Cose che non mi ci abituo: gli olandesi ed il ghiaccio naturale (seconda parte)
Ho chiesto ad amici, ad amici di amici, a conoscenti, ai colleghi, ai clienti del locale che mi sembravano simpatici, ad ex-amanti e a quelli attuali, alle vecchie davanti al banco frigo del Dirk, alle anatre, alla statua di un ciccione che canta in Albert Cuypstraat, ai bambini con la candela al naso che morire se se lo soffiano ma piuttosto si leccano via tutto come vitelli biondi… Gli dicevo: “ Ma come fate a sapere che il ghiaccio dei canali è sicuro per pattinarci?”. La maggior parte di loro mi hanno dato questa risposta…Anzi, prima sedetevi che poi ve la dico. Avete messo le chiappotte su qualcosa di morbido? Loro, gli autoctoni, mi hanno detto così :” Ci vai sopra, poi, se non finisci sotto allora ci puoi pattinare, eheh!”…Eheh…Mavafanculo!
Io questa ricerca l’avevo presa come una cosa seria, una mano aperta per conoscere meglio questa gente a casa loro, entrare nei loro occhi e capire come e cosa vedono…Io dal mio metro e settanta, di solito vedo le loro pance…Loro, mi dicevo, che sono tanto alti, vedranno sicuramente più in là.
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Ecco, queste risposte eheh mi hanno dato veramente fastidio. Non mi dici eheh se ti chiedo di spiegarmi cosa ti ha detto il tuo di papà per farti essere così amico di un elemento ambivalente e difficile come il ghiaccio naturale. Non me lo dici, se poi vedo che ci mandi i tuoi figli con la slitta, perchè non ti credo, mi sento preso in giro ed escluso. Io non lo so come funzionano le cose qui e se te lo chiedo per favore me lo devi dire, senza eheh e senza risposte da umorismo del Bagaglino…Ci rimango male e poi, se mi chiedi “Ma dove posso andare a fare il bagno nel tuo lago senza che mi ritrovo tra le pale della centrale elettrica?” io ti dico eheh! E poi vediamo chi ride…
Per fortuna ci sono gli altri olandesi, quelli che capiscono che certe cose non sono scontate se non sei a casa tua. Come Edith, che vive da tanti anni in Italia, che mi racconta che il ghiaccio deve essere spesso almeno 12 centimetri, devi tenerlo pulito dalla neve, lucido come la superficie di una pietra dura, in modo che il gelo penetri negli strati inferiori. Mai pattinare dove non c’è nessuno, mi dice. Portati sempre dietro una corda, continua, lo hanno detto anche alla tv. Edith sa cosa vuol dire non conoscere i segreti di una terra che non è tua.
C’è Francesca, che di italiano ha solo il nome e qui tutti chiamano Franca perchè non lo sanno dire. Se finisci sotto (perchè è vera questa cosa, che ci puoi finire sotto), nuota verso il punto nero e non quello bianco, perchè è il ghiaccio, anche se ti sembra luce. Il ghiaccio che ti attira perchè risplende e pensi sia l’aria di cui hanno bisogno i tuoi polmoni per non scoppiare, ma in realtà ti imprigiona, mi ha fatto intrecciare le dita come in una preghiera. Io non prego da quando ho 12 anni.
Flavio, dai ricci come vapore e con tanti fratelli e sorelle il cui nome iniza per F, mi ha scritto che sì, è vero che molti olandesi provano a camminare sul ghiaccio per vedere se è solido abbastanza. Li chiama pionieri lui, mi ha scritto proprio così: pioneers. Ogni anno, dice, ne muore almeno uno. Finisce sotto, come mi immaginavo i ragazzi di “Pattini d’Argento” e forse, penso io, si dimentica di nuotare verso il punto nero. La radio e la tv tengono costantemente informati in questi giorni delle temperature e delle possibilità che il ghiaccio naturale sia sicuro oppure no, regione per regione, città per città. Poi mi dice una cosa bellissima, una di quelle cose che solo gli olandesi sanno: il ghiaccio più sicuro è liscio e nero. Il ghiaccio è come onice. Un’antitesi che inizia a soddisfare la mia curiosità e mi fa capire che allora è vero che gli olandesi possono capire anche con lo sguardo quando il ghiaccio è pronto.
Stefanie, che lavora con me, raccoglie i suoi bellissimi capelli ramati e mi racconta di come alcuni si prendano il disturbo di misurare il ghiaccio dei canali con delle penetrazioni e dove non è sicuro, come ad esempio sotto ai ponti, mettono delle strisce rosse e nere a segnalare pericolo.
Allard, il mio ex-qualcosa che vi ha fatto ridere con le sue uscite nei post di S.Valentino, mi ha detto che loro lo sanno perchè ci crescono. Il ghiaccio lo sentono. Io gli credo.
Il ghiaccio mi fa paura perchè io conosco solo la neve…









Olandesina76 dice:
23 feb 2012 alle 10:19Quando mi trasferirò..un giorno…farò la “pioniera del ghiaccio” tanto prima o poi bisogna tirare il cazino no??
ihhhh kisss! ^_^
povi-bella dice:
23 feb 2012 alle 17:00Io voglio sapere dove sono le pale della centrale al lago d’Idro? “eheh”..
E poi ho voglia di venire a disturbarti.. “eheh” baci
Olandesina76 dice:
23 feb 2012 alle 21:04Ah ecco..volevo dire “tirare il calzino!”
marco amico di sara dice:
23 feb 2012 alle 22:55Povi, è una vita che lo dici, non ti credo più!
marco amico di sara dice:
23 feb 2012 alle 22:58Ah ecco Vale, non avevo capito infatti cosa intendevi! Non l’ho capito neppure ora (cos’è, un detto toshano?), ma almeno so che non ti stai dando ai neologismi!
Olandesina76 dice:
24 feb 2012 alle 09:39Ahah…no è “Ligure” come me di origine
TIRARE IL CALZINO=TIRARE LE CUOIA O ANCHE SKIATTARE. Ecco 
Non so perchè si dica così in effetti..la mia nonna 95enne ogni tanto dice di qualche suo ex amico che ha “tirato il calzino” oppure dice così “O’sè n’barcà” che vuol dire che si è imbarcato….
Non so più se è il dialetto Portovenerino o l’alzaimer O.o
marco amico di sara dice:
24 feb 2012 alle 10:37“Si è imbarcato” mi piace tantissimo, fa tanto Avalon…