Autori: Ale e Zot
Giorno 1
Da Milano a Belgrado fanno 1.028 km di autostrade, attraverso quattro stati.
Noi ce li spariamo con la Toyota Aygo di Ale, non certo un auto da lunghi viaggi, ma che alla fine si comporterà più che degnamente.
L'appuntamento è verso le 21 al casello di Brescia Est e via verso il confine, saltando la prevista tappa a Jesolo per la notte, che è già tardi ed è meglio portarci avanti. Tiriamo alla guida oltrepassando frontiere su frontiere senza colpo ferire fino alle 4 di notte, quando, ormai lessi, ci concediamo un paio d'ore di sonno in macchina in uno sperduto parcheggio lato carreggiata in Croazia. Al risveglio, colazione veloce in autogrill e poi ancora a macinare km, finché in tarda mattinata non arriviamo finalmente a Belgrado.
L'hotel Excelsior [Kneza Milosa 5] offre una prestigiosa vista sul parlamento, ma si rivela parecchio "d'epoca" o, per dire le cose come stanno, fatiscente! Secondo la inyourpocket è stato aperto nel 1926 e durante la seconda guerra mondiale è stato il quartier generale dei tedeschi: sicuramente da allora nessun piano quinquennale comunista ne ha previsto l'ammodernamento.
Dimostra tutti i suoi anni e anche qualcuno di più; comunque essendo centralissimo ed abbordabile (25 euri a testa, colazione compresa) ce lo facciamo andare bene, anzi alla fine ne scopriamo il fascino... Menzione d'onore meritano il terrificante ascensore modello pre-rivoluzione industriale, l'inutile uomo dei servizi segreti alla reception ed il loschissimo night con spettacolino di striptease del primo piano; che, ci crediate o no, non l'abbiamo visitato.
Dopo un pisolo rigenerante usciamo ad affrontare la capitale dell'ex-Jugoslavia. Da che mondo è mondo, nei giorni di festa tutta la popolazione va in campagna oppure si riversa in centro per lo struscio e quindi anche noi ci incamminiamo verso la Kneza Mihaila, altrimenti conosciuta come la via pedonale centrale, con negozi di gran nome -tutti chiusi, è pur sempre il 1° maggio- e gran bancarelle e baretti: in giro c'è parecchia gente.
Una rapida analisi estetica ci rivela che gli uomini sono mediamente brutti, e le donne si dividono in 2 tipi estetici: le chiare di carnagione, a loro volta suddivise in cavallo alto e cavallo basso, e le scure (probabilmente di origine albanese o kosovara). La nostra imparziale preferenza va alle chiare dal cavallo alto, decisamente notevoli.
Arriviamo in struscio fino al Parco del Kalemegdan ma non lo affrontiamo subito, decidiamo di tenercelo per l'indomani.
L'11 maggio in Serbia ci sono le elezioni e i vari partiti fanno proseliti in piazza, con gran distribuzione di volantini, canti e simpatiche hostess che raccolgono firme per qualche oscuro fine. ZoT dichiara di volersi documentare sui vari schieramenti elettorali, per esprimere il suo prestigioso endorsment: non capendo una mazza in generale, e di politica serba in particolare, alla fine individuerà circa 174 liste papabili, con sua personale preferenza per la Lista n° 3, a suo dire "quella degli europeisti moderati".
La prima lezione che impariamo sui costumi della capitale serba è che fuori orario è meglio non essere affamati. Il centro di Belgrado offre sì un sacco di baretti con tavolini all'aperto ma, se il vostro obiettivo va oltre le sostanze liquide, avrete solo 3 opzioni: gelato, popcorn e pretzel!
In tutta l'area pedonale non individuiamo uno straccio di kebabbaro o pizzaiolo volante. C'è un unico Mc Donald, ma chiuso. Sarà anche colpa del giorno di festa ma è davvero difficile trovare un esercizio aperto che ci offra del cibo: ci accontentiamo quindi della prima birra in territorio serbo, un'ottima Jelen (cervo) e poi, finalmente, sulla via del ritorno in hotel, troviamo un paninazzo coi controca**i, finalmente.
Quando usciamo di nuovo per la cena, piove. Seguendo i consigli della zingaguida e di Iva, un'amica serba di Ale, ci dirigiamo verso la famosa Skadarslija, ovvero il quartiere bohemienne di Belgrado.
E' una viuzza coi ciotoli stile fine 1800, parecchio turistica anziché no, con botteghe di artisti e ristoranti su entrambi i lati.
