Zingarate
 

Belgrado 2008
Ale e ZoT per il ponte del 1° maggio tornano alle origini: niente aereo ma un sano viaggione in auto alla volta della capitale serba. Tre giorni per scoprire una città ultimamente molto gettonata dal turismo zingaro: basteranno?

Giorno 1

Da Milano a Belgrado fanno 1.028 km di autostrade, attraverso quattro stati.
Noi ce li spariamo con la Toyota Aygo di Ale, non certo un auto da lunghi viaggi, ma che alla fine si comporterà più che degnamente.
L'appuntamento è verso le 21 al casello di Brescia Est e via verso il confine, saltando la prevista tappa a Jesolo per la notte, che è già tardi ed è meglio portarci avanti. Tiriamo alla guida oltrepassando frontiere su frontiere senza colpo ferire fino alle 4 di notte, quando, ormai lessi, ci concediamo un paio d'ore di sonno in macchina in uno sperduto parcheggio lato carreggiata in Croazia. Al risveglio, colazione veloce in autogrill e poi ancora a macinare km, finché in tarda mattinata non arriviamo finalmente a Belgrado.

L'hotel Excelsior [Kneza Milosa 5] offre una prestigiosa vista sul parlamento, ma si rivela parecchio "d'epoca" o, per dire le cose come stanno, fatiscente! Secondo la inyourpocket è stato aperto nel 1926 e durante la seconda guerra mondiale è stato il quartier generale dei tedeschi: sicuramente da allora nessun piano quinquennale comunista ne ha previsto l'ammodernamento. Dimostra tutti i suoi anni e anche qualcuno di più; comunque essendo centralissimo ed abbordabile (25 euri a testa, colazione compresa) ce lo facciamo andare bene, anzi alla fine ne scopriamo il fascino... Menzione d'onore meritano il terrificante ascensore modello pre-rivoluzione industriale, l'inutile uomo dei servizi segreti alla reception ed il loschissimo night con spettacolino di striptease del primo piano; che, ci crediate o no, non l'abbiamo visitato.

Dopo un pisolo rigenerante usciamo ad affrontare la capitale dell'ex-Jugoslavia. Da che mondo è mondo, nei giorni di festa tutta la popolazione va in campagna oppure si riversa in centro per lo struscio e quindi anche noi ci incamminiamo verso la Kneza Mihaila, altrimenti conosciuta come la via pedonale centrale, con negozi di gran nome -tutti chiusi, è pur sempre il 1° maggio- e gran bancarelle e baretti: in giro c'è parecchia gente.
Una rapida analisi estetica ci rivela che gli uomini sono mediamente brutti, e le donne si dividono in 2 tipi estetici: le chiare di carnagione, a loro volta suddivise in cavallo alto e cavallo basso, e le scure (probabilmente di origine albanese o kosovara). La nostra imparziale preferenza va alle chiare dal cavallo alto, decisamente notevoli.

Arriviamo in struscio fino al Parco del Kalemegdan ma non lo affrontiamo subito, decidiamo di tenercelo per l'indomani.
L'11 maggio in Serbia ci sono le elezioni e i vari partiti fanno proseliti in piazza, con gran distribuzione di volantini, canti e simpatiche hostess che raccolgono firme per qualche oscuro fine. ZoT dichiara di volersi documentare sui vari schieramenti elettorali, per esprimere il suo prestigioso endorsment: non capendo una mazza in generale, e di politica serba in particolare, alla fine individuerà circa 174 liste papabili, con sua personale preferenza per la Lista n° 3, a suo dire "quella degli europeisti moderati".

La prima lezione che impariamo sui costumi della capitale serba è che fuori orario è meglio non essere affamati. Il centro di Belgrado offre sì un sacco di baretti con tavolini all'aperto ma, se il vostro obiettivo va oltre le sostanze liquide, avrete solo 3 opzioni: gelato, popcorn e pretzel! In tutta l'area pedonale non individuiamo uno straccio di kebabbaro o pizzaiolo volante. C'è un unico Mc Donald, ma chiuso. Sarà anche colpa del giorno di festa ma è davvero difficile trovare un esercizio aperto che ci offra del cibo: ci accontentiamo quindi della prima birra in territorio serbo, un'ottima Jelen (cervo) e poi, finalmente, sulla via del ritorno in hotel, troviamo un paninazzo coi controca**i, finalmente.

Quando usciamo di nuovo per la cena, piove. Seguendo i consigli della zingaguida e di Iva, un'amica serba di Ale, ci dirigiamo verso la famosa Skadarslija, ovvero il quartiere bohemienne di Belgrado.
E' una viuzza coi ciotoli stile fine 1800, parecchio turistica anziché no, con botteghe di artisti e ristoranti su entrambi i lati.
In tutti i ristoranti della città il pericolo sono i musicisti tzigani: quando adocchiano un cliente, meglio se straniero e di una certa età, non lo mollano più! Questi gruppi di molesti musicanti stringono d'assedio il tavolo stile branco di coyote avvicinandosi sempre di più ed accelerando le sviolinate fino a quando il turista caccia dei gran dinari per sfollarli. Ne abbiamo la dimostrazione al Dva Jelena, dove mangiamo bene e assistiamo pure alla performance di una attempata cantante in abito d'epoca, schivando l'assalto al nostro tavolo: evidentemente non ci ritengono degni della loro arte (per fortuna!).

Poi, cerchiamo la via dei locali: in Strahinjica bana (lì vicino) ce ne sono tantissimi, alcuni strapieni e altri desolatamente vuoti. Noi ci piazziamo al rinomato Alito del Cinghiale, scottish pub dal nome esotico e di buona frequentazione, e ci facciamo un paio di pinte (buona la Lav -leone) finché non è orario di chiusura. Vorremmo andarcene un pelo prima, ma la subdola barista decide che abbiam bevuto poco e ci porta altre due pinte al posto del conto...

Sempre sotto la pioggia proviamo a concludere degnamente la serata cercando una disco: le info ci danno l'Akademija [Rajiceva 10], uno dei 10 locali top in Europa negli anni '80 secondo la inyourpocket, in una traversa della Kneza Mihaila. Facciamo su e giù più volte lungo la via ma non la troviamo... Secondo la mappa ci sono diverse disco nei paraggi ma son tutte chiuse o nascoste benissimo, all'insegna del migliore spirito commerciale del vecchio Est.
In giro ci siamo solo noi, sono le due, piove e fa freddo: decidiamo che come prima sera può bastare e rientriamo in hotel.

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