Autore: Aquila
Periodo: 23 agosto - 6 settembre 2008
1° Giorno - 23 Agosto - Da a Roma Fiumicino a Los Angeles
Il volo da Fiumicino a Los Angeles è di gran lunga il più faticoso che abbia mai affrontato. Il mio record precedente era un Girona-Tenerife, e la differenza si fa sentire. Comunque il B772 di Alitalia è una gran bella macchina, e complice anche la prima fila che sono riuscito ad ottenere il volo è più comodo di quanto sperassi. Tra pasti e film le 13 ore scorrono via relativamente in fretta, solcando i cieli a nord dell'Islanda, passando la Groenlandia da parte a parte, tracciando una bella diagonale sul Canada ed infine entrando negli USA.
All'arrivo mi sento frastornato. Sono le 13 a Los Angeles, ma per i miei bioritmi sono le 22. Il bel sole però mi aiuta ad entrare nel nuovo fuso orario, e dopo aver espletato le formalità doganali, molto molto meno approfondite di quanto pensassi, sono in attesa della navetta che mi porterà al primo albergo.
Prima però faccio i primi prelievi al bancomat, tanto per avere un po' di cash. La prima sorpresa made in USA è scoprire che il 90% degli ATM pratica una commissione sul prelievo. In questo caso sono 2$ per 200 di prelievo, ma impareremo che tali cifre sono molto variabili...
Per la prima notte ci concediamo qualcosa di comodo, vicino all'aeroporto, in modo da essere pronti la mattina successiva a tornarvi per prendere la macchina a noleggio. L'albergo è il Renaissance Montura (costo 136$ a notte in doppia letto King), sicuramente alla fine del tour sul podio tra gli 8 alloggi del giro. Arrivati in camera, dopo una veloce doccia, ci assale la stanchezza mortale, e cadiamo istantaneamente in catalessi. Per fortuna con gli ultimi sprazzi di lucidità metto la sveglia alle 17, e quando suona somiglia molto ad una doccia fredda sotto il sole bollente.
Dobbiamo però metterci in piedi, ci attende un compito: acquistare un navigatore satellitare. I tentativi di "crearne" uno home-made sono miseramente falliti, e pertanto prima di partire mi sono messo all'opera con internet per cercarne uno economico in vendita nei pressi dell'aeroporto. Con l'aiuto della tizia del concierge saltiamo su un taxi che si dirige ad un centro commerciale. Chiaramente quello sbagliato. Le facoltà mentali sono molto offuscate, e ci permettono solo di trascinarci da RadioShack dove troviamo un bel Navman F15 in offerta a 99$ Aggiudicato, e facciamo 110$ con l'acquisto di un adattatore di corrente, visto che la mia dolce cara metà ha pensato bene di portare quello per l'Australia...
Rapido giro, primo bicchierone formato famiglia di robaccia gassata, e prendiamo un nuovo taxi per tornare in albergo. Non siamo certo in palla per avventurarci coi mezzi pubblici locali. Il tassista del ritorno è una specie di santone che ascolta per radio una litania inquietante e la ripete sottovoce per tutto il tragitto. Non c'è molto altro da aggiungere, una volta in stanza crolliamo tra le 20 e le 20.30 in un sonno profondissimo, senza necessità di cenare, avendo le viscere ancora alle prese col le poltiglie da aereo.
2° Giorno - 24 Agosto - Los Angeles
Essendo andati a dormire alle 20.30, ed avendo dormito un paio di ore anche di pomeriggio, alle 3.30 di mattina siamo svegli con gli occhi a palla. Di riaddormentarsi non c'è verso, pertanto restiamo ad attendere che faccia giorno per iniziare l'avventura americana.
