Racconti di viaggio

Tre ragazze in cammino verso Santiago de Compostela - Parte I

Il racconto in presa diretta di Aideena del cammino da Valladolid fino a Santiago con le sue amiche Vale e Chiara. Riviviamo giorno dopo giorno il loro viaggio zaino in spalla in un alternarsi di fatica, stupore, tendiniti, demotivazione e felicità

Autore: Aidi
Periodo: agosto


13/08
Arrivo a Valladolid

Eccomi qui, dopo mesi e mesi di preparazione psicofisica all' aeroporto di Bergamo Orio al Serio con uno zaino di 7 kg in spalla e un biglietto di sola andata per Valladolid; sto per iniziare insieme a Vale e Chiara il fatidico Cammino di Santiago de Compostela.
Come di prassi il volo porta un ritardo di 1 h e mezza, ma ormai sono avvezza ai ritardi di Ryanair.

(Arrivo previsto per le h 11:00, arrivo effettivo h 12:45)
L'aeroporto di Valladolid sembra un'oasi nel far west; già immagino i corvacci gracchianti e le folate di vento gelido....(e così fu).
Presi gli zaini, ci dirigiamo con il bus convenzionato Ryanair, che con 3 euro ci porta verso il centro di Valladolid, dove poco dopo ci attende la navetta della Alsa per Astorga ovvero il nostro punto di partenza.

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(Gena Melendrez / Shutterstock)

L' umore è alle stelle, si ride e si scherza come sempre, i nostri visi sono distesi e le nostre menti cariche di aspettative.
Arrivate ad Astorga, antica Asturica Augusta, con gran stupore scorgiamo una ex cittadina romana con tanto di mura, cloaca, resti di teatro e un'imponente cattedrale in stile barocco accanto alla quale si trova il famoso palazzo episcopale opera di Gaudì, attualmente utilizzato come Museo dei Camini.
Poco piu' avanti si trova la Placa Mayor gremita di gente e bambini, il municipio, anch'esso in stile barocco, è impossibile non fotografarlo.

Proprio a due passi dal municipio troviamo il nostro ostello Santa Maria del Pelegrino che con 4 euro ci offre una branda a castello con cucina e bagni in comune pulitissimi.
H 18:30: qui e' ora di aperitivo, ma noi decidiamo di cenare e andare a dormire presto.
Cena al municipio con 18 euro mangiamo Jamon Iberico, insalata, patatine fritte e acqua per star leggere.
Come gia' anticipato da Cassandra (la sottoscritta) dopo cena si alza un vento gelido che ci costringe a recarci immediatamente in ostello, e a "brandare" subito.
Tappi alle orecchie e sacco a pelo a chiusura ermetica...(menomale che siamo ad agosto). Abbracciamo Morfeo alle 22:30.


14/08
Astorga-Rabanal del Camino

Se c'è una cosa che detesto è la marmellata di fragole, la trovo troppo dolce, soffoca il gusto acidulo del frutto rendendo il sapore tale e quale allo sciroppo per la tosse che mia madre mi propinava da bambina.
Eppure alle h 09:00 del 14/08/2008 mi è parso di assaggiare il nettare degli dei.

Sveglia alle h 05:00, partenza alle h 05:30 è ancora buio, ma passando per la città sfruttiamo la luce dei lampioni, finchè non ci ritroviamo in mezzo ai campi di grano, dove accendiamo la mini torcia e ci uniamo ad altri due ragazzi portoghesi.
Il cammino non presenta difficoltà, è in pianura, ma il freddo ci bastona, è incredibile sembra incredibile, ma ci sono poco più di 8 gradi.

La prima tappa è Santa Catalina de Somoza, dove azzanniamo il pezzo di pane casereccio con marmellata di fragole sopracitato e un café y leche (2,40 euro).
Complessivamente siamo soddisftatte, poiché siamo riuscite a manetenere il passo costante a 5.5km/h per 5h e 30min... non male come inizio!
H 11:30: arriviamo alla meta: Rabanal del Camino.

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(bepsy / Shutterstock)

Il borgo è piccolissimo, complessivamente si contano cento abitanti, quasi tutti agricoltori o anziani pensionati.
L'aria e' frizzante, fa molto freddo e da qui iniziano i guai, perche' pensando di trovare caldo non abbiamo l'attrezzatura adatta e dobbiamo ingegnarci per la partenza di domattina all'alba.
Senza troppe ricerche ci affidiamo al primo hostal incrociato, è molto accogliente e soprattutto caldo, peccato per la cappa di fumo (purtroppo in Spagna si può ancora fumare all'interno dei locali) che ci impregna tutti i vestiti e i capelli.

