Zingarate

L’America degli anni ’60 negli scatti di Dennis Hopper ritrovati in soffitta

Billy: Che c’è di male nella libertà?La libertà è tutto!

George: Ah sì, è vero: la libertà è tutto, d’accordo… Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura

Così Jack Nicholson rispondeva a Dennis Hopper in Easy Rider, uno dei film più importanti della storia del cinema non tanto per la sua bellezza, quanto per la capacità di riassumere su pellicola un intero momento storico e sociale americano, quello dell’american dream come sogno destinato a fallire e di una cultura hippie-pacifista sempre più diffusa. Quel film Hopper non solo lo interpretò, ma lo scrisse (assieme a Peter Fonda e Terry Southern) e, soprattutto, lo diresse. Era il 1969 e da allora Hopper non si fece notare molto per progetti particolarmente ispirati e se da attore comunque partecipò ad Apocalypse Now e Velluto Blu, da regista non fun mai in grado di ripetersi. Del resto la sua vera passione, più della macchina da presa, era la fotografia e sono infatti i suoi scatti ad essere portati in mostra qui a Berlino dal 20 settembre al 17 dicembre presso il Martin Gropius Bau (Niederkirchnerstraße 7).

Il sottotitolo della mostra è Foto Vintage degli anni ‘60 e questo perché dei tanti scatti di Dennis Hopper sono mostrati solo quelli del periodo in cui lui assieme ai vari Jack Nicholson, Paul Newman, Peter Fonda, James Rosenquist, Andy Warhol,  Niki de Saint Phalle rappresentavano a vari livelli un cambio di prospettive culturali che andava dalla Nuova Hollywood alla Pop Art, passando per il rock elettronico. Le foto non sono state mai state al centro di una mostra prima di questo tour mondiale (che per la prima volta tocca l’Europa) e questo perchè, come in tante leggende, sono state trovate solo dopo la morte di Hopper (2010) in cinque scatoloni fino ad allora dimenticati. Avrò la conferma appena mi recherò alla mostra, ma pare che i cari scatti saranno appesi alle pareti del museo senza alcuna cornice, ma mettendo in evidenza le eventuali note che Hopper aveva lasciato sul retro delle stesse o in vari taccuini. Hopper girava molto, era uno spirito libero come lo era il suo Billy di Easy Rider e, non come gli hipster di oggi, girava continuamente con la propria macchina fotografica non perché facesse fico ogni tanto tirarla fuori e fare uno scatto all’ennesimo tramonto visto da un binario della metropolitana, ma perchè aveva davvero soggetti e storie da fotografare (basta vedere alcune delle immagini di questo articolo, tutte © The Dennis Hopper Trust, Courtesy of The Dennis Hopper Trust). Hopper ha vissuto, dall’interno, un epoca di cui noi tutti continuamo a sentire parlare ed evochiamo allo stesso tempo come un periodo di miti e mitologie. Dare una sbirciata da questo piccolo buco della serratura di una porta di Los Angeles a lungo rimasta chiusa è un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Per sapere orari e giorni di visite e prezzo del biglietto, consultate il sito del Martin Gropus Bau.

La frase del post

Questo è il modo in cui finisce questo mondo del ca**o………non con un BOOM, ma con un gemito..

Dennis Hopper (era il fotoreporter) in Apocalypse Now

DIVENTA FAN DI BERLINO CACIO E PEPE SU FACEBOOK CLICCANDO QUI

PER SCOPRIRE TUTTI GLI ARTICOLI DEL BLOG DIVISI PER CATEGORIA (COME CERCARE CASA, LOCALI, RISTORANTI, COSA VEDERE E TANTO ALTRO) CLICCAQUI

SEGUI BERLINO CACIO E PEPE SU TWITTER, CLICCA QUI

Ti è piaciuto questo articolo? Seguici su Facebook!

VN:F [1.8.7_1070]
Gradimento: 10.0/10 (1 voto)
L'America degli anni '60 negli scatti di Dennis Hopper ritrovati in soffitta 10.0 1

Articoli correlati

Non ci sono commenti

Lascia un commento