Lubiana 2006
L'addio al celibato del Nonno!
Periodo: 13-14 maggio 2006
Partecipanti: Gli zingari tutti!
Mezzo di trasporto: furgone Renault Traffic
Zingari al completo, viaggio in furgone, Dom tumulato, e nessuna che ci abbia cagato: in un certo senso, è stata la Zingarata Perfetta. |
Ritorno alle origini |
Stavolta non si scherza. C'è da celebrare l'addio al celibato del Nonno e gli zingari vogliono fare le cose come impone la tradizione. Intanto si schierano al gran completo, come accade solo nelle grandi occasioni. Inoltre partono in furgone secondo le migliori tradizioni. La meta è approssimativa, come sempre, ma sono ben chiari gli scopi della trasferta: sottoporre il Nonno alle peggiori sevizie, fino alla sua soppressione fisica (salvando così la nubenda da un futuro orrido) e quindi tumularlo in terra straniera. Già che si tumula, tanto vale riprendere in considerazione l'idea che accompagna il gruppo fin dalla prima zingarata, ispirata dal film Fandango : seppellire il Dom , ossia una prestigiosa bottiglia di Dom Perignon, in un luogo scosceso e solitario, con l'intesa di recuperare l'oggetto in futuro, nel corso di uno strappalacrime viaggio della memoria da fare in tarda età (praticamente dopodomani).
Visto che un'idea tira l'altra, ci ispiriamo al film anche per la prima delle sevizie: lanciare il Nonno (notoriamente cardiopatico e sciatalgico) da un aeroplanino. Con o senza paracadute? Si vedrà… L'unica cosa che sappiamo per certo è che si punta verso est, con probabile destinazione ultima: Lubiana. |
Si parte! |
Solo un manipolo di mentecatti può affidare all'inaffidabile Palla$ il compito di raccogliere i partecipanti e condurli in auto al luogo di ritiro del furgone, ma incredibilmente tutto procede per il meglio. Il raduno degli alpini che si tiene ad Asiago nello stesso weekend ha reso pressoché impossibile trovare un furgone a noleggio, ma Raul Tarello ce l'ha fatta, grazie alle sue conoscenze dei bassifondi del mondo dell'autotrasporto, e ci attende sul retro di un capannone della zona industriale di Cernusco.
Il noleggiatore disbriga in maniera approssimativa le pratiche del caso, illustrandoci le sue esperienze di puttaniere in Italia e nel mondo (ma perché mai???), e ci consegna le chiavi del “nostro” Renault Traffic, che nonostante le premesse si comporterà benissimo: spazioso, l'impianto stereo che pompa il giusto, 140 km di velocità massima, e anche di più se guida Zeta , il noto pregiudicato dei Balcani.
Debitamente furgonati ci presentiamo al completo sotto casa del Nonno, che ci attende con la sua bella, visibilmente preoccupata, che lo osserva dalla finestra. La scena rischia di scadere in una telenovela per cui decidiamo di sdrammatizzare: scendiamo dal mezzo e infliggiamo al promesso sposo un primo castrone di benvenuto. L'infido ottuagenario emette i lamenti di rito mentre espletiamo la simpatica pratica; solo alla file ci guarda beffardo e tira fuori dai pantaloni una conchiglia para-palle che indossa solitamente per salvare gli zebedei durante le partite di pallanuoto! Niente da dire, siamo stupefatti dalla sua mossa: non che ciò lo salvi dal successivo e molto più violento castrone punitivo…
Dopo una sosta per procurare un badile da tumulazione (stranamente il furgone non comprende l'oggetto nel kit dei ferri) puntiamo verso est. La zingarata non comincia bene per Raul , che prima subisce una cocente umiliazione dal finestrino del furgone il quale rimane ostinatamente sigillato nonostante i suoi sforzi erculei, salvo spalancarsi al primo tocco di GD; e poi riporta la frattura di una costola nel corso del primo assalto al terzo anello! Si lamenterà vergognosamente per tutta la zingarata tenendosi la mano sul costato come un garibaldino ferito. |
Banzai! |
L'autostrada Milano - Venezia ci accoglie con i consueti rallentamenti. Nei pressi di Mestre il Nonno si assopisce, con un tempismo perfetto: dalle parti di S. Donà di Piave Ale ha infatti scovato un improbabile campo di volo , dove contiamo di lanciare il nubendo. Un presentimento lo sveglia mentre cerchiamo di rintracciare il posto sicché lo depistiamo cianciando di improbabili trattorie sino a quando raggiungiamo il campo, che è semplicemente perfetto: una striscia di verde tra i campi, una baracca fatiscente a mo' di torre di controllo, un hangar cadente ed un “pregevole” velivolo ad ala alta, classe 1927!! Qua e là qualche roulotte, dimora degli affezionati…
La faccia del Nonno quando si guarda intorno e capisce cosa lo aspetta -e soprattutto che facciamo sul serio- vale un orgasmo plurimo (per noi, almeno). I suoi tentativi di farci cambiare idea non sortiscono effetto. Inizia a sudare copiosamente e a fumare un'ultima sigaretta dopo l'altra… Noi, nel frattempo, prendiamo accordi col boss, che ignora l'esistenza della parola “sconto” e si rifiuta di accettare pagamenti tramite carta di credito o bancomat se non a prezzo di ignobili sovrapprezzi. Per ripicca omettiamo di citare il nome del campo di volo, tiè.
