Idee di viaggio

Visitare Valencia

Il racconto di viaggio con i consigli utili per visitare Valencia

VISITARE VALENCIA

Il diario di viaggio con le informazioni di prima mano e i consigli utili su come visitare Valencia in tre giorni. 

Venerdì 28/10/2016

Ultime ferie dell’anno. E quale miglior conclusione che non andare a Valencia?

Un week end lungo (da venerdì a domenica) con una full immersion in tutto ciò che di bello ed interessante offre questa città. Io e il mio compagno d’avventure abbiamo prenotato mesi addietro aereo e albergo con Expedia (partenza da Orio al Serio con Ryanair) e il posto auto da Oriobigpark (ho usufruito di questa compagnia già una volta e mi sono trovato bene sia come prezzi che come servizio quindi vado sul sicuro).

Praticamente all’alba raggiungiamo l’Oriobigpark; lasciamo giù l’auto e una navetta ci porta in una decina di minuti in aeroporto.

Un paio d’ore di volo e siamo nell’aeroporto di Valencia. Appena fuori dalla sala bagagli svoltiamo a sinistra e dopo pochi passi raggiungiamo l’infopoint (dove parlano anche l’italiano… ottimo!).

Oltre a recuperare una cartina della città compriamo già i biglietti dell’oceanografico e del museo della scienza (30,30€ a persona). Si possono acquistare altri biglietti, compresi quelli del Bioparc, ma a quest’ultimo ci penseremo domani dato che non siamo ancora sicuri di andarci.

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Come arrivare a Valencia dall'aereoporto?

Ora siamo pronti per raggiungere la città. Possiamo scegliere tra pullman, metro e taxi.

Il taxi ovviamente è il più costoso e lo scartiamo. Il pullman è il più economico (2.50€) ma ci mette più tempo rispetto alla metro. Scegliamo quest’ultima dato che, volendo visitare oggi la Città delle arti e della scienza (per abbreviare d’ora in avanti sarà C.A.E.S.), dove si trovano Oceanografico e museo della scienza, dobbiamo ottimizzare il tempi. Questo perché l’Oceanografico chiude alle 18 e il museo alle 19. Considerato che gli amici ci hanno avvisato che ci vogliono svariate ore pervisitare tutto, immaginate la nostra apprensione a giungervi il prima possibile!

Per prendere la metro, in aeroporto basta seguire la lettera ‘M’: si scendono le scale e ci si trova in un sotterraneo con macchinetta automatica di erogazione biglietti e un box con un inserviente. Per comodità optiamo per chiedere a quest’ultimo.

Spendiamo 4.40€ a testa per il biglietto solo andata per il centro. Qui all’aeroporto ci sono i capolinea delle due linee (3 e 5) ed entrambe conducono a destinazione, ovvero alla fermata Xativa (che è la più vicina al centro città e al nostro albergo). Prendiamo la prima che arriva.

In una ventina di minuti siamo alla fermata prefissata. Da qui andiamo in albergo, mettiamo giù le valigie e via verso la C.A.E.S.!

Città della scienza

Per raggiungerla niente di più facile: torniamo alla fermata della metro Xativa, dove si trova la stazione nord e l’arena, e proprio di fronte a quest’ultima, dalla parte opposta della strada, c’è una pensilina per la fermata bus. Noi dobbiamo prendere il n.35 (sopra la pensilina ci sono dei bollini raffiguranti i numeri di mezzi che vi si fermano: se non c’è il 35 vuol dire che avete sbagliato pensilina!).

Saliamo in fine a bordo e con 1.50€ paghiamo la corsa di sola andata. In venti minuti arriviamo a destinazione: non vi potete sbagliare perché il bus costeggia tutta la struttura.

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Scendiamo dal mezzo e già fioccano foto su foto perché tutto il complesso merita, con le sue costruzioni futuristiche, i parchi (specialmente l’Umbracle, una galleria ad archi dove si trova uno splendido giardino) e laghetti che fanno da cornice: uno spettacolo!

