Zingarate
 

La carica delle 500

Seconda puntata

fotoRoma - Berlino - Roma in cinquecento. Nel senso dell'automobile. Quella di una volta, non il modello trendy attuale. Gianluca, appassionato proprietario dello storico trabiccolo che ha motorizzato l'Italia, ha percorso in lungo e in largo le strade d'Europa in una carovana di 500 d'epoca. Lo riconoscete dall'adesivo di zingarate.com sulla fiancata...

 
Austria Felix

Salisburgo

Sulla strada che conduce al castello una splendida creatura biondissima toglie il velo ad una fiammante Steyr Puch rossa. Per chi non è “del mestiere”: la Steyr Puch è una 500 costruita in Austria su licenza FIAT, uguale nella carrozzeria ma con un motore più potente. Quale migliore occasione per attaccare discorso? Mi presento come pilota ufficiale del Tour, che fa un certo effetto, fingo d’interessarmi alla macchina e poi la invito per la sera stessa al nostro albergo per mostrarle… la mia collezione di 500. E anche se poi non verrà all’appuntamento, ci scriveremo una volta tornato a Roma.
Al tramonto le vie di Salisburgo si svuotano restituendo alla città una dimensione più compassata. E’ il momento ideale per ritornare a vedere sotto una nuova luce i nostri luoghi preferiti.

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SALISBURGO – Sankt Polten – VIENNA

fotoDurante quei primi giorni di viaggio la nostra bizzarra carovana ha sempre calamitato mille attenzioni. Strada facendo ho capito che le 500 trasmettono soprattutto simpatia e suscitano tanti sorrisi affettuosi che solo dopo lasciano il posto alla curiosità. Mi diverte da morire osservare soprattutto la reazione dei bambini che, mentre indicano le automobili con il ditino, assumono un’espressione meravigliata e allo stesso tempo incredula schiudendo la bocca in un oooooooohhh! eterno come se avessero di fronte dei fantastici giocattoloni colorati.
C’è chi in fase di sorpasso rallenta apposta per leggere le scritte adesive sulla fiancata e poi tende il pollice in segno di approvazione. Chi suona il clacson all’impazzata tirando dritto. Chi si sporge dal finestrino per scattare una fotografia. E poi ci sono gli indifferenti e… quelli che ci guardano con disprezzo e vorrebbero dirci ma quanto siete patetici su quelle macchine ridicole.
Un lingua di asfalto perfettamente rettilinea ci conduce a Sankt Polten. Rimaniamo tutti piuttosto delusi da una città che viene presentata come uno degli esempi migliori del barocco austriaco e pensiamo che forse sarebbe stato meglio fermarsi a Melk.
Arriviamo a Vienna nel pomeriggio inoltrato. Il tempo di una doccia, una cena ordinaria e siamo già a bere nelle vie a ridosso del Dom.

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Vienna

fotoTorno dopo un anno esatto a farmi sorprendere dal Museums Quartier che qualcuno ha propriamente definito un biotopo urbano dell’arte. Negli immensi volumi articolati delle ex scuderie dell’imperatore ogni forma d’arte trova i propri spazi. Qui il manufatto artistico viene ideato, realizzato, esposto, venduto. In tutta l’area si respira un’atmosfera vitale e allo stesso rilassata, molto cool, specie nei cortili interni frequentati per lo più da giovani intellettualoidi con giacchette logore e foulardino intorno al collo. Secondo la migliore tradizione nordeuropea, molto spazio viene dedicato anche ai bambini, stimolati alla creatività anche con aree gioco in cui possono inzaccherarsi dalla testa ai piedi.
Dopo una giornata a spasso per il centro andiamo ad aspettare il tramonto nella maestosa cornice dello Schonbrunn, protesi verso il vuoto sulla terrazza più alta della Gloriette.
Passo la serata ingollando non so quanti bratwurst in compagnia di un musicista rasta che mi fa ascoltare in cuffia tutto il suo repertorio chiedendomi ossessivamente un parere ad ogni fine di brano.

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VIENNA – Brno – PRAGA

fotoIn Moravia la statale per Brno costeggia piccoli vigneti e attraversa una serie di piccoli borghi rurali sonnolenti non particolarmente interessanti ma dall’aspetto assai curato.
Brno è una piacevole scoperta. Non lo sono altrettanto i tram che attraversano námesti Svobody sfiorando la gente a passeggio. Vagabondando in pieno centro mi sento piacevolmente calato nel quotidiano vivere della gente del posto. Qualche timido turista sembra approcciarsi a Brno poco convinto. Di certo non vi troverà la bellezza sfacciata dei palazzi di Praga né tutte le “attenzioni” che la capitale concede a profusione ma avrà ugualmente modo di apprezzare tanti edifici storici e monumenti interessanti in una dimensione raccolta e meno sofisticata.
Brno meriterebbe qualche giorno di permanenza anche perché è frequentata veramente mooolto bene (zingari ci siamo capiti…).
Delle due corsie della strada che conduce a Praga è asfaltata solo quella di sorpasso mentre l’altra è rivestita con lastre di cemento, come se la carreggiata fosse composta da una corsia di I classe e l’altra di II. Un ritmico sobbalzare in prossimità degli spazi di giuntura sarà la nostra colonna sonora per decine di chilometri.
Alloggiamo in un severo grattacielo razionalista in cemento armato della periferia praghese. Un chiaro esempio di quella funzione liturgica propria dell’architettura di regime, con gli interni arredati in maniera spartana (ma assolutamente funzionale) e il personale dai modi sbrigativi. Rivivo dopo anni un’atmosfera che trasuda suggestioni decadenti da regime totalitario. Dello stesso stampo è il parcheggio convenzionato, una specie di recinto per automobili custodito da un arcigno polacco irsuto che annota scrupolosamente su un registro sgualcito ogni possibile dato sulle 500 e sui rispettivi proprietari.
Provo a scuotere il gruppo proponendo un “pub crawl”. Niente da fare. Almeno per quella sera dovrò tenere sopite le mie velleità mondane.

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Repubblica Ceca

Praga

foto«Mai più a Praga». Lo avevo promesso a me stesso soltanto tre anni prima, dopo esservi tornato per la seconda volta a distanza di dodici anni ed essermi ritrovato in una specie di Luna Park ad uso e consumo del turismo di massa. Un colpo al cuore per me che avevo conosciuto la città boema attraverso il capolavoro di Ripellino e che a Praga avevo vissuto per un breve periodo subendo il fascino struggente già in parte nascosto di una città unica al mondo.
Calato nei panni del tulák, avevo vagabondato per intere giornate nella Praga «...degli alchimisti, del quartiere ebraico, del Golem, delle taverne fumose, dell’indole maligna di certe sue case e stradine, di Hasek e di Kafka, dei dadaisti, degli astrologhi, di stralunati occultisti, degli architetti, dei manigoldi, dei fantasmi, dei marionettisti, dei rabbini, dei poeti, delle bettole, delle storie spiritiche ...».
In quei dodici anni si era compiuta la trasformazione di Praga. Una trasformazione a mio avviso deprecabile (e non è la solita scontata retorica anticonsumistica), perché eccessiva e davvero fastidiosa per gli occhi e per il cuore.
E invece eccomi ancora lì, in balia delle torme di turisti che a passo di tromba consumano il più canonico degli itinerari: Melantrichova – Karlova – ponte Carlo – Mala Strana.

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