Zingarate
 

Siberia 2006 - 5^ puntata: Irkutsk

ZoT e Ale
raggiungono finalmente il Lago Baikal, ultima tappa siberiana del viaggio. L'esplorazione di Listvyanka e Bolshie Koti, la prova dell'Omul secco e la ricerca dei Cavalli Selvaggi: un'overdose di natura prima di tornare a Mosca.

14 agosto – Baikal!

Lo zingaro non pianifica mai le mosse: se lo fa, poi cambia idea.
Anche noi ci adeguiamo alla regola. Rispetto al nostro piano di viaggio originario, decidiamo infatti di fare base ad Irkutsk e di recarci sul lago Baikal, il piu' profondo del mondo e distante una settantina di km, solo in giornata. Questa e' l'ultima tappa siberiana del viaggio: l'obiettivo dichiarato e' assaggiare l'Omul, il pesce tipico di queste parti che va mangiato secco e con un tozzo di pane. E magari una birretta...

Scendiamo dalla Transiberiana belli puntuali alle 7 del mattino. La prima immagine della città non è molto confortante: marciapiedi devastati dai lavori, traffico intenso e freddo cane. Ormai perfettamente russificati, una rapida occhiata alla mappina di Irkutsk sulla Lonely Planet ci basta per padroneggiare la toponomastica locale. Ci viene quindi facile individuare il tram per il centro e scendere alla fermata dell`Hotel Gornyak, indicato sempre dalla Lonely. Peccato che a quest'ora ci sia solo un presunto guardiano notturno con cui la conversazione risulta molto difficile. L'unica cosa che capiamo è che dobbiamo tornare piú tardi che ci sarà il manager: in sostanza ci rimbalza.

Non ci scombussoliamo piu' di tanto: l'hotel non ci è sembrato un granché. Decidiamo allora di provarne un altro nelle vicinanze, il Rus, col quale avevamo una dubbia prenotazione telefonica in misto russo/inglese (di cui Ale va molto fiero), e qui troviamo una stanza.

Fatta colazione in una sala che fa molto vecchia fattoria e messi i vestiti pesanti che fuori ci sono 8°, usciamo.
Puntiamo diretti alla stazione dei bus: la voglia di vedere il Baikal senza perdere tempo e' tanta. Manco a farlo apposta, esce il sole e la temperatura si impenna: sarà una giornata bellissima.
Arrivati, ci mettiamo un po' a capire qual'e' la marshrutka giusta per Listvyanka, il centro principale sul lago, e ad attendere che sia piena per partire. Ci facciamo oltre un’ora di guida spericolata, con sorpassi degni del miglior Schumacher, tra uno scenario di abeti, betulle e verdura a go-go, quando finalmente ci siamo: eccoci sul Baikal! E’ splendido e bello grande, non c’è che dire...

La marshrutka ci scarica direttamente in mezzo al porticciolo. Listvyanka non ci sembra questa gran bellezza: un semplice piccolo paesino sul lago con massiccia presenza di gru e cantieri. Forse tra 10 anni sarà un’altra Yalta, per ora è un po’ squallidina, ma forse il fascino di questi posti non ancora toccati dal turismo di massa sta proprio in questo loro aspirare ad essere qualcos'altro, questa loro ansia di saltare sul treno del boom turistico…

In piena trance agonistica, appena arrivati notiamo un aliscafo in partenza e, a sorpresa, senza sapere la destinazione, ci imbarchiamo. E’ diretto alla vicina Bolshie Koti, un villaggio alquanto agreste e privo di qualsivoglia attrezzatura turistica se si eccettua un piccolo museo (50 rub) sulla natura del Baikal. Il ristorante locale è un chiosco con due panche, un tavolaccio ed un cartello con la scritta "pesce", l'hotel è una cabina stile rifugio d'emergenza in montagna, niente strade o macchine (del resto è raggiungibile solo attraverso un sentiero nei boschi o via acqua), nessuno in giro: solo natura!
Abbiamo 3 ore prima che l’aliscafo riparta, quindi ci facciamo due passi per il villaggio, visitiamo il museo e prendiamo il sole sul pontile. Purtroppo il lussuoso ristorante è chiuso, quindi per oggi niente pesce secco! Che delusione…
Al ritorno la barca è stracolma di escursionisti in zaino e saccapelo ma, come già sperimentato, i russi sono cintura nera di tetris e riescono a farci stare tutti. Per fortuna, che la scena notturna di Bolshie Koti non prometteva molto...

Al ritorno ad Irkutsk ci incasiniamo un po’ coi tram e ripassiamo dalla zona mercato già adocchiata in mattinata (ma perché vendono le pigne?).
Una rapida pausa e usciamo a cena: meta, una microbirreria locale ad ispirazione ceca [Cheshskaya Pivovarnaya - ul Krasnogvardeyskaya 29]. Ci arriviamo a fatica, è nascosta tra i casermoni di un quartiere dalle parti della stazione dei bus, ma mangiamo bene e con tutti i crismi, essendo digiuni dalla mattina. Paghiamo 1.000 rub in due.
Ale è molesto con le minorenni nel locale e all’uscita guata tutte le insegne luminose sperando che gli aprano le porte del paradiso, ma è lunedì sera a Irkutsk e non martedì grasso a Rio… Perciò torniamo in albergo e per una sera ci buttiamo a letto prima di mezzanotte!