Poi raggiungiamo l’Oceanografico (per la cronaca, se guardate qualsiasi cartina di Valencia, da nord a sud ci sono in successione: il palazzo delle arti Reina Sofia, l’hemisfèric, il museo della scienza, l’agora e infine, il più a sud di tutti, l’Oceanografico.

Avendo già fatto il biglietto all’infopoint invece di fare la coda agli sportelli andiamo direttamente ai tornelli che permettono di accedere alla struttura.

Entriamo e, immersi nella natura, ci guardiamo intorno: ci sono svariate costruzioni che contengono fauna e flora marina, e non, da tutto il mondo.

Prima di andare a visitarle, però, corriamo al delfinario perché c’è uno spettacolo con questi adorabili animali (vi consiglio d’informarvi prima perché non è uno spettacolo continuativo ma ci sono degli orari prefissati).

Comunque, assistiamo allo spettacolo delle 13.30 che dura circa una mezz’oretta. Siamo in un piccolo anfiteatro che dà su un’enorme piscina circolare dove i delfini fanno delle coreografie molto accattivanti seguendo le indicazioni dei loro istruttori. Lo spettacolo merita.

Dato che la fame si fa sentire, andiamo alla ricerca di un ristorante dove cibarci. Qui c’è il tasto dolente: ci sono vari ristoranti dislocati in tutto il complesso ma alcuni sono veramente troppo costosi per ciò che offrono, uno (pizzeria mediterraneo) è chiuso ed infine quello in cui abbiamo ripiegato noi (hamburgueserìa delfinario, ovvero un Mc Donald’s dei poveri) ha poca varietà, prezzi accettabili (coca cola+patatine+hamburger= 10€) ma poco personale. Ergo, c’impieghiamo una vita ad ordinare e mangiare.

Vi consiglio piuttosto di comprare qualcosa fuori e portarvelo dietro perché sicuramente spenderete di meno e non perderete tempo in file chilometriche.

Comunque, dopo pranzo incominciamo il giro della struttura (aiutati dalla cartina che ci hanno consegnato all’infopoint). Senza dilungarmi troppo, ci sono tante aree dove si trovano le specie più disparate (tartarughe, fenicotteri, coccodrilli, farfalle, ecc ecc) mentre i padiglioni sono divisi per zone geografiche, quindi si trova quello dei pinguini, dei pesci mediterranei, di quelli tropicali, ecc ecc. Ovviamente non potete perdere i due corridoi di vetro che vi permettono di essere circondati dall’acqua e dai suoi abitanti, ovvero squali, pesci spada e miriadi di altre creature acquatiche. Solo questi giustificano la spesa del biglietto.

Le foto ovviamente fioccano a iosa. Riusciamo a vedere quasi tutte le zone. Peccato che l’enorme voliera non fosse accessibile in quanto vi siamo giunti troppo tardi (informatevi sul suo orario di chiusura per non trovare spiacevoli sorprese) ma, essendo un’enorme cupola di reti, si riescono a scorgere i volatili anche dall’esterno.

E che per accedere al mariposario (la ‘casa delle farfalle’) ci fosse bisogno di una guida.

Ovviamente in alcuni padiglioni ci sono dei piccoli negozi dove acquistare pupazzetti, calamite e quant’altro ma occhio ai prezzi perché sono superiori a quelli che trovereste in giro per la città (anche se certi gadget li potete trovare solo qui).

Visitiamo di tutto e di più ed infine, all’alba delle 16.30, il nostro giro si può dire concluso.

Adesso è il momento di visitare il museo della scienza (Museu de las Ciencies Prince Felipe). Non ce ne hanno parlato molto bene (dicono che sia infantile e noioso) ma dato che abbiamo speso solo poco meno di due euro facendolo in accoppiata con l’Oceanografico… un’occhiata ce la possiamo anche dare!

Per la cronaca, è quella struttura alla destra dell’Umbracle, riconoscibile in quanto è la più grossa di tutte le costruzioni ed è circondata da laghetti.

Comunque, entriamo e il primo impatto merita, con aerei d’altri tempi appesi ai soffitti, mongolfiere, pendolo di Foucault ed elica del DNA.