La camera è spartana, abbastanza pulita con una splendida vista sulle colline adiacenti.
Decidiamo di sistemarci e andare a fare un giro per le mura, ma dopo pochissimo ci rintaniamo nella taverna del pellegrino a causa del vento gelido.
Lentamente la città si popola di altri pellegrini e il vespro non tarda ad arrivare, inghiottendo il sole tra le colline.
Nanna presto alle 22:30


15/08 Ferragosto
Rabanal del Camino - Ponferrada
(almeno credevamo di esserci arrivate invece...)

H 05:30: partenza al buio in mezzo al bosco.
Bardate come 3 hobbit: 2 magliette, felpa/pile, cerata, torcia e tanta, tantissima forza di volontà.
Confesso che ho/abbiamo avuto un attimo di sconforto nell'attraversare il bosco da sole al buio; il paesaggio si presenta tetro, costellato di alberi e radici che nell’oscurità assomigliano molto a piccoli folletti dispettosi.  Fortunatamente dopo solo mezz'ora ci raggiungono due ragazzi ispanici che si piantano davanti a noi e con le loro grandi torce ci fanno da guida sino a Foncebadon, la prima tappa.

Arriviamo dopo una semi scalata, siamo a quasi 1400mt di altitudine e il freddo e la nebbia regnano sovrani.
L'unico rifugio che ci accoglie è un ex convento medievale gestito da un signore anziano molto disponibile. Solito café y leche e pane burro e marmellata (2.70 euro) ci apre il cuore e ci da la forza di proseguire.

Dopo Foncebadon il paesaggio cambia, da collinare diventa montuoso e per certi versi ricorda moltissimo l'Irlanda: il verde smeraldo dei monti, il profumo di resina e i campi di grano.
Dopo qualche centinaia di metri arriviamo alla Cruz de Hierro emblema del pellegrino, che sinceramente mi lascia perplessa per pochi secondi, non so probabilmente mi aspettavo qualcosa di strabiliante dal punto di vista emotivo, invece non è altro che un palo con una croce di ferro in cima, sotto la quale il pellegrino deposita la pietra che ha portato con sé da casa per chiedere la benedizione sul cammino... mmmh sarà stata la macabra nebbia o la poca fede non saprei dire.

Dopo circa 4 ore tra i monti giungiamo alla tappa di El Acerbo, ma non essendoci cartelli stradali che indichino l'inizio del paese (in verità: a causa di un cartellone pubblicitario) crediamo di trovarci già alla tappa successiva ovvero: Molinaseca, quindi in preda all'entusiasmo decidiamo di fare un'unica tirata fino alla meta: Ponferrada.

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(bepsy / Shutterstock)

Il cammino si fa difficoltoso e inizia a far molto caldo, camminiamo per circa 3h sotto il sole cocente con folate di vento gelido alternate.
Demotivazione allo stato puro, quando ci accorgiamo che il paesino che vediamo dinnazi a noi è Molinaseca e non Ponferrada, ma ormai siamo devastate e le vesciche devono essere curate.

Pernottiamo a Molinaseca, un borgo medievale con uno splendido ponte romano sotto il quale scorre un fiumiciattolo pulitissimo e freddissimo.
Il piccolo borgo è in festa e la signora dell'hostal ci avverte che ci sarà un po' di casino e che molto probabilmente faremo fatica a dormire, ma noi non ce ne curiamo, convinte che i tappi avrebbero fatto il loro dovere, ci gustiamo l’ospitalità della gente di campagna stando sedute sul prato a guardare la banda festante e i bambini che scorrazzano in giro.
Presto la stanchezza ha il sopravvento quindi ceniamo e rientriamo nella nostra camera dove scorgiamo tramite una finestrella/feritoia che abbiamo proprio il palco sotto la camera.
Non aggiungo altro.

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Gena Melendrez / Shutterstock

16/08
Molinaseca- Ponferrada- Villafranca do Bierzo  

Nottata semi-insonne, causa: palco situato sotto le nostre teste.
Sveglia h 05:30, partenza h 06:00
Il borgo e' ancora in festa dalla nottata precedente, partiamo alla volta della meta di ieri: Ponferrada per terminare a Villafranca do Bierzo da dove scrivo in questo momento.
Purtroppo un orrendo temporale ci coglie impreparate e tra fulmini e saette partiamo impavide fermandoci solo per 5 minuti sotto il tetto di un box... (in preda ad un attacco isterico di parafuliminefobia).

Intorno a noi rinverdiscono le colline e il profumo di rosmarino si fa sempre più intenso protraendosi per il resto della tappa. La pioggia mette a dura prova la nostra pazienza, oltretutto il terreno diventa scivoloso e pericoloso, ci vuole proprio tanta pazienza. Dopo un'ora e mezza arriviamo a Ponferrada, cittadina di media grandezza abbastanza bruttina rispetto ai borghetti precedenti.
Facciamo tappa al primo bar incrociato sempre con cafè y leche, pane burro e marmellata, poi alla volta di Villafranca.  Il passo è circolare (copyright di Chiara), la tappa è noiosa, quasi tutta sulla statale N VI... che palle.

