Addio al celibato a Lubiana

L'addio al celibato del Nonno! Zingari al completo, viaggio in furgone, Dom tumulato, e nessuna che ci abbia cagato: in un certo senso, è stata la Zingarata Perfetta.


Slovenia, arriviamo!

Terminata l'esperienza paracadutistica, la tappa successiva è Lubiana dove arriviamo ad ora di cena senza lo straccio di un hotel. Il dibattito zingaro oscilla tra la posizione dura e pura (chissenefrega del letto, l'uomo vero ha da puzzare, etc…) e quella più conciliante (una doccia ci serve, almeno un paio d'ore di sonno ce le facciamo comunque…) ed alla fine prevale di misura quest'ultima, anche se di camere libere in città non se trovano. Quando ormai stiam perdendo le speranze, ci infiliamo nel primo sobborgo fuori città e rimediamo una pregevolissima sistemazione in una bucolica locanda.

Saltiamo la doccia in modo da essere operativi per le 21. Il piano prevede: cena luculliana, giro dei locali ed umiliazioni ripetute del Nonno.

Il centro di Lubiana si articola intorno al lungofiume e nelle viuzze limitrofe, la vita notturna appare concentrata in un'area molto ristretta, il che rende la città “facile”. Stiamo morendo di fame perciò ci lanciamo diretti all' As (consigliato dalla zingaguida) dove iniziamo a darci dentro coi brindisi di ottima Staropramen nell'attesa che giungano i piatti di carne. Il "paesaggio" intorno a noi è parecchio notevole e ciò ci fa sperare bene per il prosieguo della serata visto poi che il ristorante sul tardi raddoppia anche come disco…

Dopo un ottimo dolce iniziamo il giro dei locali e passiamo quindi alla seconda fase dei supplizi pensati per il Nonno: lo vestiamo garbatamente con una maglietta intonsa e lo leghiamo con un paio di manette recuperate non si sa bene dove da ZoT, anche se i maligni alludono a certe sue poco ortodosse pratiche sessuali…

Da qui in avanti il Nonno verrà portato in giro ed esibito a mo' di indifeso ostaggio al pubblico ludibrio: la sua maglietta e (di lì a poco) il suo corpo vengono offerti a mò di tatzebao di cui possono servirsi tutti i lubianesi, grazie ai pennarelloni da noi offerti alla bisogna. Soprattutto approfittiamo biecamente di lui per avvicinare le belle manze locali… Chi gli scrive frasi incoraggianti sulla maglietta, chi ne approfitta per ischerzarlo senza vergogna, chi intavola discussioni filosofiche sul libero arbitrio e lo sfacelo dei tempi moderni… in particolare un personaggione del luogo, da noi ribattezzato l'assessore , che lo seguirà tutta la sera perseguitandolo!

Da qui in avanti, tra una birra e l'altra, tra un locale e l'altro, sperimentiamo un po' tutta la vita notturna della capitale slovena. Il povero Nonno, impossibilitato a brandire il boccale di birra, viene accudito a turno dagli altri zingari che gli danno da bere, senonché col progredire del tasso alcolico la mira viene meno e alla fine sarà la sua maglietta ad assorbire la maggiore quantità di liquidi.

A notte ormai inoltrata ci perdiamo di vista e dividiamo in due gruppi: Ale, Zot, il Demente e Palla$ a rimorchio di un paio di spagnole nella rinomata e piacevole discotecona Global , gli altri tornano alle stanze per recuperare i cellulari (improvvidamente dimenticati) e per tentare di rimettersi in contatto.

Il Nonno ormai esausto ed umiliato, ne approfitta per chiudere qui la serata. Verso le 5 del mattino le spagnole puntano al Bacchus che però ci dicono chiudere alle 5.30, per cui decidiamo che non vale la pena. Ci ritroviamo al completo (Nonno a parte) e ormai completamente devastati. In particolare Ale , a cui evidentemente il fegato non funziona più come da giovane, decide di dare una mano di succhi gastrici alla portiera del furgone... ci salviamo pure dalla polizia che ci ferma causa passaggio col rosso grazie alla diplomazia ed alla relativa sobrietà di Palla$, che era al volante.

Abbiamo tutti un po' di fame chimica e decidiamo di farci l'hot dog della staffa , approfittandone per intavolare qualche conversazione da ubriachi sull'amicizia tra i popoli con gli altri frequentatori del chioschetto. Dopo aver sperimentato a nostre spese che gli hot dog in Slovenia si fanno con gli scarti di lavorazione del grasso per motori, decidiamo all'unanimità che è meglio far ritorno in albergo! Ale però non gliela fa a percorrere la rampa di scale dell'ingresso, e si accascia sul corrimano, schienato.


Il "Dom"

addio-al-celibato-a-lubiana-4La mattina ci vede quasi arzilli a colazione e pronti per ripartire. Ci attende un altro momento cult della zingarata: dobbiamo seppellire il Dom! Sulle orme del nostro film-guida Fandango, il Nonno ha recuperato una prestigiosa bottiglia di Dom Perignon del '93. Resta solo da decidere dove seppelirlo...

