Zingarate
 

Sotto il cielo di Bulgaria

Autore: Lauretta
Periodo: 20 - 27 aprile 2007

Avventure e disavventure di una coppia zingara nei Balcani. Da Sofia a Plovdiv tra divagazioni gastronomiche e problemi di viabilità. La sempre leggendaria ospitalità bulgara unico punto fermo di un paese che sta cambiando...

24 aprile - Veliko Tarnovo

La mattina del lunedì decidiamo il primo cambio di programma: andremo a Veliko Tarnovo in bus (invece che a Plovdiv in macchina), così da verificare senza rischi lo stato delle famigerate strade bulgare, famose in molti racconti di viaggio per essere costellate di buche grosse “come crateri”. La loro condizione è migliore di quanto descritto, anche se sembra che il concetto di riasfaltare coincida piuttosto con quello di rappezzare… Un problema possono essere i lavori in corso, non sempre segnalati: lì sventrano blocchi di strada senza circoscrivere le buche né predisporre il traffico alternato dei sensi di marcia. Non rimane che tuffarsi nelle buche... (stessa procedura nei marciapiedi cittadini). L’altro grosso problema è la segnaletica: quasi sempre solo in cirillico, abbiamo notato che a volte mancano anche segnali fondamentali come, tanto per dire, i divieti di accesso nelle strade a senso unico...

L’autobus della compagnia ETPA, confortevole ed economico, viaggia su un primo tratto di cosiddetta autostrada. Trattasi di strada a 4 corsie con corsia di emergenza, senza piazzole di sosta né stazioni di servizio, divisa nelle due carreggiate da un banale guardrail e senza barriere di ingresso o uscita. La strada scorre tra montagne piene di boschi, ed il paesaggio si sussegue uguale a se stesso per tutto il viaggio. L’autostrada termina senza soluzione di continuità e si trasforma in statale, ancora in condizioni decenti. Qua si iniziano ad attraversare rari villaggi decisamente desolati, e curiosamente avvistiamo un nido di cicogne.

Dopo 3 ore e 15 arriviamo a Veliko Tarnovo piuttosto stanchi, con bagaglio a carico e onere di ricerca dell’alloggio. Almeno stavolta ci viene in soccorso l’ufficio turistico, a due passi dalla stazione dei bus, che ci prospetta una serie di depliant. Paolo ha deciso di optare per alberghi buoni, accessibili al costo di un nostro bed and breakfast. Il suo motto è stato che dal momento che l’avevo trascinato in un viaggio poco confortevole e puntellato di complicazioni da risolvere, almeno voleva dormire bene e avere una camera dove rilassarsi.
Decidiamo per l’hotel Gurko [Gurko st 33], in pieno centro storico con un bel panorama sulla cittadina e sul fiume sottostante.. Questo hotel a gestione familiare, in un palazzo antico ben ristrutturato, vantava anche un buon ristorante tipico, e delle camere con terrazzino davvero graziose, per 50 euro a camera a notte, con (abbondante) prima colazione inclusa.
Ed è qua che ci raggiunge, nel mezzo di un bollente bagno ristoratore, il messaggio di radaulpa, che si accingeva a ripartire proprio da Veliko Tarnovo di lì a poco. Ci eravamo tenuti in contatto durante tutto il viaggio, lui ci aveva preceduto su tutte le nostre destinazioni e ci scambiavamo info utili, e non ci siamo beccati davvero per poco.

Nel tardo pomeriggio riemergiamo dal torpore per fare un giro in paese. La temperatura è ancora perfetta, (il bel tempo ci ha accompagnato 7 giorni su 7), ma la cittadina, antica capitale della Bulgaria, ci delude un po’. Molto pittoresca se vista da lontana, abbarbicata com’è alla collina, in realtà si rivela poi ben poco curata nelle sue viuzze e vicoli, dove fanno bella mostra di sé i consueti edifici semidiruti/ scrostati/disabitati, una deliziosa chiesetta scolpita e lasciata in rovina, inquietanti fasci di fili della luce lasciati penzolare liberi (questi visti spesso in diverse città)… Di fatto solo la via centrale è più curata ed i negozietti sono aperti ad uso e consumo dei turisti.

