Berlino 2004
26 - 28 novembre 2004
Sette zingari in giro per la capitale tedesca!
Meglio la parte Est o la parte Ovest? E' ancora una citta alternativa? Come sono le disco? Cos'è la "gabbia"? Scoprilo qui...
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| Primo Giorno |
Si parte! |
Ci ritroviamo tanto per cambiare in ordine sparso: Ale, Zeta, Gd, Zot e Palla$ a Lambrate per prendere il pulmann per Orio al Serio, mentre Raul e il Demente arrivano direttamente in aeroporto. Oramai Orio lo conosciamo come le nostre tasche, è la prima volta invece che utilizziamo l'AirBerlin. La prima impressione non è delle migliori: l'aereo accumula due ore di ritardo per un problema elettrico e noi le trascorriamo rimpinzandoci di birra e di improbabili patatine di gusto non meglio precisato, ma sicuramente scadute, scovate da Zeta nel chiosco che funge da baretto al gate.
Dal momento in cui si parte e quello in cui arriviamo in albergo
non ci sono fatti degni di nota, se non il paninazzo di tutto rispetto
che ci danno in aereo e l'improvvisa sparizione degli addetti alla dogana
di Tegel dopo che ci hanno messi in fila per il controllo passaporti:
siamo passati indisturbati e GD insiste che un tizio sputato Bin
Laden stava tre persone dopo di noi...
L'Hotel-Pension Spree [quartiere
Shoneberg, nella zona ovest] scelto autocraticamente da Ale dopo inutili
tentativi di coinvolgere gli altri zingari nella decisione, si è rivelata una scelta azzeccata. Ad uno sputo dalla metro [stazione Günzelstraße sulla linea U9], colazione inclusa nel prezzo, stanze pulite e con bagno in camera. A dire il vero le nostre stanze sono nel palazzo a fianco, dove tutto il primo piano è stato
adibito ad albergo: interminabile il labirintico corridoio che ci conduce
alle stanze.
Il sorteggione per la scelta dei letti è tiratissimo
e viene perso dal Demente (a cui tocca il lettino sfigato) in una finale
al cardiopalma contro Palla$.
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Venerdi sera: l'ovest |
Berlino è enorme: come ZoT non mancherà di ricordarci 150 volte al giorno, è quattro volte Parigi. Ce ne accorgiamo subito: quelli che sulla cartina sembrano quattro passi per raggiungere la Ku'damm (la via principale della ex zona occidentale) si trasformano in chilometri di sofferenza sferzati da un vento siberiano! Il vialone tutto addobbato con le luminarie di Natale fa comunque la sua porca figura.
Provati dal freddo e dalla fame ci fiondiamo nel primo bar/ristorante un minimo accogliente che troviamo; trattasi di locale messicano semivuoto dove interloquiamo in spagnolo maccheronico e ci riempiamo lo stomaco. Niente di trascendentale, ma il suo dovere lo fa.
La tappa successiva è un Irish Pub che, tanto
per essere originale, si chiama “Irish Pub” e sta in Tauentzienstraße,
una traversa della Ku'damm; è bello pieno e c'è un
gruppo che suona. La musica è quella tipica folk-irlandese:
in poche parole, dopo due canzoni ci siamo già smarronati. Inoltre
ci rendiamo conto che il pub è pieno di coppie maschili: non
che noi si voglia fare della discriminazione sessuale, ma un
bel bastimento carico carico di manze, mai? Uffa … Che le maledizioni
di qualche bieco figuro sul forum inizino
a manifestarsi??
Ma ormai è l'ora della disco:
la competente attività di ricerca svolta da ZoT (in orario prettamente
lavorativo) ci riserva due opzioni: il Matrix e
il Tresor.
Optiamo per la prima: il tempo di trovare due taxi e si parte.
Tempo una quindicina di minuti e il taxi n°1 scarica Zot, Ale e
Zeta in quella che un tempo era la terra di nessuno intorno al Muro.
