
Transiberiana 2007: l'orda zingara - sulle tracce di Gengis
Dopo il grande successo di Siberia
2006, ZoT e Ale riprendono
il loro viaggio verso l'estremo oriente russo fino all'ultima frontiera:
Vladivostok! |
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Domenica 5 agosto - Terelj Park
Partiamo
alle 10 per la 2 giorni di escursione al celebrato parco
nazionale di Terelj. Sulla Toyota siamo in 5: noi, l'autista che sembra Takeshi
Kitano da giovane, un ragazzo che parla un po' inglese e sarà la
nostra guida ed un bambinetto muto.
Le strade sono strapiene di
buche e voragini, si viaggia lenti cercando di evitarle. Lungo
le due ore e passa di strada ci fermiamo un paio di volte per fare
foto della steppa, poi l'autista ci pianta in un villaggetto di
contadini sperduto in mezzo alla natura e se ne torna col bambinetto
a Ulaan Baatar.
Noi lasciamo gli zaini nel giardinetto di fronte
alla casupola della famiglia che ci ospiterà, in una loro
tipica tenda, la ger, che sarà la nostra dimora. E' molto
carina, richiede giusto un minimo di spirito di adattamento: è tonda
del diametro di circa 4 metri, lungo la circonferenza ha delle
specie di divanetti durissimi che fungono da letti, un paio di
seggiolini, due mobiletti, un lavandino alimentato a tanica, che
va riempita ogni 30" d'uso. Al centro una stufa a legna fornisce
il riscaldamento d'inverno, per terra e lungo le pareti linoleum
e qualche tappeto; un generale aroma di selvatico permea tutto
l'ambiente. Il bagno si trova fuori ed e' una casetta di legno
tutta raffazzonata con un water in lamiera che guarda direttamente
sul centro della terra. Doccia non pervenuta, che tanto qui i fiumi
abbondano!
Decidiamo di fare due passi nei dintorni che c'é un
bel sole; il parco e' splendido, ovunque c'è del verde,
un sacco di cavalli e bestiame vario al pascolo, qua e la' le loro
ger bianche risaltano nella verzura circostante, e un altro microvillaggio
a portata di vista. Noteremo che molti piccoli insediamenti sono
prettamente dedicati ai turisti che si avventurano da quelle parti
e necessitano di un posto per dormire.
Stiamo un po' in giro circondati
da vacche ed erbetta, talmente in armonia con la natura che Ale
decide di... concimarla un po'! Decidiamo poi di rientrare, che
il cielo sta rannuvolando. Purtroppo non facciamo in tempo: un
nubifragio epocale ci coglie nel mezzo di un... campo da basket
(un unico canestro, storto, in un campo di patate) e quando raggiungiamo
la ger siamo zuppi e pieni di fango! Tra una bestemmia e l'altra
ci cambiamo e poi si va a mangiare.
La famiglia ci aspetta nella
loro casa. Sono due stanze in legno: nella prima c'è la
zona cucina, con una panca, il fornello per terra e pentolame vario,
nella seconda un paio di panche/letto, due mobiletti, una tv, qualche
foto di parenti ed in mezzo un tavolinetto basso con 3 seggiolini
bello e apparecchiato dove ci accomodiamo con la guida.
La nonna
ha cucinato e ci serve in tavola. A quanto pare ci considerano
ospiti di tale riguardo da lasciarci pranzare nella stanza buona
per conto nostro. Prima arrivano i loro tipici ravioloni ripieni
di carne di montone, i buuz, poi un piatto di carne con cipolle
e carote, infine una zuppa di verdura varia. Chiude il tutto una
tazza di Nesquik e degli ottimi biscottini. Cibo fin troppo abbondante
ed ottimo! Non è però previsto nulla da bere e questa
stranezza si ripeterà anche nei pasti successivi.
Visto
che piove ancora, ci ritiriamo poi nella ger dove cazzeggiamo e
ci facciamo un bel pisolo. Nel pomeriggio, non appena spiove, decidiamo
di vedere il villaggione prima del nostro, pomposamente definito
Ulaan Baatar 2 (un'oasi di tranquillità, a 200 minuti dal
centro della capitale!), che dista una mezzora di cammino. Qui
troviamo una specie di baretto, con la signora che ci serve una
birra coreana dall'elevatissimo tasso alcolico ed un succo multivitamina
scaduto. Ovviamente non facciamo i difficili. Nel villaggio si
vede qualche occidentale in tenuta no limits pronto per chissà quale
trekking. Incontriamo tra gli altri un omaccione canadese con tipa che
ci chiede informazioni per un campeggio e di cui, con perfetto
spirito mongolo, ci sentiremo responsabili nei giorni a venire.
