Transiberiana 2007: l'orda zingara - sulle tracce di Gengis
Dopo il grande successo di Siberia
2006, ZoT e Ale riprendono
il loro viaggio verso l'estremo oriente russo fino all'ultima frontiera:
Vladivostok! |
Prologo
I
nostri eroi, tornati entusiasti dalla transiberiana Omsk-Irkutsk dell'anno scorso, erano parecchio motivati a proseguire le loro
esplorazioni fino all'oceano Pacifico ed al capolinea ferroviario
più celebre ed ambìto dal viaggiatore cazzone: Vladivostok.
Per cui il consueto brainstorming per decidere la meta estiva,
solitamente teatro di asperrimi dibattiti che neanche ad un congresso
DS, è stato fulmineo: il tempo di decidere che, già che
c'erano, una veloce scappata in terra mongola sarebbe stata una
buona idea! Ed è da lì che comincia il loro fluviale
resoconto.... buona lettura!
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Giovedì 2 agosto 2007-
Partenza!
Partiamo
per questo ennesimo viaggio in terra di Russia pieni di aspettative.
L'idea di affrontare anche un paese per noi inedito, la Mongolia, ci
attizza ancora di più!
Entusiasti, ci imbarchiamo sul nostro Aeroflot Milano-Mosca-Ulaan
Baatar.
Con nostra sorpresa, già l'aereo per Mosca è strapieno
di turisti che vanno in Mongolia! Ci sono invece dei giornalisti sportivi che si fermano a Mosca per una qualche amichevole
di una squadraccia milanese. Riconosciamo Bruno Longhi ed il sempre
mitico Alfiere
di Montebelluna, a cui non abbiamo però il coraggio
di chiedere una foto. Sbarchiamo a mosca senza incidenti. Il successivo volo notturno per la capitale
mongola ha, ahimé due ore di ritardo, ma a parte questo nessun problema. Durante il volo ci danno un sacco
da mangiare ma dormiamo ben poco: spettacolare l'alba vista dall'aereo!
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Venerdì 3 agosto - Ulaan Baatar
Arriviamo
nella capitale mongola di prima mattina ad un'ora imprecisata,
che coi fusi orari ci siamo un po' persi... in compenso, l'organizzazione
messa in piedi via internet prima di partire è degna di
una banca svizzera: agli arrivi ci attende un tizio della Gana's
Guest House con cartello nominativo e pulmino d'ordinanza, come
convenuto via mail.
L'aeroporto pare piuttosto sgrauso e il tentativo
di prelevare dei nasturzi (simpatico nome zingaro dato alla valuta
locale... il Tugrik!) è frustrato dall'inflessibile bancomat
mongolo, per cui ci dirigiamo in città senza rimpianto alcuno.
Tempo mezz'ora e siamo arrivati: l'alloggio si trova sì in
una zona centrale ma, diciamo così, di recente urbanizzazione...
In sostanza l'asfalto non è ancora arrivato! E' tutto un
crogiolo di catapecchie di lamiera e materiali di fortuna, loro
tende caratteristiche (le ger) e piccole stamberghe di legno che
ricordano tanto i bagni in cortile di qualche decennio fa.
Il che è esattamente
quello che sono... In mezzo a questo coacervo di umanità provvisoria
si stagliano i 2 piani della Guest
House, unico edificio in muratura
della zona: nel cortiletto c'é una tenda che funge da luogo
di ritrovo e reception, al pianterreno della casa le stanze dormitorio,
in quello superiore le camere vipps e la zona comune con un paio
di tavolacci per la colazione. Sul tetto han piazzato un paio di
ger che fanno molto folclore, e pure da dormitorio. Noi per fare
gli sboroni abbiamo prenotato una camera vipps, con (udite udite!)
il bagno in camera, all'esorbitante cifra di $20 per notte. La
nostra prestigiosa suite è dominata dal linoleum, č parecchio
bassa e scura, col pavimento in pendenza, una minuscola finestrella
con vista sulla fatiscenza del cortiletto di fronte, un WC nel
quale si raccomandano di non buttare carta igienica e una doccia
che, scopriremo poi, allaga il piano di sotto! Insomma ci troviamo
subito a nostro agio, ed è comunque pulita. Il tempo di
una doccia e siamo operativi.
