Restare e vivere a Berlino
A Berlino gli amici non ci metti molto a farteli. Di stranieri come te ce ne sono migliaia, molti di loro sono appena arrivati come sei appena arrivato tu e hanno i tuoi stessi problemi. L’anmeldung, il tedesco, la ricerca di un posto di lavoro, convincere una wg che sei la persona giusta per occupare la camera sfitta o addirittura cercare un appartamento e a quel punto ecco il problema delle garanzie, assicurasi o non assicurarsi, cercare di risparmiare e trovare un posto dove fare un po’ di attività fisica quando fuori c’è la neve e non puoi semplicemente andare a correre o girare in bicicletta. C’è il ricercatore, il fotografo, quello laureato in lingue, il musicista, quello stanco della politica del proprio paese e quello che è arrivato qui per amore. Non c’è limite alle nazionalità e qualsiasi lingua tu voglia praticare hai pane per i tuoi denti e tandem-partner a disposizione, perché come tu stai cercando qualcuno, qualcuno sta cercando te. Inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco, russo, rumeno, cinese, giapponese, persino l’italiano se sei una di quelle persone che non crede che per integrarsi in un nuovo Paese si debba far di tutto per evitare i propri connazionali e che, in fin dei conti, la sera, dopo una giornata di lavoro e stress, pensi pure che non ci sia niente di male a rilassarsi e parlare italiano, magari citando battute di Corrado Guzzanti che mai nessun straniero capirebbe tradotte anche se tu hai il migliore inglese o tedesco del mondo. Ed è vero che se dovessi compilare una classifica dei tuoi migliori amici nella vita, quelli che chiameresti per un consiglio che potrebbe cambiarti la vita, non c’è niente da fare, e come sosteneva nel finale il Titta Di Girolamo di “Le Conseguenze dell’Amore”, in quelle circostanze il tuo pensiero non può che correre agli amici di infanzia, quelli che hanno visto da dove sei partito e cosa sei diventato, quelli che sanno la mappatura del tuo carattere sottopelle, ciò che nascondi e ciò che vorresti perché è tutta una vita che lo vuoi, ma alla fine succede che ti affezioni anche a quelli nuovi di amici, i “berlinesi”, dopotutto sono loro quelli che ti sopportano un pochino alla volta ogni giorno, con cui stai condividendo la tua vita da adulto e che sai che, a differenza dei tanti amici che ti sei lasciato nel tuo Paese, stanno crescendo ad una velocità doppia perché vivere all’estero significa questo, arricchirsi di più, allargare il proprio orizzonte e porsi domande che prima non riuscivi neanche ad immaginare. Berlino va veloce e tutto questo te lo offre in tale quantità che è difficile sfuggirci. Est, ovest, turchi, integrazione, stato sociale, multikulti, efficienza, praticità, cinismo, affidabilità, pfand, ritardi di un minuto che valgono una telefonata di avvertimento (“Scusami, arrivo fra 45 secondi”) e conti singoli al ristorante: basta grattare un pochino su uno dei tanti dettagli della tua vita quotidiana per scoprire un fenomeno sociologico da osservare, capire e studiare e questo lo sai te come lo sanno gli amici che ti stanno accanto, quelli che vivono con te la stessa realtà di una città in cambiamento. “Berlino è una città condannata per sempre a diventare e mai ad essere” scrisse ad inizio novecento il critico d’arte Karl Scheffler e tu sei d’accordo, lo sei sempre stato