Lungo la strada del ritorno, ormai permeati dalla mongolitudine
che ci circonda, ci colpisce la consueta sindrome del paguro: vogliamo
mettere su casa ovunque ci troviamo. Prende così forma la
teoria dello zingaro mongolo e della sua orda di temibili saccheggiatori:
lo zingaro cioè, sorta di moderno Gengis
Khan, rifiuta la
vita comoda della metropoli moderna e si trasforma in orda mongola,
vivendo nomade a cavallo e cibandosi di ciò che riesce a
cacciare col suo arco e saccheggiare qua e la' nei ritagli di tempo.
Nel frattempo ci accontentiamo dell'ospitalità della nostra
famigliola: per cena ci tocca un bel piattone di carne e verdura
con del riso e la solita zuppa di cipolle, cavoli e patate. Visto
che non c'é una cippa da fare, dopocena facciamo due passi
nel nostro villaggetto e poi andiamo a nanna non appena fa buio.
Si legge un po' a lume di candela e poi si dorme. Piove tutta la
notte, ma la ger e' ben costruita e non passa una goccia.
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Lunedì 6 agosto - Terelj Park e Ulaan
Baatar
Purtroppo,
ci si prospetta un'altra giornata di pioggia con qualche sprazzo di
sole. Colazione alle 9: la signora ci stupisce con uova e pancetta!
Poi, arriva il momento della temutissima passeggiata
a cavallo;
del resto, non è che possiamo fare l'orda a piedi...
Il
curriculum dei due zingari al riguardo è miserrimo: ZoT
ha all'attivo un'unica escursione 23 anni prima in cui suo
cuggino si è quasi rotto l'osso del collo; Ale oltre la bicicletta
non è mai andato, ma possiede tutta la collezione di Zagor e dice di essere forte nella teoria. Malgrado il nostro amico-guida
ci spieghi i comandi di base, i cavalli fanno un po' quello che
vogliono, soprattutto si fermano e ripartono quando ne han voglia
loro. Nonostante ciò, dopo 5' ci autoconvinciamo di avere
ormai gli equini sotto controllo. Alla fin fine riusciamo comunque
ad andare in giro per un'oretta buona, beandoci sempre più della
nostra mongolitudine: la trasformazione in orda è definitivamente
compiuta!
Il giro ci costa 5.000 mnt cadauno, cifra con cui la
famigliola presumibilmente camperà qualche mese. Per noi
fa 4 euri scarsi a capoccia...
Poi facciamo l'ennesima passeggiata
fino a Ulaan Baatar 2, dove ci rifugiamo nei locali di un centro-vacanze
coreano (?) pochi istanti prima che si scateni l'ennesimo breve,
per fortuna, acquazzone. Tutta questa natura, a noi che siamo quantomai
urbani, è più che sufficiente ed aspettiamo il pomeriggio
quando si tornerà ad UB.
A pranzo la signora ci fa un altro
piatto tipico, il khuu-shuur, da noi precedentemente conosciuto
col più prosaico nome di friggione. Si tratta di una specie
di panzerotto ripieno di carne e cipolle, veramente buono, tanto
che non abbiamo difficoltà a far sparire i 5 che ci troviamo
nel piatto. A seguire la solita zuppa. Manca sempre la benché minima
bevanda, a parte l'acqua calda per il tè (ma con solo una
bustina da dividerci in 3 persone!).
Verso le 14 Takeshi Kitano ci passa a prendere per ritornare in città. Il viaggio è tranquillo,
con sosta alla famosa roccia dalla forma di tartaruga per
le foto di rito: un piccolo scherzo della natura su cui i mongoli
campano da anni. Nel finale, il consueto gigantesco ingorgone ci
dà il
bentornato in città. La nostra guida, appassionata di hip
hop, ci chiede se la sera può uscire con noi per andare
in una disco che ci ha consigliato: prevediamo il trappolone ma
accettiamo, dandoci appuntamento sul posto.
