Zingarate
 

Paesi Baschi - MdZ 2003

La fabbrica del tonno, la festa di Elantxobe, la corsa con i tori: più che la Madre di tutte le Zingarate (questo il significato di MdZ), la Nonna...

 
Fiesta!!!

San Sebastian

Ormai conosciamo la capitale dei Paesi Baschi come le nostre tasche. Ad esempio sappiamo benissimo che non c'e' speranza di trovare parcheggio, a meno di non lasciare l'auto 5 paesi piu' in la' oppure ricorrere ad un parcheggio sotterraneo.

Optiamo per la seconda soluzione e troviamo una stanza al nostro “solito” hotel, la pensione “Larrea” in calle Narrica, proprio ad un passo dalla piazzetta centrale.

Malgrado la sicurezza ostentata dal Nonno non è chiaro se la padrona della pensione ci abbia riconosciuto come lui sostiene: in ogni caso ci propina la nostra “solita” stanza, che l'ultima volta era una stanza (piccola) da 3 persone e che per l'occasione viene “promossa” a stanza (lillipuziana) da quattro. In pratica il quarto dorme con i piedi nell'armadio…

Il tempo di accatastare le valigie e ci fiondiamo sulla spiaggia principale del paese; la zona frequentata da giovani e' naturalmente traboccante (e' domenica pomeriggio) e finiamo per stazzarci nella parte di litorale prediletto dalle signore ultrasettantenni…. La maledizione di Arenzano colpisce ancora!!!

Nel tardo pomeriggio ci concediamo al rito locale delle "tapas" nella piazzetta, dove conosciamo la cameriera nippo-italiana del nostro baretto preferito che ci conferma la "fiesta" di Renteria per il fine settimana. Il giro serale dei locali ce li presenta stranamente poco frequentati: evidentemente la gente ha dato il massimo durante il sabato sera appena trascorso e ora si riposa.

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La fabbrica del tonno

Il Nonno nella sua carismatica figura di capo dell'ufficio acquisti della Penny Market millanta fornitori in ogni dove e ci saremmo sinceramente stupiti non ne avesse avuto uno anche nei Paesi Baschi.

Da costui importa tonno e ovviamente prima della partenza ha preso accordi per una visita allo stabilimento; di più, è riuscito anche a scroccare all'ignaro produttore un alloggio per sè per gli amici! E' quindi con una certa apprensione da parte del Nonno circa la attendibilità delle sue affermazioni sul resto degli zingari (tutti alti dirigenti a sua detta) che lunedi mattina partiamo alla volta di Bermeo, salutati dalla onnipresente pioggerella tipica di queste latitudini.

Arrivati a destinazione dopo aver perso su un dosso un pezzo della Nonnomobile, ci stazziamo in un bar fronte-porto dove ci ingozziamo di Tapas e birre, aspettando l'arrivo del fornitore che dovrebbe condurci a visitare la fabbrica del tonno (che, contrariamente a quello che potrebbe sembrare, non vive in branchi di scatolette nei pressi degli scaffali dei supermercati).

Per ingannare l'attesa ci dedichiamo alla visione del Tour de France, manifestazione assai sentita nel Paese Basco (in pratica ogni bar ha almeno un televisore sintonizzato sulla tappa del giorno), mentre GD si aggira per il paese cercando, senza fortuna, un Internet Cafè.

Il fornitore del Nonno giunge accompagnato dal supermegacapo della fabbrica di tonno, apparentemente interdetto alla vista dell'equipaggio zingaro (evidentemente non esattamente riconducibile ad una delegazione di facoltosi imprenditori). Anche quando decliniamo le nostre prestigiose qualifiche professionali l'uomo osserva scorato la nostra tenuta palesemente vacanziera.