, ma quando ci pensi, la tua mente non vola verso il muro che non c’è più, sempre più nascosto e dimenticato, non si sofferma sopra il prato davanti all’isola dei musei che prima o poi diventerà un castello come quello degli Hohenzollern ante-guerra, cancellando del tutto l’idea che un tempo lì ci sia stato anche il Palast der Republik tutto Ddr ed amianto, non si sorprende amaramente di ciò che la gentrification ha fatto e continua a fare, la chiusura probabile del Tacheles, quella definitiva del Bar 25 e del Kiki Blofeld o il volto nuovo e borghese di quartieri un tempo ribelli come Prenzlauerberg e Friedrichshain, no, non si allontana così tanto osservando costruzioni, distruzioni, colate di cemento e cicatrici architettoniche grattate via, ma rimane molto più vicino a te. Perché è vero che i palazzi, i muri, i caffè, la Sprea e i prezzi dei locali stanno cambiando e la cosa non è che ti rallegri, ma quando pensi alla Berlino che cambia in continuazione, il primo pensiero va ai tanti vuoti che hai intono a te, ai tanti amici con cui hai condiviso, discusso e vissuto qui a Berlino, ma che poi se ne sono andati via, spesso senza quasi alcun preavviso. Una relazione finita, un lavoro offerto altrove, nostalgia di casa, mancanza di stimoli a rimanere o voglia di riceverne di nuovi. Quando eri arrivato a Berlino qualcuno ti disse che questa è una città che si sceglie per crescere, non per vivere, “una città a tempo”, se così si può dire. Ma tua hai scelto di rimanere e così inizi a cambiare le caselle. Con qualcuno rimani in contatto virtuale, tu scrivi uno status su facebook e lui e/o lei, dall’Italia o dall’altra parte del mondo te lo commentano dicendo quanto gli manchi Berlino e tu gli vorresti dire che a te mancano loro, ma virtualmente sembra tutto così melodrammatico che non ti va di sembrare inopportuno e spesso lasci stare, anche se sai che puoi avere fortuna una volta con gli amici, forse anche due, ma alla fine è difficile ricominciare sempre daccapo, le “prime volte” finiscono e nonostante tu sia venuto qui perché tutto è così vivace, tutto è così vitale, tutto è così “berlino”, in fondo al cuore non ti dispiacerebbe poi tanto l’idea di annoiarti con le solite persone per il resto della tua vita.
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ddm dice:
15 nov 2011 alle 14:46bell’articolo,andrea.
bello davvero!
Berlino cacio e pepe dice:
15 nov 2011 alle 15:00grazie!!!
angela dice:
15 nov 2011 alle 17:15Stavolta mi hai fatto piangere….bravo davvero
Roy dice:
15 nov 2011 alle 17:51Lungi da me far dei paragoni, ma quest blog è di gran lunga migliore di tutti gli altri( soltanto un mio pensiero personale sia chiaro), e senza dubbio il più perpetuo. Complimenti Andrea!
angela dice:
15 nov 2011 alle 19:39complimenti davvero, credo proprio tu dia voce a molte persone così.
Spreka dice:
15 nov 2011 alle 21:07complimenti vivissimi!
carlo dice:
15 nov 2011 alle 22:52E sempre più gente arriva ( 150.000 all’anno ) e sempre di più la città cambia con tanti spazi ancora da riempire. Spesso è già cambiata prima che tu te ne accorga. Il Tacheles per esempio secondo me è già morto da almeno 10 anni, da quando è diventato un’attrazione per turisti. Poco male se sparisce, Berlino non è solo questo, anzi è già molto altro che ancora non conosciamo.
Grazie per i tuoi bellissimi post !
Berlino cacio e pepe dice:
16 nov 2011 alle 07:57grazie a tutti ragazzi
Luca P. dice:
17 nov 2011 alle 14:55É la prima pagina web che ho aperto al mio rientro a Berlino.Piú che una coincidenza.
Articolo stupendo, da condividere in ogni punto.
La conclusione mi ha colpito ueber alles. Davvero.
Lisa dice:
19 nov 2011 alle 01:56Grazie per questo articolo stupendo e anche per tutti gli altri…A febbraio arrivo a Berlino per l’Erasmus, e tutto ciò che scrivi non fa altro che farmi attendere con più trepidazione ciò che mi attende!
giovanni dice:
22 nov 2011 alle 15:31Forse la malinconia che aleggia nelle parole fa parte della natura umana, allorchè la nostra provvisorietà ci costringe a tener conto che anche le sensazioni hanno un loro ciclo!
