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... All'Australia - 2^puntata

Autore: Giu
Periodo: 1 - 29 agosto 2006

Giu e Monica continuano il loro viaggio in Australia. Milioni di chilometri macinati in un continente da sogno dove la natura e le bestiacce la fanno da padrone...

Giorno 23 - ancora sulla strada

Ancora albeggiava mentre eravamo in attesa di salire sull'imbarcazione che ci avrebbe trasportati sulla sponda sud del Daintree River. La pace e la tranquillità ci avvolgevano col loro manto, e il pensiero degli aggressivi coccodrilli estuarini in placida attesa ai lati del fiume risultava una nota veramente stonata.
Abbiamo percorso tutti d'un fiato i circa 110 chilometri che ci separavano da Mareeba, scattando solamente alcune foto ricordo agli altissimi e numerosissimi termitai posti ai lati della strada.

A Mareeba invece abbiamo visitato la Golden Drop Winery, una cantina immersa nelle piantagioni di mango che produce buonissimi vini, spumanti, porto e liquori. Tutto rigorosamente a base di mango.
Dopo avere degustato tutto il possibile, alle 8 del mattino!, e dopo esserci caricati una boccia di vino di mango ci siamo diretti, sempre a Mareeba, alla The Coffee Works, un'imperdibile rivendita-museo di caffè, tè e cioccolato, il quale propone una vastissima esposizione con centinaia di caffè provenienti da tutto il mondo. Qui abbiamo fatto colazione con ottimi biscotti e bevuto qualche litro di caffè.

Siamo arrivati a destinazione all'incirca a mezzogiorno e dopo avere parcheggiato l'auto, senza neppure pranzare, ci siamo messi in coda al centro informazioni per acquistare due biglietti per l'escursione nell'Undara Volcanic National Park. La singolarità di questo parco nazionale sono gli imponenti tunnel che la lava vulcanica ha scavato sotto la superficie terrestre circa 190.000 anni fa, formando il sistema di gallerie vulcaniche più esteso al mondo. Enormi colate laviche defluirono infatti verso il mare formando una crosta in superficie via via che la lava si andava raffreddando; nel frattempo però, sotto la crosta, continuava a scorrere lava liquida scavando al suo passaggio dei canali che alla fine rimasero internamente vuoti dando così origine a cavità basaltiche. Vi abbiamo trascorso mezza giornata con il ranger alla guida del gruppo, visitando alcuni siti della zona, e consumando infine il tè pomeridiano in mezzo al bush australiano. Il termine bush (dall'inglese ‘bush’, arbusto) definisce sia la prateria che la boscaglia australiane, sebbene questa parola venga usata soprattutto per designare lo spazio immenso e sconfinato in cui tale vegetazione si sviluppa e, per traslato, l'ambiente naturale e selvaggio in contrapposizione a quello civilizzato e urbano.

Di nuovo alla guida ci siamo inoltrati verso ovest sulla Savannah Way, una vera e propria striscia d'asfalto che corre in mezzo all'outback più selvaggio, fra carcasse di canguri e altri mammiferi, torreggianti termitai ed enormi road trains, i celeberrimi camion con due o tre rimorchi che attraversano il continente in lungo e in largo, lunghi più di 50 metri, con una velocità che può raggiungere spesso anche i 120 chilometri orari! Quando si scorge all'orizzonte uno di questi bestioni è opportuno accostare su un lato della strada per farlo passare, ed evitare di cozzare contro i sassi e la polvere che si alza inevitabilmente al loro passaggio.

Per la notte abbiamo pernottato in un motel di Geogetown, un paese di trecento anime perso praticamente in mezzo al nulla, distante 83 chilometri da Mount Surprise, il centro abitato più vicino. Il giorno seguente avremmo poi scoperto che le distanze fra i centri abitati australiani in molti casi sarebbero state molto più estese di 83 chilometri!
Vi siamo giunti puntuali all'ora del crepuscolo, quando numerosi gruppi di canguri avevano già iniziato ad invadere la strada.
Il motel disponeva anche di una buona cucina che ci ha servito la cena in camera. Dopo una giornata così intensa ci voleva proprio un pasto rilassante ed una buona birra!

