Desda Art a Berlino: la festa del colore
Lo scorso venerdì, all’interno della Guida della settimana, vi avevo consigliato di passare al vernissage della mostra dei lavori Desda – Art presso la nuova sede di La Melograna (Gryphius Strasse 23). Se non l’avete fatto, ma vi piacciono comunque i bei colpi d’occhio di colore, quelli che come appaiono, anche lateralmente, all’interno del vostro sguardo, immediatamente vi si posizionano al centro, vale la pena davvero regalarvi questi attimi di gioia visiva e passare uno dei pomeriggi di questo mese e valutare voi stessi. “My favorite colour is Desda – Art” continua infatti fino al 31 ottobre e un assaggio fotografico lo potete vedere giù qui nell’articolo grazie alle foto dell’evento realizzate da Serena Calò.
Se è vero che l’artista più di ogni altri riflette nelle proprie opere un bagaglio di sub inconscio, suggestioni e sensibilità dalle provenienze più disparate e impensabili, Clara Scapecchi (questo il nome che si nasconde dietro Desda – Art) è speciale fin dalle origini. Italiana,figlia di un papà toscano e di una madre del Madagascar (ma con padre giapponese), è difficile non pensare che questo affascinante incontro di culture e respiri che si porta dentro fin dal Dna, non giochi un ruolo fondamentale all’interno del proprio talento artistico come, del resto, conferma lei stessa nel proseguo dell’intervista. Il resto viene da un concentrato di altre esperienze che, almeno dovendole riassumere a grandi linee in “tappe della vita”, la vedono nata ad Arezzo, cresciuta tra Monte San Savino e Cortona, ma con vari viaggi in Madagascar (“un posto che mi ha dato la possibilità di sviluppare l’intuito e la passione per i colori e per le forme, potendo osservare da vicino piante ed animali unici al mondo”), studentessa dell’Istituto Pantheon Design & Technology di Roma (mentre la famiglia, almeno il primo anno, la pensava iscritta a Psicologia), cittadina di Londra nel 2010 (“dove mi sono dedicata allo studio della lingua e alla frequentazione assidua dei musei, delle gallerie e degli spazi espositivi della capitale britannica”) e di Berlino dal 2011 mentre, nel frattempo, anche a distanza, da freelance, continua a lavorare per varie agenzie pubblicitarie.
“Sto continuando con il mio lavoro, ma questo è un periodo in cui sento forte l’esigenza di dedicarmi sempre più alla pittura, è una passione alimentata dalla potenza materica degli elementi utilizzati. Toccare i colori, sentirne gli odori, sperimentare le differenti textures è un processo che mi affascina e libera molto, oserei dire molto più dell’uso freddo e distaccato di un computer. Questa ricerca del colore e della forma in ogni mio lavoro, si traduce nelle tele a tecnica mista in cui riverso tutto ciò che ha contribuito a formare la mia personalità artistica: immagini e suggestioni derivanti dalle mie terre di origine, ma anche icone ricorrenti nel mio immaginario, persone e personaggi da cui traggo ispirazione, per lo più figure femminili, ovvero la donna rappresentata nella sua forza e nella sua fragilità”.
Perché vivere a Berlino? “Sono stata subito colpita dalla forza ispiratrice di questa città dai mille contrasti e colori. Berlino mi piace veramente tutta perché è variegata. Se dovessi dire le mie zone preferite dico gli ex quartieri-centrali dell’ex est, in particolare riferisco l’ex est, Prenzlauer Berg con tutti i suoi baretti e ristorantini nonché la Kulturbrauerei e al suo bel Soda Club, dove spesso mi ritrovo il giovedì o la domenica con amici italiani, tedeschi e cubani tutti a ballare salsa e a bere una caipirinha niente male!”.
Prossimi progetti? “E’ prevista un’altra mia mostra a Gennaio 2012 presso il Caffè degli artisti, un bar-caffè di Kreuzberg nella Fidicinstraβe, gestito da un bel gruppo di giovani italiani in gamba, sardi per la precisione . Vi si svolgono varie attività culturali e sarà un grande piacere entrare nel novero dei vari artisti che vi hanno esposto e lasciato un ricordo”.
La frase del post
Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori.
John Ruskin
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