Non
butta bene: l'età massima dei ragazzi in fila è minacciosamente
simile a quella degli studenti di Palla$! Vabbè,
oramai siam qui...
Del taxi n° 2 intanto nessuna traccia. Il resto della banda arriva
solo dopo mezz'ora: il tassista si era perso ed in
preda a crisi professionale ha chiesto perdono per la propria incapacità, dopodiché si è messo
insieme agli zingari a chiedere info per la disco! Un impiastro, ma
onesto: ha bloccato il tassametro dopo la prima mezz'ora di inutile
girovagare…
Dentro il Matrix , le previsioni più fosche trovano triste conferma; il locale è pieno di minorenni, compreso un certo numero di gran belle gnocche - pur sempre minorenni. La disco non è male: 3 diverse piste, tutte parecchio piene, musica accettabile (rispettivamente commerciale, rock e R&B),
beveraggio economico e soprattutto un bel biliardino che
ci vede protagonisti di accanite sfide con altri avventori più o
meno sbronzi.
Tra un ballo, una rullata e una birra tiriamo tardi spaziando
per gli ultimi vent'anni di storia della musica; sono circa le 4 e
decidiamo di abbandonare, trascinando via ZoT che implorava di ballare
i Franz Ferdinand. Vorremmo evitare un costoso taxi anche per il ritorno:
per fortuna a cento metri dalla disco c'è la metro e funziona
pure. Questi si che sono trasporti pubblici!
Uno spuntino prima
di coricarci è quello che ci vuole: per fortuna alla metro troviamo
uno “one man wurstel”, ossia un tizio che si porta
a tracolla un intero kit per fare hot dogs, griglia compresa! Proprio
l'ideale per far tacere quel languorino che assale di prima mattina.
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| Secondo giorno |
Berlino città aperta |
La colazione ce la siamo giocata per ritardo sui tempi massimi, al solito. Come è ormai consuetudine, le ore di luce della giornata sono destinate alla visita della città; rischiamo il tutto per tutto dando carta bianca a Filini-Palla$, che
afferma di essersi all'uopo documentato.
Iniziamo con la Porta di Brandeburgo, prima di raggiungere la quale ci concediamo una sontuosa colazione in uno dei vari baretti della Zoo Station. Scendiamo con la S-Bahn dalle parti della Unter Den Linden (il
vialone principale della ex zona comunista) così da gustarci
a piedi l'avvicinamento alla Porta.
Il nostro spirito olimpico è subito tentato da uno stuolo di avveniristiche biciclette della
municipalità, a disposizione (dietro pagamento) per girare la capitale tedesca: sono legate con dei lucchetti speciali e lo sblocco avviene via telefonino! Questa si che è tecnologia al servizio del cittadino. Già pregustavamo
la volata alla Baronchelli sotto la Quadriga, ma con le nostre SIM italiane
tutto l'ambaradan non funziona. Il contrattempo ci costringe a desistere, per
la gioia del pigro ZoT.
La Porta di Brandeburgo è imponente, e ancora di più lo è il Bundestag (o
Reichstag? Non l'abbiamo ancora capito) che gli sta appresso. Fa veramente
impressione la mastodontica piazza che gli si apre davanti, triste teatro di
oceanici bagni di folla giusto una sessantina di anni fa... Anche oggi c'è una piccola folla, ma è disciplinatamente
in coda per entrare e visitare la famosa cupola di vetro. E' nelle nostre intenzioni
aggregarci, ma dopo oltre mezz'ora di coda immobile e gelida,
la mozione-GD “mandiamoli affanc**o e andiamocene” raggiunge la maggioranza. Ovviamente , non appena ci siamo allontanati di una cinquantina di metri, la coda riparte: non abbiamo il coraggio di guardare se saremmo entrati con la prima ondata, ma ci sa di sì...
