Zingarate

Angelino Alfano e la lezione mancata (per paura della contestazione?) a Berlino

Stamattina sono andato a seguire quella che doveva essere una conferenza di Angelino Alfano, il nostro Ministro della Giustizia, sul tema della criminalità organizzata, presso la Humboldt, la storica università berlinese su Unter den Linden, dove studiarono Einstein, Engels, Marx e tanti altri . La sala era quella prestigiosa del Senato, primo piano dell’ateneo, lì da dove si vede la ex Opernplatz, ora Bebelptaz, dove i nazisti bruciarono migliaia di libri il 10 maggio del 1933. Da un paio di giorni, poco dopo che l’università aveva pubblicato l’annuncio sul suo sito internet, via facebook erano cominciati a girare gli inviti alla protesta: “Abbiamo deciso di essere presenti alla conferenza per mostrare cosa pensano gli Italiani di Alfano, Berlusconi e del loro governo. Ci incontreremo giovedì mattina all’ingresso della Humboldt-Universität alle 9:45. Portate striscioni o cartelli che non diano nell’occhio e si possano portare senza problemi nella sala della conferenza. Boicotteremo la conferenza voltando le spalle ad Alfano per tutto il tempo che parlerà. Quando sarà possibile fare domande, queste verranno rivolte al Prof. Heger.Alla fine della conferenza mostreremo i nostri cartelli e striscioni e, accompagneremo, con slogan, fischietti e altro, Alfano fuori dall’Università. Fate girare questa notizia fra gli italiani a Berlino.Quando, se non adesso?

Morale della favola? Oggi la conferenza non c’è stata. I protestanti hanno letto un comunicato di indignazione contro l’invito della Humboldt ad Alfano, poco prima che entrasse il Guardasigilli. Sono stati mostrati cartelloni, distribuiti volantini, inneggiato alla libertà ed infine applaudito per due lunghi minuti. Non c’era nessuno dell’università, a parte il povero professore Heger, moderatore dell’incontro. Le prime quattro file della sala, riservate al corpo docenti, tutte miseramente vuote. C’erano le telecamere della Rai, un paio di rappresentanti militari italiani (non so di cosa, ma erano entrambi in divisa), tanti giornalisti e ancor di più studenti, ricercatori e semplici cittadini berlinesi, con una proporzione di italiani intorno al 90%. Si parlava però tedesco, in tedesco è stato letto il comunicato e in tedesco, successivamente alla comunicazione dell’assenza di Alfano, è stato gridato quel “ma questa è vigliaccheria!” a cui lo stesso Heger ha dovuto rispondere, “beh, sì”.  La giustificazione iniziale dell’assenza del nostro Ministro di Giustizia, almeno ciò che è arrivata alle orecchie dei presenti quando tutto era pronto per iniziare, è che stava al telefono in ambasciata per una questione molto importante. Effettivamente poi nel pomeriggio Alfano ha precisato che: “Sono rimasto al lavoro perché abbiamo dovuto istruire urgentemente la pratica per la concessione che spetta al ministro dell’autorizzazione a procedere per i due scafisti. Si tratta di un tunisino e di un marocchino che oggi sono detenuti in Italia e che sarebbero stati scarcerati entro la mattina di oggi se non avessimo istruito la pratica per l’autorizzazione a procedere e se io personalmente non avessi firmato. Quindi tra tenere una lezione all’università e liberare due scafisti che hanno fatto traffico di esseri umani, ho preferito la scelta istituzionale di lavorare per concedere l’autorizzazione a procedere. Di questa ipotesi di contestazione apprendo da un’agenzia“. Il tutto però non torna. Per quanto l’ambasciata italiana non sia così lontana dall’università, lo stesso Heger aveva affermato: “Prima ci ha detto che sarebbe arrivato fra cinque minuti, poi che stava arrivando ed infine che non sarebbe più venuto”. Un tempismo perfetto. Certo è che è stata persa una bella occasione per porre delle domande che è difficile porre in Italia. Sarebbe stato meglio protestare una volta entrato Alfano, o ancora meglio a fine incontro, se proprio lo si voleva fare. Le telecamere Rai sono infatti obbligate a registrare (non a mandare in onda, ma a registrare sì) ogni apparizione pubblica di un ministro. Non presentandosi il ministro, la Rai se ne è andata via subito, saltando tutta la discussione successiva, il pubblico vs il povero professore Heger che si arrampica sugli specchi pur di dare una risposta ai mille e uno appunti mossi dai presenti sull’errore commesso dall’università (“si potevano invitare tante altre personalità italiane a parlare di antimafia con molta più competenza e trasparenza di atteggiamenti”). Io stesso ho ricevuto un no piuttosto sorprendente da un giornale notoriamente contrario a Berlusconi (“Non essendoci Alfano direttamente, non lo pubblichiamo”….per fortuna che Liberal, il giornale dell’UDC è molto più attento di quanto, forse, si è soliti pensare…ps: tiro acqua al mio mulino, ma Liberal è un ottimo giornale, se vi capita ogni tanto dategli un’occhiata. Non ho mai avuto nessuna interferenza sui contenuti, nessuna direttiva dall’alto su come dovessi scrivere di qualcosa, a differenza di quanto capita altrove). Insomma, capisco la foga del volere rendere noto il proprio malcontento, effettivamente chi sta all’estero, proprio perché le uniche notizie che ha dall’Italia sono quelle provenienti dai media (che siano giornali, blog o tv straniere) si intristisce e si “incattivisce” di più rispetto alla media degli italiani che rimangono in Italia. Ma certe volte, le proteste per avere un’eco devono essere “notiziabili”. L’assenza di Alfano lo è, ma fino ad un certo punto, meno di quanto sarebbe potuto essere.