15 agosto – Menù turistico

Dopo la colazione decidiamo di tornare sul lago, anche perché la giornata è bella come ieri e la nostra abbronzatura richiede un rinforzino. Stavolta siamo ben equipaggiati, con costume e tutto.
Arrivati a Listvyanka, individuiamo il bagnasciuga e realizziamo che c’è un vento gelato che ti porta via ma che, a parte qualche raffica, da orizzontali si sta come dei pascià. Adocchiamo perfino un mercatino pieno di Omul secco! La giornata promette bene...

Ci piazziamo in spiaggia e ci stiamo per un bel po’, nonostante frotte di bambini molesti scaricati a getto continuo con le rispettive famiglie. L'acqua del Baikal è gelata, non ce la sentiamo di ibernarci, ci accontentiamo di rabbrividire alla vista dei temerari siberiani a cui, come da copione, i -20 gradi del lago fanno un baffo.

Verso le 16 ci rechiamo al mercatino che il momento degustazione è giunto; procrastiniamo ancora un attimo sbirciando tra le paccottaglie di artigianato vario. Anche qui vendono le pigne. Boh? Che se ne faranno? Finalmente ci gustiamo l’Omul secco, accompagnato da un bel piatto di riso uzbeko (o che noi abbiamo deciso essere tale) e da un bello spiedino cipollato. Il pentolone in cui viene cotto il riso ha l'aspetto di una betoniera arrugginita, ma non stiamo a fare gli schizzinosi: è semplicemente squisito! Non si può dire lo stesso di ‘sto benedetto Omul secco, invece; al gusto sa di speck avariato con una punta di Wc Net, di certo il suo odore ci perseguiterà fino a Mosca...
Una volta sazi saltiamo su una marshrutka e torniamo a Irkutsk per una pausa pre-serale in albergo.

Irkutsk la sera non sembra molto ospitale. Gente in giro ce n’è pochissima, le strade sono poco illuminate e dato che i marciapiedi, per qualche oscuro piano quinquennale, sono stati completamente devastati tipo Bagdad, si rischia di finire nel fango ad ogni passo. Noi comunque facciamo un giro al tramonto sul lungofiume dell'Angara, oltre Kirova ploshad, che stranamente è in buone condizioni e c’è pure il monumento della fiamma eterna.
Poi, guidati dall'infallibile fiuto di Ale per le bettole squallide e senza carattere, consumiamo una cena tanto frugale quanto urfida al fast food Fiesta. Da lì usciamo un po’ disperati, non sapendo bene cosa fare. Andiamo allora alla speraindio alla birreria del buon soldato Schweik [U Shveyka - ul Karla Marksa 34] che almeno avranno la birra buona.

Qui troviamo un fantastico cantante, delle donne cisterna che ballano, 2 francesi (che, per non saper né leggere né scrivere, ogni tanto apostrofiamo con un bel:"Materazzi!") ed il gruppo del Verro, un uomo-basamento-Enel che si tampina due smandruppate e canta pure vecchie canzoni patriottiche.
Per fortuna c’è anche un tavolo con due belle manze. Il nostro irresistibile fascino zingaro le ammalia in breve tempo; dopo poco infatti la bionda ci invita al loro tavolo. A sentire Zot, ciò dipende esclusivamente dal suo aspetto incredibilmente intelligente; a sentire Ale, dal fatto che dopo l'attore di Omsk, qui sembra lui assomigli ad un famoso cantante russo. I casi sono due: o lo stanno ripetutamente prendendo per il c**o, oppure ha trovato il suo paradiso.
Com'è, come non è, la bionda si chiama Eugenya, sua cugina è Tanya e con loro fissiamo un puntello per la sera succesiva presso il celeberrimo localone Wild Horses. Sperem…
Torniamo indubbiamente in albergo con un po’ di speranza.

16 agosto – A zonzo per Irkutsk

La giornata comincia all’insegna del buonumore: l’acqua fredda viene tagliata nel momento esatto in cui Ale è sotto la doccia completamente insaponato! Dopo averla menata a mille perché a Krasnoyarsk non c’era l’acqua calda, ora ne ha quanta ne vuole; ma, a quanto pare, non apprezza.
Ancora una volta tocca a ZoT risolvere la situazione: tempo 5 minuti e una babushka si presenta alla porta con un tanicozzo da 5 litri… di acqua ghiacciata!!!
L'incontentabile Ale ha da lamentarsi pure adesso... Risolto il piccolo contrattempo, ci dedichiamo all’esplorazione della città.

