Zingarate
 
ponte mostar

Bosnia-Erzegovina

Autore: Geom.Calboni
Periodo: 24 aprile - 1 maggio 2007

Annunciato "solo" quattro mesi fa, vede finalmente la luce lo speciale sul viaggio intrapreso dal Geometra insieme a Jena nei meandri della Bosnia e pure dell'Erzegovina. Mica pizza e fichi...

Giovedì 26 aprile - Sarajevo

Sarajevo BascarsijaCi svegliamo presto. A colazione notiamo una cosa inusuale. Solitamente sono gli imprenditori (o pseudo-tali) italiani a reclutare manovalanza locale a basso prezzo. Invece ci troviamo di fronte alla seguente scena: un imprenditore bosniaco che assolda un operaio italiano tramite la traduzione di una studentessa locale. I tempi cambiano…

Convinti di poter prendere il pullman del giorno prima fino a Sarajevo, ci involiamo verso l'autobusni stanica in bus.
Superato il prato con i cavalli, chiediamo informazioni ai pochi addetti presenti in stazione. Capiamo in lingua originale che il bus per Sarajevo non c'è ma il factotum della stazione ci dice qualcosa tipo: ”ma non preoccupatevi, ci penso io a voi”.
Ci fidiamo e lo seguiamo. Ci porta dal casellante addetto all'ingresso dei pullman nella stazione e gli dice qualcosa. Ci saluta e ci vende al suddetto parcheggiatore, il quale in serbo stretto ci fa capire che siamo nelle sue mani. Giunge finalmente il bus da Zagreb (lo stesso pullman del giorno prima) ed il casellante fa valere tutto il suo potere nei confronti degli autisti. Ci imbarcano ma solo pagando l’intera tratta Zagreb-Sarajevo. Accettiamo.

Tratta Banja Luka-Sarajevo. Uno dei due più bei tragitti che abbia mai fatto. Incredibile descrivere le emozioni che ci hanno pervaso in quelle ore di viaggio. Ci spostavamo da un lato all’altro del pullman come due bambini a seconda che lo scenario meraviglioso si spostasse a destra o a sinistra.
Il tragitto si snoda quasi completamente lungo il corso del fiume Vrbas. La strada sovrasta il fiume da un lato e dall'altra è sovrastata a sua volta dalle montagne che scendono a picco. Montagne che mi ricordano quelle familiari della Sila o del Pollino ma qui lo scenario è diverso. Il fiume con le sue verdi acque curva ora a destra, ora a sinistra, non le avevo forse mai viste le curve a gomito di un fiume. Ogni tanto il bus passa sotto gallerie scavate nella nuda roccia, senza fortificazioni cementizie. Le curve del fiume, i massi delle montagne, le piccole cascatelle, piccole dighe disseminate lungo il percorso, un ponte crollato, covoni di paglia, case sparse ricostruite senza intonaco (l'essenziale è il tetto), altre case ricostruite con vanità che scadono nella tamarraggine, verde ovunque.
La natura vive qui, in Bosnia.

Attraversiamo Jajce e le sue cascate, Travnik e le sue viuzze, giungendo a Sarajevo nel primo pomeriggio.
Ad attenderci c'è Samra (già utente del forum) una ragazza francese mia amica personale, trasferitasi a Sarajevo per fare la guida turistica. Salutatici, commossoci, presentato Jena ed espletate le formalità di rito, ci guida in una pensioncina che ha trovato per noi in pieno centro città. Per 10 euro a notte ci assicuriamo una stanza con il cesso con ingresso indipendente in un vecchio palazzo in pieno bazar, il vecchio centro ottomano della città.

Pettinatici alla bell'e meglio, ci tuffiamo subito nella realtà ottomana, degustando un ottimo caffè alla turca in una caffetteria ottomana di fronte la moschea principale. Notiamo dei ragazzini italiani, i classici bulli, che hanno l’aria di essere lì tutti soli. Saranno scappati di casa?
Rapido giro del bazar e via sulla collina che sormonta la città, destinazione casa di Samra.

Passiamo da un cimitero musulmano. Non ne avevamo mai visti. Ci risulta strano mainteressante allo stesso tempo il fatto che non hannorecinzioni alcune e sono inseriti nel mezzo della città o della campagna, quasi cheTomba Izetbegovic fossero messi dove capita. Troveremo tombe in giardini pubblici, in aiuole spartitraffico, in aperta campagna, ovunque. E' come se dove muore una persona, lì viene sepolta.
Questo cimitero è vasto e tra le numerose tombe c'è ne è una speciale, Alja Izetbegovic il primo presidente della confederazione di Bosnia ed Erzegovina, musulmano, morto nel 2003, sempre piantonata da un militare. Davanti la lapide (di solito 2 per tomba) c'è un piccolo laghetto da cui parte un piccolo ruscello che attraversa il cimitero.

Continuiamo a salire. La vista della città si fa mozzafiato. Si vedono bene anche lecolline di fronte. Giungiamo su un bastione, antica fortificazione. Da lì meditavano i poeti nei tempi antichi. Meditiamo anche noi alla bellissima vista della città e del suo fiume, il Miljacka, che si perde all'orizzonte.
Facciamo visita alla casetta con vista sulla città, dove vive Samra con la vecchia padrona di casa che non ha abbandonato quel posto neanche durante la guerra. Davanti ad un caffè ottomano ci racconta qualche aneddoto a proposito della guerra.

