I colori dell’Adriatico a Noordermarkt, per un attimo
Michele cerca il tram numero 3 nel formicaio di ferro e carne della Stazione Centrale. Mi scrive che non lo trova e si è dimenticato la cartina della città a casa. Mi aggiunge al messaggio un’ emoticon triste, due punti e una parentesi tonda aperta. Ha 23 anni, l’età in cui impari ad essere uomo ma ancora puoi giocare con la giovinezza. Lo chiamo, ha una bella voce, un che di ruvido ma come di barba di un giorno che sfrega sul colletto della camicia. Se fuma, lo fa poco.
Lo prendo in giro, gli dico che è un disastro. Mi permetto una confidenza da grande, come se gli dessi uno scappellotto sulla nuca, ma rido mentre lo faccio, è una sberla per gioco. Devi prendere il 21 o il 18, gli dico, gli autobus, ma aspetta che controllo la fermata…Intanto corro, io non corro mai. Glielo dico anche, lui non sa che nonostante tutti gli sport che ho praticato fin da bambino non ho mai sviluppato il fiato. Devo avere i polmoni piccoli, di un passerotto, e forse il cuore anche un po’ necrotizzato che c’è spazio per poche persone lì.
Michele è un giovane ricercatore, è arrivato ad Amsterdam da due settimane, segue un progetto per trovare la causa di una complicazione intestinale post operatoria. Ha un bel nome quella malattia e come le cose belle che spesso mi sfuggono, non me lo ricordo più. Non glielo dico però, non voglio sembrare superficiale che qui si parla del suo lavoro.
Ho voluto portarlo al mercato biologico del sabato nello Jordaan, il Noordermarkt. E’ Sara che me lo ha fatto conoscere, il mercato dico, non Michele. Mi porta sempre nei posti belli lei, che mi vuole bene e fa come le sorelle maggiori: mi coccola, mi sgrida e mi porta a passeggio. Io penso sempre ai fatti miei, i particolari delle cose li scopro dalle parole degli altri e poi li vedo anche io. Spesso differenti, ma li vedo.
Ad esempio, Michele ha degli occhiali neri dalla montatura spessa, che sono tanto in voga ora. Io però guardo dietro e vedo i colori della sua terra, dell’argilla degli Appennini e del verde del Mare Adriatico.Le ciglia sono lunghissime ed ha il pelo nero, della forma e consistenza dei paesi arabi e slavi che fronteggiano quelle coste. E’ di una bellezza di disegno a carboncino, dal tratto lungo e delicatamente ruvido.
LEGGI ANCHE: Casa è un luogo di cui puoi raccontare…
Raggiungiamo il mercato e smette di parlare per respirare i profumi che ci avvolgono a gomitolo aggrovigliato. La sua esclamazione di piacere ma anche di sollievo mi fa pensare che forse non è ancora cosciente del fatto che non troverà spesso questi odori ad Amsterdam. Non voglio dirgli di tenerseli stretti, è giusto che impari da solo.
Parliamo tanto e fitto, sette anni di differenza non ci negano il piacere di avere molti interessi in comune, il soggetto del discorso cambia spesso, la sua mente e la sua lingua sono veloci. Io lo seguo, tengo bene il ritmo, con la parola non ho problemi di fiato, corro veloce anche io.
Voglio offrigli il pranzo, come benvenuto e come rivincita dei miei trent’anni sulla sua età in piena fioritura. Gli compro un panino al banco dove lo fanno con il wurstel bianco che si usa qui o il prosciutto cotto scaldato. Ci puoi mettere le verze passate sulla piastra se vuoi, io ne prendo un po’, non mi piacciono molto, ma mi ricordano l’infanzia trentina, un brindisi acidulo alle alture nervose che ho salutato pochi giorni fa, di ritorno dalle vacanze.
Michele rappresenta uno dei tanti ragazzi che sono il futuro negato della nostra terra stanca. Studia, ha dei progetti chiari, è capace e soprattutto è curioso. Anche lui, ha deciso di andarsene. Mi dà fastidio pensare che avrei dovuto farlo anche io alla sua età, non aspettare altri quattro anni, avrei dovuto cedere prima. Io sono puntuale agli appuntamenti, anzi, in aticipo. Per le occasioni sono sempre in ritardo.
Michele è la rivincita di quella generazione a cui Erri de Luca chiede perdono, una risorsa di cui la nostra società italiana non sa che farsene, traboccante di cose da fare e invece tralasciate e ingnora risorse che appassisscono nel macero di attese.
E’ un incosciente, perchè non credo abbia ancora piena coscienza di quello che ha evitato vincendo un contratto da ricercatore ad Amsterdam.
Parla tanto Michele con i denti bianchi di un giovane uomo in cui in trasparenza vedi a tratti un ragazzino. Mi fa sentire vecchio, in ritardo e protettivo.
A logica dovrebbe ringraziarmi lui per averlo accompagnato in un angolo prezioso e nascosto della città.
Invece lo ringrazio io.









R dice:
17 giu 2012 alle 10:53wow, grazie! Scusami se non aggiungo altro a quanto hai gia’ mirabilmente scritto sul futuro negato ai talenti in Italia.
E’che mi sono gustata questa poesia in prosa fino alla fine!
R.
marco amico di sara dice:
17 giu 2012 alle 11:02Eh ma grazie! In realtà io volevo parlare del mercato, poi la mia attenzione è passata dai formaggi biologici di capra ad altro!
ninlil dice:
17 giu 2012 alle 11:54Ti leggo spesso e mi diverto molto con i tuoi articoli. Oggi però è diverso, davvero una poesia, un’emozione. Bravo e grazie!
marco amico di sara dice:
17 giu 2012 alle 12:46Grazie lettrice silenziosa
Olandesina76 dice:
19 giu 2012 alle 21:40Forse hai ricomprato un po di prosciutto al mercato biologico..una lente rosa per gli occhiali in un negozietto vintage…o forse quella magia che dici di aver perso..la ritrovi attraverso gli occhi delle persone che guardano Amsterdam per la prima volta..
In ogni caso…torna la meraviglia…
Il mio primo grazie del 2013 | Vivere Amsterdam dice:
01 gen 2013 alle 15:15[...] LEGGI ANCHE: I colori dell’Adriatico a Noordermarkt, per un attimo [...]