Home Page » Mondo Zingaro » Le Zingarate » Addio Al Celibato A Kiev
ZINGARATE

Addio al celibato a Kiev

Periodo: 11 - 14 ottobre 2007
Mezzo di trasporto : Volo Alitalia
Pernottamento: Appartamento e Hotel Rus



addio-al-celibato-a-kiev-6Il Bobo e il Merolone Ebbene sì, è successo. Anche il Bobo alla fine ha ceduto… Chi l’avrebbe mai detto? Nel suo box descrittivo relativo alla nostra ultima zingarata in quel di Riga, a dimostrazione delle nostre notevoli capacità di immaginare il futuro, dicevamo proprio: “Sulle sue possibili nozze si scatenano da tempo le scommesse più ardite, ma il nostro ha già dato prova di una notevole resistenza. Meno male che non ci servono addii al celibato per pianificare la prossima zingarata”.

Detto e fatto: da allora non ci siamo più mossi e solo grazie alle nozze del nostro siamo riusciti a mollare mogli e figli per dedicarci a un po' di sano cazzeggio stile vecchi tempi… Si, insomma, quando eravamo giovani.
E allora la morale non può che essere una: ben venga anche un matrimonio, se è l’obolo che dobbiamo pagare per partire di nuovo.
E questa volta, signori, non ci siamo fatti mancare niente; abbiamo fatto le cose in grande, fanculo la filosofia low cost, fanculo tutto e tutti… si va a Kiev!

E se sopravviveremo alle radiazioni di Cernobyl, alla birra ad un euro e a tutte le tentazioni che un paradiso come questo può offrire… beh lo racconteremo ai nipoti! Evviva gli sposiiii, baaacio, baaaacio, baaaaacio!!!

Questo è quanto pensavamo, questo è quanto ci eravamo detti prima di partire. Le cose non andranno proprio così, anzi non andranno per niente così… Altro che birra a un euro, altro che tentazioni…

Ma, come al solito, andiamo per ordine. Innanzitutto il numero dei partecipanti: rispetto al solito siamo molti meno. Il festeggiato, Sfolli, il Merolone e il Puccettone. Quest’ultimo, per l’occasione, viene rinominato con un nickname più consono al personaggio… Gallo Cedrone!

Insomma, quando il gioco si fa duro… i duri iniziano a giocare!
Il Canch manca sempre, ma d’altronde, dopo Barcellona, chi l’ha visto? Manca anche il Pippo che finalmente è andato a convivere con la fidanzata coreana, la quale si è trasferita da Parigi a Mestre. Portandosi dietro, intatte, tutte le proprie ambizioni nel mercato cinematografico… cioè, a Mestre che, volendola vedere da un’angolazione diversa, potrebbe anche sembrare Hollywood. Ma noi che ci siamo nati e la conosciamo bene, vi possiamo confermare che non lo è…

Ora, che il Pippo sia uno zerbino matrimoniale è cosa nota, ma in questo caso ci rendiamo conto delle difficoltà. Non era facile spiegare ai suoceri, ferventi cattolici, in arrivo dalla Corea per conoscere lui ed andare in pellegrinaggio a Lourdes (non è uno scherzo, è vero), che il futuro marito della loro unica figlia se ne era andato per bagordi a Kiev…
No, non era facile…

Capitolo Scimmio, anche lui assente… Che dire? Non che in passato si fosse distinto per chissà quali acrobazie durante le nostre zingarate… Ma lui non ha scuse. Da quando ha aperto il nuovo locale, neanche fosse il Billionarie del Triveneto, sembra che sia sempre impegnato… Voci ben informate lo danno però innamorato di una donna friulana che nessuno ha mai visto. Da lei sistematicamente respinto causa la sua resistenza ad impegni ufficiali, leggi presentarla in famiglia, si cimenta in approcci sconclusionati con ogni donna che gli capiti a tiro… Bah, NO COMMENT!

A Kiev questa volta ci andiamo con Alitalia. Il Bobo e Sfolli con volo diretto da Malpensa, il Merolone e Gallo Cedrone partendo da Venezia e andando, in aereo perché sono dei signori, fino a... Malpensa! Si insomma, verso le 11, poco prima del decollo, ci ritroviamo tutti nello scalo milanese, pieni di belle speranze e in attesa del decollo previsto dalla gloriosa compagnia di bandiera per le 11:20.