In tutti i ristoranti della città il pericolo sono i musicisti tzigani: quando adocchiano un cliente, meglio se straniero e di una certa età, non lo mollano più! Questi gruppi di molesti musicanti stringono d'assedio il tavolo stile branco di coyote avvicinandosi sempre di più ed accelerando le sviolinate fino a quando il turista caccia dei gran dinari per sfollarli. Ne abbiamo la dimostrazione al Dva Jelena, dove mangiamo bene e assistiamo pure alla performance di una attempata cantante in abito d'epoca, schivando l'assalto al nostro tavolo: evidentemente non ci ritengono degni della loro arte (per fortuna!).
Poi, cerchiamo la via dei locali: in Strahinjica bana (lì vicino) ce ne sono tantissimi, alcuni strapieni e altri desolatamente vuoti. Noi ci piazziamo al rinomato Alito del Cinghiale, scottish pub dal nome esotico e di buona frequentazione, e ci facciamo un paio di pinte (buona la Lav -leone) finché non è orario di chiusura. Vorremmo andarcene un pelo prima, ma la subdola barista decide che abbiam bevuto poco e ci porta altre due pinte al posto del conto...
Sempre sotto la pioggia proviamo a concludere degnamente la serata cercando una disco: le info ci danno l'Akademija [Rajiceva 10], uno dei 10 locali top in Europa negli anni '80 secondo la inyourpocket, in una traversa della Kneza Mihaila. Facciamo su e giù più volte lungo la via ma non la troviamo... Secondo la mappa ci sono diverse disco nei paraggi ma son tutte chiuse o nascoste benissimo, all'insegna del migliore spirito commerciale del vecchio Est.
In giro ci siamo solo noi, sono le due, piove e fa freddo: decidiamo che come prima sera può bastare e rientriamo in hotel.
Giorno 2
Ci gustiamo una prima colazione "all'inglese" abbastanza dimenticabile in una sala del nostro albergo che fa molto socialismo reale (un po' come il resto dell'edificio). Poi è il momento del turismo sfrenato!
Ci ributtiamo sulla Kneza Mihaila, coi negozi che iniziano ad aprire e alla fine affrontiamo il Parco del Kalemegdan e la Fortezza.
Le rovine la fanno da padrone: a furia di rompere i maroni per secoli a tutti i vicini, questa zona simbolo di Belgrado è stata rasa al suolo dai vicini inca**ati qualche volta di troppo e mai ricostruita degnamente. Per capirci, fossimo nei paesi baltici avrebbero rifatto tutto ex novo; qui è un po' tutto lasciato andare e tirato via. Il risultato è che la Fortezza non sembra affatto "finta", ma ha un'aria decisamente vissuta.
Senza prezzo lo scarico di responsabilità del sindaco all'ingresso dei vari tunnel e gallerie pericolanti: "Attenzione: caduta pietre!".
Il verde invece è ben tenuto e ci sono parecchie panchine per svaccarsi in santa pace: da notare i campi da tennis ed il centro sportivo del Partizan a ridosso delle mura - praticamente attaccati...
All'esterno della fortezza, ma sempre nel parco, ci sono mezzi militari esposti un po' ovunque e pure il Museo Militare, appunto, che non visitiamo.
Il punto focale di questa collina, nonché simbolo di Belgrado, è però la Statua del Vittorio [Pobednik] con vista sulla confluenza dei due fiumi, la Sava e il Danubio, un suggestivo punto panoramico.
Adempiuto il nostro dovere di bravi turisti, scendiamo dalla collina e affrontiamo la via acciottolata [Kosancicev Venac] che, a sentire la inyourpocket, ricorda la Belgrado di una volta. Ci sembra di essere tornati in Siberia: case e palazzi del secolo scorso, al massimo di due piani, molto verde fuori controllo, mancano solo le caratteristiche case di legno...
Arriviamo al "?" giusto in tempo prima del tradizionale acquazzone.
Il "?" si chiama proprio così: si trova in Kralja Petra 2 ed è quanto di più simile ad un'antica taverna serba [Kafana] ci sia nel centro della capitale. E' piazzata in uno dei palazzi più vecchi di Belgrado, ed è un locale con grande personalità e svariati avventori abituali. Ale fa il sano ordinando un'insalatina, ZoT, più temerario, si arrischia con una zuppa di fagioli e salsiccia che lo tormenterà per tutta la zingarata.
Intorno a noi fervono le discussioni tra gli habitué, ormai devastati dalla rakia: il tono di voce è sempre superiore ai 200 decibel, per motivi a noi ignoti. Per quello che capiamo di serbo (zero) i discorsi paiono spaziare dalle prossime elezioni alla gonna della cameriera, sempre con lo stesso volume...
