Zingarate

Tre mostre da non perdere a Berlino

Berlino è sempre ricca di interessanti appuntamenti artistici. Il tour per i vernissage del venerdì sono un appuntamento fisso per chi vuole respirare la Berlino giovanile e creativa, ma ciò non toglie che le mostre “istituzionali”, o quasi (difficile dire cosa a Berlino sia del circuito off e cosa no), siano normalmente almeno altrettanto valide. Arrivo tardi a segnalare il Browse – Cartoons im Kiez, festival dedicato alle vignette, le animazioni e i fumetti che dallo scorso 29 ottobre fino a questo sabato invade circa 60 locali e gallerie in giro per Kreuzberg. Io ieri ho visitato una delle mostre con più lavori, quella al primo piano del Marheineke Markthallee su Bergmannstrasse (il mercato al chiuso che si trova all’incrocio tra la suddetta strada con Friesenstrasse). Le vignette sono in molti casi eccezionali, si sorride parecchio camminando osservando le opere, su tutte mi ha colpito (amaramente, ma comunque strappandomi anche una risata) il quadro/installazione di Arteschok (questo il sito): un grande televisore con all’interno un Berlusconi legato a delle manette che, a loro volta sono legate alle zip due donne in abiti succinti poste accanto a lui. Davanti il quadro (che è una sorta di collage a più profondità) c’è un filo con una banana che, tirato verso il basso, muove i polsi dell’ex premier e tira giù le zip delle due donne. Il titolo? La Repubblica delle Banane (questo, per chi ha facebook,  è un video che ho fatto con il mio amico Luca). Il resto delle opere, tra vignette sul capitalismo, Stev Jobs, nazismo e Ddr mi hanno rallegrato durante la buona mezz’ora di visita (gratuita). Per avere un quadro completo di tutte le gallerie e locali che ospitano il Browse Cartoons im Kiez controllate questa pagina del sito.

Alla Willy Brandt Haus (dal martedì alla domenica, da mezzogiorno fino alle 18, ingresso libero, ma portatevi un documento d’identità, è la sede dell’SPD) le mostre da vedere sono invece due, entrambe sono fotografiche e sono una meglio dell’altra. Se gli scatti di Mario Giacomelli , raggruppati sotto il titolo “Orte, Landschaften, Seelenzustände – Fotografien von Mario Giacomelli (1925-2000)” (in mostra fino al 22 gennaio) stupiscono soprattutto per la capacità di cogliere tanto la vita rurale del centro Italia del primo dopoguerra, quelli esposti da  Jürgen Schadeberg  al piano superiore, dal nome “Fotografien aus sieben Jahrzehnten”(in mostra fino al 15 gennaio) hanno un tale legame con la Storia, quella son la esse maiuscola, che alla fine le riflessioni che ne nascono ti accompagnano per il resto della giornata. Vedere il Mandela degli anni ’50 fotografato quando ancora l’incarceramento per ventisette anni doveva venire e poi rivederlo immortalato dallo stesso occhio del fotografo a distanza di quaranta e cinquanta anni, con lo stesso accogliente sorriso, è qualcosa che ti prende allo stomaco. Schadeberg è uno di quei fotografi che non solo viaggiavano (e viaggiano tuttora, visto che è ancora in attività), ma che soprattutto capivano in anticipo dove appostarsi, cosa inquadrare e perché, in grado di pensare tanto al futuro prossimo che a quello lontano. Il suo reportage dal Sudafrica negli anni ’50 ha una tale vitalità e capacità di portare l’osservatore indietro nel tempo, che poche volte mi era capitato di provare (e così, il giudizio su tanti pseudo fotografi che fanno di tutto per esporre senza rendersi conto che non è che valgano granché, diventa ancora purtroppo ancora più severo). In generale, a volere fare una considerazione in più sulle iniziative della Willy Brandt Haus (dove già vengono esposti gli scatti del World Press Photo – il mio appuntamento preferito dell’anno come già scrissi tempo fa), c’è da dire che la scelta di ospitare mostre gratuite in una sede di partito è un bel modo di avvicinare la gente a sé, portando magari anche persone che mai voterebbero per quel simbolo a constatare come in quei luoghi (tutto è trasparente) si lavori alacremente e si sia aperti alla cultura e al rapporto con il cittadino. Ogni volta che entro alla Willy Brandt Haus mi viene voglia di scattare una foto come se fossi in un museo o di mettermi in posa accanto alla statua di Willy Brandt: questo senso di reverenza non penso che l’avrei entrando in una qualsiasi delle tante sedi dei nostri pessimi partiti, dove anche se i palazzi meriterebbero (e meritano certe volte) una visita guidata, nessuno ce l’offrirà mai né potremo mai vedere ciò che accade a porte chiuse. Ed è meglio così, soprattutto per molti politici….

Ritornando alle mostre (di cui trovate una breve photogallery su questa pagina facebooknon rimane quindi che l’imbarazzo della scelta per chi ha voglia di dedicare qualche ora a sé stessi e al piacere di osservare i lavori di artisti in grado di vedere il mondo da altre prospettive. La Willy Brand Haus non è lontana dalla Markthalle, una ad Hallesches Tor, l’altra su Bergmannstrasse: un tour unico, magari con fermata approvvigionamento durum da Mustafa a Mehringdamm, o fetta di torta/cupcake da Barcomi su Bergmannstrasse,  potrebbe essere una buona idea…

La frase del post

Io non ho mani che mi accarezzino il viso

Poesia di David Maria Turoldo, citata come fonte di ispirazione per i lavori di Mario Giacomelli

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