Accomiatatoci da Samra e datoci appuntamento per la serata, torniamo a casa per pettinarci meglio. Fatto ciò, incontriamo nuovamente la nostra amica e siamo pronti per la prima serata a Sarajevo

Dopo aver masticato gustosissime pita, ci inoltriamo verso il centro moderno della città e ci attestiamo in un locale con annessa piccola sala cinematografica dove tra le prime piva, conversazioni serie e stronzate varie, attendiamo l'arrivo di alcuni amici di Samra. Non si fanno attendere.
Si decide di cambiare locale ed andare dove c'è musica. Veniamo tradotti in questo locale sotterraneo dove, dopo dieci secondi dal nostro ingresso, gli impiegati si agitano pensando sia scattato l'allarme anti-incendio. Ero solo io che ululavo alla vista delle frequentatrici del locale…

Io e Jena iniziamo a fare conoscenza con i camerieri bosniaci: non puoi mettere neanche un piede in un locale che devi già ordinare e subito… sarà questa una costante; che ci farà davvero incazzare e non poco…

Grande serata con Jena scatenato alle danze (quando parte chi lo ferma), ed io che testavo (a Sarajevo per la prima volta) la solita tecnica dell'“italiano minchione”. Recupero l’unica ragazza che parla italiano. Mi fa discorsi strani sugli italiani; anzi più che strani i soliti…”anche qui siamo conosciuti?” penso.
Scatta il “mistero di Sarajevo” che attanaglierà me e Jena per molto tempo, addivenendo solo in seguito alla soluzione. Ci scattano anche delle foto che in seguito saranno pubblicate sul sito ufficiale del locale. I nostri amici ci salutano. Perdiamo ancora tempo ma capisco sempre più che per me il viaggio dal punto di vista “conoscenze” sarà un fallimento.

Ricevo l'sms, lo stesso, ogni mezz’ora, è la cappa negativa che stavolta, invece che dall’Italia, mi giunge dalla Lituania via Irlanda…

Venerdì 27 aprile - Sarajevo

Attentato SarajevoSvegliatici ben riposati, saliamo a casa di Samra sulla collina per la colazione. Solito caffè alla turca in compagnia della vecchia padrona e di due suoi amici.
I due vecchietti, avendoci Samra e la vecchia lasciatici in loro compagnia per un po', ci “chiudono” a grappa e caffè, alternando qualche vecchia storia. Io e Jena per non sembrare i soliti volgari accettiamo le grappe mattiniere di buon grado…
Si intrattiene una piacevole conversazione in bosniaco –croato-bulgaro. Non chiedeteci come ma capivamo e ci facevamo capire. Sarà stata la grappa…

Giro turistico per la città con Samra, guida turistica personale. Un grande privilegio. Visitiamo il bazar, alcune moschee, il centro moderno, il punto in cui ci fu l'attentato di Re Ferdinando e sua moglie Sofia da cui scaturì la 1a guerra mondiale, la cattedrale, la biblioteca distrutta durante la guerra dei Balcani; il tutto condito da notizie di storia rivelateci dalla nostra guida personale.
Dopo la solita masticazione di pita e salutata Samra, io e Jena perdiamo ancora tempo in città cercando di scovarne il lato volgare.

Esausti torniamo a pettinarci ma davvero bene stavolta perché è petak (venerdi) e giocheremo il big match.
Per provare ad avere conforto dai risultati internazionali, ci colleghiamo con Ljubljana tramite sms dove Lexx e Gerico, apprendiamo, ci stanno già dando sotto.
Mi collego anche con il campo di Nizza, dove i miei amici Uv ed il Merlo sono anche loro già scesi in campo.
Caricati, ma sentendoci la “pressione della stampa italiana addosso” che scaturisce quasi in “ansia da risultato”, andiamo al nostro appuntamento segreto. Tanto segreto che anche noi l'abbiamo saputo solo all'ultimo…
Sorvoliamo. Mi limito solo a dire che al 5’ del primo tempo perdevamo già 2-0… che batosta in campo internazionale! Altro che sconfitta della Roma a Manchester per 7-1!

Ritiriamo la squadra e ci incontriamo con Samra.
Giriamo alcuni locali dove, come è tradizione da queste parti, appena entri devi già ordinare. In pieno stile fantozziano, non riusciamo a scamparla dai camerieri ed anche se entriamo in un posto per solo un minuto, ci infilano già una birra
in mano…

Incontriamo gli amici di Samra e in un pub facciamo conoscenza con un gallese già ubriaco che ci offre da bere e ci segue nel nostro pubcrawling.
Sarajevo offre un degna nightlife. Città promossa anche sotto questo punto di vista. Design dei locali, musica e gente (ragazzi compresi) superiore agli standard est-europei. Ragazze stupende ovunque ma non cagano più di tanto. Molte conoscono un poco di italiano. Il “mistero di Sarajevo” si infittisce…
Nell'ultimo pub il gallese si addormenta seduto su di un tavolo. Dopo circa mezz’ora si risveglia, non si ricorda dove si trova e scappa via senza neanche salutarci…

Salutati Samra e gli altri, io e Jena proviamo a lavare l'onta della sconfitta nel discopub della sera precedente. Scatta di nuovo il fantomatico "allarme anti-incendio"…
L' italiano minchione non attacca. Anzi, è proprio l'italiano che non attacca…
Jena sembra aver trovato la soluzione al mistero: "le bosniache vanno in vacanza in Croazia e lì sono entrate in contatto con gli italiani"; la accettiamo come soluzione.
Attacco con una ragazza in perfetto croato corretto; mi risponde direttamente in italiano. Intuisco che è ora di levare le tende…
Ed il solito sms continua ad arrivarmi ogni mezz'ora.

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