Non appena spiove salutiamo la compagnia e transitando per la Trg Republike (la piazza principale di Belgrado) ci rechiamo al celeberrimo (?) enorme mercato all'aperto Kalenic Pijaca [in Maksima Gorkog bb]. Quando arriviamo, verso le 4, purtroppo è in chiusura: sembra promettente, ma riusciamo solo ad entrare e fare due passi tra i banchi in smobilitazione e poi ci è difficilissimo uscire perché chiudono tutti i cancelli. Scampiamo alla segregazione per un nonnulla!
Nel ritorno verso l'albergo scopriamo un'altra via di bar fighetti e carissimi [Niegoseva] e ci facciamo un caffè al Prive', con cameriera carina e prezzi ...stile Milano (sic!).
Per la serata approntiamo un piano di battaglia intensissimo: aperitivo, cena, carburazione postcena e disco.
Iniziamo con l'handicap: la seconda lezione di vita sugli usi e costumi belgradesi è che la cultura dell'aperitivo non ha ancora permeato la Serbia: alle 7 di sera tutti i locali fighetti visti nel pomeriggio sono vuoti! Noi non ci diamo per vinti e ci stazziamo al Moda, ma non c'è assolutamente nessuno a parte due gruppettini di reduci da un pomeriggio di cazzeggio al bar. Ci facciamo comunque rapinare per un paio di cocktail per non dar loro soddisfazione ed attendiamo l'ora di cena placidamente seduti all'aperto.
Cerchiamo quindi di recuperare punti con il ristorante; fatto sta che mentre vaghiamo nel tentativo di individuarlo incappiamo nell'Akademija 28, un locale multidisciplinare molto cool, con libreria, cinema e bar che ci piace così tanto che ci scappa una seconda birretta. Perlomeno qui c'è gente, e per di più di un certo livello: artisti, letterati, studenti di filosofia - o almeno così pare.
Dopo questa piacevole parentesi è davvero il momento di mangiarcela come si deve. il ristorante scelto per la cena è il Manjez [Svetozara Markovica 49], altra storica kafana di Belgrado: il cibo è ottimo, peccato per Ale che alla lotteria del menu sceglie il piatto campione serbo di piccantezza, che lo farà soffrire durante e dopo...
Soddisfatto lo stomaco è il momento del fegato. Sboroneggiamo con un taxi e ci facciamo mollare in zona Plastic [Takovska, ang. Dalmatinska], dove intendiamo recarci per la fase danzereccia: primo beveraggio al Magik, locale di ultratendenza con cameriera stratosferica, poi un paio di birre all'Idiot [Dalmatinska 13], bel locale seminterrato alternativo, purtroppo senza ricircolo di aria (i serbi fumano tutti e ovunque) e con un pittoresco barista che di secondo mestiere fa palesemente il pornostar di film gay.
Verso la mezza arriva il momento del Plastic, nel quale entriamo senza problemi (è mezzo vuoto); poco alla volta si riempie, ma l'età media è parecchio bassina, anche se il pubblico è degno di nota. La musica un po' meno...
Stiamo lì per un po', poi l'indole nomade prevale e decidiamo di cambiare per l'Apartman [Karadordeva 43], di cui avevamo letto una prestigiosa recensione sulla inyourpocket. E' al secondo piano di una palazzina alla base del Kalemegdan, sembra promettente... peccato che ci rimbalzino con la scusa della festa gay privata: ce lo dicono all'ingresso, per fortuna.
Passiamo allora davanti al Balthazar (solo bambinetti all'ingresso) ed entriamo invece all'Anderground [Pariska 1a], altra disco parecchio rinomata ma desolatamente vuota, nonostante il venerdì sera. Da lì ci incamminiamo verso l'introvabile Akademija della sera precedente, e questa volta è aperto: si rivela uno scantinato con concerto live di gruppo di disperati urlatori locali. Gente, praticamente nessuno. Col senno di poi era meglio rimanere al Plastic...
Ormai è tardi, perciò rientriamo in hotel. Resistiamo alla tentazione del night-ippopotamo del nostro albergo pure stasera.
Giorno 3
Il programma della giornata di sabato prevede la visita al mausoleo di Tito e poi cazzeggio senza un perché, che i luoghi di interesse per il turista a Belgrado (chiese escluse, che abbiam deciso non ci interessano) li abbiam terminati.
Scarpiniamo sotto il sole per un 3/4 d'ora buoni, vediamo un paio di palazzi bombardati dalla Nato nel 1999, superiamo la tangenziale ed affrontiamo l'Hide Park locale [Haid Park] che in realtà è un bosco lasciato a sé stesso dove schiviamo i briganti e gli orsi che vi dimorano, e finalmente arriviamo.