La città, pur circondata da piacevoli verdi colline, non ricorda esattamente
un paesino bavarese... è decisamente bruttina e incasinata:
marciapiedi quando capita, voragini nelle strade, bancarelle a
go-go e un gran rumore di clacson, vera colonna sonora di UB. Probabilmente
il mongolo, per decreto presidenziale, deve suonarlo almeno una
volta ogni 10 secondi.
Ci incamminiamo lungo la commerciale Peace
Avenue fino al piazzone principale (Sukhbaatar
Square) dove facciamo
colazione con la prima ottima birra della giornata al Dave's
Place,
che scopriremo essere un trendissimo pub ritrovo di espatriati.
La tappa successiva è il Museo
Storico Regionale, con pezzo
pregiato lo scheletro di un dinosauro rinvenuto da queste parti
che, con nostro grave scorno, non riusciamo a fotografare di straforo
per le troppe guardie presenti. Il museo contiene anche tutta una
serie di fotografie e cimeli dei mongoli primatisti in qualcosa
(il primo astronauta mongolo, il primo mongolo a fare gol in rovesciata,
cose così...), tutti insigniti della prestigiosa onoreficenza
dell'ascia di Sukhbaatar, l'eroe nazionale, un incrocio tra Lenin
e Garibaldi. Invece Gengis
Khan a quanto pare non se lo fila nessuno.
Ci incamminiamo poi senza una meta per le vie di UB per respirare
l'atmosfera cittadina. Tra auto, centri commerciali sgrausi e bancarelle
all'aperto non è poi molto diversa dalle città siberiane
da noi già esplorate, a cui si aggiunge però un tocco
di casino da metropoli del sudest asiatico, ad esempio con micidiali
ingorghi a croce uncinata! A quanto pare, il mongolo, quando non è impegnato
a saccheggiare le terre vicine in onore del suo passato, o tenta
di investirti (semafori e attraversamenti pedonali assolutamente
superflui e scientificamente non rispettati), oppure di scipparti
(ci han provato con ZoT), oppure fa le pulizie (ossessione di tutti
i camerieri visti all'opera).
In serata ceniamo in una birreria
e poi cerchiamo di trovare una discoteca per sperimentare la rutilante
vita notturna del venerdì sera: ad essere sinceri non abbiamo
molto successo e giriamo insoddisfatti di locale in locale. Nell'ordine:
tendone-birreria con gruppo rock e poi rapper mongolo di assai
dubbio avvenire, birreria Brau Haus con ancora musica dal vivo
con cantante gnocca, atroce pubbone anni 80 (London
Pub) nel vialone
principale con imperdibile proiezione di DVD dei Boney
M, il cui
cantante/ballerino diventa immediatamente il nostro idolo: a Milano
apriremo un suo fan club!
Abbiamo ormai perso le speranze di trovare
un locale decente quando ZoT, purtroppo, vede le insegne del Chicago,
discotecona che si rivelerà praticamente vuota (ci saranno
10 persone, noi compresi) dove, per onore di firma, ci facciamo
l'ultima birra della serata.
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Sabato 4 agosto - Ulaan Baatar
Dopo
la (discreta) colazione in guesthouse, che scopriamo ripiena di
francesi zainati, ci accordiamo con Gana per il tour di 2 giorni
al Terelj Park: 60$/50€ cadauno con trasporto e pernotto in
famiglia tipica, partenza domenica mattina alle 10.
Il sabato lo
dedichiamo alla visita della città, col favore di una bella
giornata di sole. Iniziamo con il complesso buddista di Gandan
Khiid (2.500 nasturzi l'ingresso), il più grande della Mongolia,
con un gran buddhone di 26 metri, peccato non lo si possa fotografare!
Il buddismo ci permea e ci divertiamo a girare le loro ruote della
preghiera e a girare noi come due deficienti in senso orario all'interno
dei datsan e intorno ai tempietti più piccoli, a fotografare
i numerosi monaci presenti ed a guatare famelici le donazioni in
cibo fatte ai vari buddhini...
Facciamo poi shopping al centro
commerciale principale: c'é una grande esposizione di
archi, selle e armature mongole che ci induce in grande tentazione,
ma resistiamo! ZoT in compenso compra dei jeans Energie rigorosamente
tarocchi per un niente, mentre Ale non trova nulla della sua misura
o che gli piaccia: un tormentone che accompagnerà i due
zingari fino a Vladivostok!