Gloriosa, perché questa volta alcuni di noi viaggiano gratis, tasse aeroportuali a parte, grazie alle miglia faticosamente accumulate in questi anni, prima che scadano a luglio 2008 come annunciato da Alitalia. Le miglia necessarie sono 30 mila. Sfolli ha ottenuto il biglietto per sè e ne ha cedute altrettante al Bobo (ad un prezzo da rapina a mano armata).
Il Merolone e Gallo Cedrone viaggiano invece a pagamento, 260 euri a cranio. Alè!

addio-al-celibato-a-kiev-1Il decollo avviene senza problemi e, stranamente per Alitalia, in orario. Alle 15:40 atterriamo puntuali all’aeroporto di Kiev Boryspil. Espletate le formalità di ingresso e dopo qualche attimo di smarrimento, riusciamo a seminare la selva di loschi figuri che ci propone ogni tipo di servizio, in primis un taxi.

Ogni guida che si rispetti sostiene che il costo della corsa dall’aeroporto al centro città dovrebbe costare circa 20 euro, ma noi abbiamo approfittato del servizio di transfer offerto dall’agenzia che ci ha affittato l’appartamento, che costa, per l’appunto, 20 euro.
Munito di un bel cartello con scritto “Mr Sfolli” il tipo si fa facilmente trovare. Meno male che è tutto organizzato, perché l’indigeno non spiaccica una parola di inglese.

La corsa in taxi non ci riserva particolari sorprese: il tragitto è lungo, sono circa 40 km. Nota positiva: in macchina si può fumare. Nota negativa: Sfolli comincia a starnutire come un appestato… o è allergico o si sta ammalando. Buona la seconda. E' già malato!
Già siamo in pochi… se ne perdiamo uno appena arrivati… le cose cominciano male!

Capitolo accomodation. Il Bobo e Sfolli hanno affittato un comodo appartamento in pieno centro, all’angolo fra Kresciatik, la via principale, e Shevchenko (no, non il giocatore) Boulevard. Il Merolone e Gallo Cedrone dovevano fare la stessa cosa, gli appartamenti a Kiev costano meno degli hotel. Peccato che 2 giorni prima della partenza il buon Merolone realizzi di essersi dimenticato di confermare la prenotazione…
Fortuna vuole che riescano a prenotare ad un prezzo decente (85 euro al giorno a cranio) due stanze nell’Hotel Rus, non distante dal centro e dall’appartamento dei compari.

Due parole le merita l’appartamento affittato da Sfolli al costo di 103 euro a notte. Perché in pieno centro e lussuosamente arredato in stile giapponese.
Niente da dire sulla location: circa l’arredamento va detto che di giapponese c’erano solo delle figure di carta appese al muro… per il resto, mancavano le tende alle finestre delle camere e dopo mezz’ora il cesso era intasato. Di lussuoso c’era solo un posacenere in vetro di Murano… made in Taiwan! Vabbè… saremo mica venuti a Kiev per passare il tempo in casa… Ce lo facciamo andar bene e… Avanti Savoia!


Giovedì 11 - inizia la partita

addio-al-celibato-a-kiev-2Ripuliti e profumati ci gettiamo subito nella mischia. Considerato che non abbiamo ancora mangiato, ne approfittiamo per un breve giro di perlustrazione, per prelevare i primi soldi ucraini e per rifocillarci in un Mc Donald vicino casa. Per noi è il pranzo, per gli ucraini la cena…
Sfolli è sempre più conciato e obbliga il Bobo a seguirlo in un centro commerciale per fare scorta di fazzoletti di carta. Questi ultimi in Ucraina non sono proprio come gli Scottex Balsam… assomigliano piuttosto a fogli di carta vetrata.

Tempo 2 ore e al poveretto cominciano ad apparire le prime ferite sotto il naso… Che, unite agli occhi fuori dalle orbite e a qualche linea di febbre, lo rendono proprio uno schifo. Già di suo non è proprio un fotomodello, ma così ce lo siamo proprio giocati…
Recuperata anche una farmacia, è comica la scena in cui il nostro cerca di spiegare alla farmacista che gli servirebbe qualcosa tipo Vixinex. Qua nessuno parla inglese, ormai è una certezza, dovremo ricorrere all’italica mimica.

