Zingarate

Giretto al MAK, Museo di Arti Applicate

Come dicevo nella nostra pagina Facebook, per la serie “le entrate gratis ai musei”, oggi vi parlo della mia visita al MAK, Museum für angewandete Kunst, (Museo di Arti Applicate) in Stubering 5 (U3 Stubentor).
Ogni martedì dalle 18 alle 22, l’ingresso è gratuito
. Io ovviamente ne ho approfittato e, per dirla tutta subito, sono contenta di non aver pagato il biglietto seppur non eccessivo (adulti 7,90 euro).
Ora vi spiego il perché e le mie opinioni.

Il MAK offre una panoramica di oggetti di uso quotidiano che possono essere considerati vere e proprie opere d’arte che vanno dal gotico, passando per il rinascimento fino all’Art Decó e all’enorme patrimonio del Wiener Werkstätte (1903-1932, circolo artistico fondato dall’architetto Josef Hoffmann ed il pittore/grafico Koloman Moser con l’obiettivo di introdurre anche nella vita quotidiana oggetti di valore estetico ed artistico). Inoltre periodicamente sono organizzate numerose mostre temporanee e potete trovare un grazioso shop con oggettistica davvero originale e particolare, secondo me migliore rispetto allo shop del MQ, al Museum Quartier.
Attualmente tra le esposizioni temporanee vi è “Klimt-Cartoons for the Mosaic Frieze at Stoclet House” (21.3-15.7) di cui poi vi voglio dire due cosine perché mi ha lasciata un po’ perplessa per non dire delusa. Ma avrei dovuto immaginarmelo e quindi dico mea culpa! (A fine post vi inserisco il link con tutte le altre mostre temporanee.)

Le numerose esibizioni sono organizzate in 4 sezioni-aree:
le esibizioni
, in rosso (non ben specificate, ci sono le temporanee? Non proprio! perché 3 delle mostre temporanee in corso si trovano infatti all’interno di altre sezioni);
la collezione permanente, in blu con l’oggettistica fino alla Wiener Werkstätte (e qui trovate anche due delle mostre temporanee);
le Study collections, in verde (con esposizioni suddivise per materiali);
ed infine le installazioni permanenti, in azzurro (sono 3 e all’esterno dell’edificio).

Allora, secondo me, questa classificazione non è molto chiara e nemmeno ben organizzata, probabilmente per motivi di spazio data l’enorme quantità di patrimonio espositivo. Avrei apprezzato che le mostre temporanee e le varie aree tematiche fossero maggiormente evidenziate. Se guardate la foto qui a sinistra delle 3 piante dell’edificio con i colori dell’aree/sezioni capite già di cosa parlo. Armatevi quindi subito della brochure con la mappa!
La visita su tre piani, infatti, nell’insieme risulta confusa, quasi un labirinto, un susseguirsi di stanze, alcune molto afose e strette, in cui può essere facile perdere il senso dell’orientamento. Questo perché si susseguono moltissimi mobili, sedie, oggettistica che, così sulla carta e, a uno sguardo distratto, possono sembrare ripetitivi. Inoltre molte stanze hanno doppio accesso e i depliants vicini alle porte con l’elenco delle opere divise per periodo storico, sono utili per carità, ma spesso si ripetono e non si capisce quindi immediatamente che cosa tu stia guardando e in che sala ti trovi! (mi riferisco, ad esempio, alle sale con le esposizioni “Baroque Rococo Classicism”, “Reinassance Baroque Rococo”, “Empire Style”, a meno che tu non sia un esperto in materia…)
Sarebbe stato utile, a parer mio, un senso di marcia obbligato e in ordine cronologico!