Poco dopo le 7 siamo già fuori dalla stanza, e con lo shuttle dell'albergo torniamo in aeroporto per prendere la macchina. Con nostra sorpresa gli autonoleggi non sono in aeroporto, ma bisogna prendere un nuovo shuttle per raggiungerli. Praticamente dall'albergo siamo andati in aeroporto, per prendere un altro shuttle che ci ha portato al parcheggio della Alamo che si trovava vicino al nostro albergo!
Le formalità per prendere l'auto sono velocissime, aggiungo giusto qualche assicurazione essendo la mia prima esperienza con le macchine&strade USA. La macchina che abbiamo prenotato è una convertibile, ma la tizia non ce ne assegna una precisa. Ci dice letteralmente: "Le convertibili sono nella terza fila. Andate lì e prendete quella che vi piace di più." Rimaniamo un po' basiti, ma è così che funzionano le cose da quelle parti! Arrivati al parcheggio troviamo Pontiac G6 e Chrysler Sebring, luccicanti nel loro splendore. Siamo contenti come due bambini la mattina di Natale, e cominciamo a girare intorno alle auto per scegliere quella che ci aggrada di più. Funzionalmente la Sebring è migliore, visto che anche aperta lascia dello spazio nel portabagagli, ma la Pontiac ci attira come api al miele, e finiamo col prendere questa meraviglia di macchina.
Le prime miglia sono faticose, nel senso che faccio un grande sforzo per restare concentrato sul fatto che la macchina è grossa, che non esiste la frizione, che i semafori sono spesso dopo l'incrocio, che mi possono sorpassare anche a destra, ecc. ecc. Dopo poco però mi sono già assuefatto a questa meraviglia tecnologica, e la statale 101 scorre fluida sotto di noi, con il sottofondo di musica da road trip appositamente selezionata prima della partenza. Dopo uno stop per la colazione andiamo diretti verso la prima tappa: Santa Barbara. Santa Barbara è un posto delizioso. Una cittadina residenziale a non molta distanza da Los Angeles dove rilassarsi tra spiagge di sabbia bianca lunghissime e profondissime. Ci colpisce molto la prima delle molte manifestazioni che vedremo contro la guerra in Iraq: lungo la spiaggia sono state piantate 3.000 croci a simboleggiare i soldati americani morti. E' una vasta distesa di croci bianche quella che si mostra davanti a noi, facendoci riflettere su come questa guerra non sia di certo ben vista da molta popolazione a stelle e striscie.
Dopo una breve passeggiata sullo Stearns Wharf, dove prendiamo tanto vento e vediamo una gigantesca razza che si dimena per tentare invano di liberarsi dalla morsa di un retino da pesca, ci dirigiamo al porto per il pranzo. L'obiettivo è Brophy Bros, ristorante consigliato dalla inseparabile Lonely Planet. La fila ci fa capire che il posto merita, quindi decidiamo di attendere. Sono comunque organizzati per queste evenienze, tanto che ci viene consegnato un apparecchietto che suonerà quando il nostro tavolo sarà pronto, e che ci permette quindi di uscire dal locale e attendere girovagando nei pressi del locale. Il cibo merita, e il conto non è assolutamente eccessivo; anche stavolta la Lonely Planet non ha fallito.
Torniamo in macchina e ci concediamo una passeggiata per le vie della città con la cabriolet. Dopodichè si riprende la 101 in direzione nord per raggiungere il motel prenotato per la sosta. Si tratta del Vagabond Inn di San Luis Obispo (costo 100$ per una camera con letto Queen), cittadina lungo la 101 che non avremo modo di approfondire. Anche in questo caso ci vince la stanchezza, e saltando la cena poco dopo le 21 siamo in catalessi.
3° Giorno - 25 Agosto - Da Los Angeles a Monterey
La mattina rapida (e povera) colazione nel localino del check-in in motel e si riparte. L'obiettivo questa volta è naturalistico: percorrere la mitica CA-1 fino a Monterey, passando per la meravigliosa Big Sur. Abbandoniamo quindi la fidata 101 per lanciarci nella più stretta e tortuosa, ma infinitamente più bella CA-1.