Ps: qui, su facebook, ho messo un video sulla protesta e qualche foto.

Quello che segue è un estratto dell’articolo che apparirà domani su Liberal

Riteniamo questa messa in scena una provocazione. Si tratta di un ministro che non solo ha dedicato tutta la sua legislatura all’emanazione di leggi che hanno potuto salvare Berlusconi dai suoi processi, ma è stato anche fotografato assieme ad un boss mafioso e spesso ha avuto parole di ammirazione per persone giudicate colpevoli di avere intrattenuto rapporti con la mafia”. L’applauso successivo alla lettura di questo annuncio, è durato circa due minuti ed ha coinvolto quasi la totalità delle circa centocinquanta persone del pubblico….A seguire: applausi, grida, distribuzione di volantini sul “ chi è Alfano” e cartelloni dagli emblematici titoli: “L’Aquila Breve”, “Achtung Mafiosi!”, “Vergogna” e “Mafia?Nein Danke”. L’accoglienza non si presentava quindi delle migliori per il Guardasigilli, atteso al varco dalle circa centoventi persone presenti all’evento“Per quanto non condividessi la scelta della Humboldt, speravo quantomeno di potere sfruttare l’occasione per porre delle domande che in Italia nessuno ci darebbe la possibilità di fare” afferma Roberto, ricercatore di archeologia a Berlino da due anni. Per Giulia Merlo, 22 anni, da Trento, studentessa Erasmus di giurisprudenza: “I tedeschi non si rendono conto che gli italiani che vivono all’estero, soprattutto qui in Germania, non sopportano più i loro rappresentanti e più passa il tempo più si incattiviscono. Non si aspettavano un’accoglienza del genere sennò non lo avrebbero invitato”, ”Si sono dimostrati piccoli quanto sono, neanche il coraggio di confrontarsi con i quattro gatti di italiani che stanno qui a Berlino” è il pensiero di Roberta, anche lei studentessa Erasmus, ma di filosofia… Le polemiche in realtà erano cominciate già due giorni fa quando due articoli, uno sul Tagespiegel e uno sul Postdamer Neuste Nachricther, si chiedevano come mai un ateneo prestigioso come la Humboldt avesse voluto invitare l’uomo del “Lodo Alfano”, e su perché il comunicato ufficiale dell’incontro fosse stato reso noto al pubblico solo tre giorni prima attraverso uno scarno annuncio su Internet. Certo è che la totale assenza di docenti tedeschi tra il pubblico, a cui erano state riservate le prime quattro file della sala, tutte rimaste miseramente vuote, è stata un’immagine piuttosto chiara sul reale convincimento del corpo insegnante sull’opportunità dell’invito posto al Ministro…”

La frase del post

Nessuno, proprio nessuno, in Forza Italia, ha chiesto le dimissioni di Cuffaro

Angelino Alfano, il giorno dopo la condanna a cinque anni emessa dal tribunale di Palermo a Totò Cuffaro

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9 Commenti

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9 risposte a “Angelino Alfano e la lezione mancata (per paura della contestazione?) a Berlino”

  1. benedetta dice:

    14 apr 2011 alle 17:03

    bello il tuo articolo.condivido la perplessita´ sul fatto che forse si doveva cominciare a protestare dopo l´entrata in sala del ministro condivido. non credo sarebbe davvero cambiato molto. non accettare un contradditorio come quello di stamattina (democratico, pacifico e educato) e´stata comunque una bella dimostrazione di come il ministro alfano intende la democrazia. il podio vuoto: un simbolo perfetto per descrivere il parlamento italiano. il ministro: al telefono.