Irkutsk è l’ennesimo centro fondato dai Cosacchi nella loro esplorazione di questi territori sterminati: diciamo che non abbonda di attrattive turistiche, fatte salve un paio di chiese e le case/palazzi del 19simo secolo dei suoi residenti più famosi, i Decabristi.
Lezione di storia: a dicembre del 1825 un gruppo di aristocratici ufficiali dell’esercito russo di idee liberali occupano la piazza del Senato di San Pietroburgo in un tentativo decisamente mal organizzato di colpo di stato ai danni dello zar Nicola I°.
Ovviamente lo zar non la prende bene e in breve spazza via i ribelli: non se la sente però di iniziare il suo regno con un massacro e allora deporta i 121 sopravvissuti in Siberia, condannandoli ad una vita di lavori forzati. Da qui nasce la leggenda di questi (sfigati) eroi romantici, anche se le vere eroine, a ben vedere, sono le loro mogli, che abbandonata la vita di agi e lusso in quel di San Pietroburgo decidono di raggiungere i mariti in esilio nella non altrettanto ridente Irkutsk. Qui si stabiliscono portando una ventata di “civiltà”: aprono circoli letterari, scuole, società scientifiche, giornali e quant’altro…

Dopo la scorpacciata di turismo (tentiamo anche di entrare allo stadio ma ci respingono), arriva mezzodì: facciamo fatica a trovare un caffè che faccia business lunch (il massimo in termini di prezzo/prestazioni) e alla fine ci facciamo inc**are da un postaccio sulla via pedonale.
Nel pomeriggio è il momento della Cultura: affrontiamo la visita della Sotto-Galleria d’Arte (si chiama così!) che ci riconcilia con la città. Usciti di lì, Ale reclama la sua dose di divertimento e andiamo in una piazzetta indicata dalla Lonely ripiena di materiale bellico sovietico in disuso, dove lo zingaro gioca sui carri armati insieme agli altri bambini presenti.
A seguire ci spariamo anche la Galleria d’Arte cittadina e poi, dato che siam vicini all’albergo, schiacciamo un pisolo prima della serata.

Mangiamo nell'ennesima birreria ceca (ma quante ce ne sono?) e poi proviamo a raggiungere il famoso Wild Horses. Peccato che nessun tassista lo conosca! Ci avranno mica tirato il bidone?
No, il locale è sconosciuto per un semplice motivo: si chiama si Wild Horses, ma in russo!!! Risolve l'equivoco una telefonata all’Eugenya, che peraltro poi non si presenterà! Si, alla fine il bidone ce lo tireranno...
Ancora ignari, ci facciamo un bel 20 minuti di taxi nel nulla della periferia irkutskiana e alla fine ci ritroviamo in una specie di saloon con pista da ballo all’aperto! Clientela al 70% donne, birra a poco… niente male, peccato non sia pienissimo.

Dopo poco Zot si lancia in pista con una sgallettata locale che, senza dire una parola, lo invita a ballare (a sentire lui è l'ennesima vittima della sua espressione intelligente), mentre Ale ha modo di allenare il suo russo tentando di parlare con l’immancabile amica. Restiamo lì fino a tardi, poi molliamo il colpo rientrando ovviamente in taxi.

17 agosto – Siberia ciao ciao

La solita sveglia apocalittica ci butta giù dal letto. Zainoni pronti e si salta su un taxi per l’aeroporto “internazionale” di Irkutsk. Partiamo puntuali per gli ultimi 4 giorni a Mosca su un bell’Antonov gigante della Siberia Airlines ed il viaggio si conclude senza incidenti, nonostante quelle teste di vitello dei russi si ostinino a usare il cellulare in aereo. La sensazione è che la Siberia la vedremo ancora...

Leggi Episodio I: Omsk
Leggi Episodio II: Tomsk
Leggi Episodio III: Novosibirsk
Leggi Episodio IV: Krasnoyarsk
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L'itinerario

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Logistica

L'hotel è il RUS, in Sverdlova 19 (3952-242-715). Spendiamo 1.600 rub a notte per la camera, la colazione non è compresa e costa 200 rub cad. Per raggiungerlo si prende il filobus 1 oppure il 2 proprio davanti alla stazione. Il biglietto sono 5 rub.
Per andare sul Baikal da Irkutsk si può prendere il battello dal porto fluviale fino a Listvyanka e poi Bolshie Koty (250 rub solo andata) oppure una marshrutka dalla stazione dei bus fino a Listvyanka (70 rub) e poi il battello di prima per Bolshie Koty (altri 100 rub). Noi abbiamo seguito questa seconda strada. A Bolshie Koty non c'è assolutamente nulla da fare, è solo un villaggio di pescatori; ci si rilassa guardando il lago od il pesce che si secca al sole (bello, né?). Listvyanka è invece più turistica, ci sono pure baretti e ristoranti.

 
Link utili

» Treni in Russia
» Consolato russo
» Hotel a Irkutsk
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