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Racconti di viaggio

Ucraina 2005 - Episodio I: Kiev


Giorno 1

ucraina-2005-episodio-i-kiev-1Il primo ad arrivare a Kiev, di mattina, dopo una nottata di viaggio in treno da Minsk è Ale (ZoT giungerà nel pomeriggio da Praga). Anni e anni di viaggi nei luoghi più sperduti del globo non bastano al nostro uomo-rotte per vincere la sfida col cirillico: infatti si perde ignobilmente all'istante! Il colpo al suo amor proprio è superabile, ma il vero danno è il ritardo con cui giunge al luogo dell'appuntamento con l'affittacamere contattata via internet. Due ore di ritardo e appartamento perso… Per fortuna ne trova un altro in breve tempo, anche se un pelo più decentrato. L'appartamento è si costoso (70$ al giorno, ovviamente in nero), ma è anche grande come un palasport e ottimamente arredato: ci troveremo bene.

Il puntello pomeridiano con ZoT è fissato in Piazza Indipendenza (Maydan Nezalezhnosti): Il webmaster trova Ale già con una birra in mano (costo 50 centesimi!!) presso uno dei numerosi chioschi. La piazza è quella ripresa innumerevoli volte durante la rivoluzione arancione ed è veramente estesa e brulicante di vita. E' divisa in due dalla Khreshchatyk, il vialone principale dei negozi di lusso, pedonabile nel weekend. Si sta proprio bene qui, ed infatti non passerà giorno a Kiev senza che ci passeremo del tempo, godendoci il paesaggio ed il passaggio.

La sera, dopo una cena all'incredibilmente economico self-service Puzata Khata [vul Baseyna 1/2], la dedichiamo alle vasche sulla Khreshchatyk, sull'esempio dei nativi. I bar ed i locali sono infatti mezzo vuoti: lo sport nazionale è fare avanti e indietro con le bottiglie di birra acquistate nei chioschi e sedersi sulle varie panchine che sono il luogo di socializzazione prediletto dalla numerosa e bella gioventù.

Qua e là si improvvisano spettacoli di strada e noi ci sorbiamo quello del Ligabue locale, per poi spostarci in uno dei locali indicati sulla Lonely: il Club 44, all'interno di un cortile lungo la Khreshchatyk. Si tratta di un jazz club bello affollato, dove facciamo il pieno di birra e ci facciamo triturare i maroni dalla musica folk sperimentale di un paio di individui che scatenano inspiegabilmente l'entusiasmo di uno strano personaggio ubriaco e molesto, innocuo ma che ammorba parecchio noialtri.
Al termine del concerto, e decisamente provati dal viaggio, decidiamo di averne abbastanza e ci trasciniamo verso casa.


Giorno 2

ucraina-2005-episodio-i-kiev-2Oggi si va alla scoperta della città! Dopo una sana colazione a base di... hotdog, iniziamo la giornata infilandoci in un albergone per raccattare, l'indispensabile Inyourpocket che incredibile a dirsi è gratis! Equipaggiati di tutto punto partiamo quindi per un lungo tour pedonale programmato dall’implacabile Ale e dalla sua Lonely Planet.

Il tour prevede nell'ordine: Monastero di San Michele con monumento alle vittime della grande carestia del 1932, in realtà programmata da Stalin; stadio della Dynamo con monumento al colonnello Lobanovsky; parlamento, Palazzo Mariyinisky, Parco di Volodymyrska Hirka con annesso monumento all'Amicizia delle Nazioni, che celebra l'unificazione del 1654 di Russia e Ucraina (da quando i locali non sono più in così ottimi rapporti con il Cremlino, hanno aggiunto un pò di statue cosacche che non c'entrano una cippa); l'Università di Kiev, coi muri color rosso sangue voluti dallo Zar Nicola I, dopo la repressione studentesca; l'ultima statua di Lenin sulla Tarasa Shevchenka e gran finale con la Porta d'Oro (Zoloti Vorota), nome pomposo per la principale porta d'ingresso in città dei tempi di tale Yaroslav il Saggio.

Nel mezzo c'è stata la scoperta del sommo poeta Taras Shevchenko: nulla a che vedere con l'attaccante milanista, molto a che vedere con quel coacervo di vocali e consonanti bislacche che è la lingua ucraina. Da notare altresì tutta una serie di curiosi personaggi che gravitano intorno alle chiese ed ai molti matrimoni che incrociamo soprattutto davanti a San Michele. Si va dalle venditrici di bacche e ortaggi da far benedire al Pope di turno, ai vigili abusivi addetti al traffico dei parenti nei matrimoni, alle orchestrine che rallegrano lo spirito durante le foto ricordo, alla bambina petulante che recita poesie in Piazza Mykhaylivska.
Insomma, sarà stata la bella giornata, il grande parco, il Dniepro, o le manze che scorazzano in magliettina, ma Kiev ci ha fatto proprio una bella impressione.

ucraina-2005-episodio-i-kiev-3La sera, devastati dai km percorsi, optiamo per una cena in un ristorante vicino casa, con grande delusione di Ale per il pollo alla Kiev surgelato che ci servono, decisamente dimenticabile. Ci dedichiamo quindi alla ricerca dei locali che abbiamo letto esistere intorno al palasport.
Il nostro obiettivo è iniziare la serata all'Indigo, che sembra promettere bene, ma quando lo troviamo si rivela un locale pseudo-fighetto e soprattutto mezzo vuoto, per cui soprassediamo.

