Racconti di viaggio

Omaggio all'Estremadura

Un viaggio bnell'estremadura delle città e dei paesini, della natura, delle cicogne e delle aquile, della solitudine e dell'autenticità, quella vera.

Autore: °Sally
Periodo: agosto


Parto da Madrid e per quasi 4 ore dal finestrino dell'autobus, scorrono davanti a me paesaggi bruciati dal sole, che sul morire inonda campi incolti e pietre, luoghi disabitati e lunari. Sto tornando in Estremadura: regione spagnola intrappolata dall'Andalucia a sud, dalla Castiglia a nord e a est e a ovest dal Portogallo dove continua fondendosi con la bellissima regione di Alentejo.

Arida, di confine, dal latino “terra extrema et dura”; regione testimone di battaglie arabe, portoghesi e cristiane e di truculenti conquistadores come Pedro de Valdivia, Inés Suarez, Vasco Nuñez de Balboa (oceano Pacifico), il crudele Francisco Pizarro conquistatore dell’impero Inca, Hernan Cortes colonizzatore dell’impero Azteco, Francisco de Orellana scopritore del Rio delle Amazzoni.

Quando giungo a Caceres è sera. Uno stanco commesso, sbadigliando, chiude afflitto lo sportello. Il suo turno di lavoro è finito, la mia esplorazione sta iniziando.. Esco dalla stazione degli autobus e raggiunta da Manuel, gironzoliamo per le stradine deserte di questa bella cittadina medioevale. Abitata fin dalla preistoria, come dimostrano le grotte di Maltravieso, è la seconda città più popolosa dell'Estremadura.

Nei vicoli racchiusi tra alte mura di pietra scura, Manuel, nativo di questi luoghi, mi narra un aneddoto locale sulla scimmietta riprodotta in ferro fuori dalla locanda di Calle del Mono e mi descrive con dovizia di particolari la strana processione incappucciata della settimana santa. Terra di leggende e fantasmi: profuma d'antico..

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A distanza di pochi giorni, arriva il momento di prendere commiato da Caceres e da Manuel. Valigia alla mano, dopo qualche ora di autobus, mi fermo per una breve sosta nella città più grande dell'Estremadura ossia Badajoz, ariosa e sofisticata. Col suo sguardo verso ovest, verso l'oceano, che si riflette anche sulla gastronomia locale (merluzzo a profusione) ha bei parchi e numerosi musei, piazze, chiese, monasteri.



Risalita sull'autobus, la tappa successiva alla scoperta della regione mi porta a Merida la città di Augusta Emérita che fu fondata per ordine dell'imperatore Ocatvio Augusto nel 25 a.C. Dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1993, sorge tra i fiumi Guadiana e Albarregas. Rivestono particolare interesse gli edifici di spettacolo pubblico (Teatro, Anfiteatro, Circo). Tra tutta l'Estremadura è qui dove la presenza romana ha lasciato maggiormente il segno e Pepe, rientrato da poco dall'Ungheria, mi spiega che sono appena stati trovati nuovi resti romani al centro della città che hanno bloccato la costruzione di un nuovo teatro.

Subito si rivela ai miei occhi molto attiva intellettualmente ed in questo ambito l'amico Pepe mi presenta Victor, scrittore e presidente dell'associazione culturale della città. Passiamo la serata insieme e in nottata andiamo alla ricerca di ciò che vorrei incontrare: le cicogne, numerosissime in queste zone dove è presente anche la rara cicogna nera oltre che il 70% delle aquile che vivono in Europa. Ridiamo nella notte tra i campi bui ed incolti sotto un'improbabile volta di stelle, ma a parte grandi nidi su grandi alberi, la nostra indagine risulta infruttuosa: nessun familiare “tac-tac-tac” del loro becco nell'aria..

L'accoglienza di questa gente è impagabile e sarebbe dolce restare, ma quello che realmente bramo è fuori dalle mura delle città.. Mi dirigo quindi verso il piccolo paese di Don Benito: un vecchio amico viene a prendermi alla stazione degli autobus e col suo vecchio furgoncino possiamo finalmente dirigerci verso gli interni. Lasciate le strade principali ci imbattiamo in terre aride, pietre e solitudine.

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Il primo incontro è con un vecchio, sinistro cimitero. Il cielo si sta rabbuiando, l'aria è greve su quelle terre brulle. Alberto mi spiega che il cimitero è sconsacrato, tra una lapide e l'altra resti di ossa e persino inquietanti teschi. Proseguiamo sotto un cielo plumbeo e salendo a piedi una piccola collina ricoperta di eucalipto e timo, raggiungiamo un antico, misterioso castello dove non c'è traccia di vita.. Soggiogata da questi luoghi silenziosi il tempo sembra non avere nessuna identità ma l'appetito incalzante ci avvisa che è ora di un buon pasto! Il nostro punto di ristoro ci viene a cercare: il profumo delizioso che esce da quella porta in legno ci costringe ad entrare. La cucina extremeña è economica e sostanziosa, ricca di sughi e selvaggina; il vino è  rosso e corposo. Pregiatissimo l'olio extravergine d'oliva e i formaggi tra i quali spicca la Torta del Casar, da alcuni ritenuto il miglior formaggio al mondo.

Sto scegliendo assorta la mia vivanda ma non Alberto che mi guarda silenzioso: qui, più che mai rispetto ad ogni altra parte della Spagna, si condivide! Sorrido e pongo di traverso il menù: il piatto non è mio, è il nostro piatto. La portata che ci servono è enorme: stufato d'agnello e patate arrosto, pane raffermo e fritto, zuppa piccante di lenticchie e ortaggi di stagione. Accompagna il tutto una speziata minestra profumata di aglio, protagonista assoluto della cucina. Rinfrancati, proseguiamo per Trujillo un gioiellino incastonato tra i paesaggi desolati ed abbandonati che si susseguono all'infinito.

Dal finestrino lo sguardo vaga sereno tra le pianure a perdita d'occhio e so che lassù, a nord della regione, si estendono le bellissime zone di La Vera, Hervas e soprattutto Las Hurdes quella magica e straziante terra descritta magistralmente da Buñuel in “Tierra sin pan”.. Alberto, cresciuto qui e profondo conoscitore dell'Estremadura, mi racconta che i cammini che si snodano in quelle zone sono affascinanti e battuti da viandanti solitari. Si tratta di percorsi indubbiamente meno famosi del “Cammino di Santiago” ma sicuramente meno turistici, più difficili, più imprevisti e mentre sono sognante in quegli orizzonti infiniti all'improvviso finalmente si svelano le cicogne! Si librano maestose nell'aria e spuntano da ogni dove!

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Campi di lavanda profumata risplendono sotto un unico ma deciso potente raggio di sole volto al tramonto; immagino le api svolazzare laboriose in questa regione, importante produttrice di miele dove in ogni negozietto ne figurano in bella mostra vasetti di ogni tipo e fattura.

La dolcissima malinconica Estremadura, compassionevole ed antica, la parte meno popolata e meno produttiva dell'intera Spagna, la meno turistica, la più povera eppure così ricca di emozioni e ospitalità, di cicogne, lavanda e miele, leggende e nostalgia. Un posto che seguito a portare nel cuore a dispetto di viaggi in luoghi esotici, primitivi o tecnicamente perfetti perché a differenza di altri spazi l'Estremadura è, innanzitutto, una terra vera.

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