Zingarate
 

La carica delle 500

Ultima puntata

fotoRoma - Berlino - Roma in cinquecento. Nel senso dell'automobile. Quella di una volta, non il modello trendy attuale. Gianluca, appassionato proprietario dello storico trabiccolo che ha motorizzato l'Italia, ha percorso in lungo e in largo le strade d'Europa in una carovana di 500 d'epoca. Lo riconoscete dall'adesivo di zingarate.com sulla fiancata...

 
Terre di confine

LE HOWALD – Ribeauvillé – Riquewihr – Colmar – LE HOWALD

foptoCi vuol poco per capire che in quel lembo di terra compreso tra i Vosgi e il Reno la vita si svolge all’insegna di un edonismo eno-gastronomico che stordisce. Basta infatti accendere i motori e seguire i pittoreschi cartelli, spesso accanto a botti e carretti fioriti, che indicano la qualità di vino prodotta dal tal vigneron o rincorrere con l’olfatto le fragranze squisite delle vivande in preparazione.
In albergo avevo scambiato qualche parola con una coppia inglese in viaggio sulla route des vins ed ero rimasto impressionato nell’apprendere tutte le sfumature che quella regione può offrire ad un vino bianco. E mi saltò subito alla mente l’immagine di certi degustatori che s’inerpicano in pedanti discettazioni sul portamento di un Gewurztraminer o dell’avvolgenza di un Muscat, piuttosto che di complessità aromatica o di persistenza.
Per quel che ne so l’Alsazia ha vissuto un passato politico tormentato cambiando “padrone” diverse volte finché non tornò ad essere francese dopo la seconda guerra mondiale. E questo mi consente di capire le somiglianze che riscontro con alcuni borghi del B aden-Wurttemberg e della Baviera.
A Ribeauvillé facciamo il pieno di formaggi, annaffiando il tutto con una sciagurata birra artigianale che sa d’aceto.
Dopo Riquewihr Maurino è costretto a fermarsi per un manicotto che improvvisamente si rompe. Spingiamo la 500 fin sotto i filari di un vigneto e il meccanico sostituisce il pezzo.
Colmar ha davvero un aspetto fiabesco, tipicamente alsaziano, con le sue case medioevali a graticcio con le tipiche torrette a sporto e i palazzi rinascimentali che si affacciano su strade strette e canali fioriti. Il graticcio è in sostanza lo scheletro dell’edificio realizzato con travi portanti in legno che poi viene tamponato con mattoni o argilla. Le travi rimangono a vista mentre la tamponatura viene dipinta a tinte pastello. Gli edifici più belli sono in rue des Tanners e quai de la Poissonnerie dove si respira più che altrove un’aria raccolta da villaggio medioevale.
Per cena mi concedo tarte flambe e bollito di carne con patate marinate nel vino bianco in un posticino alla mano appena fuori dal centro dove vengo servito da una svenevole ragazzina dallo sguardo trasognato.

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LE HOWALD – Svizzera – Col de La Forclaz – ALBERTVILLE

fotoPartiamo di buon mattino per affrontare la tappa più lunga del Tour.
Alla frontiera con la Svizzera ci intima l’alt un donnone in divisa con uno strano sorrisetto beffardo. Non cerca i documenti ma tende avidamente una mano verso l’abitacolo chiedendo con voce gutturale trenta euri per il bollino autostradale.
Vediamo scorrere davanti ai nostri occhi l’intera Svizzera da Nord a Sud. Immagini bucoliche da cartolina si alternano a paesaggi industriali. Sfioriamo Basilea, entriamo a Bienne, costeggiamo i laghi di Neuchatel e Ginevra fino a Montreux.
Dopo ben 400 chilometri percorsi affrontiamo il col de la Forclaz senza esserci nemmeno preoccupati di far raffreddare più di tanto i motori. Ma le 500 vanno su che è un piacere con il passo deciso e cadenzato di un montanaro. Il panorama che si apre via via ai nostri occhi è maestoso e dominato da montagne imperiose. Credo di riconoscere il ghiacciaio del Trient e molto più in là il lago di Annecy.
La discesa è affollata dagli escursionisti che rientrano dai sentieri. A gruppi sbucano dai boschi armati di pedule e racchette, le facce paonazze e il fiato grosso. Ci salutano con dei sorrisi bellissimi e ci accompagnano con lo sguardo finché non scompariamo alla loro vista dietro la curva successiva.
Rimettiamo le ruote in Francia su una bella e sinuosa strada panoramica a scorrimento veloce che scende verso valle. Guido in un’estatica condizione di grazia godendomi l’idillio della Natura circostante limpida come il suono del mio motore.
Mentre assecondo un’ampia curva fischiettando Vita Spericolata, d’improvviso vengo raggelato da un flash portentoso. Rimango sospeso in uno spazio/tempo indefinito con un’espressione inebetita e incapace di connettere per un lunghissimo istante prima che riesca a convincermi di essere stato sorpreso dall'Autovelox.
E’ sufficiente una passeggiata notturna per avere un’idea di Albertville, città senza carattere, assolutamente ordinaria. Sembra vivere ancora del riflesso degli oramai lontani giochi olimpici invernali del 1992, tuttora continuamente ricordati attraverso il logo presente ovunque.
Il villaggio olimpico è permeato da un alone di tristezza. Il braciere come le altre strutture sportive porta i segni del tempo e assurge a monumento all’oblio.
La camera della modesta pensioncina in cui alloggiamo è impregnata di un odore umido in cui predominano componenti quali fumo, polvere, muffa. E’ male illuminata e arredata in modo essenziale. Sì, merita proprio il titolo di peggior camera d’albergo dell’intero viaggio.