Come al solito è la Lonely Planet a segnare il nostro viaggio, e come prima tappa interessante ci sarebbe Hearst Castle, bel castello a pochissima distanza dalla strada. Ci facciamo una breve capatina ma non ci fermiamo; la "tabella di marcia" non lo consente, e poi non è che ci ispiri un gran chè.
Molto più carino invece alcune miglia più a nord Piedras Blancas, un litorale spontaneo ritrovo per leoni marini che qui vengono a procreare. Da lontano questi giganti dei mari, nella loro sonnolenta immobilità, vengono comunemente scambiati per enormi pietre adagiate nella sabbia. Avvicinandosi si notano poi le zampe, e spesso le si vedono "scalciare" sollevando nuvole di sabbia. Altri simpatici animaletti animano la spiaggia, tra cui degli scoiattoli che vedremo in seguito in molte altre location.
Ripartiamo e scorriamo la costa alla ricerca di Big Sur, localizzata molte miglia più a nord. Nell'arrivarci però passiamo attraverso scorci e vedute della costa pacifica da lasciare senza fiato: in particolare su un tornate è stata artificialmente aperta tra gli alberi una veduta che permette di vedere molti metri (o piedi se preferite) più in basso le onde dell'oceano infrangersi sugli scogli e sollevare nuvole di vapore acqueo che riportano la mente a paesaggi molto più nordici. Si susseguono quindi salite, tornanti, discese e vedute senza sosta, fino ad arrivare alla metà Big Sur. O meglio, fino ad arrivare al punto di capire che Big Sur in realtà non esiste. Non è un luogo fisico, non troverete il classico cartello verde con l'indicazione della popolazione e dell'altitudine, semplicemente Big Sur non è un paese, ma è la località costiera che stiamo attraversando.
Arricchiti di questa consapevolezza decidiamo che è ora di pranzo, e ci fermiamo in un locale lungo la strada che ha tavoli su una terrazza che dà su un torrente, il tutto in una foresta a pochi passi dall'Oceano Pacifico! Ci spinge alla sosta anche il senso di colpo di sole che ci ha regalato la nostra incoscienza: girare per ore con una cabrio aperta senza un minimo di cappello in piena estate non è il massimo della furbizia.
Il locale scelto mi sembra che si chiami Peter Pan, o qualcosa del genere. Il club sandwich è veramente sopra la media, sia per qualità che per opulenza, e dopo pranzo ci concediamo una siesta nelle comodissime poltrone di legno alloggiate nel mezzo del torrente.
Si riparte, e tra vedute e ponti antichi arriviamo alla tappa-sosta della serata: Monterey. L'albergo è il Monterey Hotel (130$ per un letto Double). Voto alla struttura dell'albergo: 8 Voto alla stanza: 5 (piccola e con forte odore di mobili antichi). Voto alla colazione: 5
Giusto il tempo di prendere possesso della stanza e di rinfrescarci che siamo in strada. Monterey è una graziosa cittadina di mare, dall'atmosfera rilassata e accogliente. Da vedere non è che ci sia poi un gran chè: il Fisherman's Wharf, presente in molte città, baraccone turistico pieno di negozi in stile fake-marinaro. Poi ci sarebbe una lunga passeggiata lungomare che conduce alla parte nord della città, dominata dagli stabilimenti (ex?) di sardine, vera celebrità della cittadina. Ma ce la risparmiamo, e come impareremo bene a San Francisco, quando cala il sole la temperatura crolla verticalmente. E dopo tutto la vera attrazione del luogo è passeggiare per le sue stradine adornate da basse e graziose casine che trasmettono il sentore di ben vivere.
4° giorno - 26 Agosto - Da Monterey a San Francisco
Svegli come al solito di ottima ora (ma questa mattina verso le 5.30, stiamo migliorando), apriamo alle 7 la sala colazione, anche questa volta povera e zuccherosa.