Per non parlare poi delle mostre temporanee alcune delle quali, appunto, si trovano all’interno di altre sale tematiche. In particolar modo quella dedicata a Klimt e allo studio su cartone per i mosaici della sala da pranzo di Palazzo Stoclet a Bruxelles, relegata all’ultimo piano, in una sala a doppia altezza, non particolarmente illuminata, afosa, a sua volta suddivisa in 2 piani, e a cui si può accedere solamente passando per un un corridoio stracarico di oggettistica (che ora neanche ricordo dalla confusione che ho in testa ma mi sembra riguardante la Wiener Werkstätte)
Questa mostra mi ha lasciata perplessa per i motivi appena citati ma sopratutto perché ho avuto l’impressione che sia “uno specchietto per allodole” sull’ondata del 150° anniversario della nascita di Klimt. C’è da dire però che i 9 cartoni originali di Klimt sono appena stati restaurati ma sono stati posizionati all’interno di una vetrina poco illuminata all’ingresso della stanza. E per fortuna dico, così almeno li ho visti subito!! Al piano superiore invece ci sono alcuni contenuti multimediali che spiegano l’ideazione di Klimt e il lavoro manuale della Wiener Werkstätte ma, vuoi la stanchezza, vuoi il caldo tremendo della sala, devo essere onesta, mi ci sono soffermata poco. La mostra è “pompata” poi con numerosi schizzi e bozzetti studio di Josef Hoffman, progettista di Palazzo Stoclet nella sua totalità fino addirittura alle posate. Il MAK infatti possiede la più vasta collezione al mondo di mobili, oggetti e progetti di Josef Hoffmann oltre ad essere il proprietario dell’archivio della Wiener Werkstätte: 16.000 bozzetti, 20.000 campioni tessili, manifesti, schizzi per cartoline illustrate, cataloghi, album fotografici etc etc.
Insomma questa mostra mi è sembrata imbastita su furbescamente e velocemente!

Voglio dire ancora una cosa riguardo almeno a un’esposizione al piano interrato, a quella che mi ha lasciata più perplessa: la “sitzmöbel” sedie e sedute dall’800 ad oggi, facente parte dell’area tematica “Study collection”: miserella.
Tralasciamo il fatto che ho trovato poco originale e sacrificato il modo in cui hanno esposto le sedute (alcune su scaffali come in un archivio storico e altre appese a parete in 3 file), l’ho trovata poco ricca. Tra tutte c’erano poi i soliti (e pochi) Must del design moderno e per giunta ridotti piuttosto male!

Che dire, ve lo consiglio? NI, nel senso che, se potete, usufruite dell’ingresso il martedì dopo le 18 visto che è gratuito, partendo dall’alto così vedete subito (e non confusi) la mostra “dedicata” a Klimt (e io aggiungo a Hoffman anche) che però, attenzione, chiude il 15 luglio! E poi scendete verso tutte le altre stanze ed esposizioni armati di cartina! Il mio ragazzo dopo tutto il giro, arrivato alla stanza di Klimt, è uscito subito, perché gli sembrava di soffocare!
Le altre esposizioni temporanee invece non mi hanno particolarmente colpita, né in bene né in male. Quella “Made 4 you/design for change” (6.6.-7.10), boh, mostra vari manufatti tecnologici che spaziano in più settori, dalle protesi, al Ipad, a un’audi A1 tamarrissima mezza marrone e mezza bianca… Ma boh, in generale non mi ha detto molto.
Se l’avete già visitata o la visiterete e vi va, ditemi il vostro pensiero e anche le opinioni più in generale per tutto il resto.
Io sono tornata a casa cotta ma a mente fredda alcune cose, singoli pezzi mi son rimasti impressi. Mi sono piaciuti ad esempio, le cartoline e bigliettini da visita Art Decó e del Wiener Werkstätte nel corridoio di ingresso alla mostra di Klimt (di cui tuttavia non c’era la brochure). Poi al primo piano, nella mostra temporanea “THINGS. plain & simple” (13.6.-7.10) mi ha fatto piacere vedere la scrivania di Otto Wagner per l’ufficio del telegrafo al “Die Zeit” (1902) e il tavolo con sedie e panche di Donald Judd (1982).

Ci tornerò? Sì, per altre mostre e di certo più consapevole.
Questo post mi rendo conto che è lungo ed è un casino, un po’ come tutto quello che ho visto, ma ripeto credo che sia dovuto al fatto che il materiale esposto è tantissimo mentre lo spazio disponibile no. Ecco il riassunto finale :-)

Alla prossima

Sito ufficiale con tutte le esposizioni in corso. Cliccate su “Ausstellungen” (per la versione in tedesco): mak.at/jetzt/f_jetzt.htm

Valentina

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