Per cena rientriamo al ristorantino dell’albergo, che per 40 leva in tutto (20 euro) ci rifocilla con una lauta cena annaffiata da un buon vino rosso del sud della Bulgaria, il Melnik. I vini bulgari sono buoni, e i miei preferiti rimangono quelli di Targovishte, Chardonnay o Traminer, entrambi bianchi, aromatici profumati e leggeri.

25 aprile - Veliko Tarnovo - Hisarja

La mattina del martedì lasciamo il bell’alberghetto per tentare finalmente la sorte del noleggio auto, e capiamo di aver commesso un errore di valutazione. La tizia dell’ufficio turistico ci spiega che a Veliko Tarnovo ci sono 4 autonoleggi, ma due non parlano inglese (!!!), uno lo scarta non si sa perché, e dell’ultimo ci lascia un indirizzo approssimativo (la piazza dopo quella della posta con gli scalini) e un cellulare. Prima aveva chiamato per noi, e ci aveva riferito che il noleggio costava 33 leva al giorno (16 eur), ma il costo del delivery su una città diversa era 75 euro.

Trovando la cifra esagerata, carichiamo armi e bagagli su uno dei nostri amici taxi e ci facciamo portare da autojet, autonoleggio che vantava un sito in inglese su internet, ci era stato consigliato alla BIT e aveva anche una sede a Sofia. Sorpresa: qui il costo della macchina era 33 EURO, e nonostante avessero la sede nella capitale, anche qui si pagava il costo del delivery su un’altra città ben 50 euro. Inoltre la perla: la macchina sarebbe stata disponibile tra 3 ore. Il tempo di farla venire da Sofia (!!!!!!).

Affranti e sconsolati, ci facciamo riportare in centro dal taxi, fortuna che con 1-2 euro ti fanno girare tutta la città. Quelli di autojet sono gentili e nonostante il mancato noleggio ci chiamano pure il taxi.
Troviamo fortunosamente l’autonoleggio consigliatoci dall’ufficio turistico. Si tratta di una società che affitta camere e appartamenti, nonché le 2 macchine del suo datato parco auto. Noi scegliamo la clio del 1997, con 187.000 km sulle spalle, che a dire il vero funzionava bene e non ci ha abbandonato, ma per essere una macchina a noleggio faceva un certo effetto.
La pratica di affitto viene redatta in maniera lenta e macchinosa in doppia lingua, in un ufficio multiuso dove affiancata alla scrivania faceva bella mostra di sé una bella tavola da stiro ed altri oggetti di uso casalingo. Concordiamo con il proprietario ora e appuntamento per il ritiro macchina: verrà lui personalmente a riprendersela all’aereoporto di Sofia.

Nel frattempo si era fatta quasi l’ora di pranzo, e decidiamo (a mio malincuore) di saltare la visita ad Arbanasi e dirigerci direttamente verso la meta della serata, Hisarja, località termale a circa 3 ore di distanza.
Una veloce tappa per pranzo nel classico ristorantino sulla strada, e prossima tappa Etara, villaggio artigiano tutto perfettino e carino, attraversato dal ruscello e immerso in una pacifica valle. Uno penserebbe che in un posto così sperduto non accettino gli euro, invece sorpresa: nato intorno ai turisti, gli artigiani convertono di buon grado i leva in euro. In molte strutture gli euro sono accettati, e il resto viene calcolato anch’esso è in euro (w l’onestà), ma non dappertutto. L’albergo termale di Hjsaria, un tre stelle elegante per esempio, non li accettava (ma aveva il bancomat fuori dalla porta).
Il paese di Etara è comunque carino e gli artigiani fanno dei bei lavori (legno, ceramica, pizzi..).