Ripresa la macchina dal garage (unico garage pagato di tutto il tour) e fatta un po' di benza, ci rimettiamo in moto per raggiungere San Francisco. Mi fido ciecamente del navigatore, che però ad un certo punto capisco avermi fatto passare per Oakland invece che avermi portato diretto per San Francisco. Poco male, vorrà dire che ci faremo in auto il Bay Bridge. Molto male invece il traffico mostruoso a cui siamo costretti per prendere il ponte. Negli USA le autostrade sono gratis, i ponti no. Pertanto c'è un pedaggio di 4$ da pagare, che causa una fila incommensurabile nonostante i 784 caselli presenti e attivi. Pagato dazio iniziamo a percorrere il ponte, altra esperienza sbalorditiva. Il Bay Bridge è lungo appena appena 8,5 miglia, durante le quali se ne ammira la grandiosa struttura e si gode della vista della skyline del distretto finanziario di San Francisco.
Giunti in città scarico valige e ragazza in albergo e vado a riconsegnare (a malincuore) l'auto in O'Farrel street. Nonostante fossero le 11 come da accordi presi in sede di prenotazione, pago circa 40$ di sovraprezzo per 3 ore di ritardo sulla riconsegna. Come uno scemo non ho pensato che avendola presa prima delle 11 a Los Angeles avrei dovuto riportarla allo stesso orario. Amen.
L'albergo questa volta è stato selezionato a dovere, dovendoci passare ben 4 notti. Si tratta del Beresford Arm (costo 140$ a notte per un letto Double), suggerito dalla Lonely Planet, e ottimamente piazzato in Post street, a poche centinaia di metri da Union Square. La stanza è grande ed accogliente, la colazione lascia come al solito a desiderare. L'albergo però è una struttura molto ben rifinita, e si becca un bel plus per l'angolo internet gratuito e per lo spuntino di metà pomeriggio in cui viene offerto vino e formaggio.
In attesa che la nostra stanza sia pronta facciamo una breve ricognizione della zona, passeggiando per le vie saliscendi intorno all'albergo. Dopo un breve pranzo, con annesse fotografie ricordo del menù con i piatti italiani scritti in modo abominevole (che cosa sono i fusili salcicia?), rientriamo in albergo per un breve riposo. Da sottolineare la gentilezza del personale del ristorante, che come nella maggior parte dei luoghi visitati ci accoglie con sorrisi e fa di tutto per soddisfare le nostre esigenze.
Riusciamo dall'albergo dopo qualche ora con un obiettivo: comprare la nuova macchina fotografica. E centriamo l'obiettivo da RitzCamera, posto in centro vicino a Powell st. Acquistiamo poi da un senza tetto lo Street Sheet, un giornale che tratta dei problemi degli homeless della città. A San Francisco i senza tetto sono un numero incredibile, cosa che fa riflettere sui mille volti della società made in usa. Qualche foto ai tram tradizionali, qualche schifezza al colorante da trangugiare (non da me...) e ci avviamo placidamente in stanza.
5° giorno - 27 Agosto - San Francisco
Gli effetti del fuso orario stanno lentamente svanendo, ma continuiamo imperterriti ad alzarci di buon'ora. Questa mattina il programma prevede un giro a piedi della città seguendo il percorso tracciato dalla Lonely Planet, che ci farà vedere molto della città e scarpinare come matti!
La partenza è chiaramente dall'albergo, da dove raggiungiamo Union Square percorrendo Post Street. Union Square è una piazza quadrata, non molto grande rispetto ai grattacieli che la soverchiano ad est, contornata da alberghi storici e grandi centri commerciali. Da segnalare il Levi's Store che si affaccia sulla piazza e dove poter comprare jeans a prezzi molto bassi.