Ci sono vari piani da visitare. In effetti, per lo più ci sono giochi didattici per bambini ma comunque qualcuno merita di essere eseguito anche da un adulto. In definitiva, una visita che si può fare come una ‘toccata e fuga’, giusto per fare qualche esperimento simpatico e vedere qualche fossile didinosauro. Per meno di 2€ ci può anche stare. Ed è anche un buon modo per ‘tirare tardi’, visto che siamo rimasti dentro un paio d’ore (anche perché alle 19 chiude), in attesa che si facesse buio per ammirare la C.A.E.S. di sera, la quale illuminata è ancora più spettacolare.

Senza contare che fuori dal museo c’era un baretto che da su un piccolo palco dove un gruppo suona dell’ottima musica pop. Ci siamo seduti ad un tavolino con una buona birra da sorseggiare (4€ per una media, per la cronaca), musica in sottofondo e la C.A.E.S. illuminata: un toccasana per lo spirito!

Restiamo per un’oretta, poi è tempo di rientrare: riprendiamo il bus 35 (ma dal lato opposto della strada) e in venti minuti siamo di nuovo davanti all’arena, la quale illuminata fa la sua porca figura.

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Il centro è pieno di gente: perché è venerdì, fa caldo ed è una città di universitari con tanta voglia di divertirsi.

Dato che la fame si fa sentire, ci fondiamo nel primo ristorante del centro che troviamo: con una ventina di euro riusciamo a farci una cena con un antipasto, un primo, sangria e caffè. Direi onesto.

Poi a nanna che domani c’è il tour de force per visitare la città.

Sabato 29/10/2016

GUARDA ANCHE: DUE GIORNI A VALENCIA

Visitare il centro di Valencia

Oggi giornata dedicata a visitare tutto il centro città, dato che pullula di monumenti, chiese e palazzi degni di nota. Ma in primis colazione: con 1.70€ a testa ci prendiamo caffè e brioche (ottimo prezzo!).

Finalmente carichi, siamo pronti a partire. Dato che siamo nei dintorni, andiamo prima a vedere il mercado central (mercato centrale): la struttura è interessante sia dentro che fuori. All’interno ci sono miriadi di piccoli stand di alimentari, cosicché c’è un tripudio di colori e odori. In più, essendo le nove del mattino, ci sono solo poche persone e quindi si gira in tutta tranquillità (ci passeremo accanto nel primo pomeriggio ma è un delirio di clienti e turisti al punto che risulta difficile muoversi).

Usciti dal mercato, decidiamo in primis di visitare tutti i monumenti più ‘periferici’ per poi dedicarci a quelli del centro.

Ergo, andiamo a sud in direzione stazione centrale. Per raggiungerla attraversiamo via Marqués de Sotelo, in plaza Ayuntamiento, e qui troviamo un info point (si trova dentro il Ayuntamento, ovvero il municipio) e vi si accede da una piccola porta alla destra dell’ingresso principale del palazzo.

Ci fiondiamo dentro e compriamo i biglietti del Bioparc, dato che lo visiteremo domani. 23.80€ a testa di biglietto, qualche info fornita dall’addetto (che parla discretamente bene l’italiano) e poi riprendiamo la visita della città.

Giungiamo infine all’arena (in cui non si può entrare) e alla Estacion del Norte (stazione centrale). Quest’ultima è caratteristica, specialmente per la sala d’attesa fatta di mosaici. Merita qualche foto. Poi prendiamo la via Colòn (costellata di negozi), svoltiamo per Jorge Juan in modo da raggiungere il Mercado de Colon, decisamente più piccolo del mercato centrale ma esteticamente molto bello (ricorda un po’ le architetture di Gaudì). All’interno ci sono pochi negozi e bar: sfruttiamo l’atmosfera rilassante per berci un orxata (o orchata).

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Finito il break, ripartiamo. Proseguiamo ancora su via Colòn fino a giungere ai giardini del Turia (Jardines del Turia): sono dei giardini, o meglio un parco immenso, costruiti sul letto di un fiume.

