Zingarate

A Berlino suonano anche i robot (dal vivo e con il basso in mano)

E’ vero, la musica di oggi si compone sempre più spesso davanti al computer e il suono del pianoforte esce sempre più spesso da un monitor che dalla cassa in legno d’abete, ma da qui a pensare che un giorno addirittura i concerti possano essere “automatizzati”, beh ce ne corre. E non è certo questo l’obiettivo di Kolja Kugler, un artista berlinese che da anni lavora alla costruzione di robot con scarti di materiali metallici e che ora ha lanciato il suo nuovo progetto: un’intera band di automi. Di certo non saranno interessanti per la musica che suoneraano, ma da un punto di vista visivo (che in questo caso è quel che conta) non c’è dubbio che un certo fascino ce lo avranno.

Del resto chiunque nell’ultimo biennio sia stato al Mauerpark in una domenica di bel tempo non può non avere visto la più celebre delle sue creature all’opera. Parlo di quel robot d’acciaio con finto toupé (d’acciaio) alla Elton John che settimanalmente intrattiene i curiosi passanti con piccole gag fisiche ed imitazioni. Non è il solito spettacolino di strada per cui ci si ferma dieci secondi prima di andarsene e pensare “carino, ma ho altre cose da fare”, è un po’ la versione live di Wall-E, dentro quei rumori robotici c’è anche un po’ di poesia. Parliamo di macchine eppure sembra un inno alla bellezza dell’artigianato e della manualità e il fatto che lo scheletro meccanico del robot e i fili che lo collegano al generatore siano poi ben visibili all’osservatore non fanno altro che sottolineare il genio del suo autore, presente ogni volta lì a pochi metri con il suo telecomando. Del resto Kugler è da anni sulla scena artistica internazionale, negli anni ‘90 fece parte del collettivo dei The Mutoid Waste Company e il suo “Sir Elton Kunk” è stato esibito in vari angoli del globo, dall’Australia agli Stati Uniti.

Metto qui sotto un video amatoriale di youtube girato lo scorso maggio al Mauerpark

Il nuovo obiettivo di Kugler, come detto, è di formare un’intera band di robot. Il primo di questi è un bassista di tre metri, gli altri membri (come al solito penso che sarà fondamentale trovare un bravo batterista) arriveranno prossimamente e per costruirli ci sarà bisogno di almeno 250 kg di rottami. “I rottami sono perfetti perché uniscono la forza del metallo alla delicatezza e alla complicatezza delle apparecchiature umanoidi” ha spiegato Kugler che la settima scorsa ha dato vita ad una speciale perfomance di presentazione presso ilRadialsystem di Berlino  “Realizzare un complesso musicale formato interamente da robot è sempre stato il mio sogno. Per il momento il bassita che ho costruito conosce solo due canzoni, ma presto amplierò il suo repertorio”. Kugler ha aperto da poco un blog su cui è possibile vedere i video della prima esibizione del suo bassista ed altre informazioni. Se volete visitarlo cliccate qui. La speranza a questo punto è una sola: che prima poi il suo robot impari anche il senso dell’umorismo del fantastico personaggio Sonny inventato da Asimov  per Io,Robot o la sarcastica depressione del Marvin, il robot depresso di Douglas Adams (qui una scena memorabile del film tratto da Guida Galattica per Autostoppisti). A quel punto come potremmo non volergli bene e mettere da parte i timori di un futuro apocalittico alla Terminator?

La prima  foto dell’articolo è di ©Oliver Becker (www.ollisfotos.com)

La frase del post


Ho fatto… delle cose discutibili… Cose per cui il Dio della biomeccanica non ti farebbe entrare in paradiso.

Blade Runner

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