Anyway, il nostro inizio tour non è la piazza ma Chinatown Gate, che si trova qualche isolato a nord-est di Union Square. Come si entra a Chinatown sembra subito di essere stati proiettati in una dimensione parallela. Ma non tanto nelle prime stradine, in cui si susseguono negozio di souvenir e roba elettronica fregaturisti, quando nelle vie secondarie dove vedrete sciamare miliardi di cinesi e pochissimi occidentali, al punto da chiedervi se realmente vi trovate a San Francisco o magari a Shangai.
Seguendo sempre il consiglio della guida ci immergiamo in un vicolo dagli aspetti poco rassicuranti per raggiungere un simil laboratorio di pasticceria cinesi, dove acquistiamo i biscotti della fortuna per adulti. A parte il sapore inconsistente dei biscotti, che però mi rapirà al punto da farmene scofanare almeno 10 a botta, vi giuro che non siamo riusciti a capire il senso di nessuna frase contenuta nei bigliettini! Mi dispiace averli buttati perchè altrimenti ci avremmo aperto una tavola rotonda!
Proseguendo sull'itinerario affrontiamo Little Italy, inseparabile seguito di Chinatown, dove però si respira molta meno aria tipica. L'italianità si vede nelle bandierine dipinte un po' ovunque e nei caffè dal sapore nostrano, tra cui il più rinomato sembra essere il Caffè Trieste, non testato però da noi causa i 114°F dell'interno...
Proseguiamo imperterriti lungo Vallejo st fino ad arrivare sulla sommità di una collina, da dove la visuale della città e del Bay Bridge è superba. Anche le casette che la presidiano non sono niente male, e in effetti leggiamo essere una zona abbastanza chic. La fatica per salirci è stata notevole, considerate che ci sono delle salite che sfiorano il 30% di pendenza, ma la vista è notevole.
Si riscende giù dall'altro versante e si ripassa per Chinatown. Breve sosta sandwich&birra in un pub irlandese e poi in albergo a riposare le stanche membra.
Poco dopo si riesce, e visto che mi sembrava di aver fatto pochi chilometri la mattina, penso bene di inventarmi un altro giro impossibile. Questa volta percorriamo tutta Market st fino alla baia dove passeggiamo poi lungo mare fino a raggiungere il Fisherman's Warfh di San Francisco. Passiamo per i vari pier della baia, a dire il vero molto anonimi, tranne il ripulito e vestito a festa Pier 39, un molo inzeppato di negozietti di souvenir e ristoranti, tutto molto fake ma allegro e colorato. Da segnalare il contrasto tra l'atmosfera di plastica del luogo e le otarie che a pochi passi hanno preso possesso di parte della banchina ergendola a loro rifugio.
Cala il sole, e come da copione crolla la temperatura. Questa volta siamo preparati, anche perchè il ritorno sarà con un tram tradizionale. La fila è notevole, su ogni tram entrano non più di 20-25 persone, e partono ogni 10 minuti circa. Il biglietto costa 5$ per la corsa singola, ma ci sono anche abbonamenti giornalieri e settimanali. Il tragitto dal molo a Union Square è più lungo di quanto pensassi, ci impiega circa 20 minuti, in cui me ne sto in piedi sul predellino all'aperto reggendomi saldamente. E dico saldamente perchè capito in piedi tra 3 persone dalla stazza molto USA. Le mie gambe si devono incastrare in pochi centimetri quadrati di spazio, e devo anche fare attenzione quando incontriamo un tram in direzione opposta, perchè è sufficiente che una persona che sta in piedi abbia uno zaino per provocare simpatiche collisioni. Al di là di queste piccolezze il giro è spettacolare, mi godo il tramonto sui saliscendi della città, vedendo dei scorci fantastici dalla sommità delle colline.
6° giorno - 28 Agosto - San Francisco
Nuova alba su San Francisco. E' bello una volta tanto svegliarsi nello stesso posto della mattina precedente, senza dover caricarsi come muli di valige e riempire nuovamente il bagagliaio della macchina. Ogni tanto un po' di riposo dallo stress del viaggio ci vuole.
