Gli europei di calcio e gli olandesi: se bastoni il leone, poi impara?
Fresco di ritorno dalle vacanze, Amsterdam mi accoglie con un sole freddo, come piace a me. Arzillo e giocondo raggiungo le postazioni dei treni all’aereoporto di Schipol e noto un gruppo di persone che fanno comunella di fronte ad un mega schermo montato per l’occasione: lì mi ricordo che siamo in pieno periodo di fermento calcistico, realtà di cui io non so nulla, ma un nulla che in confronto quello della Storia Infinita gli fa un baffo.
Le mie conoscenze sono ferme agli sterminati campi da gioco di Holly&Benji e alle pubblicità di intimo di Dolce&Gabbana. Però una cosa l’ho notata: mi sembra che gli olandesi facciano il tifo in modo diverso che gli italiani. E’ solo l’impressione di un profano, di uno che guarda i tifosi come fossero curiosi animali esotici dalle bizzarre abitudini.
In Italia mi sembra di aver notato che il grosso dei festeggiamenti lo si faccia dopo, e solo in caso di vittoria, ma vittoria quella vera però, che arrivare secondi o terzi è ben magra consolazione. Se si vince invece, scoppia tutto, come durante la notte dei mondiali in cui l’Italia vinse e Bologna divenne un campo di festosa e vandalica guerra, mentre io smadonnavo perchè il rumore dei festeggiamenti non mi permetteva di concentrarmi mentre scrivevo la tesi…Per tutta risposta qualche tifoso si impossessò della mia graziella rossa glitterosa con gli adesivi di Winnie the Pooh. L’italiano non dice gatto fino a che non lo ha nel sacco, perchè non ha senso, per scaramanzia, fa previsioni ma a bassa voce, perchè di bastonate ne ha prese e ne prende sempre tante in generale e poi sulle cose sacre come il calcio, la mamma e le varie Madonne nella penisola non si scherza.
Ad Amsterdam e nei Paesi Bassi no. Qui si festeggia prima, si sostiene la squadra a suon di boccali di birra e accessori arancioni, si addobbano i quartieri e le vetrine dei negozi, si appendono le fotografie dei calciatori alle finestre, come eroi che vanno alla guerra. Ma soprattutto eroi che hanno già vinto nella mente dei tifosi, che ti incontrano per strada e si sollevano la maglietta, rivelando il leone dell’Ajax e ti dicono che divorerà tutti. Oppure si procurano cappellini e casacche con la previsione dei goal che verranno segnati durante la partita, che vanno da 1 a infinito per la squadra olandese e da 0 a massimo 3 per la squadra avversaria. Perchè vinceranno, perchè loro sono un popolo di conquisatori, perchè l’orgoglio nazionale e il senso di gruppo e comunità qui è in grado di assumere picchi massimi e sinceramente fastidiosi.
Un italiano i mondiali li ha persi. Un olandese no, li ha quasi vinti. Anche se ricordo solo un anno fa una Amsterdam aggressiva ed arrogante, fiera di una vittoria che ancora doveva essere dichiarata e, dopo poche ore, i bar si svuotavano di processioni silenti e musi lunghi ed io, da non tifoso, irritato da tutta quella precedente boria mi sono detto : “Ben vi sta! ”
Mi ha dato fastidio perchè da facente parte di un popolo di emigranti e di sconfitti di molteplici guerre, ho visto un rigurgito di colonialismo in questo tifo da vincitori a priori, un’arroganza da conquistatori ciechi, un’artiglieria da macho che poi, accesa la miccia, ha fatto pèf.
Lo stesso sentimento l’ho provato ieri, appena sbarcato, mentre raggiungevo casa: i bar erano pieni di tifosi, agghindati con bandiere olandesi e accessori arancioni, uomini e donne, che esultavano e borbottavano all’unisono. Il tutto, lo ammetto, mi ha fatto stringere lo stomaco: non ho visto dei tifosi ma un esercito un po’ arrogante, per quanto innocuo e festaiolo.
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Che poi mi sono informato, ho chiesto a chi di calcio è appassionato com’è stata la partita di ieri contro la Germania, il cugino maggiore e da sempre antipatico perchè più grande e più forte di loro. Più di un tifoso mi ha detto che il problema sta nel gioco individuale dei professionisti olandesi, che non fanno squadra, con giocatori che non riescono a leggersi e a fare gruppo.Un lettore mi ha anche segnalato un articolo su Repubblica in merito (lo trovate QUI), che riassume questa posizione: “Al Metalist ti aspetti una partita vera, intensa, appassionata e invece ne esce una commediola. Quasi una farsa, l’Olanda di van Marwijk del primo tempo; e poi un melodramma, la ripresa della medesima squadra. C’è una lezione da trarre: una squadra non si improvvisa neppure con molti solisti di grande livello. Una grande orchestra ha bisogno di affiatamento corale, anziché di virtuosi del proprio strumento. Soprattutto se suonano senza preoccuparsi dello spartito.”
Per me è un’atitesi sbalorditiva: una squadra dove ognuno sembra giocare per sè mentre una nazione si unisce in un unico grande animale arancione per sostenerli.
A questa mia opinione spesso si risponde che agli olandesi basta fare festa appena si può, che per loro ridere e stare assieme è meglio che fare spergiuri e immusonirsi nella tensione dello svolgersi degli eventi. Che in Italia il tifo è spesso violento, è una vocazione tirannica, il calcio è corrotto e gli stadi sono il corrispettivo moderno delle arene con i gladiatori, con tutto il terribile e l’incivile che ne consegue.
