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La chiusura del Kiki Blofeld, i rimandi del Maria e il count down del Tacheles

Ne avevo parlato solo qualche giorno fa, ora è ufficiale, il Kiki Blofeld chiude definitivamente quest’anno, per l’esattezza il 12 Settembre e per salutare i tanti berlinesi che nei suoi sette anni di vita l’hanno amato e frequentato, organizza una tre giorni di festa che va dal 2 al 4 settembre. Si tratta di concerti con musica dal vivo (ce ne è sempre uno alle 21), discoteca (si parte sempre alle 23 nella splendida location del garage per imbarcazioni) ed eventi di vario tipo che sarebbe un peccato perdersi: la location è straordinaria. Controllate qui il calendario degli eventi (o fatelo su facebook). Fa male leggere “Adieu Kiki”, mi auguro che succeda come è stato per un paio d’anni per il Bar 25, quando le feste d’addio sembravano ormai essere una scusa per fare il tutto esaurito, ma che alla fine, proprio l’anno scorso, ha chiuso davvero, ma ormai le ruspe e l’immancabile gentrification sono dietro l’angolo.

Se ne va così un altro pezzo della Berlino del 2000 (il Kiki ha 7 anni), quella che aveva fatto del confine sulla Sprea tra Mitte e Kreuzberg una delle zone più belle e suggestive di Berlino. Un mese e mezzo fa ci ha salutato anche il Maria am Ostbahnof che in queste settimane ha sorprendentemente ripreso a programmare, ma con un altro nome, ADS. La ragione? Il nuovo proprietario dell’area ha deciso di rinviare di qualche mese quei lavori che trasformeranno il famoso locale in un residence-hotel (anche se non è sicuro che alla fine non ci scappi qualcos’altro, leggasi uffici o banche), ma era già stata fatta una festa di chiusura e così, per non prendere in giro chi partecipò a quel malinconico weekend di festa di saluti, lo si è riaperto con un’altra dicitura. Il Tacheles nel frattempo ha chiuso da marzo una grossa parte del proprio giardino, compreso il celebre Cafè Zapata (dove due anni fa conobbi quelli che sono ancora alcuni dei miei migliori amici qui a Berlino), e continua ad organizzare le proprie mostre ed eventi appesi al filo dell’incertezza, di un’asta che a breve ci sarà, quasi sicuri che il comune non comprerà lo storico palazzo lasciando che l’ennesimo (anche qui) residence o banca trasformi definitivamente questa zona di Mitte che nel 1990 cadeva quasi a pezzi, un nuovo quartiere borghese ad uso e consumo turistico. Non che il Tacheles fosse rimasto lo stesso in questi anni e abbia gestito al meglio la popolarità che si era guadagnata nel corso degli anni, ma a suo modo era un emblema della vitalità berlinese, nonché il terzo palazzo più visitato da turisti dalla città. Vi riporto la sua storia tratta dal sito:

 Il centro commerciale Friedrichstraßepassage, conosciuto come “la cattedrale del consumo”, fu costruito tra il 1907 e il 1909. Era il secondo centro commerciale di Berlino è una delle prime costruzioni in cemento armato. La facciata contiene elementi di stile gotico e neoclassico. In mezzo al passaggio si può ammirare una delle piú grandi cupole in cemento armato di Europa. Tanto la tecnica quanto il disegno architettonico dell’edificio sono espressioni dell’inizio dell’era moderna.

Nel 1928 la compagnia di strumenti elettronici AEG entrò in possesso dell’edificio elo utilizzò come “Casa della Tecnologia” per esposizioni e presentazioni commerciali, ma anche cinematografiche. Nel 1936 vi furono trasmessi televisivamente i giochi olimpici, per la prima volta al mondo. Dopo il 1933 i vari spazi dell’edificio cominciarono ad essere utilizzati da varie organizzazioni connesse al nazismo. L’unione dei lavoratori tedeschi DAF, controllata dai nazisti, prese in gestione l’edificio nel 1941, per stabilirvi una sede SS. Nel 1943 dei prigionieri francesi furonorinchiusi provvisoriamente nell’attico.

Con la fondazione della GDR nel 1949 l’edificio fu trasferito in proprietà della trade union FDGB, facente parte della Germania dell’Est. In seguito alla Separazione della Germania e di Berlino, la costruzione rimase vuota salvo che per usi a breve termine, come per l’armata NVA o per la Scuola circense, e comincio ad andare in rovina.Nonostante che il Friedrichpassage fosse stato distrutto soltanto parzialmente durante la Seconda Guerra Mondiale, due ispezioni ufficiali, l’una del 1969, l’altra del 1977, ne raccomandarono la demolizione. All’inizio degli anni Ottanta alcune parti del complesso furono effettivamente demolite. Grazie a un sotterraneo di due piani, costruito come sostegno nel 1923-24, l’ala ancora oggi esistente sopravvisse. Dopo la caduta del muro nel 1989 a Berlino Est sorse un movimento “squatter”. In particolare nei quartieri centrali Mitte, Prenzlauer Berg e Friedrichshain tale subcultura occupò il vuoto creato dalla scomparsa della GDR. La demolizione finale dell’edificio, prevista per aprile1990, fu evitata grazie all’occupazione promossa dal Gruppo di artisti Tacheles. Grazie al sostegno delle pubbliche istituzioni la sopravvivenza dell’edificio fu poi ulteriormente garantita, e, dopo un’ulteriore ispezione, l’edificio fu considerato parte del Patrimonio monumentale nazionale. Nel 1998 la compagnia di investimenti FUNDUS ha comprato l’edificio sotto la condizione che il Tacheles potesse continuare ad esistere quale luogo storico e culturale. Fu stabilito di conseguenza un affitto simbolico di un marco tedesco al mese. Nel 2000-02 la costruzione fu restaurata, seguendo una procedura architettonica che ha posto in contrasto lo stile decadente delle rovine con elementi contemporanei e tecnologici.

La Art House Tacheles è ancora oggi un luogo di incontro internazionale, vòlto alla promozione e allo scambio di nuove concezioni artistiche e culturali. Oltre al teatro, al cinema e ai bar, uno degli elementi di base dell’attività del Tacheles è la messa a disposizione di numerosi spazi nella forma di ateliers per giovani artisti provenienti da tutto il mondo.

Maledetta gentrification verrebbe da dire. Con una crisi economica che sembra stia mietendo vittime ovunque, tanto che anche se poi non c’è stata conferma, si è parlato la scorsa settimana anche di un abbassamento del rating dei titoli di stato tedeschi, l’unica speranza è che questo rischio recessione possa frenare gli investimenti di chi pensa che il mattone sia sempre remunerativo nel lungo periodo. Purtroppo però con delle casse della città piene di debiti, il fatto che qualcuno stia facendo di tutto per avvantaggiarsene è sempre più una realtà.

La frase del post

Parigi è sempre Parigi e Berlino non è mai Berlino!

Jack Lang, ex ministro della cultura francese,  2001

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