Zingarate

Da Deichmann puoi trovare…..(shopping low-cost)

Cade la prima, vera neve, quella che sai che si attaccherà per terra perché si è appena attaccata anche al tuo giaccone, un congelamento a presa immediata che solo un meno dieci gradi può giustificare. Ed infatti fanno meno dieci e dal piccolo schermo che scende giù da ogni vagone della metropolitana per intrattenere i vari passeggeri, apprendo che domani notte si raggiungeranno anche i meno 15. Oltretutto c’è vento quindi la percezione del freddo è maggiore. Ma bando alle ciance, non mi piace lamentarmi né parlare del tempo, a meno che non siano casi eccezionali. Il tempo è questo e basta, Berlino non è san Josè e meno male che nevica, sennò ci troveremmo Al Goore al citofono pronto ad avvertirci che non c’è più tempo, che abbiamo fatto la frittata, i ghiacciai si sono già sciolti, gli orsi polari stanno cercando una camera in condivisione che abbia riscaldamento centralizzato e che il buco dell’Ozono è talmente grande che si sta vagliando la proposta di calcolarlo secondo una nuova unità di misura basata sulle le cinture dei pantaloni di Galeazzi. Nevica quindi, tutto normale, è giusto che sia così, peccato però che io non ci abbia pensato e che aprendo la scarpiera mi rendo conto di essere inadatto alla situazione. Pochi soldi, ma necessità di scarpe. Dove andare? Non so se è il posto più conveniente in tutta la Germania, ma di certo lo è a Berlino se si parla di catene. Parlo di Deichmann, una catena di negozi di scarpe che in genere si trova in tutti i grandi centri commerciali cittadini (a memoria, assicuro la sua esistenza in quello di Postdamer Platz, Alexanderplatz, Neue Koelln e FrankfurterAllee, se qualcuno mi legge e vuole scrivere fra i commenti qualche altro punto vendita è il benvenuto). I prezzi sono sempre contenuti, ci trovi davvero di tutto e, caso strano, forse illegale se fosse in Italia, c’è sempre qualcosa in saldo: scarpini da calcio o calcetto, scarponi da montagna, scarpette estive, eleganti, ciabatte, plantari, calzini, un po’ di tutto e a tantissime fasce di prezzo.  Mi disorienta un po’ il fatto che non ci sia selezione tra scarpe invernali ed estive ed ho sempre il terrore di comprare il paio sbagliato, ma è un contro di lieve entità, al massimo dopo che la mia ragazza le avrà viste e valutate dovrò solo aspettare sei mesi per utilizzarle, ma di certo non le butto via. Da Deichmann  puoi trovare (mi hanno detto che se  scrivo tre volte, in un periodo, la formula “da Deichamnn puoi trovare”  verrò chiamato per una prova come autore pubblicitatario per Lidl e Mercatone Uno) scarpe dal design carino a venti euro e scarpe orribili e pseudo eleganti a diciotto, così come buone calzature italiane ad un centinaio di euro. In particolare ci sono due marche davvero low-cost, la Victory e un’altra che inizia sempre con la V ed ha un nome simile a Venezia (Venedig o qualcosa del genere) che tra tante cose brutte, ogni tanto tirano fuori un bel modello a prezzi più che accessibili. In questo periodo ci sono belle offertte sulle scarpe Fila e Puma, più alcuni modelli di Nike. Io dovevo solo comprarmi un paio di scarpe da uso quotidiano, ma pesanti (trovate, un bel paio di adidas imbottite scontate a 60 euro), poi però mi sono lasciato attrarre da uno sconto di una ventina di euro (da cinquanta a trenta) di un paio di scarpe da passeggio invernale, qualcosa che va bene quando vuoi essere vestito in maniera un po’ più ricercata, ma pur sempre casual e senza comunque che ti si gelino i piedi quando poi esci dal locale in cui hai passato la serata. Nulla di eccezionale, ho il timore che l’attaccatura della suola sia in colla, ma sono pronto a correre il rischio per questa cifra. Provo il numero 45, poi il 46, poi di nuovo il 45, va bene il 45, prendo la scatola, la metto sopra l’altro paio di scarpe, le Adidas di cui sopra, che avevo già scelto, vado alla cassa, c’è molta fila e davanti a me, io sono dietro un marito e moglie che si