Una doccetta e siamo
operativi. Ulaan Baatar sembra appena uscita da un'alluvione; ovunque
pozzanghere e fango, camminare e' veramente un'impresa. Il sindaco della capitale e' un cane, non si capisce come possa resistere
in carica con una città così disastrata! Ma forse
al rude popolo mongolo piace quest'atmosfera generale di provvisorietà che
ricorda i bei tempi del nomadismo selvaggio.
Andiamo a mangiare
(bene) all'Ikh Mongol già testato la sera prima, ed Ale
sostiene che il suo celebrato sguardo ingravidante abbia mietuto
l'ennesima vittima; una russa abbastanza opulenta a cena con la
mamma. Malgrado gli inviti di ZoT a chiudere la partita, lo zingaro
non sa come comportarsi con la mamma presente (nonostante ZoT si offra coraggiosamente
di intrattenerla), perciò perde l'occasione.
Ci rechiamo
quindi all'appuntamento con la guida (che ovviamente aveva un nome
di battesimo, ma era talmente impronunciabile che i nostri neuroni
si sono rifiutati di memorizzarlo) al Club
Max, dove lui millanta
di essere di casa. Il posto non e' malaccio, anche se l'età media è bassina;
sul tardi si riempie un po' e ci diamo alle danze. Da segnalare
la pista da ballo basculante (in pratica è montata su sospensioni)
che richiede movenze ai limiti dell'equilibrismo, assolutamente
da importare in Italia! Verso la mezzanotte ci sganciamo e facciamo
i signori, pagando anche le consumazioni del tipo e del suo amico
al seguito (a giudicare dal conto, avevano debiti risalenti all'anno
precedente!) e ci fiondiamo all'Amrita.
Spuntiamo un minimo sconto
all'ingresso; c'è un po' di gente in meno rispetto alla
sera di sabato, ma l'ambiente è carino. Ale interloquisce
un po' con una tipa a fianco ma non è motivato, e poi deve
sfuggire ad un coreano ubriaco e molto socievole. ZoT, durante
il "solito" spettacolino di spogliarello, viene cooptato
sul palco e viene letteralmente lasciato in
mutande a cura di una
signorina abbigliata in modo analogo, la quale strusciandosi sul
nostro provoca inevitabili quanto imbarazzanti
reazioni fisiologiche difficili da dissimulare in certe condizioni... ne ricava una birra
offerta dalla casa ed un clamorosa ovazione del pubblico presente
-o almeno, lui se ne vanterà per giorni. A seguire si dà alle
danze con un'esaurita coreana che pretende di sapere l'inglese
ma che in realtà parla un grammelot tutto suo. Come lunedì sera
non c'è male: ad ora tardissima decidiamo che ne abbiamo
abbastanza e ci dedichiamo alla nostra ultima notte di sonno nella
guesthouse.
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Martedì 7 agosto - in treno verso Ulan-Ude
Ci
facciamo portare da un taxi in stazione verso mezzogiorno e prendiamo
possesso del nostro lussuosissimo scompartimento di prima
classe,
dopo aver fatto provviste per il viaggio. Sarà che siamo
in prima, fatto sta che il treno è pieno di occidentali
che sembra la UE! Ci sono svizzeri, olandesi e spagnoli, in prevalenze
fanciulle, in genere provenienti dalla Cina e diretti verso Ovest
(Mosca e S.
Pietroburgo). ZoT non perde occasione per concupire
le signorine dando sapide dritte sulle due "capitali" russe
finché loro, stremate, si ritirano nei loro scompartimenti!
Il resto della giornata passa tra letture e pisolini vari. Passeremo
la frontiera con "solo" 5 ore complessive di sosta tra
doganieri mongoli e russi, compilazione di astrusa modulistica
e controlli di passaporti e visti.... arriveremo a Ulan-Ude di
prima mattina.
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Alloggiamo alla Gana's
Guest House, citata
dalla Lonely e contattata via mail: abbiamo una camera con bagno
molto spartana ma lo spirito è questo. Sul tetto hanno un
paio di ger che fungono da dormitorio. La zona e' un coacervo
di catapecchie e baracche, asfalto non previsto, per cui quando
piove ci si infanga sicuri. E' molto vicina al monastero buddista
di Gandan
Khiid.
Con la colazione ci costa 20$ al giorno. Ci son venuti a prendere
all'aeroporto per altri 10$, che però alla fine si son scordati
di chiederci. Il taxi per la stazione costa 1.000 mnt. |
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