Zingarate

Schettino, Der Spiegel, Il Giornale e i cliché che accettiamo solo quando ci fanno comodo

Mano sul cuore: qualcuno si è forse meravigliato del fatto che il capitano della Costa Concordia fosse italiano? Ci si può immaginare che a compiere una simile manovra, inclusa la fuga successiva, potesse essere un tedesco oppure, diciamo anche, un capitano di marina britannico?

Jan Fleischhauer , 23 Gennaio 2012 , Der Spiegel

A Noi Schettino, a voi Auschwitz

Alessandro Sallusti, 27 Gennaio 2012, Il Giornale

Da una parte un giornalista dello Spiegel che, anche contestualizzando le sue parole con il resto dell’articolo (qui lo trovate tradotto),  opera un ragionamento piuttosto banale, dall’altra il solito Sallusti di Il Giornale che, come al solito, la mette in termini di tifo e poco importa dell’autorevolezza della sua testata, l’importante è che se ne parli e le copie aumentino. Insomma, stiamo parlando proprio di gionalismo fatto con i piedi, o giù di lì, e me ne vergogno anche un po’ a scriverne, se non fosse che, a differenza di molti altri, io credo un po’ nella forza dei cliché. Non solo. Penso che lo facciamo un po’ tutti, anche e soprattutto quando parliamo di popoli. Volendo allargare quanto diceva Hanna Arendt in Le origini del totalitarismo (libro bellissimo), la nostra vita è fatta di pregiudizi, e non potrebbe essere altrimenti.

C’è una bellissima scena di Tra le nuvole (la trovate in fondo all’articolo) in cui George Clooney spiega alla sua assistente/collega in base a cosa sceglie il metal detector dell’aeroporto da oltrepassare per fare meno fila. Quando vede degli asiatici dice “Bingo” e si affretta a mettersi dietro di loro. Saranno i più veloci, e poco importa che l’assistente lo tacci di razzismo, la sua risposta è pronta: “Faccio come mia madre, ragiono per stereotipi. E’ più veloce”.

Ecco, io non sono per l’accettazione degli stereotipi come verità assolute, ma mi infastidisce parecchio quando li mettiamo in discussione solo quando affermano cose che non vogliamo sentirci dire, mentre li accettiamo e li utilizziamo per qualsiasi altra stupidaggine. Quante volte ci siamo rivolti a noi italiani dandoci all’occorrenza dei buongustai, dei pasticcioni, degli ignoranti, dei romantici e così via? Quante volte abbiamo voluto fare di persone come Fermi, Marconi, Leonardo e così via, il simbolo del nostro genio? Quante volte abbiamo parlato di Berlusconi come della summa di tutti i nostri difetti e della spirito di squadra della nostra nazionale del 2006 come quello del nostro intero popolo? E questo solo per rimanere a noi. Non abbiamo mai tacciato di snobismo i francesi, di fancazzismo i giovani spagnoli o di freddezza ed efficienza i tedeschi?

Il processo mentale è sempre lo stesso, partiamo da un evento, un fenomeno, un viso e così via per farne il simbolo di un intero mondo, popolo o atteggiamento generale. Una volta accettato il principio che si possa passare dal dettaglio all’universale, la domanda diventa: questo processo si può fare riguardo qualsiasi argomento o solo su alcuni specifici? E chi decide su quali argomenti sia lecito fare paragoni e su quali no?

Difficile dirlo, certo è che lo Schettino della Concordia è un tipo di personaggio che ci pare di conoscere bene, così come non ci sorprenderemmo nel venire a sapere che da tempo la Costa Crociera chiudeva un occhio, o anzi suggeriva anche, i vari saluti alle coste troppo vicine di molte località in cui era solita passare, anzi, noi stessi troveremmo il tutto molto italiano. Ognuno di noi pensa di essere sempre l’eccezione, e forse è così, ma se ci guardiamo intorno, ecco che riusciamo a vedere in molti dei nostri connazionali quei difetti che vengono notati anche dall’estero. Sappiamo chi siamo e cosa, anche in negativo, siamo capaci di fare, ma non ci va di sentircelo dire. E forse abbiamo anche ragione a pensare che un giornalista dello Spiegel non possa permettersi di fare un parallelo così stupido “Schettino è l’Italia” , ma non perchè non abbia un fondo di verità, ma perché il giornalismo non può vivere di stereotipi, né per aumentare la tiratura nè anche per semplice ingenuità. In Italia, come in Germania, a prescindere dal nostro passato.

La frase del post

Si lusingava di essere un uomo privo di pregiudizi; e questa pretesa è di per sé un grande pregiudizio.

Anatole FranceIl delitto di Sylvestre Bonnard, 1881

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4 Commenti

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4 risposte a “Schettino, Der Spiegel, Il Giornale e i cliché che accettiamo solo quando ci fanno comodo”

  1. Paolo dice:

    28 gen 2012 alle 21:29

    Lo stereotipo no.
    La faccia del giornalista mi ricorda tanto quella degli ormai pochi turisti tedeschi(sostituiti quasi completamente da quelli inglesi) che, in vacanza ad Ischia,fino a qualche anno fa loro meta d’elezione, rimpiangono il loro ” nazionalissimo” vecchio ” marco” col quale di birre ne prendevano due.Beoni e nostalgici! ? Non tutti peró altrimenti sì che è uno stereotipo.

  2. carlo stanga dice:

    29 gen 2012 alle 20:20

    In fin dei conti il giornalista dice cose anche vere. Tutti noi abbiamo presentissimo il tipo Schettino. A me personalmente vengono in mente tanti italiani, sempre in gruppo e con caciara insopportabile,che si incontrano, con imbarazzo, nella U-Bahn: mi nascondo regolarmente dietro al Tagesspiegel se ce l’ho o faccio finta di nulla. Il problema sta nel tono, nell’arroganza dell’articolo…

  3. carlo stanga dice:

    29 gen 2012 alle 20:21

    Su Sallusti-Nosferatu invece, stendo un velo pietoso…

  4. Berlino cacio e pepe dice:

    30 gen 2012 alle 06:00

    è esattamente ciò che penso


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