cfr., tra gli altri, provv. n. 12307, PI4109 "Alitalia Tutta Europa" e 12308, PI4110 "Alitalia Tutta Italia", in Boll. n. 31/03, provv. 11429, PI3800 "Da Palermo con volare Airlines", in Boll. n. 47/02 e provv. n. 10995, PI3632 "Tariffa Smile – Austrian Airlines", in Boll. n. 29/02.], nonché la giurisprudenza amministrativa [Cfr. sentenze TAR Lazio del 16 ottobre 2002 n. 9893 e TAR Lazio del 27 gennaio 2003 n. 412.], secondo cui l'indicazione della tariffa deve includere ogni onere economico gravante sul consumatore, il cui ammontare sia determinabile ex ante, o presentare, contestualmente e con adeguata evidenza grafica e/o sonora, tutte le componenti che concorrono al computo del prezzo, al fine di rendere chiara e compiuta l'informazione fornita al consumatore. Più in particolare, quando l'operatore pubblicitario ricorre ad una scomposizione in tariffa base e supplementi che devono essere sommati alla prima, deve essere in ogni caso garantita ai potenziali destinatari del messaggio la possibilità di percepire in maniera precisa e sufficientemente immediata il prezzo finale. A tal fine, occorre che l'esborso complessivo scaturisca con sufficiente chiarezza da un'addizione di componenti fornite in modo pienamente contestuale e con pari grado di enfasi espressiva [Cfr. sentenza TAR Lazio del 27 gennaio 2003 n. 412.].
L'enfatizzazione della gratuità del servizio di trasporto aereo, che in realtà riguarda soltanto una componente del prezzo finale del biglietto, risulta suscettibile di fuorviare il consumatore in merito alle condizioni economiche di fornitura del servizio pubblicizzato, laddove non si accompagni a modalità di presentazione del messaggio che consentano una precisa e immediata percezione del prezzo finale [Cfr. prov. n. 14507, PI4668 "Biglietti Aerei Ryanair", in Boll. n. 28/05.].
Chiaro, no? Beh, veramente la prosa del Garante non è il massimo... Il succo e' che le offerte debbono indicare tasse e supplementi. Sennò sono guai.
Per cui, se il Giurì vi sta antipatico e preferite il Garante, fate pure. Le istruzioni per le segnalazioni le trovate sul sito dell'AGCM, nel menu Pubblicità ingannevole e comparativa | schema di segnalazione. |
| Commenti? Scrivili qui! |
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| Tasse? Ma quali tasse? |

Cosa fareste se, dal panettiere, il bottegaio prima di consegnarvi il vostro sfilatino vi facesse pagare la tassa sullo smaltimento sacchetto, sull'uso del forno, e poi la sovrattassa sulla commessa avvenente?
Oppure se, comprando una camicia, doveste pagare il supplemento bottoni e il surcharge per avere entrambe le maniche?
Probabilmente fareste un uso improprio dello sfilatino sul commesso della camiceria, non prima di aver fatto ingoiare al panettiere tutti i bottoni...
Nel mondo dei voli, low-cost e non, assistiamo tutti i giorni a quelli che secondo noi sono soprusi. Le compagnie pubblicizzano voli a prezzi ridicoli scorporando dal costo del biglietto tutta una serie di improbabili "tasse" e "surcharge", che poi come per magia compaiono nelle ultime fasi della prenotazione.
Capire quali tasse possono davvero definirsi tali e quali siano inventate di sana pianta e' un esercizio destinato alla rapida obsolescenza di fronte alla creatività con cui le compagnie inventano nuovi balzelli.
A naso, possono essere definite "tasse" solo i costi su cui la compagnia non ha nessun controllo e che vengono riversati ad un terzo. Tutto il resto sono costi che la compagnia sopporta per fornire un servizio, che poi è libera di vendere al prezzo che ritiene conveniente, senza però nascondersi dietro distinzioni di comodo. |
| Tu quoque, Ryan |

Già che siamo in tema di proteste, tanto vale segnalare un'altra sorpresina che attende il viaggiatore low cost al momento del pagmento del volo.
Molte compagnie, inclusa mamma Ryan, che per il resto ha tariffe nel complesso trasparenti, hanno la pessima abitudine di applicare una sovrattassa per i pagamenti effettuati con carta di credito. Cioè praticamente tutti. Al momento questi costi ammontano, per Ryan, a 2,50 euri. Mica paglia, su voli che costano pochi euri.
A noi sembra che le regole in materia di utilizzo di carte di credito vietino al venditore di praticare un sovrapprezzo per l'uso della carta. Il contratto che i commercianti debbono sottoscrivere per accettare i pagamenti tramite Cartasì, ad esempio, dice chiaro e tondo che l'esercente è tenuto ad "applicare ai Titolari della carta gli stessi prezzi e condizioni, compresi eventuali sconti, abbuoni, saldi od operazioni similari praticati alla clientela pagante con altri strumenti all’epoca dell’uso della carta".
Perchè (alcune) compagnie aeree non rispettano questa regola?
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