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Quello strano rapporto a tre tra italiani, tedeschi e telefonino

Ogni volta che torno in Italia mi capita spesso di ripensare a due splendidi video realizzati da Bruno Bozzetto rispettivamente sulle differenze tra italiani ed europei in generale ed italiani e tedeschi in particolare. Nel primo di questi, al minuto 4:10 circa, si può vedere una delle più grandi verità che contraddistingue il nostro popolo: l’uso smodato del telefono cellulare. Oggi mi è tornato il pensiero a questa sequenza dopo aver letto /ascoltato questo articolo della Sueddeutsche Zeitung sui 310 milioni di sms solo tra cellulari tedeschi previsti come traffico dalla Bitkom la notte di San Silvestro. Calcolando che in Germania la popolazione è di circa 80milioni, anche pensando che non esistano neonati o persone che per scelta il cellulare non ce l’hanno (ed io invece ne conosco ben 3 solo a Berlino), la media è altissima, quasi quattro messaggi d’auguri a persona. Non so i dati italiani, ma penso che non siamo tanto distanti come media visto che l’anno scorso eravamo sopra di loro per media di cellulari a persona e dalla mostra abbiamo anche l’episodio-emblema della nostra storia politica recente: Berlusconi che parla al cellulare (a suo dire con Erdogan) al vertice di  Kehl dell’arpiule 2009  mentre la Merkel lo aspetta irritata per la foto di gruppo.

Prendendo la  metro a Berlino si può stare al cellulare per tutta la durata del tragitto. Salvo eccezioni c’è “campo” ovunque, ma nonostante questo sono poche le persone che vivono il vagone come una sala per conversazioni telefoniche. Sarà che i berlinesi sono squattrinati e le telefonate costano, sulla metro si legge, si gioca e si scrivono sms, ci si guarda intorno (a volte anche per rimorchiare come raccontai qui), ma è raro che si parli al cellulare , quasi che abbiano fatto proprio quell’aforisma di Ambroce Bierce contenuto Il Dizionario del Diavolo del 1911 secondo cui il telefono è quell’“infernale invenzione che elimina parte dei vantaggi inerenti alla saggia abitudine di tenere a distanza le persone sgradevoli”. Sulla metro chiacchierare con il telefonino è visto come maleducazione (più che il bere la birra, bah), e anche sentire lo squillo della suoneria del vicino è contestato. Ci sono cartelli sulla metro che invitano a tenere il tono di voce basso nel caso si stia al telefono. Nel 2007, come si può leggere qui, fu anche lanciata una campagna della BVG contro le suonerie dei cellulari e va bene che ci sono tanti altri problemi più seri, ma francamente la trovai – e la trovo tuttora- più che mai indicata. Noi italiani amiamo la chiacchiera (lo scrittore Pino Caruso ha scritto nel 2009: “Il miglior motivo per telefonare a un amico è di non averne nessuno”), spesso vedo tanti turisti che incuranti delle tariffe per chi chiama o riceve stando all’estero, stanno minuti con l’orecchio tatuato sul ricevitore parlando della propria vacanza come nel salotto di casa strillando come se la voce si dovesse sentire ad orecchio nudo fino al di là delle Alpi . Su un autobus a Roma (ne sto avendo ennesima conferma in questi giorni di vacanze in Italia) le voci di chi sta al cellulare sono un rumore caratteristico di fondo come lo è lo stridio dei freni ad ogni fermata.  Anche i filippini, i pakistani e i tanti altri immigrati parlano a più non posso, copiandoci quella che è ormai un’usanza di cui dovremmo avere il copyright.

Le abitudini cambiano ed ormai non è così difficile trovare tedeschi/berlinesi che posano il cellulare a tavola mentre mangiano al ristorante o amici che chiacchierano con te in un caffè mentre scrivono un sms o uno status su Facebook o su Twitter assicurandoti che ti stanno dando tutta l’attenzione possibile (ma che finiscono con l’annuire distrattamente anche quando gli poni una domanda aperta) , ma un tempo non era cosa comune. L’unica cosa che ancora non è passata, non fino in fondo almeno, è l’ “arte dello squilletto morto”, una tecnica a mio avviso inventata dagli italiani che anni fa ha vissuto un’imbarazzante deriva concettuale tra i giovanissimi (ne fui vittima e artefice anche io) che si squillavano a vicenda semplicemente per dire “ti penso”, ma che i più abili sono riusciti ormai a trasformare in un semplice linguaggio cifrato per dare risposte chiare e concise. Se i tedeschi si mandano messaggi o si chiamano per comunicare velocemente, a noi italiani basta uno squillo. “Sto sotto casa che ti aspetto” è uno squillo morto, “ok, facciamo come mi hai scritto nel precedente messaggio” è anche questo uno squillo e basta così come “chiamami”, “sto arrivando”, “sono in ritardo”, “sei in ritardo” e tutto il resto. Il nostro codice Morse nazionale è basato prima di tutto sulla sicurezza che  chi riceverà il nostro squillo saprà interpretarlo nella maniera giusta. Ogni volta che provo a spiegare questo sistema ad un mio amico tedesco o straniero devo ricorrere a carta e penna e finisce sempre che alla fine ci si chiami o ci si mandi un sms. Per la gioia di Antonio Meucci, gli equivoci in Germania, soprattutto quando si parla di puntualità e precisione negli appuntamenti non sono tollerati, con buona pace degli italiani e dell’arte del comunicare con il telefono senza neanche accettare la chiamata.

La frase del post

Il telefono è un buon modo di parlare alla gente senza essere obbligati a offrir loro da bere.

Fran Lebowitz

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3 Commenti

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3 risposte a “Quello strano rapporto a tre tra italiani, tedeschi e telefonino”

  1. Francesco dice:

    07 gen 2012 alle 15:11

    “Ogni volta che provo a spiegare questo sistema ad un mio amico tedesco o straniero devo ricorrere a carta e penna e finisce sempre che alla fine ci si chiami o ci si mandi un sms.” Sono completamente d´accordo. SOlo mia moglie, che é tedesca, dopo 8 anni, ha imparato ( ma non sempre ci riesce) a farmi uno squillo morto….Mia suocera, tedesca anche lei, sta imparando, ma con difficoltá….

    Tutti gli altri tedeschi che conosco non capiscono il sistema di dover fare uno squillo. Quando sono con me e vedono che faccio uno squillo ad un italiano e questo mi richiama ( oramai con la tariffa fissa di O2 non si paga neanche)mi chiedono sempre: “Ma come faceva a sapere che ti doveva chiamare?”

    Telepatia!

  2. marisa dice:

    28 gen 2012 alle 11:39

    come tradurre i testi che ricevo su facebkodal tedesco in italiano’?

  3. Berlino cacio e pepe dice:

    28 gen 2012 alle 11:52

    mmm, non ho capito bene di che parli


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