Li percorriamo fino a giungere alla Torres de Serranos. Da qui proseguiamo fino al Museo del Carmen in cui vi si può accedere gratuitamente e dove si trovano dipinti, opere varie e addirittura una mostra sulle Tapas. Tutto sommato un’esposizione curiosa.

Da qui proseguiamo ancora verso sud fino a raggiungere le Torres de Quart (sia su queste che su quelle ‘de Serranos’ si può salire in cima pagando 2€ ma onestamente, essendo comunque ‘periferia’ e di altezza limitata, preferiamo risparmiare i soldi per lo skyline visto dal campanile della cattedrale).

Solite foto di rito e poi tagliamo verso il centro. Gironzolando per le sue stradine ci ritroviamo nella Plaza Redonda, ovvero una piazza completamente circolare piena di negozi: molto curiosa ed insolita (anche se vista dall’alto fa più effetto).

Dato che è ora di pranzo ci dirigiamo poco più a nord, in Plaza de la Reina dove c’è un locale di cui su internet si parla un gran bene: Cerveceria 100 Montaditos. La sua particolarità è che si possono scegliere tra 100 diversi tipi di piccoli panini che variano da 1€ a 1,50€. Se ne possono scegliere quanti se ne vuole, si segnano su un foglio apposita, lo si porta al bancone e in poco tempo il piatto è pronto. Il tutto ad un prezzo veramente anticrisi (11 panini, un tinto de Verano e un’acqua naturale a 14.60€).

Saziati, proseguiamo il nostro ‘pellegrinaggio’: attraversiamo Plaza de la Reina fino a giungere alla Catedral (cattedrale). L’entrata costa 6€ in quanto, oltre ad essere bella negli interni, contiene il presunto Graal. Dato che noi non siamo molto avvezzi a certi tipi di credenze popolari spilla- quattrini, bypassiamo il tutto e preferiamo invece salire sulla torre Miguelete (la quale è un tutt’uno con la cattedrale) spendendo 2€.

Dopo una scalinata a chiocciola decisamente stancante, raggiungiamo la cima.

Il panorama è notevole (anche se personalmente ritengo che i palazzi e l’urbanizzazione moderna rovinano sempre un po’ il fascino delle città storiche) e si riconoscono i monumenti più famosi (si scorge anche la Plaza Redonda in tutto il suo splendore circolare). Peccato per le reti che non permettono di avere una visuale ottimale del panorama ma almeno le foto si riescono a fare senza problemi.

Infatti ne scattiamo alcune e poi torniamo giù per spostarci ad est, fino a giungere alla Lonja de la Seda (loggia della seta o mercato della seta), un palazzo aperto dalle 9.30 alle 19 e costa 2€ ma di domenica l’ingresso è gratuito (cosicché ne approfitteremo per visitarla domani).

Esauriti i posti che ci eravamo prefissati di visitare, e considerato che non sono neppure le 18, ci viene una folle idea: andare al mare!

Poco fuori da Valencia infatti ci sono il porto e una lunga spiaggia. Si raggiungono sia in autobus che in metro. Studiandoci le fermate giungiamo alla conclusione che il modo più semplice è la metro. Infatti torniamo di nuovo alla fermata di Xativa e da lì prendiamo la linea 5 (quella dell’aeroporto, ma nella direzione opposta).

Attenzione! Col senno di poi avremmo fatto meglio (e vi consigliamo di farlo) ad andare fino al capolinea della 5 (ovvero Neptu) che conduce al porto. Da qui sarebbero bastati una decina di minuti per essere in spiaggia (Paltja de les Arenes).

Invece, per la cronaca, noi siamo arrivati fino alla fermata Maritim-Serreria. Poi abbiamo cambiato metro prendendo la linea 6 (direzione Tossal del Rei) pensando che avrebbe costeggiato la spiaggia (con fermata Les Arenes) mentre in realtà ci ha fatto fare il percorso interno (infatti, se guardate la cartina, noterete che il percorso fa un rettangolo, in quanto all’andata si fa il percorso interno mentre al ritorno quello costiero). Ergo, siamo arrivati fino alla fermata La Cadena, siamo scesi e poi abbiamo preso quello del ritorno che ci ha condotto fino a Les Arenes.