Da qui ci muoviamo lungo la Unter Den Linden in direzione di Alexander Platz , crocevia principale della Berlino comunista e ne riconosciamo subito le pietre miliari e cioè il famoso orologio universale e la torre della televisione. Tra l'altro un angolo della gigantesca piazza è sede di un classico mercatino di Natale che giriamo in lungo ed in largo senza però deciderci in quale bancarella cibarci. Lo facciamo in un altro mercatino (ben più grande) sempre lungo la Unter Den Linden; i wurstelazzi qui sono squisiti e, sorpresa sorpresa, hanno pure l'arruffapopoli, termine zingaro per indicare un dolce ipercalorico tipico dell'Europa centro-orientale.
Messo a tacere lo stomaco, il popolo zingaro si divide: Ale, Zot, Palla$ e Zeta sentono il richiamo della cultura e si dirigono verso il Museo di Pergamo, mentre gli altri si dirigono nuovamente verso la zona ovest, tuffandosi in quella che un tempo era la vetrina del capitalismo: i grandi magazzini KaDeWe (Kaufhaus des Westens), che meritano una visita per il fornitissimo reparto gastronomia: un intero piano dedicato al cibo dove non solo è possibile comprare praticamente ogni ben di dio, ma anche consumare sul posto. Mentre GD e Raul si aggirano salivando tra aragoste e wusterazzi, il demente viene assalito dall'immagine della prossima paternità e percorre in lungo e in largo il reparto peluche in cerca di un regalo per la futura progenie.
La fazione colta intanto si perde nel Museo di Pergamo,
che vale bene una visita: ha la pianta di un antico tempio babilonese
ed è stato costruito per meglio accogliere tutta una serie di storici capolavori razziati (si può dire?)
dagli archeologi tedeschi dei tempi passati, un po' come facevano
i tedeschi cattivi in Indiana Jones.
Ciò che da il nome al museo è quello che è riconosciuto
come il capolavoro supremo del tardo ellenico (intorno al 160
ac) e cioè l'Altare di Pergamo, davvero notevole. Assolutamente colossali e stupende sono poi la Porta del Mercato di Mileto e soprattutto il Palazzo del Re di Babilonia (600
ac) con la Porta di Ishtar e la Via delle Processioni con i suoi
leoni, draghi e tori simbolici. Spettacolari.
Dopo un paio d'ore
abbondanti di cultura, i 3 zingari sono sfatti al punto giusto
e pronti per il microsonno pomeridiano, raggiunti anche dalla
fazione shoppingistica.
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Sabato sera: l'est |
La prima sera siamo andati in direzione Ovest, per la prima parte della serata stavolta vogliamo cambiare; Ale prende allora in mano la situazione e dirige con sicurezza il gruppo verso Kreuzberg, il quartiere turco-alternativo, stimolato dalla lettura della immancabile Rough Guide che lo descrive come una zona dove è possibile passare alcune settimane a provare i vari bar senza esaurirli tutti...
Questa
zona è molto diversa dalla Ku'damm: le luci sono poche,
il traffico è quasi nullo, di bei negozi e luminarie neanche
a parlarne e, dulcis in fundo, subito fuori dalla metro incappiamo in
una pantegana da 3 chilogrammi che neanche quelle del Lambro!
Non ci facciamo certo intimidire e ci dirigiamo verso le sparute
luci al neon che si vedono a qualche centinaio di metri, verso il centro
di quello che è conosciuto come SO 36 (il
vecchio cap della zona); bar, locali alternativi, clubs, kebabbisti...
c'è un po' di tutto. Lo stomaco si fa sentire e ci concediamo
una bella cena nel ristorante turco Hasir,
in Adalbertstrasse 10, strapieno e trucido come piace a noi. Porzioni
gigantesche, cibo e birra ottimi: quelli di noi che hanno azzardato
anche l'antipasto fan fatica a finire.
Leggermente appesantiti ci buttiamo
in vita, curiosando in tutti i bar, perlopiù ancora vuoti. Alla
fine ci stazziamo al Molotow, un disco-pub con
della musica decente che va a poco a poco riempiendosi fino all'inverosimile.
