Autore: Aideena
Periodo: agosto 2008
13/08/2008
Arrivo a Valladolid
Eccomi qui, dopo mesi e mesi di preparazione psicofisica all' aeroporto di Bergamo Orio al Serio con uno zaino di 7 kg in spalla e un biglietto di sola andata per Valladolid; sto per iniziare insieme a Vale e Chiara il fatidico Cammino di Santiago de Compostela.
Come di prassi il volo porta un ritardo di 1 h e mezza, ma ormai sono avvezza ai ritardi di Ryanair.
(Arrivo previsto per le h 11:00, arrivo effettivo h 12:45)
L'aeroporto di Valladolid sembra un'oasi nel far west; già immagino i corvacci gracchianti e le folate di vento gelido....(e così fu).
Presi gli zaini, ci dirigiamo con il bus convenzionato Ryanair, che con 3 euro ci porta verso il centro di Valladolid, dove poco dopo ci attende la navetta della Alsa per Astorga ovvero il nostro punto di partenza.
L' umore è alle stelle, si ride e si scherza come sempre, i nostri visi sono distesi e le nostre menti cariche di aspettative.
Arrivate ad Astorga, antica Asturica Augusta, con gran stupore scorgiamo una ex cittadina romana con tanto di mura, cloaca, resti di teatro e un'imponente cattedrale in stile barocco accanto alla quale si trova il famoso palazzo episcopale opera di Gaudì, attualmente utilizzato come Museo dei Camini.
Poco piu' avanti si trova la Placa Mayor gremita di gente e bambini, il municipio, anch'esso in stile barocco, è impossibile non fotografarlo.
Proprio a due passi dal municipio troviamo il nostro ostello Santa Maria del Pelegrino che con 4 euro ci offre una branda a castello con cucina e bagni in comune pulitissimi.
H 18:30: qui e' ora di aperitivo, ma noi decidiamo di cenare e andare a dormire presto.
Cena al municipio con 18 euro mangiamo Jamon Iberico, insalata, patatine fritte e acqua per star leggere.
Come gia' anticipato da Cassandra (la sottoscritta) dopo cena si alza un vento gelido che ci costringe a recarci immediatamente in ostello, e a "brandare" subito.
Tappi alle orecchie e sacco a pelo a chiusura ermetica...(menomale che siamo ad agosto). Abbracciamo Morfeo alle 22:30.
14/08/2008
Astorga-Rabanal del Camino
Se c'è una cosa che detesto è la marmellata di fragole, la trovo troppo dolce, soffoca il gusto acidulo del frutto rendendo il sapore tale e quale allo sciroppo per la tosse che mia madre mi propinava da bambina.
Eppure alle h 09:00 del 14/08/2008 mi è parso di assaggiare il nettare degli dei.
Sveglia alle h 05:00, partenza alle h 05:30 è ancora buio, ma passando per la città sfruttiamo la luce dei lampioni, finchè non ci ritroviamo in mezzo ai campi di grano, dove accendiamo la mini torcia e ci uniamo ad altri due ragazzi portoghesi.
Il cammino non presenta difficoltà, è in pianura, ma il freddo ci bastona, è incredibile sembra incredibile, ma ci sono poco più di 8 gradi.
La prima tappa è Santa Catalina de Somoza, dove azzanniamo il pezzo di pane casereccio con marmellata di fragole sopracitato e un café y leche (2,40 euro).
Complessivamente siamo soddisftatte, poiché siamo riuscite a manetenere il passo costante a 5.5km/h per 5h e 30min... non male come inizio!
H 11:30: arriviamo alla meta: Rabanal del Camino.
Il borgo è piccolissimo, complessivamente si contano cento abitanti, quasi tutti agricoltori o anziani pensionati.
L'aria e' frizzante, fa molto freddo e da qui iniziano i guai, perche' pensando di trovare caldo non abbiamo l'attrezzatura adatta e dobbiamo ingegnarci per la partenza di domattina all'alba.
Senza troppe ricerche ci affidiamo al primo hostal incrociato, è molto accogliente e soprattutto caldo, peccato per la cappa di fumo (purtroppo in Spagna si può ancora fumare all'interno dei locali) che ci impregna tutti i vestiti e i capelli.