La prima costruzione che appare non è il mausoleo bensì il Museo del 25 Maggio [Boticeva 6] che ha tutta l'aria di una scuola elementare che avrebbe bisogno di una restaurata. Qui sono truffaldini perché al piano terra piazzano due Rolls-Royce usate dal Maresciallo, così che l'incauto visitatore entra, le vede, e pensa di essere nel posto giusto. Allora paga i 200 din d'ingresso immaginando che il resto del museo sia al piano di sopra... e invece si becca una personale del grande Lubarda, esimio artista del popolo jugoslavo! I quadri esposti non sono male, comunque, soprattutto quelli del periodo del fuoco...
Il vero mausoleo è la costruzione alle spalle di questa galleria: notevole la collezione di mazzulatori del popolo, simboli di una punizione fantozziana imposta da Tito ai giovani jugoslavi per cementare l'unità del paese. Ad ogni compleanno del Maresciallo partiva una clamorosa staffetta tipo fiaccola olimpica che coinvolgeva decinaia di poveri studenti che, scarpinando a piedi per tutta la nazione socialista, portavano un testimone al Maresciallo, momento clou delle celebrazioni del compleanno del Leader.
Il testimone, da noi ribattezzato mazzulatore, ogni anno aveva forma diversa (tutte comunque affini alla clava o al suppostone) ed era creato da qualche celebre artista del popolo. Di fatto, i mazzulatori sono l'unico elemento degno di nota del mausoleo, tomba a parte. In giro c'è un po' di gente, ma l'impressione è che ormai il Maresciallo non se lo fili più nessuno.
Terminata la parentesi culturale torniamo in centro in bus anteguerra e ci dedichiamo ad un sano cazzeggio nella via pedonale, con un paio di soste per rimirare il passeggio: facciamo il pieno di zuccheri al centralissimo caffè Ruski Car (Zar Russo) dove ci devastano con un ipercalorico gelatone da 8 kg!
Per la sera il comando delle operazioni passa ad Ale: mangiamo nella via bohemienne allo Zlatni Bokal (il Boccale d'Oro), sorbendoci il solito concertino di musicisti tzigani ai tavoli accanto e poi ci spostiamo per il pre-disco in Strahinjica bana, prima all'Insonnia e poi al Pastis.
I locali sono belli pieni e frequentati da notevolissime esponenti del genotipo 2A: chiare e con cavallo alto. Sembra di essere ad un casting di veline... Da segnalare il numero spropositato di macchinoni e jeepponi rigorosamente parcheggiati in doppia fila o di traverso sul marciapiede.
Per la disco si va al Magacin [Karadordeva 2-4], lungo la Sava, ai piedi della Fortezza ("la" disco del sabato sera, secondo la Iva): gran bel locale stile fighetto metrosexual, dove continua il massacro per gli occhi.
Il livello estetico delle molte minorenni presenti è assurdo, un dolore continuo visto che, nella migliore tradizione zingara, noi risultiamo assolutamente trasparenti. La maledizione del 2008 continua: ovunque andiamo non ci caga nessuna...
Ci consola il fatto che anche gli altri omaccioni non hanno miglior fortuna, compresi alcuni soggetti preoccupanti, il che peraltro rassicura l'umanità circa il senso estetico delle serbe.
Il Magacin è il classico locale dove la bella gente va per farsi vedere e le ragazze ballano esclusivamente tra di loro, con gli omaccioni che si martellano. Le più belle hanno un pattern di comportamento inconfondibile: sono sempre molto serie e guardano sempre a 45° verso il basso, generalmente lo schermo del cellulare. Le rare volte in cui alzano gli occhi nella tua direzione in realtà il loro sguardo ti attraversa e focalizza una zona dietro di te.
Da segnalare lo spassoso contrattempo in cui incorre ZoT che rimane chiuso nel bagno e dopo una mezz'ora a invocare soccorsi, con una abile mossa alla McGiver riesce a sfondare la porta e ad uscirne vivo proprio nel momento in cui Ale, bello bello ed incurante degli sms di aiuto con cui era bombardato, si presenta in zona toilette per vedere cosa sta accadendo...
Quando è parecchio tardi rientriamo in albergo: il night questa sera è già chiuso. Meglio, che l'indomani ci aspetta il lunghissimo viaggio di rientro...
Ciao ragazzi, siamo un gruppo di ragazzi di napoli che ha deciso di partire per belgrado a marzo. Siamo interessati all'hotel in cui siete stati. Ci date qualche info in +? ad esempio come avete prenotato? servizi igienici per ogni stanza?
grazie e a presto!!
Ciao, qui trovi le info sul hotel: http://www.inyourpocket.com/serbia/belgrade/hotels
/Budget/venue/38754-Excelsior.html
Il bagno era in camera, ma non era certo lussuoso, come il resto della camera, del resto... :)