Proviamo poi a prenotare l'hotel a
Ulan-Ude, nostra prossima tappa, senza successo: proviamo anche
dall'ufficio turistico situato a due passi dal piazzone Sukhabaatar,
e si fanno in quattro pur non risolvendo. Una signora a cui chiediamo
informazioni per strada telefona ad un'agenzia col suo cellulare...
In generale, non appena gli chiedi qualcosa, il mongolo si sente
responsabile per te: proverà ad aiutarti e, se non è in
grado, chiamerà amici e parenti fino alla terza generazione
pur di darti una mano. Saccheggiatore si, ma di animo gentile e
generoso!
Andiamo quindi al Memoriale
Zaisan in cima a una collina
subito fuori città col bus 7 (400 nasturzi). Sbagliamo fermata
e ci tocca scalare la collinetta fino al memoriale, capolavoro
di realismo sovietico dedicato ai militi e agli eroi ignoti di
tutte le guerre e da cui si gode una ottima vista della città.
Poi sotto, al Buddha International Park, con altro Buddhone gigante
coi capelli blu. Zot si diverte con tamburo e campana buddisti
e smarrona tutti i turisti presenti. Al ritorno ci godiamo un bello
spuntino con shashlik sotto uno dei vari tendoni, approfittandone
per chiedere dritte alle cameriere sul da farsi in serata. Purtroppo
la ripidissima barriera linguistica che si erge tra noi aiuta poco...
rientriamo in ostello percorrendo la via pedonale più dissestata
del mondo.
La sera ceniamo bene in un ristorante un po' squallido
ma soddisfacente, poi andiamo a farci un paio di birre al Ikh
Mongol,
localone molto ben frequentato, a giudicare dalle numerose ammiraglie
che ci stazionano davanti; infatti e' strapieno e noi all'inizio
troviamo posto solo nei tavoli fuori, ma fa freschino. Al tavolo
davanti al nostro c'è la festa di un matrimonio, e il tasso
alcolico appare proporzionato al numero di bottiglie vuote che
troneggia sul loro tavolone!
Poi ci spostiamo all'interno, dove
ritroviamo la stessa band della sera precedente che suona discretamente
una serie di cover russe e non. E' bello vedere che tutto il mondo è paese:
in generale non ci caga nessuno! Sembrano indifferenti agli occidentali,
anche perché a UB se ne vedono parecchi e non rappresentiamo
certo una novità.
Alla chiusura (le 24 - tutti i pub chiudono
alla mezzanotte), riprendiamo la ricerca di una disco. Dopo un
po' di pellegrinaggi troviamo l'Amrita: entriamo pagando 5.000
mnt. Dopo un po' parte uno spettacolino di varia umanità:
tanto per non farci mancare niente, il primo è un classico
spogliarellone di gruppo ed una delle signorine si strofina bella
biotta sulle virilità zingare di Ale, che dimostra di apprezzare...
Seguono poi varie performance, tra cui il fachiro mangiafuoco,
due acrobati-ginnasti che neanche i bulgari di Aldo Giovanni e
Giacomo, uno spogliarello maschile e un gruppo di street dancers
della mutua. Dopo ricominciano le danze e ZoT conosce una tipa
piccolina e scatenata, dall'improbabile nome di Uugii, con amica
al seguito. Per fortuna Uugii parlucchia inglese! L'amica un po'
meno, con grande disappunto di Ale. Comunque sia passiamo con loro
il resto della serata, un po' in pista e un po' sui divanetti:
entrambi gli zingari riscontreranno una simpatica
usanza delle
donne mongole: tastare il pacco del loro nuovo amico, così per
farlo sentire a suo agio?!
Forse è proprio a seguito del
suddetto esame che le ragazze decidono che si è fatto tardi
e ci piantano lì...
Rientriamo che son comunque le quattro
passate, riconciliati con la nightlife mongola e pronti ad affrontare
la natura selvaggia.
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| Occhio ai bancomat! |
Saremo stati sfortunati noi, fatto sta che nonostante avessero tonnellate di pecettine Cirrus/Maestro, tutti i bancomat di UB si sono rifiutati di funzionare con le nostre tessere. L'unico modo efficace di prelevare nasturzi dagli sportelli automatici č stato quello di usare l'anticipo contanti della carta VISA.
Attenzione: dovete inserire obbligatoriamente un PIN a quattro cifre anche se il PIN della vostra VISA ne ha cinque! (Inserite ovviamente le prime quattro). Misteri dei circuiti bancari...
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