Giovedì 26 aprile
- Sarajevo
Ci
svegliamo presto. A colazione notiamo una cosa inusuale. Solitamente
sono gli imprenditori (o pseudo-tali) italiani a reclutare manovalanza
locale a basso prezzo. Invece ci troviamo di fronte alla
seguente scena: un imprenditore bosniaco che assolda un operaio
italiano tramite la traduzione di una studentessa locale. I tempi
cambiano…
Convinti di poter prendere il pullman del giorno
prima fino a Sarajevo,
ci involiamo verso l'autobusni stanica in bus.
Superato il prato con i cavalli, chiediamo informazioni ai pochi
addetti presenti in stazione. Capiamo in lingua originale che il
bus per Sarajevo
non c'è ma il factotum della stazione ci dice qualcosa tipo:
”ma non preoccupatevi, ci penso io a voi”.
Ci fidiamo e lo seguiamo. Ci porta dal casellante addetto all'ingresso
dei pullman nella stazione e gli dice qualcosa. Ci saluta e ci
vende al suddetto parcheggiatore, il quale in serbo stretto
ci fa capire che siamo nelle sue mani. Giunge finalmente il bus
da Zagreb
(lo stesso pullman del giorno prima) ed il casellante fa valere
tutto il suo potere nei confronti degli autisti. Ci imbarcano ma
solo pagando l’intera tratta Zagreb-Sarajevo. Accettiamo.
Tratta Banja Luka-Sarajevo. Uno dei due più
bei tragitti che abbia mai fatto. Incredibile descrivere le emozioni
che ci hanno pervaso in quelle ore di viaggio. Ci spostavamo da
un lato all’altro del pullman come due bambini a seconda che
lo scenario meraviglioso si spostasse a destra o a sinistra.
Il tragitto si snoda quasi completamente lungo il corso del fiume
Vrbas. La strada sovrasta il fiume da un lato e dall'altra
è sovrastata a sua volta dalle montagne che scendono a picco.
Montagne che mi ricordano quelle familiari della
Sila o del Pollino ma qui lo scenario è diverso. Il fiume
con le sue verdi acque curva ora a destra, ora a sinistra, non le
avevo forse mai viste le curve a gomito di un fiume. Ogni tanto
il bus passa sotto gallerie scavate nella nuda roccia, senza fortificazioni
cementizie. Le curve del fiume, i massi delle montagne,
le piccole cascatelle, piccole dighe disseminate lungo il percorso,
un ponte crollato, covoni di paglia, case sparse ricostruite senza
intonaco (l'essenziale è il tetto), altre case ricostruite
con vanità che scadono nella tamarraggine, verde ovunque.
La natura vive qui, in Bosnia.
Attraversiamo Jajce e le sue cascate, Travnik
e le sue viuzze, giungendo a Sarajevo
nel primo pomeriggio.
Ad attenderci c'è Samra
(già utente del forum)
una ragazza francese mia amica personale, trasferitasi a Sarajevo
per fare la guida turistica. Salutatici, commossoci, presentato
Jena ed espletate le formalità di rito, ci guida
in una pensioncina che ha trovato per noi in pieno
centro città. Per 10 euro a notte ci assicuriamo una stanza
con il cesso con ingresso indipendente in un vecchio palazzo in
pieno bazar, il vecchio centro ottomano della città.
Pettinatici alla bell'e meglio, ci tuffiamo subito nella realtà
ottomana, degustando un ottimo caffè alla turca
in una caffetteria ottomana di fronte la moschea principale. Notiamo
dei ragazzini italiani, i classici bulli, che hanno l’aria
di essere lì tutti soli. Saranno scappati di casa?
Rapido giro del bazar e via sulla collina che sormonta la città,
destinazione casa di Samra.
Passiamo da un cimitero musulmano. Non ne avevamo
mai visti. Ci risulta strano mainteressante allo stesso tempo il
fatto che non hannorecinzioni alcune e sono inseriti nel mezzo
della città o della campagna, quasi che fossero messi dove
capita. Troveremo tombe in giardini pubblici, in aiuole spartitraffico,
in aperta campagna, ovunque. E' come se dove muore una persona,
lì viene sepolta.
Questo cimitero è vasto e tra le numerose tombe c'è
ne è una speciale, Alja
Izetbegovic il primo presidente della confederazione di Bosnia
ed Erzegovina, musulmano, morto nel 2003, sempre piantonata da un
militare. Davanti la lapide (di solito 2 per tomba) c'è un
piccolo laghetto da cui parte un piccolo ruscello che attraversa
il cimitero.
Continuiamo a salire. La vista della città si fa mozzafiato.
Si vedono bene anche lecolline di fronte. Giungiamo su un bastione,
antica fortificazione. Da lì meditavano
i poeti nei tempi antichi. Meditiamo anche noi alla bellissima vista
della città e del suo fiume, il Miljacka, che si
perde all'orizzonte.
Facciamo visita alla casetta con vista sulla città, dove
vive Samra con la vecchia padrona di casa
che non ha abbandonato quel posto neanche durante la guerra. Davanti
ad un caffè ottomano ci racconta qualche aneddoto a proposito
della guerra.
Accomiatatoci da Samra e datoci appuntamento per la serata,
torniamo a casa per pettinarci meglio. Fatto ciò, incontriamo
nuovamente la nostra amica e siamo pronti per la prima serata a
Sarajevo…
Dopo aver masticato gustosissime pita, ci inoltriamo verso
il centro moderno della città e ci attestiamo in un locale
con annessa piccola sala cinematografica dove tra le prime
piva, conversazioni serie e stronzate varie, attendiamo
l'arrivo di alcuni amici di Samra. Non si fanno attendere.