stanno occupando del futuro dei piedi della figlia piccoletta che sta accanto a loro. Gli hanno preso sei paia di scarpe, modelli e misure diverse, forse hanno un bunker in giardino in cui sono finalmente pronti a rinchiudersi dopo aver a lungo elaborato una profonda riflessione sul mondo di oggi, destinato senza dubbio al peggio. Dietro in me si forma una fila ancora maggiore, alle mie spalle una donna sulla quarantina con in mano solo due paia di calzini da ballerina sbuffa, la tizia alla cassa, una vietnamita meshata e con le tette sicuramente rifatte, sta facendo del suo meglio per levare il chip attaccato alle scarpe, quello anti furti, ma lo hanno piazzato proprio in un posto difficile, dove passa l’ultimo laccio e la scarpa è imbottita, e io non posso fare altro che compatire la povera ragazza mentre maledice mentalmente quel deficiente che per evitare il furto di 20 euro di scarpe sta rovinando la sua manicure da quindici. Il mormorio dietro di me si fa sempre più rumoroso. Quando compri delle scarpe non puoi alla fine rinunciare perché c’è troppa fila. Le scarpe te le sei provate, ti hanno già preso parecchio tempo e non sei pronto a rifare l’iter da capo un altro giorno. Quindi devi aspettare. La carta di credito della famigliola probabilmente plagiata da alcuni testimoni di Geova e pronti con loro a dare il via al conto alla rovescia della fine del mondo, non funziona. Non mi giro a vedere il viso della tizia dietro di me in coda, ma sento il rumore dell’aria fredda uscire dalle sue narici come un toro in un racconto di Hemingway. Arriva la seconda carta, questa funziona, e con lo sguardo saluto il trio davanti a me carico di buste che neanche Fantozzi saprebbe sistemare sulla sua Bianchina. E’ il mio turno. Il cartone delle scarpe se lo possono tenere, non mi serve, e la vietnamita (non chiedetemi perché dico che è vietnamita, lo so e basta), mette il primo paio, le Adidas in una busta. E’ il turno dell’altro paio. Lei passa il rilevatore di prezzo sul codice a barre della scarpa destra, poi cerca di levare il microchip, lo leva, e mentre sta per mettere la scarpa sinistra nella busta, con la coda dell’occhio scorgo che è un 46. Fermati, scusa, ho sbagliato, ho preso una scarpa 45 e un’altra 46, vado a cambiarla. Corro, scavalco un passeggino, arrivo alle scarpe, apro l’altra scatola che penso incriminata, e prendo la scarpa giusta rifacendo lo scambio. Torno alla cassa mentre le sette persone in fila tirano un sospiro di sollevo, ho fatto veloce, poso la scarpa sul bancone, la tizia la bypassa e mi chiede come voglio pagare, io apro il portafoglio e no, niente, mi ero dimenticato il bancomat a casa, scusate, scusate tutti, lo so che ora dovrete aspettare un altro paio di minuti affinchè la cassa abortisca l’operazione, ma non l’ho fatto apposta. La vietnamita mi dice qualcosa del tipo “passi dopo” o “non ti preoccupare”, io non ho la testa per capire, ho paura di vedere l’espressione o l narici fumanti della tizia dietro di me in fila, e rispondo semplicemente “ya”, avrei risposto ya anche se mi avesse chiesto come mi chiamavo, sì, sono il  signor Ya, lo so non è un bel nome, ma mi ci sono ritrovato, non me lo sono scelto. Vado via con la coda tra le gambe.

Domani, se sei sfortunato, da Deichmann, puoi trovare un italiano che cerca di ritrovare le scarpe che voleva comprare ieri, ma che qualcuno nel frattempo ha portato a casa propria.

Per rimanere aggiornati su Berlino Cacio e Pepe, potete cliccare “mi piace” qui, ovvero  sulla pagina facebook uffiiciale di Berlino Cacio e pepe (più in basso invece trovate quella di Zingarate)

Ti è piaciuto questo articolo? Seguici su Facebook!

VN:F [1.8.7_1070]
Gradimento: 8.1/10 (9 voti)
Da Deichmann puoi trovare.....(shopping low-cost) 8.1 9

Articoli correlati

1 Commento

Una risposta a “Da Deichmann puoi trovare…..(shopping low-cost)”

  1. sandrix dice:

    01 dic 2010 alle 17:11

    Ya potrebbe benissimo essere un nome vietnamita.


Lascia un commento