Per fortuna arriviamo alle h 12:30 al vissutissimo rifugio gestito dalla famiglia Jato (citato nella guida delle terre di mezzo), c'è ancora posto e insieme a noi troviamo altri pellegrini già incrociati nelle tappe precedenti, tra le quali vogliamo citare una signora che sta percorrendo il cammino con le scarpe da boxeur dell'adidas... una pazza scatenata... eppure ha un passo molto più veloce del nostro... iniziamo a pensare che sia una strega e che il suo potere risieda nel bastone che porta sempre con sé.
Vi sapremo dire, questa notte cercheremo di sottrarglielo e lo proveremo.


17/08
Villafranca do Bierzo - O Cebreiro

Partenza h 06:00 (buio pesto) dal rifugio della famiglia Jato di Villafranca do Bierzo, abbiamo affidato gli zaini alla corriera per poter percorrere il tragitto in tranquillità.
Abbiamo camminato per 10 ore con solo 2 mini pause caffè, ma nonostante le tendiniti e gli attacchi intestinali siamo giunte al monte de O Cebreiro alle h 16:00 in stile Massimo Decimo Meridio. 
Fortunatamente abbiamo trovato posto presso l'unico rifugio del borgo celtico (3 euro solo pernottamento), abbastanza accogliente e pulito, ma pieno di Valleluja. 

Il profumo di eucaliptos ci avvisa che siamo alle porte della Galicia; fiumi gelidi e profumo di legna ovunque, ci circondano le stupende colline verdi.
Scrivo in fretta e furia perché qui ci stanno col fiato sul collo per internet.
Il grado di devastazione è totale... dobbiamo assolutamente sciogliere l'acido lattico che abbiamo in corpo, altrimenti domani rischiamo di rimanere ferme qui.
Stasera pulpo alla gallega, finalmente qui non se ne può più di uova fritte e prosciutto crudo!
Un saluto a tutti


18/08
O Cebreiro -Triacastela


Sveglia h 05:00, partenza sempre al buio alle h 05:30 con una nebbia e una pioggia fortissime, dopo una notte in una camerata da 20 persone dove erano presenti i peggio maschi del pianeta terra, ci dirigiamo con passo 4,4km/h alla volta di Triacastela.
Siamo ormai in piena Galizia, ma il paesaggio sembra tale e quale agli altri, a causa della nebbia che ci impedisce di vedere al di là del nostro naso.
Purtoppo ho sette vesciche, fortunatamente curate alla perfezione con ago, filo e amuchina, ma sotto i piedi fanno molto male, ad ogni passo sento la pelle lacerarsi, ma infondo continuo a ripetere: no pain no gain, questo mantra mi sta perseguitando da Astorga non lo sopporto più.

Finalmente arriviamo alla prima tappa e la nebbia cala, lasciando spazio ad una pioggia veramente odiosa del tipo: nebulizzatore... siamo completamente bagnate dalla testa ai piedi e anche un po' incazzate.
Dopo la seconda colazione comincio ad avvertire un principio di tendinite alla caviglia sinistra e decido di doparmi con dell'aulin & voltaren, difatti dopo nemmeno 15 minuti il passo aumenta di ben 3km/h portandolo complessivamente in piano a 6,5 e 6,7 in dicesa, ottimo direi.

Purtroppo dopo soli 15km perdiamo Chiara che in preda ad una crisi di nervi decide di andare a 2,2km/h seguendo i segnali del suo corpo.
Io e Vale invece iniziamo la corsa in discesa senza spiccicare parola per ben 4 ore, comunicando solo con gesti fatti col bastone.
Arriviamo alle h 11 io e Vale e fortunatamente non troviamo coda per il rifugio municipale (3 euro).
Chiara arriva 2 h dopo di noi, stanca morta e con una probabile tendinite, infatti domani ci seguirà in autobus.

I ragazzi che stiamo conoscendo sono quasi tutti simpatici, soprattutto uno psicologo di Piacenza con cui ci intratteniamo molto volentieri a parlare, sono proprio contenta di averlo conosciuto sul cammino.
Adesso torno al rifugio a vedere se il bucato si e' asciugato... praticamente sono rimasta senza vestiti puliti e sto girando per il paese in pigiama strafregandomene delle risate della gente, tanto ormai la mia femminilità è pari a zero anzi direi sotto lo zero.
A domani [n.d.r.: alla prossima settimana] con la tappa: Triacastela-Sarria
Evviva il pulpo alla gallega e' veramente ottimo!

Qui trovetete la seconda parte del racconto.