Racconti di viaggio

Tre giorni in Uruguay

Cosa fare e cosa vedere in un viaggio di tre giorni in Uruguay.

URUGUAY VIAGGIO - Aprire le proprie vedute, essere un cittadino del mondo e di conseguenza sentirsi sempre a casa, tollerare e accettare: questi dovrebbero essere i principi intrinseci di ogni esperienza di viaggio. Nella maggior parte dei casi li si raggiunge solo inoltrandosi in paesi non necessariamente lontani geograficamente ma che sentiamo “lontani” dalla nostra immaginazione o, meglio, immaginare ci dà un sentore di ciò che potrebbero essere e ci crea delle aspettative.

Questi viaggi sono il prototipo del mettersi in gioco poiché, mi verrebbe da dire, quasi mai coincidono con le aspettative e l’immaginazione di cui stiamo parlando. La prima sensazione è quella di uno spaesamento, del cosiddetto “shock culturale” e molti sostengono che, per addentrarsi e abituarsi realmente alla nuova cultura, ci vogliano orientativamente tre settimane.

Sicuramente la reazione dipende da persona a persona ma parte della nostra forza sta nel capire che il mondo è di tutti e, a meno che non ci ritroviamo catapultati in una guerra civile, anche le persone che vediamo camminare al nostro fianco sono alla fin fine esseri umani come noi.

Dovrebbe teoricamente essere ancora più facile se la meta del nostro viaggio è l’America Latina, in questo caso l’Uruguay, una terra che, come la limitrofa Argentina, ha aperto le porte al mondo e dove l’apparenza europea nasconde un multiculturalismo sorprendente.

Se ci si trova a Buenos Aires, come spesso può capitare, non si può non allungare almeno un giorno verso Colonia Del Sacramento. Un’ora in traghetto e ci si ritrova immediatamente catapultati nel XVIII secolo tra le vie acciottolate dell’ex colonia contesa da Portogallo e Spagna. Era infatti, a suo tempo, la risposta portoghese al porto di Buenos Aires che con il passare degli anni si stava convertendo nel trampolino di lancio e lasciapassare per l’Europa di tutto l’oro acquisito dalla madre patria spagnola nelle sue miniere coloniali. Tuttavia, quando il Portogallo fu costretto a cedere, la Spagna si impossessò del territorio che di conseguenza perse risonanza rispetto allo sviluppo incontrastato dei porteños.

Secondo alcuni questo è ciò che permette di conservare il fascino immutato di questo piccolo centro di venticinquemila abitanti. Mentre Buenos Aires si convertiva nella “Parigi del sud-America” e, per quanto possa essere interessante, si trasformava dunque in una spudorata imitazione di stili europei venendo a mancare di un proprio carattere, Colonia Del Sacramento restava ferma nel tempo.

Questa sua atmosfera intrisa di colori fiammeggianti, queste piccole piazzette (come Plaza Mayor) luoghi di ritrovo dell’altrettanto piccola cittadinanza e questo Río de la Plata che la costeggia e la dota di un clima ventilato inadatto alla coltivazione, l’hanno consegnata di diritto alla lista dei patrimoni mondiali dell’Unesco.

COSA VEDERE A COLONIA DEL SACRAMENTO

Oggi è un centro rigorosamente turistico dove probabilmente gli unici uruguagy sono i proprietari dei numerosi locali tradizionali (o si trovano al di fuori del perimetro del centro storico) che nello stile dell’osteria romana propongono un menu ricco di carne e del rinomato asado, accompagnato da musica melodica latino-americana. Strade come Calle de los suspiros sono invece dedicate all’artigianato e basta imboccare le trasversali o alcune vie parallele agli spiazzali per allontanarsi dal vociare turistico e abbandonarsi al richiamo del mare. Ricchi sono anche i piccoli stand di manufatti, orecchini, collane fatti a mano, di cui la maggior parte intarsiati delle tipiche pietre della costa uruguagya.

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La miglior vista però la offre, a discapito della comodità, il faro su cui si può salire al modico costo di 18 pesos argentini (circa 1 euro) per osservare la curva che avvolge il centro su due diversi livelli. Insomma, basta semplicemente attraversare il ponte levatoio all’ingresso per abbandonare il mondo della globalizzazione e osservare Buenos Aires in lontananza.

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Può essere sufficiente una mattinata se si vuole. A quel punto è facile spostarsi in autobus verso la capitale Montevideo. Lì si ha sicuramente di più la possibilità di entrare a contatto con gli uruguagy e presto si scopre e ci si innamora follemente della loro semplicità, del loro rispetto reciproco e del loro sentimento di comunità.

COSA VEDERE A MONTEVIDEO

Per sfruttare appieno il contatto umano con la gente del luogo si consiglia di affittare una camera su airbnb. Nel mio caso particolare, mi sono ritrovato in casa di Marisa, una signora che ci ha tenuto a mostrarmi (in un solo giorno) i lati nascosti e le tradizioni del suo paese. Montevideo non è una città bellissima ma dagli occhi di un suo abitante può diventare quasi meravigliosa. Per esempio, ogni settimana vicino a las ramblas si svolge un rito africano a cui partecipano uomini (ai tamburi) e donne (al ballo, quasi in trance per la precisione), i cosiddetti “tambores”, giunti in Uruguay con la tratta degli schiavi e mescolatisi con le altre culture pre-esistenti. Fino a poco tempo fa la danza era aperta solo alle persone di colore e ai bianchi con il volto colorato di nero, successivamente l’integrazione ha raggiunto piena apertura.

