La Germania e il calcio femminile: sexy e vincenti
La prima e unica partita giocata a Berlino del campionato del mondo di calcio femminile è stata vinta dalla Germania contro il Canada allenato dalla nostra Carolina Morace per 2 ad 1. Sarà che le tedesche già di loro sono spesso grosse, alte e alcune preferisco anche io non provocarle che chi la vincerebbe in un’ipotetica rissa è tutto da vedere, sarà che gli ormoni profusi alle atlete della DDR per primeggiare nello sport hanno un effetto dopante anche sulle nuove generazioni, sarà che in una società “multi-kulti”, il calcio, come la musica, è un linguaggio universale che unisce e che conoscono un po’ tutti, ma le tedesche sono le migliori giocatrici al mondo, hanno già vinto le ultime due edizioni della manifestazione e sono le grandi favorite per questa sesta edizione (il mondiale esiste dal ’91), visto che giocano anche in casa.
Il calcio femminile è nato in Inghilterra alla fine del 1800. Negli anni 20’, il gioco era così
diffuso che la federazione inglese, per cercare arginare il fenomeno (la prima partita ufficiali tra donne fu un Inghilterra sud vs Inghilterra nord nel 1895), vietò alle donne di giocare sugli stessi campi degli uomini, costringendole di fatto, a non giocare mai su campi professionali). Molti anni dopo, nel 1955 il DFB, la Federazione Tedesca del Calcio, vietò il calcio femminile perché lo considerava “contro la natura della donna, danneggia la salute della donna e riduce la sua fertilità.” Fu riabilitato solo qualche anno dopo, e i risultati internazionali (già tre titoli vinti) ne hanno fatto un vanto del movimento sportivo tedesco.
Per quanto non sia uno sport seguitissimo, nella sua versione gentil sesso, la Germania sta facendo di tutto per attirare sulla competizione l’attenzione dei media e il tifo dei propri connazionali. La TV tedesca
trasmette tutte le 32 partite dal vivo e a due settimane dall’inizio del campionato su 800.000 biglietti complessivamente disponibili sono già stati venduti 670.000. Secondo un sondaggio tedesco del quotidiano Die Zeit, gli uomini tedeschi sono più interessati al mondiale di quanto lo siano le donne (60% contro 40%) e così è su di loro che si punta per trovare nuovo pubblico. Berlino è piena di manifesti dallo slogan “vi vendichiamo noi”, rivolto ai maschietti che l’anno scorso si fecero battere dalla Spagna in semifinale. Alla Cristopher Street Parade di sabato scorso, uno dei pullman addobbati a festa, con gente che dentro ballava e salutava il pubblico era quello dedicato al calcio femminile, con tanto di piccolo corteo organizzato e in divisa a seguire con vari ironici cartelloni di incitamento verso la nazionale femminile di calcio. Certo, dato il contesto, ovvero un gay pride, si è un po’ ricalcato lo stereotipo che immagina le calciatrice come ragazze sempre lesbiche, ma poco importa, l’importante in certi casi è semplicemente attirare l’attenzione. Stessa cosa dicasi per le immagini che hanno destato tanto scalpore (e in questo caso, attirato in maniera positiva gli ormoni dei maschietti) il servizio fotografico pubblicato sulla versione tedesca di Playboy, di cinque calciatrici della nazionale under 21 tedesca in pose e abiti succinti (qui il video del dietro le quinte, io voto Sleina Wagner). Cinque ragazze a cui i polpacci grossi levavano poco o nulla quanto a sex appeal (qui a accanto vi ho messo una foto, cliccate per ingrandire). Il messaggio sottinteso al servizio è: “Guardateci, siamo normali e femminili come tutte le altre”. Certo, difficilmente le calciatrici saranno mai sexy come le giocatrici di beach volley o le surfiste, ma secondo una recente classifica di una rivista americana, tra le donne dello sport reputate più belle al mondo ci sono proprio due calciatrici, entrambe americane Alex Morgan e Kelly O’Hara.
La “più bella” della nazionale maggiore tedesca sembra sia Fatmire Lira Bajramaj, una mora e riccia calciatrice a cui la Bild qualche giorno fa ha dedicato la prima pagina del suo giornale. Si tratta di una giovane (classe 1988) ragazza scappata dal Kosovo a tempi della guerra assieme alla sua famiglia e da ormai dieci anni con nazionalità tedesca. E’ una centrocampista offensiva (domenica non ha segnato), l’anno scorso è arrivata terza al pallone d’oro femminile, fidanzata da anni con un modello e attore albanese e anche scrittrice grazie all’autobiografia pubblicata nel 2009, dall’emblematico titolo: “Il mio goal nella vita”.
La finale del mondiale si svolgerà il 17 luglio: sarà ancora una volta Germania?
La frase del post
Nel calcio non vince chi è forte… nel calcio è forte chi vince!
Holly e Benji
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