Torna l’attesissimo e temutissimo Giorno della Regina
Tre anni fa, appena arrivato ad Amsterdam, vivevo in deretano ai lupi, nei pressi dell’Arena, per cui la mattina dovevo prendre la metro per raggiungere il lavoro. Caricavo la mia bicicletta scarcassona e guardavo Amsterdam, quella bruttina e apersonale dei palazzi di vetro e dei quartieri finanziari, che mi scorreva davanti. In quei giorni ero troppo impegnato a capire dov’ero e a ripetermi di non aver fatto un’immensa minchiata a trasferirmi per accorgermi delle piccole cose, come porzioni di marciapiedi delineati da nastro adesivo colorato o gessetti e la scritta “Bezet”, oppure i negozi, i bar, i ristoranti che cambiavano colore e diventavano arancioni. Che poi, voglio dire, non è che sia un colore che non si nota! Abbiamo capito che non stavo messo benissimo…
Quella mattina, ad ogni modo, osservo con interesse un gruppo di giovanotti ubriachi stongi che salgono sulla metro con cappelli bizzarri arancioni, boa di piume di struzzo e birre in mano. Mi dico: “Toh, un addio al celibato…Devono essere in giro dalla notte prima a festeggiare, che tipi”. La fermata dopo, stessa scena, idem quella successiva e via dicendo. Arrivato alla mia fermata ero uno dei pochi sobri tra i presenti e non vestito come un uniposca.
Il sospetto che mi fossi perso qualcosa nei giorni precedenti mi si è insinuato nella mente quando sono riemerso dalla metro in centro città: mi sono trovato nel girone infernale non citato da Dante, quello degli olandesi in festa nazionale, pure da lui evitato nonostante le proteste del mentore Virgiglio che gli disse: ” Orsù mio diletto, affronta con lo spavaldo coraggio della fede il mostro arancione che festeggia la sua Nazione!”. Il sommo poeta di rosso vestito gli rispose: ” Grullo non sono! Torniam testè a visithare il can con tre teste he meno timhore mi inhute!”.
Ho pedalato più veloce che potevo, incredulo dell’enormità di gente che si era impossessata della città, della musica suonata a decibel improponibili, delle barche ricolme di naviganti, di piscioni e piscione nei canali (nel senso che molti erano intenti nell’attività di mingere così, au naturel)…Sono arrivato al lavoro, ho sbarrato la porta dietro di me neanche fossi inseguito dagli zombi ed ho chiesto tra i sobbalzi dell’affanno : “Ma che minchia sta succedendo?”.
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Questo è stato il mio primo Koninginnendag. Il secondo l’ho trascorso a Nijmegen, una cittadina al confine della Germania, rinchiuso in casa con un giocatore professionista di hokey ( non datevi le gomitate, chi sa la storia scoppia sempre a ridere…Sono l’unico ad essermi trovato uno con il feticcio degli elicotteri…).
Il terzo ho avuto il coraggio di trascorrerlo ad Amsterdam e, per la maggior parte mi è pure piaciuto. In particolare quando ho visitato Vondelpark, dove i bambini organizzano piccoli show a rotazione di recitazione, canto, ballo, arti marziali, statuine di caccole e qualsiasi cosa siano in grado di fare, oltre che a vendere carabattole e stuzzichini appiccicaticci e colorati.
Ecco, il Koninginnendag dei bambini mi piace molto. Quello per gli adulti, anche se comprendo che sia uno spasso per tutti, non fa per me. Ne intravedo il fascino e l’utilità, un giorno di pura anarchia e sfogo, una sorta di baccanale arancione, la rinnovata unione di etnie, lingue e religioni sotto una stessa Nazione.
Credo inoltre che per un italiano, o quanto meno per me, sia difficile da capire in quanto per noi la figura del Re è da associare alle pubblicità delle olive o a uomini anziani e ricchi che giocano al ribasso con il prezzo delle prostitute.
I Paesi Bassi sono una Nazione che per tre generazioni ha visto la presenza di tre Regine, donne amate e di carisma, intelligenti e lavoratrici. Wilhelmina Helena Pauline Marie van Oranje-Nassau. Juliana Emma Louise Wilhelmina van Oranje-Nassau. Beatrix Wilhelmina Armgard van Oranje-Nassau. Che sarebbe poi l’amica Bea(trix) dal capello pomposo.
Queste tre donne sono simbolo delle radici di un popolo, della sua evoluzione ed ascesa, sono le icone stampate nell’immaginario di generazioni di olandesi, presenti in momenti storici e politici chiave di questa Nazione. Amate e coinvolte da scandali, avvenenti ed intelligenti, vicine al loro popolo ma privilegiate. Io trovo che sia sia una cosa assolutamente fica.
Il come e il perchè di questa festa, le origini e vicissitudini ve le ha spiegte già Sara nel post lincato qualche paragrafo sopra, che vi invito a leggere. Quello che mi chiedo è come sarà questo Koniginnendag 2012: il secondogenito figlio di Beatrix, il principe Friso, è in coma da mesi, dopo essere stato travolto da una valanga di neve in Austria. Il crollo del governo. La situazione economica che si prospetta difficile anche per i Paesi Bassi. Il ricordo dell’attentato suicida alla casa reale durante il Koniginnendag del 2009 ad Apeldoorn, in cui morirono anche alcune persone.
Vedremo come sarà, ve lo racconto la prossima volta.








Olandesina76 dice:
26 apr 2012 alle 17:27Cavolo vorrei esserci per vederlo come sarà…ma ancora per quest’anno sarai tu i miei occhi e le mie orecchie!
L’anno prossimo cercherò di non perderlo… Comunque forse,vista la crisi,ci sarà ancora più rumore O.o Maggiore è l’ansia,più sfrenato è il suo sfogo… AUGURI!!!
marco amico di sara dice:
26 apr 2012 alle 22:00Mi sa che hai ragione acciderbolina! Io mi munirò di macchina fotografica e scarpe buone, vediamo che succederà!