Alla fine, seminascosto da un cantiere nell'Arena Center, scopriamo il Club 112, (ingresso 40 hryvne e birra in bottiglia a 10). E qui ci sentiamo subito a nostro agio: la musica è varia e ballabile, a parte alcune cadute nel trash più spinto con Celentano e i Ricchi e Poveri (!!), e la gente simpatica e di ottimo livello. Si segnalano una tizia decisamente ubriaca che parla italiano (da cui ZoT riuscirà stranamente a ricevere un due di picche), e due "idoli" locali da noi prontamente ribattezzati il Fausto Leali ucraino (con agghiacciate canotta bianca di fantozziana memoria) e l'animale scientifico, due tamarri da competizione.


Giorno 3


ucraina-2005-episodio-i-kiev-4Terzo giorno a Kiev e per di più è pure sabato! Abbiamo grandi aspettative per la serata e quindi per salvare le nostre rotule decidiamo di adottare un programma soft.
Partiamo dalla Cattedrale di Santa Sofia (Sofiysky Sabor), ed i suoi affreschi e mosaici, per poi affrontare la Discesa di Andrea (Andriyivsky Uzviz) fino al pittoresco quartiere di Podil. La Discesa è una delle viuzze più caratteristiche di Kiev, un acciottolato tortuoso che scende (appunto) dalla collina fin quasi al fiume, tutta impestata di banchetti e negozi di souvenir per la gioia nostra e del milione di altri turisti che si sono dati appuntamento qui proprio oggi.

Si trova veramente di tutto, dalle vecchie macchine fotografiche russe a svariate bombe atomiche in kit di montaggio, dalle innumerevolli varietà di matrioska a vecchie locandine di film e pubblicità sovietiche, a quadri di Breznev, per culminare nel raffinato disegno del simbolo del potere locale: il mazzulatore cosacco!!! Ovviamente alla fine Ale lo comprerà...

Dopo due passi nel tranquillo e compassato quartiere degli artisti e degli artigiani (Podil), troviamo l'ingresso del Museo di Chornobil (Chernobil è la pronunicia russa): siamo gli unici visitatori e, malgrado non vi siano didascalie in inglese, le foto ed i numerosi reperti rendono bene l'idea della spaventosa tragedia e soprattutto dell'impreparazione delle autorità chiamate a gestirla. La zona della Centrale è ancora oggi off-limits ma è sconvolgente pensare che ci sono dei vecchi del luogo che si ostinano a vivere entro la cintura di sicurezza...

Dopo un costosissimo pranzo (per gli standard locali: 20 euri in due) in un ristorante tex-mex in zona, ci concediamo una passeggiata lungo il Dniepro e risaliamo poi verso la parte alta della città con la folcloristica funicolare (un must). Al ritorno, lungo la Khreshchatyk ed in Piazza Indipendenza, abbiamo la sorpresa di imbatterci in un lungo serpentone di gente in abito caratteristico: si tratta del campionato mondiale di danze e canti per gruppi folclorici (o qualcosa di simile, stile giochi senza frontiere ma senza le gare) che seguiamo per un pò con l'immancabile birretta d'ordinanza.

ucraina-2005-episodio-i-kiev-5Poichè è l'ultima sera a Kiev, un solo grido si alza nella notte: vietato sbagliare! Facciamo il fondo all'ottimo pub irlandese O'Brien dove, tra una pinta e l'altra, scopriamo un fenomenale gruppo internazionale da noi prontamente ribattezzato i New Beatles vista la musica (e soprattutto l'età) degli artisti. Per lo show di stasera la band schiera una formidabile line-up, con musicisti epici da noi simpaticamente soprannominati il mugicco, il poliziotto irlandese, il terrorista dell'Ira ed il cantante dei Commitments. Veramente bravi o almeno così ci è parso dopo quelle 6-7 ottime pinte di lager!

Quando si fa l'ora siamo carburati al punto giusto (forse un pelo oltre) e puntiamo con decisione verso il Patipa, che passa per la disco più in voga della capitale. Già la teoria di ammiraglie parcheggiate fuori ci fa capire che forse il locale non è molto zingaro, ma ormai siam qui... tanto cosa vuoi che costi l'ingresso? Una mazzata (70 hryvne)! Così come le consumazioni (27 hryvne): in confronto alla disco della sera precedente, s'intende.

Aggiungiamoci il fatto che il Patipa è si molto ben frequentato, ma ci sono parecchi personaggi brutti (nuovi ricchi, mafia russa) e la musica è tutta un trunzatrunza... insomma, non ci sentiamo a nostro agio. Resistiamo per un pò, annegando il disagio in un altro paio di consumazioni, ma risultiamo trasparenti ai presenti, come in una qualsiasi disco in Italia... fanculo, la nostra ultima sera a Kiev non può finire cosi! Torniamo al Club 112!!

E qua è tutta un'altra storia: gli zingari riscuotono immediatamente un grandissimo successo, conoscendo mezzo locale, dando fondo alle scorte di birra del bar e danzando sempre più sciolti e sinuosi fin quasi alla chiusura della disco. Segnaliamo in particolare una gnocca ucraina preda di Ale (che la menerà per giorni col fatto che lei gli dava al massimo 30 anni - si, di galera!) ed una russa in vacanza abilmente concupita da ZoT.

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