Per cena decidiamo di entrare in una specie di pub. La variegata clientela è composta da noi quattro ed una tavolata immensa di matrone ucraine in libera uscita. Età media almeno 20 anni più di noi. Le signore tuttavia non si fanno intimorire e, forse alla ricerca di carne fresca, ci approcciano. Provano a coinvolgere Sfolli nelle danze, forse nel tentativo di catturare l’esemplare più debole del branco. Ma il nostro è ancora in grado di intendere e di volere… Attacco respinto e deviato sul Merolone, il quale, meno educato del primo, ci manca poco che non cada nel reato di lesioni personali.

La cena scorre via serena, fra piatti improbabili e boccali di birra. Il prezzo finale non è esoso, ma nemmeno così ucraino come ce lo immaginavamo noi, circa 20 euro a testa. Ma dove è finita la birra a 1 euro?

Nel dopo cena ne approfittiamo per fare quattro passi per il centro, per essere più precisi su e giù per Piazza Indipendenza, quella della rivoluzione arancione.
Il centro di Kiev non è male. Fra palazzi antichi e monumenti la città ha senza dubbio la maestosità della capitale. Non sarà così bella come Praga, ma non è nemmeno così brutta come Bratislava.

A Kiev nessuno attraversa la strada. Per passare da un lato all’altro delle principali arterie esistono dei sottopassaggi pedonali. Che, ad essere sinceri, più che sottopassaggi sono in realtà una città nella città. A volte si scende anche di 2-3 piani. La parte sotterranea non è per niente male, vi si trova di tutto: dai negozi di ogni tipo, agli internet point, a svariati locali per rifocillarsi, baretti, ecc. Non mancano gli ambulanti che si incaricano di vendere generi di conforto, in particolare Marlboro Ligh a 80 centesimi di euro a pacchetto.
Ma anche prodotti artigianali: sciarpe, guanti e cappellini di lana fatti da qualche povera pensionata costretta ad arrotondare. Qui la riforma delle pensioni devono averla già fatta…

addio-al-celibato-a-kiev-7E’ arrivato il momento di andare in vita. Seguendo i consigli della Zingaguida avevamo deciso di fare leva su due locali in particolare, il Club 112 e l’Art Club 44.
Decidiamo prima di fare il riscaldamento in uno dei più famosi locali di Kiev, il Caribbean. Non ci facciamo intimorire dal fatto le nostre capacità di ballare latino-americano sono pari alle nostre conoscenze di fisica nucleare… siamo o non siamo venuti fino qua per essere lontani dal mondo? Se faremo qualche brutta figura… chissenefrega!

Il Carribbean è in una zona un po’ defilata dal centro, ma ci si arriva velocemente con un taxi. È molto più piccolo di quanto ci immaginassimo, ma l’entrata non è esosa (40 hryvnie, circa 5,5 euro) ed è stracolmo di manze danzanti. L’età media è quella giusta, diciamo che non sono molte le donzelle che hanno più di 10 anni meno di noi…

Oramai ci siamo abituati, il livello estetico è molto alto, magari non da tripudio come a Riga ma avercene di problemi del genere…
Ci intratteniamo per un paio d’ore, cercando di fare un po' di fondo alcolico e abbozzando anche qualche passo di danza. I risultati non sono però dei migliori. Abbiamo la conferma, ormai definitiva, che trovare delle anglo-parlanti non sarà impresa facile. Sfolli millanta di sapere qualche parola di russo… peccato che sappia dire solo 3 cose: Privet (Ciao), Nasdarovie (Cin Cin) e “Ja nie gavariu Paruski” (Non parlo russo). Appunto!

Verso l’una decidiamo di cambiare aria. Ne abbiamo abbastanza della musica latino-americana. Ci fosse almeno una canzone che conosciamo… Rimpiangiamo i balli di gruppo che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito nei vari villaggi Alpitour et similia. Non saranno il massimo, ma almeno aiutano a socializzare… Invece noi stiamo socializzando solo con noi stessi.

