Zingarate

Di Bellezza pratica delle genti di questa città

A noi Italiani nei Paesi Bassi gli olandesi piace prenderli in giro, un po’ perchè siamo dei giocherelloni, un po’ perchè ridicolizzare ciò che non capiamo e un poco ci turba, aiuta a rilassare le nostre tensioni e domande senza risposta da emigrati. Per cui accade che sulle pagine Facebook come Italiani in Olanda (QUI e QUI) o  Easy Holland (QUI) nascano discussioni accese ed interessanti, che si trasformano spesso in piccole battaglie che vedono i Pro-dutch difendere la dignità dei loro nuovi concittadini contro chi li prende per i fondelli, a volte bonariamente, altre calcando un po’ la mano.

Io stesso, con i Culture Shock (QUI) mi prendo gioco del popolo con cui ho deciso di convivere, costruendo il personaggio dell’italiano altezzoso e schizzinoso, un poco viziato, che raggiunge punti di isterìa quando si trova a confrontare l’olandese medio, di solito dipinto come troppo diretto nelle sue esternazioni, cordiale ma grezzo, rilassato ma menefreghista e con un gusto dell’estetica diversamente…Altro…

Ho sentito dire spesso dagli stessi olandesi che questa immagine della loro gente è più da riferirsi ad Amsterdam che ad autoctoni che vivono in altri luoghi, perchè questa città è qualcosa di unico ed ha avuto uno sviluppo separato e a sè rispetto alle altre città dei Paesi Bassi. In effetti Amsterdam è sempre stata “altro”: la città del peccato e dei miracoli, del sesso a pagamento e della carità, del posh e del casual, della ricercatezza eccessiva e del trash. Ad Amsterdam trovi tutti i microcosmi, come in molte metropoli internazionali, solo che qui sono a distanza di bicicletta, perchè è una città sì densamente popolata ma di dimensioni ridotte.

Forse è per questo motivo e per l’atmosfera rilassata che vi si respira, diversa da molte capitali europee che ho visitato, che le differenze qui sembrano più chiare e nette, più identificabili. Soffermarsi non solo a guardarle ma anche a cercare di capire da dove sono state generate queste divetsità tra “noi” e “loro” può riservare delle sorprese. A volte gli indizi per formare una risposta, o un’origine di essa sono esposti agli occhi di tutti, da secoli. Come nei dipinti, ad esempio. Poi ci serve una persona che ne sappia più di noi in merito, come Umberto Eco, che ci aiuta a capire che forse sì, siamo italiani dalla capoccia dura, ma un poco ragione l’abbiamo.


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Sfogliavo un suo saggio che avevo già letto, Storia della Bellezza, quando mi è capitato di scorgere una frase: “La Bellezza pratica…”. Ho avuto un piccolo risveglio di attenzione che mi ha fatto dire: io questa cosa la vedo ogni giorno…

Scrive Eco: ” E’ indubbio che in questo passaggio si innestano le vicende storiche della Riforma e, più in generale, del mutamento dei costumi tra Cinque e Seicento [...] Non di meno, è proprio nelle Fiandre olandesi, sottoposte alla tensione doppia e contraddittoria della rigida morale calvinista e del costume borghese laico ed emancipato, che si generano nuovi tipi umani, nei quali la Bellezza si unisce all’utile e al pratico. Anche il linguaggio popolare Schoon esprime tanto la Bellezza ( di un paesaggio o di un cielo stellato), quanto la pulizia concreta (di una casa o di un utensile)”.

Eccola qui, la bipolarità di questa città, dipinta dai maestri Fiamminghi della metà del ’600, dovuta ad un importante conflitto culturale e sociale di cui ancora si possono vedere, a mio avviso, strascichi denaturati.

Eco continua nella sua riflessione e mi apre ancora un poco gli occhi: ” [...] (nei dipinti di quel periodo) si vede bene come una cultura orientata al disagio dell’abbondanza esprime donne che possono essere sensuali e tentatrici senza però mancare al ruolo di massaie efficienti, mentre l’eleganza semplice e scarna dell’abito maschile rimanda alla necessità di non avere orpelli inutili che potrebbero essere d’intralcio se si dovesse accorrere, ad esempio, a riparare una diga improvvisamente rotta“.

Io queste cose ancora le vedo negli olandesi di Amsterdam, attualizzate da un’altra rivoluzione culturale, più recente, risalente agli anni ’60, in cui da una società rigidamente organizzata e in cui le classi sociali avevano una fondamentale importanza, sono passati gradualmente ad un modello egualitario, che ha scioccato ed ha fatto parlare tutto il Mondo.

Nella rubrica fotografica sulla nostra pagina Facebook, intitolata Genti di Amsterdam (QUI), riesco a vedere questo doppio standard opposto, del pratico e del giocoso a scherno della convenzionalità, che sconvolge un poco gli italiani più attenti all’abbigliamento e a cui sono riuscito a dare una risposta razionale, per buona pace della mia natura di italiano schizzinoso.

Quindi cari lettori, non si possono combattere secoli di storia e di strutture culturali.

Come dice Eco, la Bellezza olandese è liberamente pratica.

Che ci piaccia oppure no!

Vuoi dire la tua in merito? Ad esempio che sono tutte cavolate e che ad Amsterdam gli olandesi si vestono giocando a fare la conta con le cose nell’armadio? Lascia un commento qui sotto, oppure sulla nostra pagina Facebook (QUI), a cui ti puoi iscrivere cliccando “Mi Piace”.

Le citazioni riportate in questo post sono state tratte dal saggio “Storia della Bellezza” a cura di Umberto Eco, Bompiani editore, 2002

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7 Commenti

7 risposte a “Di Bellezza pratica delle genti di questa città”

  1. Olandesina76 dice:

    23 lug 2012 alle 09:36

    Tu sei il nostro piccolo elfo saggio,che ci conduce a passo di danza,talvolta ironico,scanzonato,altre attento e malinconico,attraverso lo strano paese di Andersen e con i tuoi racconti,con i tuoi spunti culturali e storici e di vita quotidiana,tieni vivo il mio amore “istintivo” per questa terra e me la insegni ogni giorno un pò di più…..

  2. marco amico di sara dice:

    23 lug 2012 alle 10:40

    Peccato che questi post più “riflessivi” non se li fili mai nessuno! :p

  3. R dice:

    23 lug 2012 alle 11:44

    Mica vero, sto guardando tutti i colleghi olandesi cercando di vederli “belli e puliti” :-) . Per me e’ stata una liberazione venire qui dove non e’ peccato mortale andare a fare la spesa senza il tacco 12, visto che non e’ molto pratico (appunto!). Pero’ se ci vuoi andare e slogarti la caviglia mentre cerchi di appendere la bici nelle rastrelliere alte, sono affaracci tuoi! Hai colto nel segno! la Bellezza liberamente pratica! MI PIACE!

  4. marco amico di sara dice:

    23 lug 2012 alle 12:47

    Qui lo dico e qui lo nego: io vado a fare la spesa in braghe di tuta e se mi gira pure “commando”…Ma solo qui eh!

  5. V. dice:

    25 lug 2012 alle 09:30

    che bel post invece! :)

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