Zingarate
 

La Riconquista di Bratislava/2
Per la serie: "le zingarate degli altri" eccovi tutta la verità, solo la verità e nient'altro che la verità, sul weekend di Sfolli, AchilleCotone e amici nella capitale slovacca.

Sabato 26 Febbraio

The day after

Davanti a TescoSveglia alle 11, doccia di rito con rischio di affogamento a causa del rincoglionimento post notte brava, pastiglie per il mal di testa che vanno via come il pane. Nonostante sia quasi ora di pranzo, la gentilissima (pietosissima?) receptionist dell’hotel ci prepara la colazione. Il Bobo si fa fuori una scodellona di caffelatte e l’intero vassoio di fette di dolce, il Merolone e il Pippo ci danno sotto con i toast, mentre Sfolli, preoccupato per la sua flora batterica dopo l’hamburger all’antrace della sera prima, si mangia un bussolotto di yogurth al gusto di ananas. Ristorati, siamo quindi pronti per una giornata sulle strade di Bratislava.
La cosa che ci sorprende subito è la pressoché totale mancanza di automobili. C’è più casino a Milano con il blocco totale del traffico. Sarà il prezzo della benzina a rendere l’auto da queste parti quasi un bene di lusso??? Ci viene qualche idea per risolvere il problema dello smog…!

Dopo aver girovagato senza meta per qualche tempo, decidiamo che è arrivato il momento di prenderci la rivincita sulla cucina Slovacca, e puntiamo diretti verso il Prasnà Basta. Ci sediamo in posizione strategica per lanciare occhiate tattiche a tre manze canadesi intente ad addentare delle succulente bisteccone. Dopo adeguata consultazione del menu siamo pronti per ordinare. Bobo, Pippo e Merolone si lanciano senza esitazione su quei “pepper beef” che tante soddisfazioni avevano dato in quel di Praga. Sfolli, che deve sempre distinguersi, azzarda articolati esperimenti linguistici nel tentativo di ordinare un filetto con patate fritte. Ne esce un “Ital stick con patat frit” che suscita il completo disorientamento del cameriere e ironici apprezzamenti per le sue innate doti di poliglotta. Nel frattempo le manze atlantiche, terminato il loro pranzo, se ne vanno senza nemmeno salutarci (maleducate!).
Il buon Sfolli, preso da frenesia alimentare, deve nel frattempo aver male indirizzato il suo fluido erotico, perché subisce il tentativo di seduzione di un energumeno slovacco palesemente ubriaco, che evidentemente non vuole proprio farsi scappare l’opportunità di diventare amico di un così bell’esemplare di ‘Taliansky. Il nostro cerca di far capire al primate ubriaco, con eloquenti gesti delle mani, che di amici ne ha già tre, ed il ragazzotto, che con ogni probabilità ha alzato il gomito a causa di una delusione amorosa, viene cacciato in malo modo dal gestore del locale, con grande disappunto dei tre “amici” che si stavano bellamente gustando la spassosa scenetta. Purtroppo non siamo riusciti a scattare foto incriminanti...

Manze canadesiTerminato il pranzo riprendiamo il nostro tour della città. Andiamo a zonzo per le strade semi deserte e facciamo un giro nel centro commerciale Tesco per assecondare l’improvviso desiderio di Sfolli di comprare dei manubri da palestra: che abbia patito il confronto con il fisico dello Slovacco medio? Purtroppo, con estremo disappunto di Sfolli scopriamo che gli attrezzi ginnici sono molto cari da queste parti: fanculo il fisico, decidiamo di puntare il tutto per tutto sulla carta dell’intelligenza... Proseguiamo la nostra passeggiata fino a quando si fa ora di rientrare in hotel per i preparativi pre-serali. Dopo aver tentato inutilmente di addormentarsi, Bobo e il Pippo si riascoltano la gara di rutti, registrata con il cellulare iper-tecnologico del Pippo, tenutasi durante il viaggio di andata e stravinta dal fuoriclasse Merolone.
Nel frattempo Sfolli e quest’ultimo stanno già dormendo da un pezzo. Siamo così pronti e carichi per la serata.

Per la cena decidiamo di andare in un ristorante genialmente scovato da Sfolli in un newsgroup tematico. Dopo circa un quarto d’ora di taxi risalendo un’impervia collina, realizziamo che il locale deve essere situato in una non meglio precisata zona dei Carpazi. Nonostante le strade completamente ghiacciate, il nostro tassista-Schumacher non accenna minimamente a moderare la velocità. Al termine di una corsa omicida ci molla in una specie di parcheggio sopra un monte, facendoci intendere a gesti e suoni gutturali che il locale è appena oltre il bosco...
Incamminatici nell’impervio sentiero, dopo due minuti perdiamo le tracce del Merolone e dei suoi mocassini. Lo ritroveremo qualche minuto più tardi, saldamente aggrappato ad un robusto ramo, seguendo le bestemmie e i vaffa che provengono dal bosco incantato. Non impieghiamo molto a capire che forse il locale è chiuso. Ammesso che quella specie di baita che abbiamo incrociato fosse il locale che stavamo cercando… Non lo sapremo mai, perché, imbattutici nuovamente nel nostro taxi-schumi, lo blocchiamo e lo costringiamo a riportarci verso la civiltà.