Oggi pensiamo di andare al mitico "ponte rosso", il Golden Gate. Valutiamo diverse opzioni su come attraversarlo: a piedi, in bici, in auto, in aliante, in aquilone, ecc. Alla fine optiamo per una sana passeggiata a piedi. Non che sia proprio cortissimo, parliamo comunque di un ponte da quasi 3 km, ma ce la prenderemo con calma. Arrivarci non è semplicissimo, interroghiamo 3 persone che ci danno altrettante versioni differenti. Alla fine un tizio in albergo ci convince con un percorso in due mosse, autobus+autobus. Ci dirigiamo alla fermata ed attendiamo l'arrivo del nostro mezzo. Nell'attesa rapido cambiamento di programma: decidiamo seduta stante di attraversare il ponte in tandem...
Le bici però si affittano al Fisherman's Warfh, quindi è necessario un cambio di percorso con i bus per raggiungerlo. Camminiamo a piedi fino a Van Ness, e da lì attendiamo il bus per Fisherman's. I bus a San Francisco sono praticamente insopportabili. A parte la mancanza di aria condizionata su alcuni, la struttura delle strade della città non va molto incontro all'agevolezza dello spostamento su 4 ruote. Ogni 30 metri un semaforo, ogni 30 metri una fermata dell'autobus. Tradotto: se ti dice sfiga ogni 15 metri stai fermo. Quella mattina ci disse sfiga, e l'unica consolazione di non essere andati a piedi fu vedere le salite che avremmo dovuto digerire.
Arrivati finalmente al Fisherman's affittiamo il benedetto tandem, per 11$ l'ora. Fatto il giro di prova e presi i caschetti (facoltativi), ci avviamo placidamente per il percorso che ci porterà sul ponte. Chi di voi ha esperienze di bici sappia che il tandem è un'altra storia, soprattutto se dietro hai una persona che pedala poco e che ti sbilancia di continuo. Comunque la passeggiata è molto gradevole, incluso il simpatico americano che sorpassandoci mi fa presente che "là dietro non sta pedalando nessuno!". Me ne ero accorto... A parte strappetti in salita dove è meglio scendere e spingere, a parte evidenti difficoltà nel prendere l'equilibrio in due alle ripartenze, il vero problema è sul ponte. La corsia per le bici a quell'ora è condivisa sia con i pedoni che con chi percorre il Golden Gate in senso inverso. Un incubo. Ogni 3 metri c'è qualcuno da schivare, e con un tandem è come fare lo slalom tra i birilli con un tir.
Finalmente arriviamo dall'altra parte, da dove la vista di San Francisco è splendida. Ci avviamo poi giù per una stradina, fino ad arrivare a Sausalito, cittadina costiera adagiata sulla San Francisco Bay dai ritmi calmi e rilassati.
Per il ritorno in città l'idea di rifare la faticata in tandem non ci sfiora minimamente, e decidiamo di approfittare dei biglietti del traghetto che preventivamente ci erano stati consegnati all'atto del noleggio. Rientrati al Fisherman's restituiamo il mezzo diabolico, alleggerendoci di 70$ tra noleggio e utilizzo del traghetto. Stesso tragitto in bus per tornare in albergo e riposo ristoratore.
Doccia, riposino, e uscendo approfittiamo anche dello spuntino pomeridiano, tra avventori attempati dell'hotel e casuali ospiti come noi. Vino californiano + Cheddar cheese si stratificheranno sul mio stomaco consigliandomi più tardi un salutare salto della cena.
Il pomeriggio è dedicato allo shopping, di cui segnalo jeans e magliette acquistate allo già citato Levi's Store a Union Square e incetta di cd al Virgin Store di Market st, dove c'era un'offerta con moltissimi titoli a 10$.