Un attentato a Berlino? La percezione della paura
Oggi in classe invito un paio di compagni ad unirsi con me stasera, quando se tutto va bene andrò a vedere il nuovo episodio di Harry Potter (non ne sono un fan, ma dopo averne visti sei per lavoro, anche ora che non vado più alle anteprime stampa, sono curioso di capire come va a finire…e poi amo gli effetti speciali e certi film si possono vedere solo al cinema), comunque sia, la loro risposta è stata: “Vuoi davvero andare al Cinestar che sta al Sony Center?” Certo! Lì lo fanno in lingua originale, le sedie sono comode e ci sono parecchi orari tra cui scegliere. “Ma non hai paura di un attentato? Il Sony Center è uno dei posti a rischio”. Sorridendo ho detto di no, che non voglio vivere con la paura e limitare le mie azioni, ma il fatto è che qui non si respira la paura. E’ vero: ieri alla stazione di Ostbahnof (l’ex stazione centrale di Berlino est) c’erano parecchi poliziotti che giravano armati, più del normale, e oggi, passando in bici vicino ad Alexanderplatz ho visto un paio di furgoncini parcheggiati su Karl Marx Allee che normalmente non avevo mai visto. I presidii ci sono, ma forse perché sono straniero, non li percepisco come un simbolo di preoccupazione, nonostante l’articolo pubblicato dal Der Spiegel. Secondo la prestigiosa rivista tedesca una cellula terroristica satrebbe progettando un attentato a Berlino tra febbraio e Marzo, con tanto di sequestro e strage. La soffiata verrebbe da qualcuno interno alla Jihad stessa.
La paura si fa largo, ma io non la percepisco, non ancora almeno. Oggi hanno chiuso la cupola del Reichstag (la parte del Parlamento visitabile dai turisti dopo l’eccezionale restauro-reinvenzione progettata da Norman Foster), ma anche io l’ho saputo leggendo i giornali, non ci si passa normalmente , è una zona turistico – residenziale. Sabato sono tornato dall’Olanda con l’aereo e nessuno mi ha controllato all’uscita dell’aeroporto, nonostante io sia uno di quei tipi che con la barba un po’ lunga, può essere ogni tanto scambiato per un mediorientale. Anzi, se volete saperla tutta, avevo fatto il check-in online e né a Berlino all’andata né ad Amsterdam al ritorno mi hanno controllato la foto della carta di identità, bensì solo la validità del documento (in poche parole: non l’hanno neanche aperto). Giusto ad Amsterdam hanno fatto un po’ di storie alla mia ragazza a causa del liquido delle lenti, di poco maggiore ai 100 ml consentiti per i liquidi (ha dovuto lasciarlo lì), ma da Berlino non se ne erano accorti. Certo, un attentato a Berlino è possibile, ma davvero vale la pena attaccare la terza città turca del mondo? Mi si può dire che anche Londra è stata attaccata e anche lì gli arabi e gli islamici in generale non sono una piccola minoranza, anzi, proprio quella minoranza ha eseguito gli ultimi atti terroristici nella metropolitana londinese, ma…bah, inutile fare previsioni, si scherza con il fuoco e non vorrei scrivere le fatidiche “ultime parole famose”. La speranza, logicamente è che questo post non sia né da aggiornare né da modificare.
La frase del giorno (da uno dei miei film preferiti, lo vidi con mio nonno a 12 anni all’Empire di Viale Regina Margherita, mi è rimasto e mi rimarrà per sempre nel cuore) :
“La paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero”