Giorno 24 - Gulf Savannah

La Gulf Savannah è il luogo in cui l'outback australiano si rivela con maggior autenticità, offrendo la visione di orizzonti particolarmente estesi e profondi, con pianure brulle perfettamente piatte e sterminate mandrie di bovini. L'ideale insomma per sperimentare quello stato d'animo di pace interiore che si raggiunge tra i vasti territori ricoperti dal bush, tra le saline, nella savana-prateria e sotto i mistici cieli notturni e che perdura a lungo dopo il ritorno a casa. Qui esistono solo due stagioni: la stagione delle piogge (da dicembre a marzo) e la stagione secca. Numerosissimi sono poi i torrenti e i fiumi soggetti alle maree che attraversano questa regione aspra e che si riversano nell'immenso Golfo di Carpentaria.

Noi siamo arrivati ad una manciata di chilometri (circa 30) dal Golfo ma non abbiamo deviato per il mare visto che la strada che ci separava da Sydney era ancora tanta e le perdite di tempo dovevano essere ridotte al minimo.
Già al mattino presto sono uscito dal motel per scattare alcune foto al sole che sorgeva, godendomi il passaggio dal buio pesto al bagliore diurno attraverso un ventaglio di colori che andava dal giallo tenue al rosso acceso, accompagnato dal canto degli uccelli e dei pappagallini colorati.

In poche ore abbiamo attraversato le città di Croydon e Normanton, distanti rispettivamente 148 e 153 chilometri, attraversando una zona un tempo ricca di miniere d'oro e di rame, ma ora quasi abbandonata da tutti tranne che dalle tantissime ‘metropoli’ delle termiti.
Percorrendo poi altri 196 interminabili chilometri siamo giunti, nel pomeriggio, nel centro abitato di Burke & Willis Roadhouse, una area di sosta costituita principalmente da una pompa di benzina, da una roadhouse, e da...un cammello.

Dopo aver fatto il pieno di benzina e bevuto una XXXX Gold fresca e tonificante siamo ripartiti alla volta di Cloncurry, distante altri 180 chilometri. Poi in rapida successione abbiamo letteralmente polverizzato 106 chilometri fino a McKinlay e 76 chilometri fino a Kynuna, dove abbiamo pernottato allo storico Blue Heeler Hotel, macinando dal mattino in totale 859 lunghissimi chilometri.
Sul portico d'ingresso dell'hotel, oltre agli avventori, si aggiravano tre enormi uccelli simili a gru. Prima di prendere possesso della stanza siamo risaliti in auto per fotografare il sole che tramontava velocemente all'orizzonte, una linea perfettamente piatta se non per qualche sparuto albero.
La camera doppia con bagno era veramente spartana e priva di comfort degni di tale nome. Erano inclusi nel prezzo vari ragnetti domestici, un geco ed una simpaticissima ranocchia bianca con gli occhietti neri che faceva capolino dal davanzale interno della finestra del bagno.

Il Blue Heeler è frequentato soprattutto dai camionisti e ad ogni ora qualche road train passava rombando sulla strada, nella sperduta notte dell'outback.
La squisita ed enorme bistecca con l'osso contornata da verdure, una vera istituzione nazionale, ci ha testimoniato ancora una volta la squisitezza della carne australiana. In ogni punto delle pareti del Blue Heeler sono scritte dediche e firme dai viaggiatori di passaggio e da altra gente di ogni tipo.

Veramente indimenticabile il cielo ammirato prima di metterci a letto. La Via Lattea era nitidamente visibile al centro del firmamento e le stelle scendevano sulla pianura fino esattamente sull'orizzonte, praticamente in orizzontale rispetto allo sguardo. [...continua]

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