La strada prosegue verso sud attraversando un facile passo che guarda dall’alto la Valle delle rose: le rose non dovevano essere fiorite, perché non ne abbiamo visto neppure l’ombra. Fino a Kazanlak la strada scorre tranquilla e con indicazioni chiare, ma a Kazanlak una deviazione ci costringe a girare in lungo e largo il centro storico, senza ritrovare più la via per Plovdiv. Come al solito le indicazioni sono scomparse. Alla fine, chiedendo ai locali, (e parlando a gesti) capiamo che dobbiamo prendere una strada dopo un ponte a destra. Naturalmente c’erano due cavalcavia, dopo il primo apparentemente si poteva andare dritto o deviare a destra, ma nessun tipo di segnaletica di nessun genere ci viene in soccorso. Convinti che la svolta a destra dovesse essere più avanti tentiamo la sorte del dritto, per fortuna molto lentamente: il dritto era la rampa di uscita della strada per Plovdiv, e la stavamo imboccando contromano!!! Abbiamo avuto fortuna che il sopraggiungere di un paio di macchine ci ha messo il dubbio. Non c’era neppure un divieto di accesso! Qui abbiamo deciso che non avremmo guidato di notte.

Dopo questo contrattempo la strada era tutta dritta, e abbiamo raggiunto Hisarja in tarda serata. Ci siamo buttati su un hotel termale enorme, dall’apparenza lussuosa, le classiche strutture grandiose di epoca sovietica, fortunatamente ristrutturato recentemente[Augusta spa Hotel, gurko bl. 3].
Le camere, grandi, con il balconcino, pulite e comode, ma niente di lussuoso, costavano 92 leva a notte (46 euro), sempre con la prima colazione, prevalentemente di roba salata. La cosa bella era però l’uso della piscina e idromassaggio termale, ed i servizi classici delle terme (massaggi, sauna, fanghi etc ) a due soldi.

Così il giorno seguente è stato consacrato come relax day tra piscina, idromassaggio, massaggi (massaggio total body 30 minuti per 14 euro, udite bimbe udite...) e sauna, che era stata impostata a 100 gradi e mi ha arrostito le gambe.
Questo era anche l’albergo dove non accettavano gli euro, e dove solo una receptionist per turno parlava inglese(e un solo addetto al ristorante). Tuttavia tutto il personale era cortese ed impegnato a soddisfare le richieste dei clienti.

Decidiamo di passare qui le ultime tre notti, risparmiandoci la caccia ad un nuovo posto letto a Plovdiv, che vedremo solo in giornata. Manco a dirsi, anche questa decisione, presa in corso d’opera, si rivelerà poco saggia: Plovdiv è la città più bella che abbiamo visto, la più animata e probabilmente quella più meritevole di essere vissuta.

La cittadina di Hisarja, che abbiamo visitato velocemente in macchina, offre davvero poco: l’unica cosa antica sono le mura romane, che circondano un ameno parco. La cittadina è divisa in due dalla strada principale: da un lato la zona termale, con alberghi anche a 4 stelle, e nuovi edifici in costruzione, marciapiedi in rifacimento e alcuni locali carini dove mangiare. Ma basta attraversare la strada e visitare i “quartieri popolari” della città per sconfinare nuovamente nella desolazione. Di nuove case grigie e diroccate, cortili interni lasciati invadere da piantacce, asini al pascolo allo stato brado, ferraglie di automobili, zingari in carretto (per strada si aggirano numerosi contadini o famiglie di zingari in carretto).
Di fatto Hisarja è un po’ la sintesi della nazione, che ha molte potenzialità e le sta lentamente sviluppando (tantissimo verde, belle montagne, mare, molte località termali), ma conserva ancora vaste sacche di zone degradate ed eredi di un passato triste.