Raggiunto nuovamente il centro dopo una corsa di circa 30 minuti che ci verrà a costare una quindicina di euri, volgiamo le nostre attenzioni su El Diablo. Dopo aver tentato, con risibili risultati, di accalappiare le attenzioni di un nutrito gruppo di manze utilizzando quel gioco degli sguardi che tante soddisfazioni ci aveva dato in gioventù, decidiamo di buttarci sul cibo.
Almeno da questo punto di vista le soddisfazioni non mancano: ci facciamo fuori un vassoione di carni di vari tipi, contornate da verdure e da due grosse patatone bollite, e per dessert un gelato che, a giudicare dalla consistenza tipo marmo, devono aver fatto arrivare apposta per noi dal Polo. Il tutto per un prezzo “di una volta”, circa 10 euri a cranio. Sazi oltre ogni limite, decidiamo di non abbandonare la strada maestra scoperta la sera prima, puntando direttamente sul Circus Barok.

La notte è giovane

Il ponte di GoldrakeSono di poco passate le 23 quando riscendiamo la famigerata passerella che dà accesso al locale. La situazione che ci si presenta dà il colpo di grazia alle nostre povere menti già fiaccate dalla sera prima.
Il rapporto donne/uomini a quell'ora sarà di 3 a 1 in favore delle prime. E non riusciamo ad arrivare ad una mano completa nella conta di quelle che non ci piacerebbe conoscere… È in questo momento che capiamo come i terroristi islamici possano credere nel paradiso e nelle 74 vergini. Promettessero a noi quattro di queste, butteremmo già il mondo a testate.
Il sogno però dura poco: nelle due ore successive la situazione cambia e si ristabilisce una più normale proporzione di 1 a 1. Tra l'altro il locale è divenuto un alveare in cui è impossibile muoversi, popolato tra l'altro da strani individui maschili, la cui faccia assomiglia molto a quella di qualche pappone albanese che abbiamo imparato a riconoscere nelle foto segnaletiche pubblicate sui giornali negli ultimi anni.
I tempi sono maturi per toglierci dalle palle e dirigerci verso nuove avventure.

Decidiamo di puntare sulla Disco 39, un locale scovato da Sfolli su Internet e catalogato come oasi riproduttiva tutelata dal WWF... Situato in zona universitaria, il locale si dimostra infatti ottimamente frequentato. Peccato che l'età media sia un po' bassina. Non disperiamo e, noi che siamo giovani dentro, non ne facciamo una questione di principio…
Decidiamo infatti di restare, giusto in tempo per riascoltare una vecchia hit che avevamo sepolto nella memoria: il disco riempi-pista si rivela essere infatti la mitica “ Sei etero o sei gay, sei etero o sei gay? Tu fatti i cazzi tuoi che io mi faccio i cazzi miei ”! Sfolli e il Pippo, ipnotizzati da questo revival inaspettato e dalla presenza di qualche signorina degna di nota, si danno alle danze. Il Bobo e Merolone, inspiegabilmente insensibili a questi richiami, decidono di tentare il colpaccio ritornando al Laverna.

Il gruppo quindi si divide. L'estrema destra, Bobo e Merolone, torna al Laverna, il centro-sinistra decide di rimanere al Club 39.
I due, arrivati al Laverna, già all'ingresso notano come tiri tutta un'altra aria rispetto alla sera precedente. Il locale pullula, con una percentuale di maschitudine ben inferiore a quella di gnocchitudine (e che gnocchitudine!). Dopo commoventi abbracci e reciproci complimenti per la scelta azzeccatissima, parte una serie di sms ai due pirlotti universitari… e, come avviene nella politica reale, le anime del centro-sinistra si dividono al loro interno. Pippo, l'ala scissionista, ingrifato come un ergastolano nella villa di Playboy, minaccia di abbandonare Sfolli al suo destino, dichiarandosi disposto a raggiungere il Laverna anche a piedi se necessario; Sfolli, dal canto suo, spinge per una soluzione massimalista: rimanere dove si sta trovando proprio bene! Ma alla fine cede anche lui e, lasciate le nuove amiche, i nostri raggiungono i due amici al Laverna.