Vabbè, l’importante è essere giunti a destinazione. Pur essendo ormai le 18.20 c’è ancora il sole, fa caldo e c’è gente che fa il bagno e si abbronza. Percorriamo la spiaggia per un tratto e poi torniamo sui nostri passi dal lungomare, osservando la fila di ristoranti e negozietti.

Tiriamo fino alle 19.30 per poter cenare in riva al mare. Tra tanti locali carini e originali ne scegliamo uno: due sangria, due antipasti di patate e due paelle alla modica cifra di 25€ a persona.

Soddisfatti, facciamo un giro serale per la spiaggia (piena di turisti e di ragazzi del posto, attirati dai locali notturni) e poi si torna indietro, riprendendo la metro 5.

Gironzoliamo per il centro, pullulante più che mai di persone, e poi ce ne andiamo a dormire.

Domenica 30/11/2016

Aimè, ultimo giorno qui a Valencia. Abbiamo premeditatamente scelto il volo serale per goderci questa giornata al meglio. Ci alziamo presto e dopo una piacevole colazione si va alla Lonja de la Seda (che come ricorderete l’entrata è gratuita di domenica).

In effetti l’interno è quantomeno curioso, specialmente per le colonne che salgono a spirale e il soffitto in stile gotico. Ci sono due sale molto caratteristiche e un piccolo giardino. Gratis ci sta e 2€ si possono anche spendere ma sappiate che la visita sarà breve perché non c’è molto da vedere.

Adesso è tempo di andare al Bioparc (sito ufficiale: www.bioparcvalencia.es ), ovvero un enorme parco dove si trovano animali di vari continenti (leoni, zebre, lemuri, coccodrilli, ecc ecc) non chiusi nelle gabbie ma in spazi che hanno come divisori corsi d’acqua, dislivelli e vetrate.

Prendiamo il pullman 67, proprio di fronte alla stazione centrale, e in quindici minuti siamo a destinazione (non potete sbagliare perché, dopo aver attraversato strade e quartieri, raggiungerete i giardini del Turia e supererete il ponte Puente de Campanar. Da qui proseguirete per un paio di minuti fino a scorgere un Carrefour. La fermata dopo è quella dove dovrete scendere e da cui vedrete, poco distante, un cancello marrone, ovvero l’ingresso al parco).

Pur essendo solo le 10.30, l’entrata è già affollata. Per fortuna noi avevamo fatto il biglietto, quindi ci spostiamo nella fila più a sinistra (la cui cassa è contrassegnata dal cartello giallo ‘reservas reseves bookings’ e ‘agencia/hotels/web’ al contrario degli altri ingressi contrassegnati dal cartello marrone e usati da chi non ha ancora il biglietto).

Un’inserviente passa ogni tanto a controllare se siamo nella fila giusta. Pur avendo già i biglietti, passiamo una ventina di minuti in fila (e intanto i turisti continuano ad aumentare, ergo vi consigliamo di arrivare il prima possibile altrimenti preparatevi ad una fila chilometrica sotto il sole cocente).

Entriamo infine alle 11, dopo aver vidimato il biglietto e esserci fatto consegnare una cartina del parco. Si passa sopra un ponte per giungere al vero e proprio bioparc. Da qui si può andare dove si vuole, anche se tutti incominciano dalla zona del Madagascar, a destra dell’ingresso, per poi spostarsi nella foresta equatoriale e nella savana.

Ovviamente la maggior parte degli animali sono lontani dai percorsi, quindi non si riescono a vedere da vicino, ma la distanza non minimizza il loro fascino (elefanti, leoni, rinoceronti, giraffe e gorilla sono spettacolari) mentre altri sono a stretto contatto con noi (come gli adorabili lemuri) anche se ovviamente non si possono toccare.

Tra l’altro, essendo stati riprodotti i loro habitat naturali, l’atmosfera è ancora più d’effetto. Ci sono decine di animali diversi e le fotografie, come previsto, fioccano a iosa.