In ogni caso concludiamo l'affare: il velivolo ospiterà il Nonno, imbragato con un istruttore apposito, e un cameraman incaricato di filmare gli ultimi minuti di vita del disgraziato. A quel punto chiediamo se sia possibile accompagnare il condannato nel suo ultimo volo. Nessun problema, basta pagare… Neanche il tempo di chiudere l'accordo che GD non si tiene e decide di lanciarsi anche lui. Il boss, imperturbabile acconsente.
Mentre attendiamo di imbarcarci sopraggiunge atterrito il pilota che, fatti due conti (8 zingari + 2 istruttori + 1 cameraman + 1 pilota) e considerata la capienza dell'aereo (una scatola di sardine con le ali) ci consiglia di effettuare due lanci separati; siamo pronti a lasciare perdere quando il boss sente sfumare l'affare e caccia via il pilota, rassicurandoci allegrone… Però visto che l'unica tumulazione in programma è quella del Nonno, decidiamo di non rischiare e lasciamo a terra Ale (volontario) e Palla$ (sorteggiato) anche per documentare l'evento ed eventualmente raccogliere a cucchiaiate i resti dei paracadutati.
Stipati come sardine (l'infido proprietario è riuscito a caricare anche un altro paracadutista!) decolliamo . Mentre saliamo a 4500 metri il Nonno assume progressivamente i connotati di Gesù sul Golgota: l'istruttore continua ad impartirgli direttive ma il nubendo chiaramente non lo ascolta neanche, mentre si imperla di sudore e recita atti di dolore a raffica.
Giunti alla quota regolamentare si spalanca il portellone e comincia una complessa operazione di sbarco. Il primo a lanciarsi è GD, seguito dal povero Nonno affiancato dal cameraman.
Non appena terminati i lanci, il pilota fetentissimo pensa bene di rivaleggiare in evoluzioni con le frecce tricolori lanciandosi in una picchiata da infarto, il tutto a portellone spalancato! L'urlo disperato di Zeta riecheggia ancora nell'aere del Triveneto e le pulsazioni di Raul han viaggiato abbondanti sopra le 300 per il resto della zingarata.
Alla fine va tutto bene, con GD e il Nonno soddisfatti per l'esperienza vissuta: hanno avuto parecchia più paura i passeggeri dell'aereo! |
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| La mappa |
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Volare, ooh ooh |
| Le impressioni di GD, che colto da raptus (nessuno lo obbligava) ha
scelto di condividere con il Nonno l'esperienza del lancio. |
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Il tempo che passa da "Cazzo Cazzo Cazzo" a "Fiuuu sono vivo" a "Voglio
rifarlo" è brevissimo.
Meno di quattro minuti per scheckerare emozioni diversissime.
Terrore Puro quando si apre il portellone, vento e rumore invadono
l'aereo e capisci che l'unico modo per scendere è verticale.
Casino Totale quando ti lanci e ti trovi ad andare a 200 all'ora con
un ghigno tirato dal vento sulla faccia. La paura lascia subito il posto
all'ebbrezza della velocità, la terra è lontanissima e non pensi di
cadere, solo di andare veloce veloce veloce. e che respirare è un casino.
Sbalordimento quando si apre il paracadute e la decelerazione è
talmente forte che ti sembra di essere risucchiato verso l'alto, in un
silenzio innaturale.
Contemplazione quando scendi disegnando curve lente e la terra
riprende forme consuete (fiume, campi, strade) nel fruscio del vento.
Paura, quando mancano poche centinaia di metri all'atterraggio e ti
accorgi stai scendendo veloce e che otre ai prati ci sono case, vigneti,
auto, e un sacco di cose su cui preferiresti non infrangerti.
Soddisfazione, quando i piedi (vabbe' le ginocchia) toccano terra e
torni alla tua natura mammifera.
Rimpianto quando vedi i tuoi compagni di lancio che atterrano e pensi
a quello che hai appena provato.
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