Appena entrati il povero Sfolli non regge al trauma di tanta bellezza e crolla miseramente su uno sgabello in evidente stato confusionale. È in questo momento che, abituato a lavorare con molti indicatori di performance, prova a calcolare l'indice di gnocca per metro/quadro al fine di confrontarlo con il benchmark italiano. L'impresa è davvero titanica visto il sopraggiungere a getto continuo di nuovi esemplari che cambiano numeratori e denominatori delle astruse frazioni che il poveretto si sta sforzando di costruire.
Il locale sembra normato da una rigida suddivisione su base sessuale: i maschi in pista accalcati a ballare tra loro, le femmine in giro per il locale. Il Laverna si rivela essere il punto di ritrovo della meglio gioventù di Bratislava, onestamente un po' troppo per le nostre coronarie indebolite da troppi week-end passati al cinema. Per non rischiare di fare la misera fine di Sfolli decidiamo pertanto di tornare al buon vecchio Cirkus Barok.

Passata indenni la passerella-trappola, ci immergiamo nella familiare atmosfera del barcone-discoteca. Nemmeno il tempo di ambientarsi ad una temperatura nuovamente umana, il malcapitato Merolone è oggetto di un altro scherzo del destino: una bottiglia di Corona, maldestramente lasciata incustodita sopra un tavolino del piano di sopra, viene urtata da un non meglio identificato attentatore, rovesciando tutto il suo contenuto paglierino sul nostro al piano di sotto. Il povero Merolone, con il maglione bagnato e il ciuffo orrendamente appiccicato alla fronte, inveendo contro il misterioso malfattore ed urlando “ chi è stato!? Chi è stato!? ” viene definitivamente insignito del titolo di merdaccia della vacanza.
Decide quindi di darsi alle danze, sperando in un infarto risolutore.

Il locale si rivela ancora più affollato del solito, ma la clientela si conferma sempre degnissima di nota. Leggiadre fanciulle si agitano in pista, talvolta assumendo atteggiamenti palesemente saffici e tentando a più riprese di coinvolgerci in tali rituali di accoppiamento (almeno questa è la versione dei fatti di cui ci siamo autoconvinti, e che racconteremo ai nostri figli), il che non fa che rendere insostenibile la nostra frustrazione.

Mentre Sfolli e il Merolone danzano, Bobo e il Pippo tentano l'approccio all'affollatissimo bar. Qui si presenta ai loro occhi una scena disgustosa: un energumeno britannico in evidente stato di ebbrezza, fisico da pilone di rugby, vestito, nononstante i -10 esterni, con scarpe da ginnastica senza calze, pantalone da tennis tipo Nastase, t-shirt a mezza manica e k-way, tenta, con alterni successi, di insidiare una bellezza locale di fronte alla quale le Letterine nostrane impallidirebbero.
Incapaci di sopportare l'idea che un tale primate possa avere anche una minima speranza di entrare nelle grazie di cotanta fanciulla, Bobo e Pippo se ne tornano mestamente alla ricerca degli altri due, ragionevolmente convinti che le loro cellule cerebrali ancora in vita si possano oramai contare sulle dita di una mano.
E non sbagliano di molto, a giudicare dalle espressioni oramai prive di intelligenza stampate sulle facce di Mario e Toni Manero.

Considerando che si sta facendo tardi, sono quasi le 4 di mattina, e che nessuna donna presente sembra avere la benché minima intenzione di rivolgerci la parola, decidiamo di lasciare il locale. Il gruppo si divide nuovamente.
Il Merolone, non ne vuole più sapere e annuncia la sua irrevocabile decisione di buttarsi in branda. Il Pippo e il Bobo sono incerti sul da farsi, mentre Sfolli insiste in modo alquanto sospetto per tornare al Club 39... La negoziazione si conclude con un buon compromesso: Merolone a casa e gli altri tre al Casey, altra discoteca di cui ci avevano parlato piuttosto bene.

Arrivati al Casey scopriamo con disappunto che il locale è ormai semi-vuoto. Non ci fanno nemmeno pagare l'entrata ed è un bene perché ce ne andiamo quasi subito. Si torna al Club 39 che dal Casey è poco distante. Giusto in tempo per il bicchiere della staffa e per sentire chiaramente il diggei annunciare la fine della serata. In un raptus da tarda adolescenza Sfolli tenta di abbordare una fanciulla per carpirle preziose informazioni su quali altri locali potrebbero andar bene per concludere la serata.
Ne ricava la risposta che l'unico posto in cui si può andare a Bratislava alle 5 di mattina è… a letto. È un segnale? Un ambiguo doppio senso? Forse un invito?
Non lo sapremo mai, perché il nostro recepisce il significato letterale della risposta. Verrà folgorato da questi inquietanti interrogativi solo 3 giorni dopo a Milano mentre è in coda, tanto per cambiare, in Tangenziale Est. Arrivati in hotel, l'appuntamento viene fissato per le 9 del giorno seguente, orario imposto dal povero Sfolli che da Mestre deve poi sorbirsi altri 250 km per tornare a Milano.