Da quello che scrivi, Berlino è talmente ricca e coinvolgente di emozioni da sembrare irresistibile ed è forse per questo che alla fine molti ritornano nella natia normalità.
Giovanni
michele baragatti dice:
28 nov 2011 alle 21:50Ho vissuto 3 anni a Berlino. Se avessi saputo scrivere lo avrei scritto io il tuo articolo. Con le stesse medesime parole.
raffaele librologo@libero.it dice:
26 dic 2011 alle 14:04sono stato appena 6 giorni a berlino e monaco, devo diere che mi e piaciuto
molto. peccato che non ho avuto altro tempo per
visitare la citta. m e vero che dicono che i tedeschi sono avanti
a noi italiani di 50 anni grazie
Lorenzo dice:
29 dic 2011 alle 21:43Complimenti Andrea, che bell’articolo.
Io vivo la situazione all’incontrario, ovvero convivo con una berlinese da tre anni nella mia cittá natale, Padova, e ogni volta che vado a Berlino con lei vorrei rimanere lá a viverci per sempre, mi piace troppo la cittá e il suo spirito (come dice il motto del Tresor, “True Spirit”), ma la realtá (lavoro, casa, genitori..) mi riporta a casa, in Veneto, anche se una parte del mio cuore, da qualche anno, é rimasto a Berlino..
Forse, come ha scritto Giovanni, é talmente ricca e coinvolgente da sembrare irresistibile e quindi mi rimbalza nella conosciuta tranquillitá quotidiana.
Lorenzo
Marco dice:
20 gen 2012 alle 20:39un articolo pieno di vibrazioni…bellissimo,hai espresso pensieri molto difficili da descrivere ma estremamente reali!
fra meno di un mese partirò per la borsa erasmus e questo blog di sicuro sarà un punto per la mia esperienza a Berlino.
ci si vede in giro
marco
giovanni dice:
06 mar 2012 alle 18:33Andrea Gerolamo(questo è il tuo vero nome)e’ davvero bello quest’articolo. Vibra di emozioni e sentimenti. Peccato che per me significhi anche perdere la speranza di riaverti vicino!!
P.S.: Perchè non rendi onore alla poesia del nonno di cui porti il nome (Gerolamo) facendo conoscere un suo scritto come il suo racconto struggente Cocçò? Da lassù sarebbe orgoglioso come me!
Papà
piero dice:
09 mar 2012 alle 12:01grazie andrea ! sei riuscito a mettere per iscritto quello che per molte persone che vivono a berlino e’difficile da spiegare sia all’ esterno che a se stessi . il continuo stupirsi alberga qui , parafrasando la voce fuori campo di un famoso film ” berlino e’ uno stato mentale “
Lettere dalla Germania dice:
22 lug 2012 alle 15:15“perché vivere all’estero significa questo, arricchirsi di più, allargare il proprio orizzonte e porsi domande che prima non riuscivi neanche ad immaginare”
Oppure come dico nella mia banalità… “finchè stai nella melma ti abitui pure alla puzza”
Andrea dice:
20 apr 2013 alle 08:16Ho scoperto Berlino nel 2008 grazie alla cocciutaggine di mia moglie che ne aveva intuito le caratteristiche ben prima di me…Bene,per me,e’ stato come innamorarsi di una donna,non riesco a farne a meno!Abito in una regione di confine (Friuli Venezia Giulia),per cui sono abituato a confrontarmi con piu’ culture e,fino a pochi anni fa,ho vissuto una situazione simile a quella Berlinese riguardo alla divisione cittadina;Gorizia e’ stata divisa da una linea di confine nella stessa maniera di Berlino,solamente che non e’ stato eretto un muro.Forse per questo,a Berlino,ho ritrovato una maniera di vivere che ho mi ha appartenuto per molti anni e che spero,in futuro,di poter riappropriarmi.Spero vivamente di riuscire a trasferirmi e,malgrado l’eta’,di riuscire a creare un’attivita’ per poter vivere tranquillamente;spero inoltre (ne sono quasi sicuro),di non avere mai nessun rimpianto o nostalgia di questa Italia,che non mi appartiene piu’!