Penso che solo a New York avrei potuto conoscerla, e così è stato…
L’ultimo giorno del Tribeca Film Festival, svoltosi dal 18 al 29 aprile nella City (ma quasi tutte le sale che proiettavano i film della kermesse erano a Chelsea: perché lo chiamano Tribeca?), mi ha regalato una delle più emozionanti giornate della mia carriera di critico cinematografico. Ho finalmente potuto intervistare Lili Taylor, attrice di assoluto culto venuta a presentare la sua ultima fatica, Future Weather di Jenny Deller. Alla maggior parte del pubblico di oggi questo nome potrebbe non dire nulla, ma vi assicuro che negli anni ’90 Lili è stata l’icona incontrastata del cinema indipendente americano.
Al suo attivo l’attrice ha una serie di cult clamorosi come Mystic Pizza (1988), Arizona Dream (1993), America oggi (1993), The Addiction (1995), Ho sparato a Andy Warhol (1996), Le cose che non ti ho mai detto (1996), Ransom (1996), Altà fedeltà (2000). Purtroppo con l’arrivo del nuovo millennio – e il fallito salto nel cinema mainstream – la stella di Lili Taylor si è decisamente eclissata, salvo rimanere una “musa” indimenticabile per chi, come me, quel grande periodo di cinema l’ha vissuto in maniera quasi militante.
Trovarmela dunque lì, in carne ed ossa, a pochi metri di distanza, è stata un’emozione assolutamente cinefila. Come prevedevo, mi è semrata una donna piuttosto restìa a concedere interviste e ad esporsi davanti alle telecamere. I suoi sorrisi stentati davanti ai flash dei fotografi erano evidenti, così come la sua ritrosia a parlare del suo lavoro quando dopo il film, insieme all’intero cast di Future Weather, ha partecipato al dibattico col pubblico. Quando però mentre stava uscendo mi sono avvicinato a lei dicendole che sono un suo fan fin dai tempi di Arizona Dream, aveva già sfogato molta della tensione accumulata per il fatto di dover stare di fronte al pubblico. Meglio così: di tensione ne avevo già abbastanza io per tutti e due…
Come concordato con il press agent del film la Taylor mi ha poi concesso l’intervista: ci siamo seduti al tavolo del caffè accanto al cinema e abbiamo discusso principalmente della sua carriera, così piena di film per me imprescindibili (a proposito, il mio preferito è The Addiction di Abel Ferrara, uno dei film più intensi e disturbanti che abbia mai visto). Lili Taylor non mi è sembrata un carattere semplice, ma col passare delle domande l’atmosfera si è distesa, e da intervista è diventata una chiacchierata che mi ha fatto conoscere un pochino meglio un’artista che veneravo. Alla fine un saluto cordiale, una stretta di mano e ognuno per la sua strada, come è giusto che sia.
Cos’altro aggiungere? Se vi capita guardate (o riguardate) qualcuno dei film che ho citato in questo post, e capirete perché sono così entusiasta di aver potuto conoscere Lili Taylor…
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