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ALBERTVILLE – col de l’Iseran – colle del Moncenisio – SALUZZO

fotoNella giornata del rientro in Italia si mettono a puntino le 500 prima della partenza.
Le 500 scalano decise i tornanti che portano al col de l’Iseran. Incollate alla strada che si attorciglia alla montagna mordono letteralmente l’asfalto quando la pendenza arriva al 10 per cento. Gruppi di motociclisti che scendono tendono il braccio salutandoci. Altri agitano il pugno a mo’ d’incoraggiamento. In prossimità del valico la montagna si fa aspra e compaiono le prime macchie di neve. Il ciglio della strada è protetto soltanto da piccoli massi di pietra appoggiati a terra oltre i quali c’è il vuoto di una vallata favolosa. Gli ultimi metri sono quasi completamente bianchi, bellissimi, sotto il cielo azzurro intenso si stagliano le cime incappucciate di neve e un paesaggio lunare. Siamo a quota 2770 metri e sul secondo colle transitabile più alto d’Europa con le nostre 500. Da non credere!
Le carrozzerie scintillano al sole serpeggiando giù per il versante opposto.
Con la terza marcia teniamo a bada la velocità cercando di risparmiare i freni e per avere un maggiore controllo del mezzo.
Superato in scioltezza anche il colle del Moncenisio (che fa comunque 2081 metri di altezza), siamo subito costretti ad una sosta forzata. E’ incredibile. Ancora la ruota posteriore destra del povero Maurino che questa volta stava per rotolare via! Il meccanico mette la schiena a terra e s’infila sotto il motore, smonta anche il mozzo e diagnostica un malfunzionamento del semiasse. Intanto Francesco freme per gli amici che ci aspettano a cento chilometri di distanza. Celeste dispensa birre fresche e il buon Michele assiste attivamente alla riparazione.
A Saluzzo si brinda solennemente intorno al tavolo imbandito di leccornie locali. Poi gli addii. In questi casi non servono molte parole, conta di più una vigorosa stretta di mano arricchita da un affettuoso abbraccio.

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Di nuovo in Italia

Saluzzo - Paesana - Sarzana

fotoQuella mattina, dopo una clamorosa dormita e un’adeguata colazione, passo a trovare Silvio. Sebbene fosse domenica mi riceve in officina per dare un’occhiata alla 500. Mi aspettano due tappe in solitaria ed è bene affrontarle nelle condizioni migliori considerando che di motori e meccanica non ho mai capito nulla e mai ne vorrò sapere finché la mia buona stella mi assisterà. Me ne sto buono buono in un angolo e osservo la macchina sospesa sul ponte con le ruote così sghembe come se a gravare sulla balestra fossero due dischi di piombo da 100 chili. Penso ai 5000 chilometri percorsi fino a quel momento senza esitazioni dalla quarantenne e a quel motore che la spinge ostinatamente da 200000 chilometri e sembra non averne ancora abbastanza.
Accetto l’invito a pranzo di Silvio e poi alle tre del pomeriggio ingrano la prima ed esco da Paesana diventando presto un puntino nero lontano.

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Sarzana - Roma

fotoNei pressi di Livorno mi fermo in un’area di servizio piuttosto affollata. E’ un andirivieni concitato di persone che entrano ed escono dal bar e pensano a quanto manchi ancora per la tal destinazione e di automobili che arrivano e ripartono in una danza senza fine, di facce tirate, di schiene sudate, di panini mangiati in piedi, di lattine stappate.
Un padre di famiglia con pargolo berciante al seguito si avvicina alla 500, la osserva, mi chiede se davvero sono arrivato a Berlino come dice la scritta sulla fiancata.
Strappo il coperchio dell’ultima scatoletta di tonno rimasta in dispensa e ne mangio svogliatamente il contenuto. Faccio il pieno e riparto a razzo puntando verso Roma.

Special thanks

Un grazie sentito va a tutti coloro che mi hanno sostenuto durante il Tour. Al mio meccanico Vincenzo e al fido Rodolfo che da anni curano con dedizione la mia 500. A Silvio, meccanico d’altri tempi e persona squisita. Agli sponsor che hanno creduto in questa avventura e hanno contribuito a renderla possibile. Al FIAT 500 Club Italia. E naturalmente ai miei compagni di viaggio a cominciare da MauroePiera che hanno inventato il Tour iniziandomi a questa incredibile esperienza nel 2005, a Francesco, Leandro, Maria, Michele, Celeste, Roberto e Maria Teresa.

Le fotografie sono state scattate da me, Alessandra e Massimo, Francesco, Helmut, Leandro e Pierre.


Gianluca

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