La camera è spartana, abbastanza pulita con una splendida vista sulle colline adiacenti.
Decidiamo di sistemarci e andare a fare un giro per le mura, ma dopo pochissimo ci rintaniamo nella taverna del pellegrino a causa del vento gelido.
Lentamente la città si popola di altri pellegrini e il vespro non tarda ad arrivare, inghiottendo il sole tra le colline.
Nanna presto alle 22:30
15/08/2008 Ferragosto
Rabanal del Camino - Ponferrada (almeno credevamo di esserci arrivate invece...)
H 05:30: partenza al buio in mezzo al bosco.
Bardate come 3 hobbit: 2 magliette, felpa/pile, cerata, torcia e tanta, tantissima forza di volontà.
Confesso che ho/abbiamo avuto un attimo di sconforto nell'attraversare il bosco da sole al buio; il paesaggio si presenta tetro, costellato di alberi e radici che nell’oscurità assomigliano molto a piccoli folletti dispettosi. Fortunatamente dopo solo mezz'ora ci raggiungono due ragazzi ispanici che si piantano davanti a noi e con le loro grandi torce ci fanno da guida sino a Foncebadon, la prima tappa.
Arriviamo dopo una semi scalata, siamo a quasi 1400mt di altitudine e il freddo e la nebbia regnano sovrani.
L'unico rifugio che ci accoglie è un ex convento medievale gestito da un signore anziano molto disponibile. Solito café y leche e pane burro e marmellata (2.70 euro) ci apre il cuore e ci da la forza di proseguire.
Dopo Foncebadon il paesaggio cambia, da collinare diventa montuoso e per certi versi ricorda moltissimo l'Irlanda: il verde smeraldo dei monti, il profumo di resina e i campi di grano.
Dopo qualche centinaia di metri arriviamo alla Cruz de Hierro emblema del pellegrino, che sinceramente mi lascia perplessa per pochi secondi, non so probabilmente mi aspettavo qualcosa di strabiliante dal punto di vista emotivo, invece non è altro che un palo con una croce di ferro in cima, sotto la quale il pellegrino deposita la pietra che ha portato con sé da casa per chiedere la benedizione sul cammino... mmmh sarà stata la macabra nebbia o la poca fede non saprei dire.
Dopo circa 4 ore tra i monti giungiamo alla tappa di El Acerbo, ma non essendoci cartelli stradali che indichino l'inizio del paese (in verità: a causa di un cartellone pubblicitario) crediamo di trovarci già alla tappa successiva ovvero: Molinaseca, quindi in preda all'entusiasmo decidiamo di fare un'unica tirata fino alla meta: Ponferrada.
Il cammino si fa difficoltoso e inizia a far molto caldo, camminiamo per circa 3h sotto il sole cocente con folate di vento gelido alternate.
Demotivazione allo stato puro, quando ci accorgiamo che il paesino che vediamo dinnazi a noi è Molinaseca e non Ponferrada, ma ormai siamo devastate e le vesciche devono essere curate.
Pernottiamo a Molinaseca, un borgo medievale con uno splendido ponte romano sotto il quale scorre un fiumiciattolo pulitissimo e freddissimo.
Il piccolo borgo è in festa e la signora dell'hostal ci avverte che ci sarà un po' di casino e che molto probabilmente faremo fatica a dormire, ma noi non ce ne curiamo, convinte che i tappi avrebbero fatto il loro dovere, ci gustiamo l’ospitalità della gente di campagna stando sedute sul prato a guardare la banda festante e i bambini che scorrazzano in giro.
Presto la stanchezza ha il sopravvento quindi ceniamo e rientriamo nella nostra camera dove scorgiamo tramite una finestrella/feritoia che abbiamo proprio il palco sotto la camera.
Non aggiungo altro.
E' questo che ho provato leggendo il racconto delle tappe. sono tornata indietro di alcuni anni quando anche io percorrevo quelle strade polverose. Mi ha rafforzato la voglia di percorrere il primo tratto fino a Burgos, da dove ho iniziato il cammino e prima o poi lo farò con lo stesso entusiasmo. Ho sempre pensato che tutti dovrebbero fare quella esperienza per me indimenticabile.