Si decide di cambiare locale ed andare dove c'è musica. Veniamo
tradotti in questo locale sotterraneo dove, dopo dieci secondi dal
nostro ingresso, gli impiegati si agitano pensando sia scattato
l'allarme anti-incendio. Ero solo io che ululavo
alla vista delle frequentatrici del locale…
Io e Jena iniziamo a fare conoscenza con i camerieri
bosniaci: non puoi mettere neanche un piede in un locale
che devi già ordinare e subito… sarà questa
una costante; che ci farà davvero incazzare e non poco…
Grande serata con Jena scatenato alle danze
(quando parte chi lo ferma), ed io che testavo (a Sarajevo
per la prima volta) la solita tecnica dell'“italiano minchione”.
Recupero l’unica ragazza che parla italiano. Mi fa discorsi
strani sugli italiani; anzi più che strani i soliti…”anche
qui siamo conosciuti?” penso.
Scatta il “mistero di Sarajevo” che
attanaglierà me e Jena per molto tempo, addivenendo
solo in seguito alla soluzione. Ci scattano anche delle foto che
in seguito saranno pubblicate sul sito ufficiale del locale. I nostri
amici ci salutano. Perdiamo ancora tempo ma capisco sempre più
che per me il viaggio dal punto di vista “conoscenze”
sarà un fallimento.
Ricevo l'sms, lo stesso, ogni mezz’ora, è la cappa
negativa che stavolta, invece che dall’Italia, mi
giunge dalla Lituania via Irlanda…
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Venerdì 27 aprile
- Sarajevo
Svegliatici
ben riposati, saliamo a casa di Samra sulla collina per
la colazione. Solito caffè alla turca in compagnia della vecchia padrona
e di due suoi amici.
I due vecchietti, avendoci Samra e la vecchia lasciatici
in loro compagnia per un po', ci “chiudono” a grappa
e caffè, alternando qualche vecchia storia. Io e Jena per non sembrare i soliti volgari accettiamo le grappe mattiniere
di buon
grado…
Si intrattiene una piacevole conversazione in bosniaco –croato-bulgaro.
Non chiedeteci come ma capivamo e ci facevamo capire. Sarà stata
la grappa…
Giro turistico per la città con Samra, guida
turistica personale. Un grande privilegio. Visitiamo il bazar,
alcune moschee, il
centro moderno, il
punto in cui ci fu l'attentato di Re
Ferdinando e sua moglie
Sofia da cui scaturì la 1a
guerra mondiale, la cattedrale, la
biblioteca distrutta durante la guerra
dei Balcani; il tutto
condito
da notizie di storia rivelateci dalla nostra guida personale.
Dopo la solita masticazione di pita e salutata Samra,
io e Jena perdiamo ancora tempo in città cercando di scovarne
il lato volgare.
Esausti torniamo a pettinarci ma davvero bene stavolta perché
è petak (venerdi) e giocheremo il big match.
Per provare ad avere conforto dai risultati internazionali, ci
colleghiamo con Ljubljana tramite
sms dove Lexx e Gerico, apprendiamo, ci stanno già dando sotto.
Mi collego anche con il campo di Nizza, dove i miei amici Uv ed
il Merlo sono anche loro già scesi in campo.
Caricati, ma sentendoci la “pressione della stampa italiana
addosso” che scaturisce quasi in “ansia da risultato”,
andiamo
al nostro appuntamento segreto. Tanto segreto che anche
noi l'abbiamo saputo solo all'ultimo…
Sorvoliamo. Mi limito solo a dire che al 5’ del primo tempo
perdevamo già 2-0… che batosta in campo internazionale!
Altro che sconfitta della Roma a
Manchester per 7-1!
Ritiriamo la squadra e ci incontriamo con Samra.
Giriamo alcuni locali dove, come è tradizione da queste
parti, appena entri devi già ordinare. In pieno stile fantozziano,
non riusciamo a scamparla dai camerieri ed anche se entriamo in
un posto per solo un minuto, ci infilano già una birra
in mano…
Incontriamo gli amici di Samra e in un pub facciamo conoscenza con
un gallese già ubriaco che ci offre da bere e ci
segue nel nostro pubcrawling.
Sarajevo offre
un degna nightlife. Città promossa anche sotto
questo punto di vista. Design dei locali, musica e gente (ragazzi
compresi) superiore agli standard est-europei. Ragazze stupende ovunque ma non cagano più di tanto.
Molte conoscono un poco di italiano. Il “mistero di Sarajevo”
si infittisce…
Nell'ultimo pub il gallese si addormenta seduto su di un tavolo.
Dopo circa mezz’ora si risveglia, non si ricorda dove si
trova
e scappa via senza neanche salutarci…
Salutati Samra e gli altri, io e Jena proviamo
a lavare l'onta
della sconfitta nel discopub della sera precedente.
Scatta di nuovo il fantomatico "allarme anti-incendio"…
L' italiano minchione non attacca. Anzi, è
proprio l'italiano che non attacca…
Jena sembra aver trovato la soluzione al mistero: "le
bosniache vanno in vacanza in Croazia e lì sono entrate
in contatto
con gli italiani"; la accettiamo come soluzione.
Attacco con una ragazza in perfetto croato corretto; mi risponde
direttamente in italiano.
Intuisco che è ora di levare le tende… Ed il solito
sms continua ad arrivarmi ogni mezz'ora.
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