In fin dei conti gli olandesi fanno un gran casino, giusto per avere un’occasione in più di divertirsi, poi tutti amici come prima.
Però, cari amici olandesi, da italiano non tifoso emigrato nella vostra terra, che ancora tante cose deve capire di voi, posso dire che non mi dispiace che ieri vi sia stata data una bella bastonata in campo.
Da italiano, prima vinco, poi lo dico.
Vi saluto con un augurio di pace e bene e l’immagine di una (troppo bella) lettrice italiana ma con origini olandesi, che nell’intensa serata di ieri ha ben pensato di optare per un pacifico compromesso
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Siamotutticampionidelmondo dice:
14 giu 2012 alle 12:58Gli Olandesi festeggiano prima perche’ di calcio non capiscono nulla. Come i loro giocatori. Boriosi ed arroganti nonostante le qualita’ individuali preferiscono
cercare l’azione personale che passarsi la palla. I tifosi erano troppo sicuri dopo il secondo posto al mondiale ed ora si stanno semplicemente risvegliando, vedendo quello che realmente e’ la propria ‘imbattibile’ squadra… ma giusto per parlare della psicologia olandese: basta una sconfitta alla prima partita perche’ tutti si dimentichino d’essere campioni e d’averlo urlato ai quattro venti. Basta un secondo posto festeggiato per glorificare una sconfitta (!) e cercare di farla diventare una vittoria. Ma vittoria non e’ stata, c’era solo voglia di continuare a festeggiare, anche e soprattutto dal punto di vista commerciale due anni fa’. Se guardiamo ad adesso e’ la medesima cosa: il giorno prima della Danimarca giocavano a calcio con la maglia di Robben sulle spalle anche i nonni, il giorno dopo al piu’ potevi vedere una partita di basket al parco e niente d’arancione per strada, solo nei bar e nei negozi. Ci tenevano e ci credevano proprio tanto… magari una maggiore autocritica post mondiale (vista la sconfitta), non avrebbe prodotto questi imbarazzanti risultati che portano gli olandesi a dimenticarsi (come fosse una sbornia) di quanto arroganti fossero solo poche ora prima dell’inizio dell’avventura in Polonia/Ucraina.
Sara Sarina dice:
14 giu 2012 alle 14:09bellissimo articolo, lo menzioneremo stasera! cmq, per la cronaca, la partita è alla 18:00, mentre noi andiamo in onda come Dopo Partita, stile “Il Processo di RadioPizza”, alle 21:00! Ma saremo al COI di Utrecht dalle 18:00 per tifare azzurro!
marco amico di sara dice:
14 giu 2012 alle 14:43Te pareva se non facevo casino!
Ligeia dice:
14 giu 2012 alle 19:00Solo un appunto su un passaggio che mi era sfuggito prima.
“Che in Italia [...] il calcio è corrotto”.
Settimana scorsa o quella prima era apparso sul giornale un commento della ministra dello sport che diceva che avrebbe indigato su alcune partite che forse-magari-puo’ darsi sarebbero state decise a tavolino.
Sarebbe interessante tenere d’occhio gli sviluppi, se ce ne saranno.
sara dice:
14 giu 2012 alle 20:17questa volta non condivido.
l’allegria arancione non è boria. è dilagante e coinvolgente. gli olandesi amano fare festa e vivere fino in fondo ogni occasione, assaporare il calcio come il ghiaccio, ogni giorno dell’anno è unico perche c’è qualcosa da fare. tutti insieme. fanno bene si ivertono vivono amano.
e io con loro. ci insegnano a sorridere e non perdere tempo in incazzature inutili
marco amico di sara dice:
14 giu 2012 alle 21:04Del non perder tempo in incazzature inutili dovrei far buon consiglio in effetti…
R dice:
14 giu 2012 alle 22:48olandesi 1 olandesi 2 (a piacere)
versione 1) olandesi troppo boriosi! che pensano di vincere sempre tutto e festeggiano schiamazzando per le strade mostrandoti la maglietta a te che manco ti conoscono! E prima che la squadra vinca! e se poi non vince? ben ti sta che ti sei permesso di avere 10 minuti di gioia con i tuoi amici, tié!
versione 2) olandesi veramente calvinisti! mai che si permettono di sfoggiare niente che non sia sobrio, sempre a trattenersi e che palle ‘sto ‘doe het normaal’… E poi sono freddi! non esprimono mai le loro emozioni non sorridono mai! vogliono sempre stare tra di loro e sono chiusi. Noi Italiani si che invece sappiamo gioire!
………
marco amico di sara dice:
15 giu 2012 alle 07:20Mi sa che la versione Olandesi 2 fa ormai parte solo della tradizione ormai, soprattutto ad Amsterdam
Ho come l’impressione che nel North Holland di calviniste siano rimasti i finestroni delle case e poco altro!
R dice:
15 giu 2012 alle 17:35mi sa che entrambe le versioni non siano reali ma cliche’ e noto che siamo molto bravi ad usare una o l’altra a seconda dell’evento
Tra l’altro, oggi parlavo con un collega appena tornato dall’Italia. Diceva; “e’incredibile quanti stereotipi ci sono sull’Italia e quando ci vai ti rendio conto che la realtá é molto peggio!!”
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