mi chiedono: come è stare ad amsterdam, com’è? è vero che l’erba è buona? è vero che c’è lavoro? è vero che ti danno i sussidi? è vero che hanno le case popolari quasi per tutti? è vero che fino a pochi mesi fa occupare gli stabili abbandonati non era reato? eh? eh? è vero?
sì. sì cinque volte.
e mi dicono: dimmi se conosci un posto dove cercano personale, qualsiasi lavoro, per favore.
sì. lo parli l’inglese?
sì, insomma.
lo parli bene?
sì. cioè: how are you…how much?…fuck you! eheh!
ok, non lo sai.
che cosa hai studiato?
eh, diciamo che ho iniziato perito elettronico ma poi ho mollato.
e adesso cosa fai?
adesso faccio cose.
e che cosa ti piace fare?
mah, tutto.
no, non dico “che cosa sei disposto a fare?”. ti sto chiedendo che cosa ti piace fare.
mah, sì…tutto.
ok, ho capito. adesso ascoltami, ascoltami bene, tu che vuoi venire in flatlandia.
qui
ti spaccano
il culo.
chiariscitelo bene questo punto prima di comprare il biglietto sola andata per amsterdam.
qui, ti spaccano il culo.
prima di decidere di partire considera che, per la lingua, noi italiani –tranne rari casi- partiamo svantaggiati, e molto.
nella ricerca di un lavoro, qui non funziona per spintarelle. qui ti fanno mille colloqui anche per assumerti a spoverare i telefoni di un call-center, figurati per rispondere ai clienti. e anche per spolverare, devi sapere l’ingese.
ma non lo devi sapere un po’, no. non basta “no martini, no party”, o “the pen is on the table”, no: lo devi sapere B-E-N-E. perché qui tutti, anche il nonno di ottantacinque anni, tutti lo parlano come seconda lingua. che vuol dire che conoscono anche i sinonimi delle parole. non come noi italiani per cui tutto – la gita sui canali, i girasoli di van gogh, il tramonto sull’amstel, i campi di tulipani in fiore- tutto è semplicemente biutiful o al massimo nais. noi italiani con le lingue siamo negati. questo significa che, alle selezioni del personale per la posizione di spolveratore di telefoni della Booking, con molta probabilità ti vedrai passare davanti il vecchio dutch di ottantacinque anni che, swiffer in pugno, ti farà allegramente il gesto dell’ombrello: ché sarà lui che otterrà il posto, mica tu.
poi. poi c’è il poi.
ovvero che a noi italiani ci producono in serie col gene dell’arte del saperci arrangiare. e quindi ce la caviamo, sempre. anche perché, noi non siamo come gli olandesi: noi sappiamo far fronte all’imprevisto perché la nostra vita è un susseguirsi di imprevisti da affrontare. gli olandesi non ce l’hanno questo fattore X che ci salva, a noi. il che significa che, se verrai qui, difficilmente farai la fame.
però ricordati che non sarà una passeggiata, soprattutto se vieni da solo.
ricordati dell’inglese.
ricordati che qui ti spaccheranno il culo.
visualizzala bene quest’immagine.
possibilmente, munisciti di vaselina: ovvero, fatti almeno un corso di inglese del comune prima di partire.
rivisualizza nuovamente l’immagine del vecchio con lo swifter. aggiungici temp’emmerda assai giorni l’anno, affitti stratosferici, cibo schifo, amici lontani, malinconie a go-go.
ecco, solo allora, solo quando avrai visualizzato il tutto in ogni minimo dettaglio, solo allora, parti.
sei pronto.
comunque andrà, ne sarà valsa la pena.






Shameless dice:
20 feb 2011 alle 09:23Vero Sara! Ricordo ancora tutti i colloqui in inglese e francese, test attitutidali e d’intelligenza per essere assunto in un call center! Comunque, prima o poi anche la Booking cederà al mio stalking, a costo di dovermi portare il mocho da casa, che il vecchietto il mocho lo so io, non ce l’ha, va di straccio lui!
davyred dice:
20 feb 2011 alle 09:35biutiful e pure nais st’articolo, se non avessi casa, animali e una compagna, ci proverei, ma se posso rimanere in terronia, facendo possibilmente il mio lavoro, non mi dispiacerebbe affatto, certo che in una nazione dove il governo è immobile e si pensa solo al culo di ruby al posto di cercare di fare qualcosa (qualsiasi) per questa crisi nera, la possibilità di scappare non la si abbandona mai del tutto, vado và che mi aspetta il corso di inglese
Daje dice:
20 feb 2011 alle 10:12>> aggiungici temp’emmerda assai giorni l’anno, affitti stratosferici, cibo schifo, amici lontani, malinconie a go-go
Ma alla fine che ci stai fare ad Amsterdam?