Vorremmo trasferirci al Club 112, peccato che nessun tassista lo conosca. Alla fine veniamo convinti dal meno deficiente dei taxi driver che il locale si trova nei pressi dell’Arena. Che non è un monumento come a Verona, ma una grossa discoteca in centro. Arrivati sul posto chiediamo lumi ai locali… ma nessuno conosce questo Club 112. Arriviamo al punto di chiedere informazioni ai buttafuori dell’Arena (cioè della concorrenza), che il locale lo conoscono… ma ci spiegano anche che è chiuso in quanto in fase di ristrutturazione. Ma vaff…

Alcune donzelle locali, da noi molestate nel tentativo di trovare la via, ci regalano qualche info sull’Arena, locale nel quale ci era anche balenata l’idea di entrare. È una grande discoteca, ma è piena di turchi e donne facili, ci dicono.
Donne facili che, purtroppo, in Ucraina non sta per signorine con l’allegria nelle mutande, quanto piuttosto per signorine che lavorano (a tempo pieno o occasionalmente). Non è il nostro genere, per cui, per non buttare del tutto la serata, decidiamo di prendere un taxi e di concludere la notte nel Patipa, una delle discoteche più in voga di Kiev.

L’entrata costicchia… discriminazione di prezzo fra uomini a donne. Per i primi ci vogliono ben 80 hryvnie, lira più lira meno, oltre 11 euro. Ma non era economica questa Ucraina? Il nostro pensiero non è tanto un lamento per il prezzo pagato (in fondo ce lo possiamo ancora permettere), quanto una riflessione sul tipo di clientela che troveremo. Quante sono le brave ragazze ucraine che possono permettersi di pagare un prezzo del genere? Giusta riflessione, infatti le donne pagano le metà…

Il Patipa consiste in un grande stanzone opportunamente conciato, nel senso che è una discoteca vera e propria. Ai due lati dello stesso ci sono i due banconi del bar e in mezzo la massa danzante. Al nostro arrivo il rapporto fra uomini e donne è 1 a 1. Le donne non sono per niente male, ma l’età media è sensibilmente inferiore alle nostre aspettative.
Trovare qualcuna che parli inglese non è facile, ma gli “Alò, Alò” del Gallo Cedrone cominciano a produrre qualche risultato…

Peccato che la prima domanda che ci viene irrimediabilmente rivolta sia sempre la stessa, la medesima di Riga: “Italiani? Wow, ma che ci fate a Kiev?”. Come al solito qualcuno deve essere passato prima di noi… Abbiamo la sensazione che la donna ucraina sia molto prevenuta nei nostri confronti. Magari anche curiosa, magari anche compiaciuta delle nostre attenzioni, ma ben attenta a non essere confusa con una delle tante pro e semi-pro che affollano i locali in cerca di stranieri da accalappiare.

In molte occasioni veniamo dirottati verso altri tipi di ragazze, in una circostanza ci viene detto in modo esplicito. Ma noi volevamo solo fare un po' di casino, scambiare due parole, bere due drink…

Sono ormai le tre passate e siamo svegli da quasi 24 ore. Decidiamo di passare la mano ed andare a dormire. Abbiamo ancora le forze per non farci fregare dai soliti tassisti fenomeni e alle 4 siamo in branda. Merolone e Gallo Cedrone in hotel, Sfolli e Bobo nel loro appartamento… giapponese.


Venerdì 12 - il secondo tempo

addio-al-celibato-a-kiev-3Ci svegliamo tutti tardi, l'appuntamento è per mezzogiorno. Solito ritardatario Sfolli, che si presenta all’appuntamento con mezz’ora di ritardo… ma è scusato dal fatto che ormai versa in condizioni pietose. È all’apice dell’appestamento…
Per pranzo ci buttiamo in uno dei localini che si trovano nella città sotterranea sotto Piazza Indipendenza, pranzo fast food a prezzi simil-europei (nel senso di Europa Occidentale).

Nel pomeriggio ci dedichiamo ad un po’ di sano cazzeggio, rimuginando circa la (abbastanza) deludente serata precedente. Siamo in realtà impegnati in un brainstorming collettivo circa la pianificazione della serata ed è qui che il Merolone decide di scendere in campo e prendere in mano la situazione. Ci obbliga a recuperare un internet point e si mette alla ricerca di info sui siti di sua fiducia... In primo luogo viene deciso che andremo a cena allo Shooters, bar-ristorante situato in zona Pechersk, il cuore politico di Kiev. Successivo riscaldamento al Chaikovski, per terminare la serata al Moda Bar.