Artisticamente, come dicevamo, Montevideo non offre spunti altisonanti. Plaza de Independencia con il Palacio Salvo (fu progettato da un italiano, Mario Palanti, ed è molto simile al Palacio Barolo di Buenos Aires) sono il culmine dell’Avenida 18 de Julio su cui ci si imbatte nei principali edifici storici della città.

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Proprio da quel punto però inizia la discesa verso la città vecchia, affiancata a sinistra dal teatro Solis.

Appena imboccato il portone che ne segna l’ingresso, ci accorgiamo subito di dover contestualizzare l’appellativo “vecchia” al contesto sud-americano. Gli edifici che si alternano vanno dal XIX secolo alla contemporaneità e per la maggior parte, come di norma nelle capitali “orientali” del sub-continente, sono in stile art-nuveau. I piccoli vicoli, su cui si concentrano venditori ambulanti e cittadini del ceto basso della capitale, sfociano nella piazza centrale, sede della fontana in stile classico su cui sono incise le date più rilevanti della storia uruguagya a partire dal 1825, data dell’indipendenza dalla corona spagnola.

Scendendo sulla destra, ci abbassiamo al livello del mare e subito la vitalità turistica della capitale ci viene incontro. Il mercado del puerto è la più grande occasione per mangiare l’asado uruguagyo (che ci tengono a precisare, viene fatto con legna e non con carbone come gli argentini) a basso costo. Come nella Boca porteña, anche in questo caso i locali sono costellati di cantanti melodici che offrono uno show a metà tra il comico e il folkloristico. Se ci si trova nei pressi, dopo aver approfittato del luogo per una pausa strategica, si può continuare a costeggiare il Río de la Plata, che da quel punto sta quasi per tramutarsi in oceano Atlantico, seguendo il lungo mare che ci porta fino a las ramblas.

SPIAGGE IN URUGUAY

Tuttavia, Montevideo non offre ai visitatori il miglior mare dell’Uruguay. Dunque, se ci si trova nella repubblica orientale di Vazquez per pochi giorni, sarebbe meglio approfittare di alcune località vicine per allontanarsi dal contesto filo-europeo e immergersi nella natura incontrastata. Un giorno per Montevideo è abbastanza, quindi capite da voi quale sia la risonanza della capitale.

Il giorno successivo dedicatelo invece a Punta del Este ed a Punta Ballena. La prima dista da Montevideo circa 2 ore e 15 minuti (il bus dal terminal tres cruces viene all’incirca 266 pesos uruguagyos, 8 euro) ed è tra le più facili località da visitare turisticamente del mondo. Una volta arrivati, basta attraversare la strada, e ci si imbatte immediatamente nella scultura a sfondo mare e con i cinque polpastrelli che emergono dalla sabbia. Ci si potrebbe già fermare lì, particolarmente se siamo in inverno, periodo in cui la città si trasforma in una tomba silenziosa e deserta.

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Dalla stessa stazione degli autobus (colectivos, come li chiamano i portenos e i suoi vicini uruguagy) si può raggiungere Punta Ballena, non prima però di aver percorso circa 2 km a piedi. Si tratta di un promontorio sul mare raggiungibile passando per una stradina affiancata da ricche villette, di cui la maggior parte dotate di orto e piscina sul tetto. La vista, ad ogni modo, è spaventosamente suggestiva perché ci troviamo nell’esatta metà del golfo con a sinistra Punta del Este ed a destra le prime località in direzione Montevideo. È d’obbligo, nonostante il forte vento, osservare il panorama da diversi punti e girarsi per fotografare Casa Pueblo in lontananza. Quest’ultimo è un museo di ceramica interamente bianco, decisamente ispirato alle forme di Gaudí, dotato di una terrazza bar dove è possibile osservare il río dalla parte di destra appena descritta. Il tragitto a piedi, soprattutto al ritorno, è faticoso se non avete 23 anni come il sottoscritto.

Esistono compagnie che offrono andata e ritorno diretti in prossimità della “puesta del sol” ovvero del caratteristico tramonto che avvolge il golfo di colori inenarrabili.

Dopo una descrizione/racconto del genere, penserete a quanti giorni ho dovuto spendere per avere la possibilità di ritornare a casa con questo immenso bagaglio visivo. Ebbene, solo 3.

Per quanto si voglia, l’Uruguay è un paese piccolo e ci si muove molto facilmente. Per cui è sempre meglio approfittare delle brevi distanze e cercare di raggiungere o almeno di aspirare a una visione globale del territorio. Io l’ho fatto per la costa, non ne ho la più pallida idea per ciò che riguarda la zona rurale e più a nord, ma in realtà neanche della campagna di Montevideo dove vive l’ex presidente José “Pepe” Mujica che ha esportato nel mondo, principalmente europeo, un’immagine pura, pacata e alternativa di un Uruguay che si pone di fronte al globo con la più sincera umiltà mescolata ad un orgoglio per il proprio territorio.

Vi posso assicurare che questo è vero e gli uruguagy ne sono la prova più concreta e palese. Per cui, se vi trovate a Buenos Aires o volete raggiungere l’America latina, vi consiglio estremamente di allungare verso o di scegliere l’Uruguay tra le vostre mete. Affidatevi alle persone, alle persone, senza cui non potreste mai avere neanche il sentore della cultura e tradizione di un popolo e viaggiate il più possibile con uno zaino in spalla, una macchina fotografica e i vostri occhi curiosi, scaltri e neofiti.