Si può anche assistere ad un paio di spettacoli (nell’arena Exhibicion e nel Cine) ma non abbiamo avuto il tempo di parteciparvi.

È decisamente un parco che merita una visita. Infatti se la gioca con l’Oceanografico. Se ne avete la possibilità, visitateli entrambi: non ve ne pentirete!

In tre ore buone abbiamo visto tutti gli animali presenti nel Bioparc. Cosicché usciamo per tornare in centro Valencia. Il pullman c’è ogni 15/20 minuti, così saltiamo sul primo 67 che arriva e torniamo a Plaza de la Reina per fare un pranzo veloce all’ormai nostro locale preferito: Cerveceria 100 Montaditos.

Recuperiamo poi i bagagli, prendiamo la metro a Xativa (essendo domenica i treni sono ridotti ma comunque ogni 12/18 minuti ce n’è uno). destinazione ‘Aeroport’.

Giunti a destinazione attendiamo il nostro aereo e poi si torna a casa.

INFO VARIE:

- Orario e moneta: non c’è fuso orario (e anche il cambio di ora legale è lo stesso). Per quanto riguarda la moneta: ovviamente l’euro.

- Lingua: parlano spagnolo ma abbiamo scoperto che tanti masticano anche l’italiano.

- Restando in tema di italiani: ci sono veramente tanti (pure troppi) turisti nostrani. Mai trovati così tanti in uno dei miei viaggi. Senza contare quelli emigrati qui a fare i receptionist, camerieri e baristi (a volte questo torna decisamente utile).

- Clima a Valencia: monitoratele nelle settimane precedenti perché avrete una piacevole sorpresa. Io l’ho fatto e ho scoperto che, pur essendo fine ottobre, a Valencia c’erano in media dieci gradi in più rispetto all’Italia. Tradotto: mentre a Milano giravamo col giubbotto invernale, là eravamo in maglietta a maniche corte di giorno e in felpa alla sera.

- Pianificare la permanenza: ero titubante all’inizio perché pensavo che in tre giorni (o meglio, in un giorno pieno e due mezze giornate) non ce l’avremmo fatta a vedere tutto. Invece, non solo abbiamo visitato ciò che ci eravamo prefissati ma siamo riusciti anche ad andare al mare! Quindi, tirando le somme, considerate che avrete bisogno almeno di una mezza giornata per vedere l’Oceanografico, un’altra mezza per il Bioparc e un’intera giornata per tutti i monumenti in centro Valencia. Vi resta anche qualche ora di ‘bonus’ per andare in spiaggia (o magari visitare il ‘modern art museum’ o il ‘Jardin Botanico’). In tutta onestà, mi sarebbe piaciuta una giornata in più, giusto per girarmi la città senza meta (magari noleggiando una bici), ma anche così è stato comunque soddisfacente.

- Città delle arti e della scienza: questa ‘città’ presenta, come detto in precedenza, varie strutture avveniristiche. Oltre all’oceanografico e al museo delle scienze c’è anche l’hemisferic (un cinema 3D MAX dove trasmettono documentari) e il palazzo delle arti della Regina Sofia (il teatro dell’opera).

Si può pagare la singola struttura da visitare o fare delle combinazioni tra più strutture, avendo in tal caso degli sconti.

Ciò che costa di più è l’Oceanografico (28.50€) ma è quello che merita più di tutti. Nelle mie ricerche su internet, parlano male dell’hemisferic (dicono che si sono addormentati durante la visione di un documentario sui predatori del Sud Africa) mentre si trovano pareri discordanti sul museo della scienza (anche se, detto tra noi, facendo l’abbinata con l’oceanografico si spendono solo 2€ in più, quindi ci può stare).

Se avete la Valencia Card avete più o meno uno sconto del 20% sul prezzo complessivo. Valutate voi…

Infine, occhio perché in alta stagione l’oceanografico resta aperto fino all’1 del mattino mentre in bassa stagione chiude alle 18 (mentre sabato alle 20). Il museo della scienza invece in bassa chiude da venerdì a domenica alle 19 mentre gli altri giorni alle 18 e in alta tutti i giorni alle 21.