Torna a casa che l’orologio biologico chiama!
ilaria dice:
20 feb 2011 alle 10:35be io di olandesi ke nn parlano inglese ne ho incontrato diversi ma sono di 2 tipi: i primi non sono “purosangue” ma di origini turche o altro, ke magari sn venuti qui ke le scuole le avevano già fatte o erano in corso e già hanno fatto fatica a imparare l’olandese figuriamoci l’inglese… i secondi sono quelli che lo parlano ma si rifiutano di venirti incontro…x esempio al ristorante dove lavoro (ovviamente sottopagata e senza contratto x ribadire il tuo concetto di spaccare il culo) spesso mi capita di servire clienti olandesi ke senza dubbio parlano inglese ma ke insistono nel risponderti in olandese nonostante i miei ripetuti “sorry, I speak only english”, secondo me lo fanno x un senso di tortura o umiliazione. Ovvio ke NON pretendo ke siano felici ke io stia nel loro paese senza parlare la loro lingua (pensate a chi non parla italiano in Italia, che diritti ha???) ma visto ke parlano inglese e non sto in un paesino di campagna ma sto in piazza Dam ad Amsterdam ke è una delle città più internazionali in Europa…mi aspetto un pò più di comprensione…ma va bene così, xke tanto nel frattempo ankio sto tempestando di cv booking e compagnia bella…un giorno ce la farò!!!
Tot ziens!
Ilaria
joop dice:
20 feb 2011 alle 18:14Undutchables.nl? Avete mai visto questo sito? Tutto per chi non mastica una parola di olandese…Vero è che devi parlare almeno un inglese decente.
Quanto al mondo lavorativo è vero che non ci sono le spintarelle e le caxxate tipicamente nostre, è vero che quando si lavora si lavora, ma l’ambiente, di solito, e ripeto di solito, è meno pesante. Forse sono stato sempre fortunato io, però…
Non sono d’accordo invece che esistano olandesi che non parlino inglese,(in vita mia ne ho incontrati 2, di cui una vecchia ubriaca che lo capiva benissimo e che forse ci prendeva per i fondelli), e di esperienza essendoci nato ne ho.
Anche per quanto riguarda le case, occorre fare un pochino di chiarezza. La primissima cosa da fare è registrarsi a una woningbouw o woningcorporatie, se si ha l’età magari anche a un’istituzione simile all’università.
Non sempre è opportuno iscriversi a una woningbouw ad amsterdam città, ma esistono tanti piccoli comuni attigui che sono raggiungibilissimi con i mezzi e persino in bici.
Quanto allo str..afottente che vuole fare il superiore, non devi fare altro che smelmarlo: otterrai di colpo rispetto da parte sua e i commensali lo derideranno. (ja ja, wil jij mij wijs maken dat je mij niet biegrijpt? dan krijg je niks o similia).
Ti posso assicurare che pur avendo un aspetto mediterrOneo, ho lasciato di stucco parecchie persone con la mia parlata dello zaanstreek…E quelli che volevano fare i superiori sono sempre tornati con le pive nel sacco.
Con questo non voglio dire che li tutto sia rose e fiori però non bisogna esagerare. Certo è che chi pretende di andare ad amsterdam (che non è l’olanda, ricordiamolo) senza un cavolo di nulla in tasca e con “du ju spik mia lingua” beh, non passerà giornate fantastiche.
sara dice:
20 feb 2011 alle 23:25@ Daje: la domanda “che ci sto a fare qui?” è la domanda a cui non si scappa, è la domanda odiosa che ti taglia le gambe nelle giornate più buie quando al lavoro è andato tutto storto e ti rendi conto che del 90% delle persone di cui ti circondi non te ne frega un beneamato. è una domanda che ci si fa tutti, perché la nostalgia c’è, perché questo è un paese bellissimo ma non è il tuo e integrarsi non è facile, per tanti motivi. eppure rimani. devi avere radici profonde e forti per riuscire a partire: rabbia, orgoglio, legami. quando hai abbastanza chiaro il “da dove vieni” è più facile andare, anche nelle difficoltà. se già prima la maglia è debole, prima o poi il tessuto cede. strappi se ne fanno sempre, è inevitabile. a volte però è un successo anche indossare un maglioncino bucherellato, te lo assicuro.
(miii, questo era post da lasaramandra. azz, me lo sono bruciato!)
sara dice:
21 feb 2011 alle 00:04@daje2: comunque, per rispondere alla tua domanda, al momento rimango perché qui riesco a fare quello che volevo, ovvero mantenermi dignitosamente con un lavoro che mi lascia tempo per dedicarmi a ciò che più mi piace fare: scrivere.
sara dice:
21 feb 2011 alle 10:35aggiungo un link a un punto di vista che approfondisce l’argomento trattato e che può essere interessante
http://www.iamexpat.nl/read-and-discuss/career/articles/8-ways–to-market-yourself-as-an-expat
Marco dice:
22 feb 2011 alle 12:22Credo che emigrare in un altro Paese sia sempre difficile. Sopratutto lo è in questo periodo (3 o 4 anni) che dal punto di vista economico non è certo dei migliori.