Abbiamo già detto che questo è il quartiere alternativo:
beh, gli avventori non fanno altro che ricordarcelo: si va dalla gnocca stagionata in atteggiamento lascivo con ragazzino sedicenne, al trucidone unto e borchiato. Son comunque tutti qui appassionatamente, che se la bevono e ballano nella ressa. Non ci resta che adeguarci!
In quel mentre, fanno il loro ingresso due fate che si stazzano sui divanetti vicino ai nostri. Non facciamo in tempo a concupirle che le suddette dimostrano tutto il loro disinteresse, indulgendo in reciproci atteggiamenti saffici! Lungi
dallo scoraggiare l'ormone zingaro, la scena eccita a dismisura taluni soggetti,
probabilmente fuorviati dalla ripetuta visione di film pornografici nei quali
solitamente scene del genere portano inevitabilmente a memorabili ammucchiate
bisex. Tra essi si distingue Raul Tarello, che sbava ignominiosamente alla
vista delle due signorine sbaciucchianti. Quando lo vediamo informarsi presso
un nativo sulla pena prevista in Germania per violenza carnale, pensiamo
che forse è giunto il momento di cambiare locale...
Il colpo di grazia ce lo dà ZoT, reduce ad una spedizione nei bagni dove è stato
apostrofato da un inquietante “are you gay?” da un biondo
vikingo, mentre era coi pantaloni abbassati!
Ci trasciniamo fuori e puntiamo al Tresor,
uno dei templi della techno europea. Ospitato nel “solito” capannone industriale, si articola su due piani ed è decisamente poco fighetto. Al piano terreno c'è una pista che propone tranquilla musica techno. Diciamo “tranquilla” per confronto col piano interrato, articolato in diverse stanze buie, sparse lungo quelli che sembrano i corridoi di antiche cantine, “arredate” con sbarre. Per la cronaca, si narra che negli anfratti più bui
ancora oggi vengano ritrovati ragazzi scomparsi negli anni 70…
In questo simpatico ambientino si trova quella che noi abbiamo definito la gabbia:
una pista immersa nel buio pressoché totale, che per sicurezza è “rinforzato” da una spessa cortina di fumo artificiale, rotto solo da sporadici lampi delle luci stroboscopiche. Lì viene pompata musica trance della più pesante, con ritmo “truncia truncia” che
richiama alla memoria la sala presse della Breda in periodi di picco di
produzione. Tempo di resistenza massimo senza riportare traumi permanenti:
45 secondi. Tempo di resistenza di GD: circa 5 minuti! (non è vero!!!!
Ho ballato per almeno due ore!!! NdGD)
Traetene le opportune conclusioni....
Ad ogni modo questo è esattamente
quello che pensavamo fossero le famose disco di Berlino: un rave
party continuo
in cui ti riduci in pappetta quei due o tre neuroni che ancora
ti restano. La suggestione dell'ambiente però non affascina il tradizionalista
Zeta, che smadonnerà per
tutta la notte sulla scelta del locale.
Per quanto riguarda l'utenza
femminile,
va detto che qui il pubblico è meno minorenne che al Matrix per cui
ci sentiamo più a nostro agio. Stranamente però (senz'altro
a causa del buio della disco…)
non veniamo fatti oggetto delle abituali profferte femminili!
A bilancio registriamo solo Palla$ che ha circuito una minorenne in zona
bar (limitandosi
a socializzare platonicamente) e ZoT indotto dagli altri zingari
a concupire una bellezza apparentemente disinibita e sola, salvo scoprire
subito dopo
che era amica di una dozzina di energumeni locali dotati
di una muscolatura minacciosissima!
Questo comunque non ci ha impedito di stroncarci con l'alcool
e impegnative performance ginniche - in realtà normale attività danzereccia, che però risulta letale per i nostri organismi poco allenati -. Quando non reggiamo più la
musica, balziamo sui taxi verso nuove avventure.