Il dibattito tra l'ala pro-Slovenia (ci sono un sacco di foreste) e quella pro-Italia (suvvia, siamo patriottici) tiene banco intanto che ci dirigiamo verso il confine; alla fine la spunta la prima, con ribaltoni, voti di scambio e repentini salti di schieramento degni della miglior democrazia parlamentare.

Individuiamo una stradina che sale in montagna e la percorriamo per un po' in furgone, per poi procedere a piedi lungo un sentierino, finché non abbandoniamo anche questo ed entriamo direttamente nel bosco alla ricerca del posto migliore per scavare la fossa al Dom.

Avete mai provato a seppellire una bottiglia? L'impresa si rivela più facile a dirsi che a farsi.

Troviamo una specie di spiazzo tra i massi ed iniziamo a scavare, ma ben presto ci è chiaro che la Slovenia è tutta una pietra! Una mezz'ora buona di lavoro sotto la pioggia ed abbiamo scavato solo per pochi centimetri! In compenso abbiamo spezzato più sassi e radici che durante un'era geologica. E' evidente che il terreno scelto non è sicuramente il più adatto ma ormai siamo in ballo: ci chiediamo come facciano i serial killer…

Un simpatico diversivo gastrointestinale allieta le operazioni: Zeta prima assume un colorito da quartirolo ammuffito, poi fa scattare l'allarme rosso da sguaràus, rifugiandosi dietro un cespuglio con scorta di fazzolettini…. Riemergerà svariati minuti dopo, visibilmente sollevato.
E' proprio vero che gli anni passano! dopo 36 ore di zingarata il bollettino medico sembra quello della ritirata di Russia, col 50% degli zingari conciato male: Raul ha la costola incrinata, Zeta lo sguaràus, il Nonno il solito mal di schiena da furgone e Ale i postumi da sbronza!

Dopo quasi un'ora di scavi, un ultimo sforzo di Palla$ in piena ultrafrequenza porta la profondità della fossa a circa… 30 centimetri . A quel punto, stremati, ci dichiariamo soddisfatti; adagiamo commossi il Dom, ricopriamo il tutto, per sicurezza ci piazziamo sopra qualche pietrone, facciamo il punto col GPS e siam pronti a tornare.

Sulla A4 , constatiamo che è assolutamente inutile fare del sano carwatching: infatti in autostrada ci siamo solo noi e gli alpini che fanno ritorno a casa! Le orde di avvinazzati in canottiera ci sono anche simpatici, ma non incontrano il nostro gusto estetico quanto potrebbe farlo una Lancia Y con 4 modelle a bordo, tanto per dire… per cui ci dedichiamo all'ascolto dell'ultima giornata del campionato di calcio, con le inevitabili ironie post scandalo-Moggi.

Ma la zingarata ci riserva un'ultima sorpresina: lo sciopero dei casellanti! Ci sfanghiamo il costo dell'autostrada e sistemiamo i conti mentre depositiamo a casa il Nonno, provato ma felice. A casa lo attende la Federica, che da buona sicula ha preparato mattarello e battipanni e si appresta a fargli un terzo grado che al confronto i nostri castroni sono massaggi shiatsu.

Il prossimo appuntamento è per il 9 giugno, al matriNonno. Riusciremo a scandalizzare il parentado? Probabilmente sì!


Volare, ooh ooh

Le impressioni di GD, che colto da raptus (nessuno lo obbligava) ha scelto di condividere con il Nonno l'esperienza del lancio.


Il tempo che passa da "Cazzo Cazzo Cazzo" a "Fiuuu sono vivo" a "Voglio rifarlo" è brevissimo.
Meno di quattro minuti per scheckerare emozioni diversissime.
Terrore Puro quando si apre il portellone, vento e rumore invadono l'aereo e capisci che l'unico modo per scendere è verticale.
Casino Totale quando ti lanci e ti trovi ad andare a 200 all'ora con un ghigno tirato dal vento sulla faccia. La paura lascia subito il posto all'ebbrezza della velocità, la terra è lontanissima e non pensi di cadere, solo di andare veloce veloce veloce. e che respirare è un casino.

Sbalordimento quando si apre il paracadute e la decelerazione è talmente forte che ti sembra di essere risucchiato verso l'alto, in un silenzio innaturale.
Contemplazione quando scendi disegnando curve lente e la terra riprende forme consuete (fiume, campi, strade) nel fruscio del vento.
Paura, quando mancano poche centinaia di metri all'atterraggio e ti accorgi stai scendendo veloce e che otre ai prati ci sono case, vigneti, auto, e un sacco di cose su cui preferiresti non infrangerti.
Soddisfazione, quando i piedi (vabbe' le ginocchia) toccano terra e torni alla tua natura mammifera.
Rimpianto quando vedi i tuoi compagni di lancio che atterrano e pensi a quello che hai appena provato.

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