
Dunebuggy alle Svalbard
Il nostro prode Dunebuggy prosegue il suo viaggio nei luoghi più freddi
e affascinanti del pianeta. Comunque prima o poi qualcuno dovrà pur
dirglielo che al Polo Nord ci sono già arrivati... |
Viaggio al centro della terra
Il
sabato pomeriggio Stefano ci accompagna a visitare le grotte
di ghiaccio (500 nok): ci equipaggiamo in maniera più leggera
in quanto sono solo a qualche km di motoslitta dalla città.
Lampada in testa e si va: si entra da una botola nel terreno,
la discesa di 5 mt. su scalini di ghiaccio tenendosi a una corda,
si arriva in un cunicolo alto un paio di metri e si cammina su uno
strato di ghiaccio formato dall’acqua dell’anno precedente
perché questi
cunicoli in estate sono dei canali di scolo sotterranei. Collaudo
i miei stivali nuovi con i ramponi: ottimi sul ghiaccio...
Sul soffitto è presente
una brina simile a quella del freezer: è prodotta dal calore
generato dai visitatori.
Proseguiamo nel tunnel, la temperatura è fissa
a -3°, a volte bisogna
chinarsi o contorcersi per superare qualche tratto più stretto;
come nelle grotte di calcare il ghiaccio forma stalattiti di grandi
dimensioni o delle forme rotonde trasparenti al cui interno
rimangono congelate pietre e terra, sembra di vedere i vari strati
di congelamento come in un albero tagliato si vedono gli anni di
vita.
In una zona, forse per una corrente d’aria, sul soffitto ci
sono stelle di ghiaccio grandi come una mano... scendiamo
ancora un po’ e arriviamo ad un laghetto ghiacciato. Stefano
fa due passi sopra ma non si fida, non conosce lo spessore del ghiaccio,
cosi ritorniamo indietro e risaliamo all’esterno dove fa molto
più freddo… |
La messa è finita
L’indomani è domenica
e approfitto dell’occasione per visitare la chiesa e per
partecipare alla messa più a nord del mondo.
La chiesa si
trova sull’altro lato del fiume che divide il paese,
non è visibile perché è ghiacciato: dopo
aver lasciato stivali e giaccone nel guardaroba si sale al primo
piano di questa casetta... sì, praticamente è una
casa, non una chiesa come siamo abituati a vedere. Si entra in
una grande stanza con tanti tavolini, sedie, divani e il bar… questo è anche
un momento di incontro.
Nella stanza successiva un piccolo
altare e cinquanta posti a sedere.
La sorpresa è che quel giorno si celebrano anche due battesimi: alle
Svalbard non nascono bambini perché l’ospedale non è attrezzato.
Genitori e padrini sono vestiti in costume, i bambini del posto
cantano canzoncine accompagnati da una chitarra e un pianoforte,
naturalmente non capisco molto di quello che dicono in norvegese,
ma amen e alleluia sono uguali…
Dopo capita a fagiolo il
rinfresco, dove
mi intrufolo… La domenica i bar aprono a mezzogiorno,
comunque tutti sono ben accetti in queste feste, anzi, in paese
sono appese un sacco di locandine... se solo capissi cosa
c’è
scritto…
Ci sono diversi
tipi di torta, caffè, te, succhi... faccio la conoscenza
con altri ospiti scoprendo che conoscono anche Torino…
Ritorno
all’ufficio turistico per visitare
il museo (75 nok). Il percorso inizia con la storia delle
Svalbard, dei suoi esploratori tra cui Umberto
Nobile e il dirigibile
Norge, della spedizione del dirigibile Italia e la sua caduta nel
1928 sulla banchina polare; ci sono ricostruzioni di abitazioni,
del lavoro in miniera, della caccia, di pesca, fauna e flora
del luogo.
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Il mare d'inverno
.
Il
lunedì è l’ultimo giorno, per fortuna
pure il secondo giorno di sereno del mio periodo. Ho il mare
a 100 mt. da casa, mi vesto bene perché fa abbastanza
freddo, saranno -17°, e arrivo fino alla riva: voglio vedere
da vicino l’oceano
Artico.
L’acqua scura e increspata fa da contrasto
con la distesa bianca e il cielo rosso e giallo: l’unico
rumore che si sente sono le onde che si infrangono sul ghiaccio
della riva, la vista si perde nell’infinito bianco... Vorrei
camminare anche un'ora, ma mi sento addosso una sensazione di vulnerabilità,
ogni tanto mi guardo alle spalle; forse è solo tutta questa
solitudine attorno, anche se quello che vedo è stupendo…
Poi
anche il freddo si fa sentire, anche se ormai ho capito
quanti secondi riesco a stare senza guanti per fare le foto… anche
la macchina ha il suo tempo di funzionamento poi non risponde
più…
Arrivo nella strada centrale per un ultimo
giro nei negozi. Voglio portare dei cioccolatini della
mia città alla
signora del negozio dove ho comprato due maglie: rimane a bocca
aperta… Non
sa più come ringraziare: mi regala un orsetto di vetro
dicendomi: - "quando lo guardi pensa
alle Svalbard".
Sicuramente
non le dimenticherò mai… e neanche le sua gente,
semplice ma sincera e disponibile. Questo è un piccolo
paradiso dove la serenità e l’onestà esistono
ancora: non è raro incontrare persone per strada che ti salutano…
Nel
pomeriggio Stefano mi porta all’aeroporto, il più piccolo
visto finora, tutto organizzato per un solo aereo. In Norvegia
il check in è stato sostituito dall’impronta
digitale, non c'è più la carta d’imbarco, al
gate basta un dito ed esce un foglietto con la tratta ed il posto
a sedere.
Facciamo il solito scalo a Tromso, però questa
volta dobbiamo scendere, passare la dogana e rifare il check in
perché le
Svalbard, essendo tax free, obbligano al controllo
degli eventuali acquisti.
Arriviamo a Oslo, dove
passerò la notte, verso le 19:30. Proseguo poi con brusselsairlines per Bruxelles (641 nok) e infine riparto per Milano (50 euro).
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Fine
Chi
raggiunge queste mete in inverno ha sicuramente una passione per
questi luoghi e vuole vederli nel loro momento più vero,
quando le condizioni sono al limite: i momenti difficili ci sono
ma si dimenticano subito e si è di nuovo pronti a ripartire…
Le
emozioni estreme che si provano sono più forti di qualsiasi
bufera e i paesaggi che si ammirano non fanno pensare che la luce
dura poche ore.
Il freddo artico insegna subito che bisogna essere
equipaggiati, lassù non si può improvvisare ma bisogna
stare alle regole della natura.
Arrivederci Svalbard, personalmente
il prossimo anno cercherò di superare il 78°… se
sarà possibile, la sfida continua…
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