26 aprile - Plovdiv

La strada per Plovdiv si rivela semplice e lineare, e anche entrare nel centro storico non ci crea difficoltà.
Arriviamo verso mezzogiorno, e ci facciamo un giro nella zona commerciale della città. Questa città è decisamente più curata nel suo complesso, ed ha un appeal più occidentale: i negozi espongono marche internazionali, si vedono catene di negozi di moda, le vie larghe e soleggiate sono molto animate, le piazze ariose abbellite da fontane.

Nel pomeriggio visitiamo l’altra parte della zona commerciale fino al ponte coperto, per tornare poi in centro e trovarci con Krasimir, la nostra “guida” locale di hospitality club che ci fa fare il giro della Plovdiv antica. Tra le stradine acciottolate sorgono eleganti case dipinte, un bel teatro romano, ancora in uso per concerti estivi, e un punto panoramico sulla città sulla collina più antica dove sorse Plovdiv.
Purtroppo passiamo solo due ore con questo simpatico ragazzo, sempre perché non volevamo rischiare di perderci nelle campagne bulgare con il buio. Lui premuroso sale persino in macchina con noi e ci guida fino ad un ponte, oltre il quale con le sue indicazioni non ci saremmo potuti sbagliare. Ce ne andiamo a malincuore proprio mentre la città si stava animando, scusandoci con il nostro cortese ospite.

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Sofia map

Altre foto

A tavola

Una curiosità dei menù bulgari è che innanzitutto sono estremamente lunghi, in qualsiasi ristorante si vada. Qualora non siano tradotti in caratteri latini portano allo sconforto, e istigano a puntare il dito a caso su un paio di pietanze, incrociando le dita. Poi accanto ad ogni pietanza riportano la quantità indicativa che verrà servita: le insalate non scendono mai sotto i 350 gr, ma possono arrivare anche a 500, e non sono quasi mai composte di verdure a foglia come da noi, ma hanno come base pomodori e/o cetrioli e formaggio.
Anche sulle bevande è indicata la quantità, per esempio il caffè servito equivale a 70cl. (!!)
Questo meccanismo è molto utile perché permette di regolarsi sulla quantità di cibi da ordinare: dopo mezzo chilo di insalata uno si sente abbastanza sazio...
La cucina bulgara, oltre ad essere molto saporita, è equilibrata e ricca di verdure, con influssi greci e turchi.
L’articolazione dei menù ci è rimasta poco chiara, ma al loro interno si trovano sempre alcune soup (non lasciatevi ingannare, a volte le minestrine sono esageramente grasse), il pollo, l’agnello, il maiale e il vitello, spesso alla griglia. Una sfilza di insalate è immancabile, mentre i dolci sono pochi; la lista dei vini, se c’è, è varia e spesso di qualità, con costi che oscillano dai 7 ai 14 euro a bottiglia. Le quantità in genere sono molto abbondanti.
Il formaggio a completamento di ogni piatto è una vera ossessione nazionale, lo mettono anche sulle patate fritte… In genere si tratta di un formaggio fresco simile alla feta o di uno più stagionato, il famoso caciocavallo (talora affidano i loro piatti al Roquefort francese, commettendo un’imprudenza). Se non ci sono questi due formaggi, in genere c’è una versione di formaggio fresco semiliquido, di consistenza e sapore simili allo squaquerone, ed in mancanza di altro utilizzano anche lo yogurt, che peraltro è molto buono, ma diventa immangiabile quando si accoppia alle uova fritte e fredde nella ricetta delle uova alla Panagyurishte.


Link utili

» Agenzia Penguin
» Bulgaria Travel
» Osservatorio Balcani
» Bulgarian Monastery
» Trekking Bulgaria
» Cycling Bulgaria
» Zone Bulgaria
» Folclore Festival
» Plovdiv Guide
» Journey Bulgaria


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