Dopo il consueto stop and go pre-serale siamo pronti per andare in vita.

Alle 20:30 siamo seduti allo Shooters, un posto un po’ fighetto per i nostri gusti, ma dove ci accoglie Roman, un cameriere ucraino che parla italiano grazie alla sua precedente esperienza di lavoro in Italia. Riusciamo finalmente a mangiare qualcosa di decente, una bella pizza margherita ben fatta. Annaffiamo il tutto abbondantemente con birra ucraina. Peccato il ristorantino sia praticamente vuoto. Fatto salvo per una tavolata di beata gioventù della Kiev bene.

Curioso siparietto quando Sfolli chiede ad una della signorine se poteva cortesemente scattare una foto al gruppo di 4 amici in trasferta. Questa capisce che il nostro voleva scattarsi una foto con lei (neanche fosse la Seredova) e rifiuta in modo plateale… giusto per dimostrare agli amici quanto lei fosse superiore. Fortunatamente qualcuno capisce l’inglese anche in Ucraina e spiega alla suddetta quale fosse l’oggetto della richiesta.

Esaurita la cena lasciamo lo Shooters e prendiamo un taxi per dirigerci al Chaikovski. Peccato che questo locale non lo conosca proprio nessuno. Il nostro taxi driver consulta sconsolato varie guide e varie mappe, ma non ne cava ragno dal buco. Si impegna a proseguire comunque la sua corsa e si ferma varie volte per chiedere ai colleghi info rilevanti sul posto. Finchè, imboccata la direzione della periferia, non gli viene in mente niente di meglio che portarci al ristorante Checov in un non meglio precisato quartiere di Kiev. Siamo senza parole: gli intoppi cominciano ad essere un po’ troppi…
Abbiamo una chiara idea di cosa qualcuno intenda per “cappa negativa”.

Riprendiamo un taxi e ci facciamo portare al Moda Bar, una discoteca su un barcone ancorato lungo il Dniepr. Ci viene in mente il Circus Barok di slovacca memoria. Peccato che né i costi, né il livello estetico siano paragonabili. Il locale in realtà non è male, forse è anche la nostra delusione a farcelo sembrare un po’ peggio di quello che è. Com’è o come non è, ci dimeniamo per i vari bar del locale… ma senza troppa convinzione.

Dobbiamo anche assistere ad uno spettacolo di flamenco ucraino che francamente ci saremmo risparmiati… Non ne possiamo più e ci buttiamo in branda che non sono neanche le 4 di mattina.


Sabato 13 - zona Cesarini

addio-al-celibato-a-kiev-5Sveglia come al solito poco prima di pranzo e ritrovo in centro sotto casa del Bobo e Sfolli. Non troviamo niente di meglio da fare che bighellonare per la solita Kresciatik in direzione Piazza Indipendenza. Una volta giunti da quelle parti ci imbuchiamo nella città sotterranea ed andiamo ad affogare i nostri dispiaceri e a rifocillarci.

Per il pomeriggio abbiamo deciso di compiere uno sforzo culturale e, appena terminato il lauto pasto da Mc Donalds, prendiamo un taxi e raggiungiamo il museo di Chernobyl, un disastro su cui vale la pena ancora riflettere. Fuori dal museo sono ancora parcheggiate le camionette e le autolettighe che prestarono i primi soccorsi subito dopo la tragedia. Il museo è aperto tutti i giorni esclusa la domenica e, poiché è sabato pomeriggio, non capiamo per quale strano scherzo della natura la porta risulti irrimediabilmente chiusa.

Chiediamo ai passanti, riusciamo perfino a trovare un cristo che parli inglese. Tutti ci dicono che il museo dovrebbe essere aperto, infatti è chiuso; non ci è andata bene nemmeno questa… Ma forse è meglio così: evitiamo di deprimerci ulteriormente e poi non abbiamo bisogno di un museo per restare contrari al nucleare! Checchè ne dicano i nostri politici da strapazzo…

Altro giro di taxi e torniamo in centro. Il Gallo Cedrone e il Merolone si congedano dagli altri due e si dirigono in albergo a riposare. Sfolli e il Bobo si mettono invece in testa di scoprire dove si trovi il famigerato Art Club 44, locale citato nella zingaguida, ma che a Kiev nessuno conosce, nemmeno i tassisti.