  2. Pietro dice:

    14 apr 2011 alle 17:18

    Ciao,
    anche su questo giornale italiano ho visto le immagini della protesta. Che ministro, non ha nemmeno il coraggio di presentarsi davanti agli studenti!
    http://www.linkiesta.it/video-contestazione-anti-alfano-berlino
    Pietro

  3. Pasquale Incoronato dice:

    14 apr 2011 alle 18:58

    Spero con questo commento di chiarire alcuni fatti.
    Il comunicato – Angelino Alfano non ha l’autorità morale per parlare di mafia. Questo invito è un offesa alle vittime di mafia – letto all’inizio, era stato concordato nei tempi e nei modi nella riunione precedente la conferenza, ma per ovvi motivi di riservatezza, non era stato reso pubblico. Che quella frase rivolta alla sala sia stata la miccia che ha scosso gli animi non l’avevamo previsto. Così come la frase – avete giurato sulla bandiera di difendere la Repubblica – è nata sul momento. Perché? Perché erano presenti le Autorità, quelle con la divisa che rappresentano la Repubblica, quelle che hanno avuto vergogna, si sono alzate e sono andate via, perché esiste una ribellione non-violenta che si fonda sull’affermazione del rispetto e l’amore per i valori fondamentali della democrazia e della nostra Repubblica, perché quel grido era la ribellione, e ribadisco, non protesta, all’ipocrisia dominante in parlamento, a destra come a sinistra. Non mi sono sentito animato da nessuna rabbia, ma ho vissuto tanta indignazione e tanto orgoglio nelle persone presenti.
    Anch’io avrei voluto avere Alfano in sala. Per girargli le spalle, non per fargli domande. Se Alfano non ha l’autorità per parlare di mafia, cosa ci saremmo dovuti aspettare dalle sue parole? Solo provocazioni. Qualcuno pensa davvero che Alfano avrebbe risposto a una domanda critica e ben posta con argomentazioni sincere e veritiere? Questo é il giochino che fanno, per quello mandano un faccione come La Russa a provocare in TV, e tanti altri simili attori in giro per il paese. La famosa e ben rodata tecnica dell’escalazione, della ricerca di una contrapposizione violenta. Sono felice che il nostro comportamento in sala non-violento e dignitoso, fermo e chiaro, abbia IMPAURITO Alfano e lo abbia costretto a dimostrare la sua codardia. E poi ho assistito ad una discussione stupenda di donne e uomini liberi durata due ore. Ci fosse stato lui, ci avrebbe rubato la parola.
    Ciao e grazie per il racconto ben fatto di questa stupenda giornata

  4. Berlino cacio e pepe dice:

    15 apr 2011 alle 07:19

    Pasquale capisco tutto, però penso che se ci sarà una prossima volta, bisognerà pensare bene a come far sentire la propria voce se si vuole raggiungere un obiettivo maggiore. Le autorità in divisa se ne sono andate appena hanno saputo che non ci sarebbe stata la conferenza, purtroppo alla fine ieri l’incontro è sicuramente stato importante e interessante, ma solo per i presenti. Non è poco, ma poteva essere di più.

  5. Federico dice:

    15 apr 2011 alle 08:20

    Perdonate la mia perplessità: io non capisco perchè bisogna aspettarsi una copertura mediatica per certe manifestazioni di dissenso. Anche se fosse stato presente il ministro, la protesta sarebbe strumentalizzata dai mezzi di comunicazione italiani, se non addirittura ignorata. E pure se fosse stata raccontata da un giornale di opposizione, quale obiettivo credete si sarebbe ottenuto? Uscite dallo schema mentale italico ed impariamo qualcosa dai crucchi: qui la gente protesta senza aspettarsi attenzione e/o benevolenza di tv, giornali e “Saviani”: si protesta e basta! :-)