Quindi accertatevi dell’orario di chiusura di ciò che volete andare a visitare prima d’incorrere in brutte sorprese!

- Trasporti a Valencia: Valencia è divisa in zone. Quella centrale è la zona A e i biglietti di metro e pullman costano 1,50€ a corsa. Più ci si allontana dal centro più il prezzo sale (fino alla zona D, che è ad esempio quella dell’aeroporto, dove una corsa costa 4,40€).

Ci sono dei carnet che si possono acquistare: 10 biglietti a circa 9€ (se si vuole girare solo nella zona centro, altrimenti anche questo carnet sale di prezzo a seconda delle zone interessate).

Oppure c’è la Valencia Tourist Card che offre mezzi gratuiti e sconti in musei, palazzi, C.A.E.S., ecc ecc.

Costa 15€ per 24h, 20€ per 48h e 25€ per 72h e si trova senza problemi negli info point. Però vi consiglio prima di acquistare carnet o Valencia Card di fare due conti.

Mi spiego meglio: è vero che questi pacchetti parrebbero delle occasioni da non perdere ma valutate in primis cosa volete andare a vedere e se il gioco vale la candela.

Ad esempio: se seguirete il nostro iter il primo giorno (spostamento dall’aeroporto a Valencia centro e da qui all’Oceanoagrafico con annesso biglietto per visitarlo) scoprirete che in tutto spendereste 37€ a persona. Se prenderete invece la Valencia card per un giorno ne spendereste 41.50€. Quindi non conviene.

Idem se farete due giorni come i nostri, dato che il secondo giorno spendereste solo 2€ per salire sulla torre (e niente più, in quanto il centro lo visitereste a piedi, ergo zero spese per i mezzi pubblici).

Forse ha senso se farete tre giorni intervallati da spostamenti e tante visite ai musei e palazzi. Anche il carnet di biglietti è allettante ma considerate sempre dove volte andare: se è solo per la C.A.E.S. e il Bioparc non vale la pena.

Infine, quando andate a comprare i biglietti della metro vi danno un unico biglietto: non allarmatevi, è tutto nella norma! Semplicemente su un biglietto vengono ‘caricate’ più corse.

Se siete in più persone, basta che sul sensore del tornello fate passare la tessera e mentre lo valicate allungate il biglietto al vostro compare che farà vidimare il biglietto una seconda volta prima di oltrepassare il tornello.

È tutto in regola, tranquilli (lo dimostra il fatto che un controllore ci ha fermati e ha scansionato il nostro biglietto, visionando la nostra doppia timbratura).

Ovviamente il biglietto non buttatelo via prima di uscire dalla metro altrimenti fioccano multe! Per quanto riguarda i biglietti: quelli della metro si possono fare alle macchinette automatiche presenti alle fermate (accettano monete e bancomat/carte di credito) o nei botteghini presenti però solo in alcune fermate (come ad esempio in aeroporto) mentre quelli dei pullman li abbiamo presi sempre a bordo.

Ultima cosa: vi consiglio di andare su questo sito: www.valencia-cityguide.com/it/informazioni-turistiche/mappe. Troverete la cartina in pdf della metro e dei bus: molto utile per gli spostamenti.

- Mangiare a Valencia: ero intenzionato a provare le cibarie e bevande tipiche del luogo e posso dire di aver raggiunto l’obiettivo!

Ma andiamo con ordine. Come cibo ovviamente non può mancare la Paella e le Tapas (sono degli stuzzichini perfetti come antipasto o per fare un aperitivo).

- Cosa bere a Valencia: da bere invece la Sangria, l’Agua de Valencia (un cocktail alcolico a base di arancia, vodka, gin e vino frizzante), il Tinto de Verano (vino rosso mischiato a fanta o simil gazosa) e l’Orxata (o Horchata, una bevanda analcolica preparata con acqua, zucchero e il latte del tubercolo ipogeo). Che dire? A me sono piaciuti tutti e consiglio vivamente di provarli.

Autore: Andrea Pistoia