Vorrei soffermarmi sul lato “linguistico” della discussione.
Il Gap linguistico ha sempre rappresentato un vincolo, come lo rappresenta per uno straniero che viene a vivere in italia. Che noi italiani siamo scarsi con l’inglese è pura verità. Sicuramente non è solo colpa nostra…avere un’educazione solamente in lingua inglese all’università (come accade in molti Peasi Europei) sarebbe un buon metodo per spronare tanti ragazzi svogliati nell’apprendimento. Ma chi può compiere riforme di tal tipo non viene nemmeno in mente?!?! o forse viene in mente ma allo stesso tempo si è pure consapevoli che l’insegnamento della lingua inglese durante gli anni dell’insegnamento della scuola secondaria superiore fa talmente ridere e allora il sistema nella sua globalità non funzionerebbe! Altra cosa…il doppiare tutti i film in italiano ci ha ulteriormente svantaggiati. Da sempre, in moltissimi Paesi, i bambini in età pre-scolare sono bombardati di programmi e cartoons in lingua madre che sicuramente aiutano a prender confidenza con l’inglese…soprattutto negli anni in cui la capacità d’apprendimento è molto più sviluppata.
Ma poi per colmare questo Gap di noi giovani italiani -ovviamente non tutti ma una buona parte- servirà davvero un corso d’inglese da frequentare in una qualsiasi scuola privata o pubblica presente nelle città italiane? Servono davvero 2 ore alla settimane se poi la lingua non è utilizzata nella vita quotidiana.
L’apprendimento di una lingua dipende dalla reale volontà di apprenderla, dai relativi sacrifici e dall’immancabile soddisfazione nel risocntrare progressi nel proprio apprendimento.
stefanya78 dice:
22 feb 2011 alle 13:03…il vecchietto con lo swiffer è un’immagine che mi tormenterà in eterno…
tutta una questione di geni biondi e con gli occhi azzurri…
@Daje: non so Sara, ma se il mio orologio biologico suonasse, preferirei lo facesse ad Amsterdam piuttosto che in Italia
Daje dice:
25 feb 2011 alle 12:14@Sara
ti hanno tolto dalla sidebar del forum e non riuscivo più a ritrovarti, ero disperato
@stefanya78
Ma lo sanno anche i sassi che gli Olandesi c’hanno il cazzetto
sara dice:
25 feb 2011 alle 12:53@daje: che vuol dire che mi hanno tolto dalla sidebar del forum? io non me ne sono neanche accorta! ti do una news in super anteprima, ancora prima di fare l’annuncio ufficiale su lasaramandra.
è nato cartigliearsomigli, da oggi mi trovate anche là!
io dice:
25 feb 2011 alle 15:1323:25
è vero, si sarebbe letto volentieri, ma ci vogliono dajesollecitazioni. e non commenti del beneamato. credo, l’importante sia riuscirti a scovare lo stesso nella rete, e unu… enjoia u stissu, oltre a trovare le news 12:53.
Daje dice:
25 feb 2011 alle 17:02ma noooo tumblr è nammerdaaa!
Meglio posterous.com oppure se vuoi fare la tipa seria allora wordpress.com
sara dice:
25 feb 2011 alle 17:14e sticazzi, daje! arrivo secoli dopo su ogni tecnologia, wordpress lo uso qui ma mi è scomodo sull’iphone, la saramandra è su blogger, mi serviva una cosa cosa di uso pratico attraveerso il cellulare. la prossima volta ti consulto prima
sara dice:
25 feb 2011 alle 17:15e poi ‘sto coso continua a sparare le faccine dove gli pare!
Daje dice:
25 feb 2011 alle 17:51>> sull’iphone
Dimmi le app che hai e ti dirò chi sei
sara dice:
03 mar 2011 alle 00:37solo applicazioni gratuite, praticamente solo per foto e disegno. c’e’ poco da indovinare!
berlino cacio e pepe dice:
04 mar 2011 alle 16:25gran bell’articolo Sara, potrei riciclare le stesse avvertenze per chi mi chiede in continuazione come è andare a vivere a Berlino (e logicamente ha le stesse competenze linguistiche di cui parli te)
Olandesina76 dice:
14 ott 2011 alle 14:29Mm..ho capito i no..ma non i si.. I cinquevolte si erano per dire che se metabolizzi lo spaccamento dei chapette e il nientesoleoquasimai e il nientepastasciutta ma sai l’inglese e magari sei anche laureato con qualche competenza puoi partire un pochino più happy??