Domenica 27 Febbraio

Il triste rientro...

il CastelloManco a dirlo le nostre condizioni dopo ben 3 ore di sonno non sono ottimali, ma tant’è, il dovere ci chiama, e ci mettiamo in marcia verso gli italici confini.
A beneficio della nutrita schiera di zingari che, ne siamo certi, faranno un salto da quelle parti, segnaliamo che in Slovacchia non ha la precedenza chi guida l’auto più grossa e costosa, e nemmeno chi si dimostra più aggressivo al volante. Lo capiamo a nostre spese dopo aver rischiato la vita in una quasi-collisione con un tram che il Merolone doveva a tutti i costi superare. Ebbè, c’ho il Merci io... Dopo adeguata carburazione della Merolone-mobile, e dopo tre quarti d’ora buoni per trovare l’uscita del parcheggio presso il quale il distributore è situato, puntiamo dritti verso casa nonostante le condizioni delle strade e del tempo sembrino dare ragione ai sinistri presagi dello Scimmio, specie in Austria.
Senza gravi intoppi, tuttavia, raggiungiamo in circa sei ore la barriera di Mestre, dove la nostra avventura ha fine, con un po’ di amaro in bocca, qualche ora di sonno arretrata, ma con tanti buoni propositi per il futuro...

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mappa Bratislava
 
  
Chi c'era

Merolone

Merolone: non possiamo citarne il nome in quanto trattasi di “fetentone” dal passato oscuro... Dove c'è del torbido, ci sono le sue tracce! Laureato in Economia aziendale, ama definirsi “Amministratore” di una società; in realtà, a noi risulta il galoppino prestanome del capo. Vive (anzi, vorrebbe vivere, visto che, come dire, “ non ci sono più i muratori di una volta... ”) in una località da lui ribattezzata la “Beverly Hills” dell'entroterra veneziano, ed è felicemente sposato con una deliziosa fanciulla.

il Pippo

Il Pippo : Filippo, noto frequentatore di siti Internet di dubbia moralità. Laureato in Economia aziendale, ama definirsi “imprenditore del mercato editoriale”, in realtà ha una libreria con vendita di cancelleria. È stato segnalato dal nuovo “Ministero per le Libertà e la Lotta alle attività comuniste” come sospetto appassionato di scacchi. Vive a Dolo (VE), è portatore sano di fidanzata coreana (del Sud, almeno questo...) con ambizioni nel mercato cinematografico.

Sfolli

Sfolli: Stefano, noto frequentatore di siti Internet sulla cui assenza di moralità non vi è alcun dubbio. Laureato in Economia aziendale, è un venditore irrefrenabile di “croccantini” (cereali per colazione) affetto dalla sindrome di Filini, nonché da antica passione per le latitudini “a Est”... Convive con Isabel a Paullo (MI).

il Bobo

Il Bobo : Yuri (aka AchilleCotone), praticante di sport estremi (campioncino provinciale di tresette, briscola vigliacca e canasta). Laureato in Economia aziendale, è un assicuratore in carriera (???) con una passione sfrenata per i quadrupedi a guinzaglio. Vive a Mestre, ma è un pendolare dell'amore, nel senso che quasi ogni fine settimana si sposta a Milano dove risiede Francesca, la fidanzata Pugliese (e che chezzo!).

E chi no

Lo Scimmio: il grande assente. Laureato in Architettura, imprenditore a tutto tondo (definizione dettata esclusivamente dalla sua ridicola conformazione fisica), attualmente palazzinaro, è l'anello mancante tra l'uomo e il maniaco sessuale. Millanta conoscenze nei servizi segreti e in strutture para-governative. Vive in una villa all'interno dell'aeroporto Marco Polo (si vocifera che l'aeroporto possa essere suo...) e attualmente è lo zerbino di una donna misteriosa.

Stefano: banchiere d'assalto che Cuccia gli fa una pippa, momentaneamente “gestore” in una delle innumerevoli filiali di un noto gruppo bancario, spacciatore di bond spazzatura e inutili polizze vita trentennali a inconsapevoli vecchiette pluricentenarie. È lui il vero asso nella manica di Fazio per la salvaguardia del sistema bancario Italiano: presentato ai principali banchieri d'Europa come un “fulgido esempio della professionalità del banchiere italiano medio”, questi hanno immediatamente rivolto altrove le loro mire espansionistiche! Laureato in Economia aziendale, è sposato con una santa donna e vive vicino Treviso.


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