  6. Berlino cacio e pepe dice:

    15 apr 2011 alle 09:27

    non penso che sia così Federico.
    Parlo in linee generali, senza entrare nel merito (giusto o non giusto protestare).La protesta parte sempre come sfogo personale, ma spesso non ci si accontenta di questo. Per questo le proteste si organizzano, si decide cosa fare e come, lo si fa per dare più incisività all’azione. Alfano non ha visto le persone che non lo reputano degno di parlare di Mafia, non pensi che il guardare nei visi queste persone sarebbe stato più difficile da digerire per lui? Non pensi che, davanti l’obbligo di dovere rispondere a domande del pubblico, non sarebbe stato costretto ad espoersi, in un modo o nell’altro? Più una prtesta è “notiziabile”, più ha la possibilità di arrivare agli occhi e alle orecchie di chi potrebbe trovarsi d’accordo con i protestanti, a spingerlo ad una riflessione. Cosa del resto che all’estero, con gli stranieri, quando si parla di Italia, è ancora possibile (mentre da noi ormai tutti hanno un’opinione formata e non cambiano più idee, se non all’interno di aree ben precise e delimitate, all’estero non c’è un’idea così precisa e profonda, solo alcune impressioni).
    Anche i tedeschi quando protestano cercano i media, ogni mondo è paese da questo punto di vista, non credere.

    La parola strumentalizzazione poi mi pare un po’ abusata. Tutto è strumentalizzabile in politica, l’andare, il non andare, il parlare, il non parlare, il protestare, il non protestare. L’importante è che chi vuole mandre un significato, lo cerchi di rendere il più chiaro possibile. Il problema non è la strumentalizzazione di un gesto, ma la sua possibilie ambiguità. In questo caso una protesta avrebbe avuto, ed ha avuto, semplicemente il significato di una protesta, di un “non vogliamo, da italiani, che quest’uomo rappresenti il punto di vista italiano sulla lotta alla Mafia”.

  7. Federico dice:

    15 apr 2011 alle 11:28

    Io penso che Alfano vi avrebbe accusato di faziosità, e al primo mezzo accenno di protesta se ne sarebbe andato. Poi sareste stati accusati dai media di “proteste incivili”. E non ci vuole la sfera di vetro per immaginare una cosa del genere, perchè è già successo in passato.
    Il problema grosso è che tutti ormai sanno tutto, poi però c’è una buona parte degli italiani chi non vuole capire, o che capisce e se ne frega. Opinione personale, non è una critica a te. Il tuo discorso è logico, o meglio sarebbe logico, se l’Italia fosse un paese normale.

  8. Berlino cacio e pepe dice:

    15 apr 2011 alle 11:49

    premesso che io non ho partecipato alla protesta, non stavo lì per questo (bensì per scriverne un articolo), capisco ciò che dici, ma dubito che Alfano se ne sarebbe andato via, non si sarebbe trovato in uno studio Rai dove i politici dettano il buono e cattivo tempo, ma davanti ad una platea di studenti di tutto il mondo, con tanto di professore tedesco e rettore. Se avesse avuto la possibilità di parlare, ciò che penso che gli sarebbe stata concessa dal pubblico (che non avrebbe urlato impedendogli di prendere la parola), e solo alla fine fosse stato contestato, beh, sarebbe stato difficile far passare il tutto come un atto di non democraticità.
    Purtroppo però, mi appiglio a troppi “se”. Sarebbe stato bello vedere ciò che sarebbe successo, e non ci sarà forse occasione che succederà mai più.

  9. Pasquale Incoronato dice:

    15 apr 2011 alle 23:34

    Spero che abbiate letto l’ottimo articolo uscito sul Tagespiegel del 15.04, riportato a pagina 5, nella pagina della politica. È un articolo stupendo perchè chiarisce bene cosa è successo ieri. In Germania ci si informa leggendo i giornali. Quindi, in termini politici, la giornata di ieri è stato un grande successo mediatico. I cittadini italiani presenti in sala hanno mostrato coraggio civile e si sono ribellati alla liturgia preparata ad Alfano. Nella fuga è stato denudato, hanno perso la divisa anche quegli ufficiali scappati dalla sala. Tutta la messinscena è crollata. Senza violenza, da sola. Andrea non mi dispiace neanche un poco di non aver potuto confrontarmi col Potere (falso, ipocrita, etc.) nella persona di Alfano, di non averlo messo in difficoltà con qualche domanda, compito per niente difficile. Rinuncio volentieri a questo sfogo personale. Non serve protestare contro Alfano, comparire in TV. La protesta, il confronto, funzionano là dove le regole sono condivise, dove l’informazione è libera. Dobbiamo cotruire progetti alternativi non solo a Berlusconi, ma a tutto un sistema corrotto che non risparmia nessun partito. La classe politica attuale e i sui sistemi di potere non possono essere riformati. E se la società civile si ribella, questi castelli crollano da soli. Senza alcuna violenza. DDR docet.


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