Il piano originale prevedeva di recarsi in una disco molto trendy, dalle party dell'ex muro; riusciamo a raggiungerla ma veniamo inspiegabilmente rimbalzati dai buttafuori germanici,
nonostante un disperato tentativo di Ale di giocare la carta del “lei non sa chi sono io” con
esibizione di una improbabile tessera da giornalista, prezioso cimelio
di un viaggio a Bangkok. Non lo sapevano e non lo sapranno mai. Noi, per
ripicca, non ci ricordiamo il nome del posto.
Leggermente irritati (ma come si fa a negare l'entrata a sette
zingari alticci alle cinque di mattina??) non ci scoraggiamo e puntiamo
decisi verso il “piano B”, ossia il AMtoPM, locale aperto 24 ore su 24 (come suggerisce l'originale nome che quei mattacchioni hanno scelto), consigliato da inyourpocket.
Effettivamente il locale è aperto: si tratta di un bar che al piano inferiore ha un pista da ballo visibile anche dall'alto. Non sarebbe male ma è semivuoto, i drink sono cari e la musica è un
po' troppo bieco-commerciale. Fatto sta che GD, ZoT e il Demente
decidono di restare per gli ultimi fuochi, mentre gli altri chiudono qui
la serata
e tornano in albergo.
L'ultimo manipolo rincasa ormai all'alba
e trova una sorpresina: Palla$ è riuscito nella consueta impresa
di rompere i maroni, predisponendo nel labirintico corridoio che conduce
alle stanze delle astutissime trappole col mobilio disponibile
che neanche un vietcong... Ci tocca scavalcare divani, spostare piante
e risistemare comò per raggiungere i nostri lettini. Riconosciamo che l'idea è ingegnosa, per cui lo castriamo per punizione ma senza infierire più di
tanto.
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| Il Terzo Giorno |
Si torna a casa... |
Sveglia in ritardo, come al solito. E come di consueto troppo tardi per fare la colazione. Questa volta però, com'è come non è, la (russa) locandiera si fa impietosire dalle nostre richieste e, con una mano sul cuore e l'altra sul portafoglio (avevamo appena saldato il conto), ci rifornisce di caffe, marmellate, una strana crema al cacao simil-Nutella e altre amenità che gli zingari hanno molto apprezzato.
Saluti di rito, metropolitana e pullman in direzione aeroporto. Ultimo wurstelazzo dopo il check-in e poi in volo. All'arrivo a Orio, scopriamo che abbiamo perso la coincidenza del pullman della Zani per Milano (di cui avevamo già il biglietto) e che il successivo sarebbe partito un paio d'ore dopo.
Consiglio zingaro: controllate gli orari di arrivo del volo e quelli di partenza del pullman sennò fate come noi che, non volendo attendere inutilmente, ci siamo dovuti comprare un nuovo biglietto con un altra compagnia!
Segue rientro triste in quel di Milano.
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| La mappa |
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Consigli |
Il parcheggio ad Orio al Serio è sterminato e solitamente bello pieno, per cui parcheggerete più o meno a Dalmine! C'è un pulmino gratuito che fa la spola col terminal partenze ma non è detto che vi faccia risparmiare tempo, tra carico-scarico bagagli e attese.
Al ritorno vi consigliamo di accorrere allo sportello automatico per il pagamento del parcheggio e di lasciare un amico ad occuparsi del ritiro bagagli, altrimenti vi aspetta una coda interminabile! |
Siamo andati (e tornati) da Berlino con Air Berlin: il volo solitamente pare da Orio al Serio nel pomeriggio alle 16:50 e atterra a Tegel alle 18:15. Il nostro ha però avuto 2 ore di ritardo. Malgrado ciò il servizio a bordo è stato impeccabile e ci han pure dato un panino e da bere; è la prima volta che ci capita con una lowcost. Particolarmente apprezzato dagli zingari più alti lo spazio tra una fila e l'altra di posti (niente a che vedere con gli ultimi aerei di mamma Ryan, per fortuna).
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| Berlino in un aggettivo |
Palla$: saffica
GD: ostile
Zot: difficile
Zeta: impegnativa
Ale: grande (4 volte Parigi)
Raul: dispersiva
Demente: grande (4 volte Parigi) |
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