Di mancanze e di pittori con pochi colori
Quello che mi intriga degli olandesi è che faccio una fatica matta ad entrargli in testa. Riesco a volte a dipingere con sudore di nervi un loro ritratto, mi ci impegno, cambio i colori, pulisco i pennelli, chiudo un occhio e poi quell’altro per far affaticare il pregiudizio e svelare il loro profilo…Ci vado vicino, sono quasi a dipinto finito ed eccoli, che mi fanno qualcosa che mi fa perdere l’equilibrio e cado dallo sgabello. Rimango lì, un Rembrandt col culo per aria, e ricomincio da capo la mia osservazione, ostinato.
Il fatto è che sono qui da troppo poco tempo e, soprattutto, sono ancora poco integrato. Sono un pittore che disegna la prospettiva senza conoscerla, con pennelli fragili di carta e pochi colori. I miei ritratti risultano quindi spesso parziali ma aiutano, soprattutto me stesso, a capire dove sono finito.
Ultimamente con gli olandesi ci litigo più di prima, sono in quella fase dell’emigrato per cui tutte queste differenze iniziano ad essere troppe e a volte mi trovo a mordermi la lingua ed a ripetermi che non sono a casa mia, o mi adatto o vado via. Sono piccole cose in realtà, morsi di formica, che prudono per un paio di giorni o di minuti, poi basta.
Sono un adulto ed ancora ho gli occhi di quando ero bambino, veloci e sfuggenti, non mi fido delle persone e delle cose. Questo atteggiamento di perenne allerta, da faina di monte, mi ha aiutato a sviluppare una capacità che mi tengo stretta e segreta: quella di leggere le briciole delle cose, di unirle assieme e di fare un pane di previsioni. Anticipo le possibili cause per capire come affrontare le conseguenze che forse mai verrano. Quel pane ha il sapore preciso e presente della paranoia.
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Con lo stesso atteggiamento mi trovo a raccogliere i ritratti di quello che gli abitanti autoctoni di questa città mi offrono di se stessi: con gli occhi veloci, senza che si accorgano di me, disegno schizzi sulla tela nera e tesa della mia mente, rubo un po’ di loro quando ci parlo, ci lavoro, ci mangio, ci vado a fare la spesa, ci litigo, ci faccio l’amore, anche quando li ignoro. Li disegno per renderli più facili a me stesso e a voi da interpretare.
Ultimamente i miei ritratti erano fatti con tratti pesanti da bucare quasi la tela, frettolosi non per mancanza di volontà ma per dare significato alla non accuratezza del gesto. Un modo di disegnare ciò di cui ogni tanto mi lamento e di cui sento la mancanza: l’attenzione del particolare. La cura del dettaglio estetico. Il prendersi tempo per cercare la parola giusta nella relazione con una persona, oppure il non dire nulla. Il pensare, anche a lungo, prima di dare una risposta. Il credere che la tua opinione non sia sempre importante ed interessante anche per gli sconosciuti. Il patner che sa leggerti mentre ci fai l’amore, fin dalla prima volta. Avere il santo timore di urtare, di dire troppo, di risultare inopportuni.
E’ una mancanza che mi è difficile da spiegare, io il pittore proprio non lo so fare. Eppure non credo che quello che sento dire spesso dagli italiani qui, che gli olandesi sono freddi, spicci e diretti, sia la risposta ai miei piccoli vuoti. E’ qualcosa di molto più complesso, che capirò ma non ora, dettaglio dopo dettaglio, tela dopo tela, fino a creare una galleria di ritratti di cose che mancano che mi chiarirà come trovare in loro quello che cerco.
Lo so che c’è, lo intravedo ogni giorno. Il difetto non è in chi posa, è nel pittore che non sa vedere.
Semplicemente ancora non ho trovato i colori adatti.
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Le opere qui riprodotte sono di Joeri Verbiest, uno di quelli che non riesco a disegnare. Altri suoi lavori li trovate alla sua pagina facebook QUI









Olandesina76 dice:
12 apr 2012 alle 12:12Mi piace così tanto come scrivi..lo so,lo dico spesso,ma è così. Ti leggo con gli occhi e con lo stomaco,le sento le tue parole che riempiono e poi le digerisco un po alla volta e un po alla volta le metabolizzo.
Chiedi se io,se noi,abbiamo trovato i colori..
Io parlo solo per me,io i colori,li ho portati da casa,li avevo già nella borsetta la seconda volta che sono venuta,la borsetta che ho comprato a Utrecht al negozietto dell’usato,dall’olandese afrikaners che sorrideva tanto..
Forse dipingo ancora col cuore..e i miei disegni sono tutti belli per questo..ma quando si ama,non si è obiettivi,quando si ama,si usano solo bei colori..colori accesi.
Grazie per questo POST ^_^
marco amico di sara dice:
12 apr 2012 alle 12:51Esatto, guardi ancora con gli occhi dell’amore
Tornerà anche a me questo sguardo, diverso e più lento, ma c’è bisogno di tempo
arte contemporanea L'Ozio Amsterdam | Vivere Amsterdam dice:
19 nov 2012 alle 11:38[...] Booklet alla mano, per evitare di far troppi macelli, mi accingo a descrivervi l’esposizione. La ricerca di Mangano nasce dal divario tra una Palermo fatta di contrasti, città imprevedibile e dalle continue sorprese, in confronto con i Paesi Bassi in cui, citando le sue parole: ” tutto sembra apparentemente perfetto e senza mai sbavature”. In questo contesto si è trovato a dover lavorare sulle sfumature. Questo è un concetto che sento molto mio, nonostante la mia formazione in un Trentino ordinato e prevedibile. Ho scritto anche un post in merito lo scorso Aprile, lo trovate QUI. [...]
L'Accademia delle Belle Arti di Amsterdam apre le porte | Vivere Amsterdam dice:
23 nov 2012 alle 14:03[...] LEGGI ANCHE: Di mancanze e di pittori con pochi colori [...]