Perchè in questo caso,io verrei eh!
@Daje : ma quelli col pesciolino piccolo non erano gli orientali?? sono confusa… =.=
sara dice:
17 ott 2011 alle 16:45@Olandesina: intendevo dire he l’idea di trasferirsi non va presa alla leggera, ma una volta presi in considerazione quelli che potrebbero essere gli aspetti più frustranti io suggerisco comunque di partire perché penso che vivere in un altro paese si comunque un’esperienza arricchente, che ti cambia nel profondo e ti fa crescere.
Auro dice:
02 gen 2012 alle 16:45Bell’articolo! Solo che non so se mi ha reso più felice/ottimista o pensieroso/dubbioso. Prima o poi dovrò affrontare la questione di petto, soprattutto per la lingua. L’inglese lo conosco all’italiana o poco più, a volte per abitudine mi vengono meglio delle frasi in olandese, ma la tragedia è la miscela delle due lingue, ovvero quando mi manca un termine e lo sostituisco con quello dell’altra lingua! Disastro e risate a gogo! Boh….continuo a studiare, ad informarmi, a leggere FUNDA.NL per capire il mercato delle case….intanto dai 2 anni e mezzo stabiliti per il trasferimento, ora sono solo più 1 e mezzo, e gli amici e parenti olandesi ci dicono di pensarci bene perchè la crisi c’è pure in Olanda (ma non hanno idea di come le cose vadano qui!!). Boh….continuo a studiare, ad informarmi, senza sapere davvero cosa faremo….
Ciaooo!
Auro
Giorgia dice:
08 gen 2013 alle 21:54guarda sinceramente in parte sono totalmente d’accordo, in parte no…
è vero che l’olanda viene spesso idealizzata, io ci vivo e ogni volta che prendo l’aereo da Pisa con puntualmente 20 punkabbestia di ragazzini che vanno li a strafarsi (parentesi…ah ma in Italia non ci si lamenta di continuo che c’è la crisi? ma sti ragazzini di 16 anni dove li prendono i soldi per andare ad amsterdam con la faccia: vogliotornareubriacoviola?) vabbè chiusa parentesi. Molti italiani hanno un’immagine “Idilliaca” dell’Olanda, una specie di paradiso terrestre dove tutto è concesso. Una volta vivendoci però scopri che non è cosi e come hai detto tu ti spaccano il culo. Altro che vita da Hippi anni 70…la vita olandese spesso è durissima, torni a casa che non hai la forza di alzarti..e pullula di italiani lamentosi a cui manca la mamma. Il punto è, che è vero che loro l’inglese lo parlano benissimo (il mio ragazzo è olandese e nonostante io sappia bene l’inglese delle volte ancora non ci capiamo…) però è anche vero che non sempre fanno lo sforzo per farti integrare (anche questo uno degli stereotipi che sento spesso nei miei vari viaggi in e per amsterdam:ah ma le olandesi sono bellissime) …si e ti cagano a te?hahahahha.. gli olandesi bisogna dirlo, sono un popolo freddo e molto “per conto loro” a differenza nostra. Non sono molto disposti ad aiutare (vige spesso il: chi fa per se fa per tre) e sei trattato bene o male come un emigrato italiano che equivale ai nostri albanesi o rumeni, il che significa che devi fare il triplo dello sforzo per adattarti a vivere e nella maggiorparte dei casi sei ignorato. Insomma se ti aspetti di divertirti come a Londra a lavorare di cameriere di giorno e a strafarti di notte nei locali notturni scordatelo, perchè come ti hanno gia detto:qui ti spaccano il culo. Nonostante cio, non tutte le ciambelle (per fortuna) nascono con il buco e non tutti gli italiani hanno il cervello bacato berlusconiano e non sanno parlare inglese. Personalmente l’inglese lo so parlare benissimo a tal punto che all’università dopo un intero anno di corso non ci credevano che erano italiana e mi confessarono che pensavano fossi tedesca perchè non è possibile che un’italiano parli cosi bene inglese (…) sorvoliamo.. e inoltre parlo benissimo anche francese e tedesco e un pò di giapponese e hindi. Quindi sfatiamo anche il mito dell’italiano cialtrone e che non sa parlare inglese perchè anche se pochissimi ci sono italiani che l’inglese lo parlano e anche molto bene. (Anche se comunque io un italiano lo riconosco lontano un miglio) Una cosa che mi da fastidio invece è che è vero che è difficile integrarsi con gli olandesi qui, però gli italiani spesso non fanno il minimo sforzo, si massificano e fanno gruppo tra di loro o con spagnoli e sudamericani e raramente si mettono ad imparare l’olandese (come sto facendo io) o quanto meno a conoscere la cultura locale. Quindi l’integrazione va da entrambi i lati..
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