Arrivati nella solita Kresciatik, chiediamo ad almeno 20 persone: escluse 10 che non parlano manco una parola d’inglese, escludiamone anche altre 5, che il locale non lo hanno nemmeno sentito nominare. Solo grazie alle indicazioni delle altre 5, spesso contrastanti fra di loro, riusciamo finalmente ad arrivare in una specie di vicolo… dove si trovano un ristorante tipico ucraino e uno studio dentistico.

È grazie alle indicazioni del povero impiegato di quest’ultimo che riusciamo finalmente ad arrivare all’entrata del famigerato locale. Che si trova al primo piano di un edificio mezzo diroccato. Non c’è nulla ad indicarlo, nemmeno una misera insegna… e infatti hanno tolto tutto perché il locale è in ristrutturazione!
Alè… e due…! A questo punto anche a Sfolli e al Bobo non resta alternativa se non quella del riposino pre-serale.

Per cena torniamo nello stesso locale della prima sera, dove in fondo non ci eravamo trovati così male e da lì, dopo qualche birra e qualche liquorino, ci dirigiamo di nuovo al Moda Bar, il locale meno peggio che abbiamo trovato. La serata scorre via con un tasso alcolico crescente, che permette al Gallo Cedrone di esprimersi in una discreta performance di ubriachezza molesta… L’ambiente rimane comunque al di sotto delle nostre aspettative! Ci dispiace non poter raccontare nulla di scabroso, rilevante o, almeno, divertente. Ma, credeteci, purtroppo è andata proprio così!
Verso le 5 di mattina facciamo quindi il nostro mesto ritorno: chi in hotel e chi in appartamento. Il tempo di fumare l’ultima sigaretta e in branda…


Domenica 14 - il rientro

addio-al-celibato-a-kiev-4L’appuntamento con il trasfer per l’aeroporto è fissato per mezzogiorno sotto l’appartamento. Ci svegliamo giusto in tempo per preparare i bagagli e fare una doccia. Scendiamo a fare l’ultima passeggiata nel centro della ormai perfida Kiev.
Ma lo troviamo tutto transennato e stracolmo di polizia in assetto anti-sommossa… Ci mancava solo questa per chiudere in bellezza: manca solo che ci arrestino! Trattasi in realtà di servizio d’ordine per due manifestazioni contrapposte di cui ignoriamo l’oggetto del contendere. Ma a giudicare dalle bandiere ci sembra di poter dire che si tratti della solita contrapposizione fra est ed ovest, fra russi ed ucraini, fra chi vuole fortemente l’ovest e chi rimpiange l’est…

Sfolli, che l’est di una volta lo rimpiange molto, ne approfitta per farsi fotografare attorniato da bandiere rosse e facce di Stalin. Non ancora ripresosi completamente da raffreddore ed influenza è ormai in pieno delirio… sembra il fortunato spot di Giovanni Rana nella Piazza Rossa…!

Preso il nostro transfer per l’aeroporto arriviamo a Boryspil con un discreto anticipo. Il tempo necessario per le formalità di rito, spendere le ultime hryvnie e mangiare qualcosa prima della partenza, che avviene puntuale alle 15:50. Grazie alla differenza di fuso siamo a Malpensa due orette dopo, orario locale.

È il momento di dividerci. Merolone e Gallo Cedrone ad attendere la coincidenza per Venezia, Bobo e Sfolli a prendere la macchina e a tornare a casa. È anche il momento per le solite riflessioni, anche se questa volta lo spirito non è uguale a quello del ritorno da altre zingarate.

Siamo tutti d’accordo che non sarà facile trovare a breve un nuovo momento di evasione dalla vita quotidiana. Mogli e fidanzate varie sono sul piede di guerra: va loro a spiegare che la nostra è stata una zingarata innocente… E' proprio vero che a volte la realtà supera la finzione, è proprio vero che Kiev non ci è piaciuta: Ucraina cancellata… la prossima volta si va a Mosca!