Fedele agli impegni presi ci conduce comunque alla sua azienda, introducendoci dapprima in un prestigioso ufficio dove aveva preparato per ciascuno di noi una brochure di presentazione della sua attività. I nostri tentativi di porre domande intelligenti sul procedimento di fabbricazione del tonno non riescono a mascherare l'incongruità della situazione; fortunatamente il Nonno si lancia ad illustrare faraonici progetti di fornitura che distolgono l'attenzione del malcapitato (che probabilmente maledice il momento in cui si è impegnato ad ospitarci per ben due notti), anche durante la visita alla fabbrica, parecchio istruttiva e con assaggi di freschissima ventresca ancora da inscatolare.

Dopo la visita il fornitore ci accompagna in albergo , assai lussuoso ed appollaiato sulle colline sopra Elantxobe (località che ovviamente viene subito ribattezzata in LE CACIOTTE, cosi' imparano a risparmiare sulle vocali). Molto appollaiato: il paesaggio alpino (il mare si vede solo in lontananza) e l'aspetto agreste del luogo ci portano a dubitare che nei pressi ci possa essere una qualsiasi festa, salvo forse una gara di Jodel.

Il titolare dell'albergo ci rassicura prontamente: l'indomani mattina la circolazione sarà vietata in tutta la zona perchè la festa inizia nei pressi dell'albergo e finisce giu' in paese. Il divieto di circolazione non dovrebbe preoccuparci: a quanto pare i costumi locali prevedono che nessuno sia in grado di guidare dopo la fiesta…

Visto il nostro interesse ci spiega che la fiesta nasce da una tradizione del paese che ha a che fare con il possesso di una certa isoletta poco fuori la costa, che sarebbe stata contesa tra Elantxobe e Bermeo. Non si capisce come, questa disfida marinara e' sfociata in un rito alcolico di massa…

Dubbiosi ma rassicurati ci permettiamo una prestigiosa cena, contrariamente alle nostre aspettative non offerta dal fornitore del Nonno, e dopo aver pattuito con l'albergatore le rate del mutuo acceso alla bisogna, filiamo a letto.

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La festa di Elantxobe

Alle 11 della mattina seguente ci schieriamo sulla strada che conduce al paese.

Pochi metri e cominciamo a vedere una teoria di pullmann parcheggiati lungo la discesa; proviamo a contarli ma oltre il quarantesimo ci distraiamo, anche perché guardiamo sbigottiti gruppi di ragazzi e ragazze (soprattutto ragazze) che bivaccano nei pressi dei pullmann bevendo, fumando e scherzando.

Di regola portano pantaloni o gonna in tela blu e una maglietta, top, canottiera (insomma, un “sopra”) bianco. Al collo o in testa una bandana azzurra: il tutto lascerebbe pensare ad un gigantesco raduno scout, o a un oratorio in gita. L'impressione è tuttavia smentita dalla incredibile quantità di alcool che gli ipotetici scout trangugiano. E non è neppure mezzogiorno…

La bevanda preferita e' il “calimotxo”, un mix a piacere di vino rosso e coca cola, che ciascun festante porta con se in bottiglioni di plastica o in qualsiasi altro contenitore sufficientemente capiente.

Siamo ancora sobri, come conferma l'etilometro professionale schierato dal nonno (regalo dell'ennesimo fornitore) e l'idea di bere l'intruglio non ci attira: decidiamo quindi di scendere verso il paese, constatando il progressivo abbrutimento dei festanti via via che la strada si snoda verso il mare.

All'ingresso del paese -sono quasi le 13- veniamo accolti da una piazza gremita ed urlante, dove sparano musica basca ad alto volume e vendono birre, calimotxo e panini.

Il tempo di ordinare la prima birra e conosciamo la prima simpatica usanza del luogo: sull'onda della concitazione musicale uno o più ballerini spruzzano calimotxo sui presenti, ingaggiando appiccicose ed aromatiche battaglie.

Tra i più esagitati un energumeno, da noi soprannominato johnbelushi per via delle fattezze, in grado di creare il vuoto attorno a se' grazie all'uso combinato di (a) bottiglione formato damigiana di calimotxo; (b) maglietta fradicia; (c) ascella pezzatissima; (d) percosse.

Grazie a qualche birra in rapida successione e alcuni additivi “smart drug” a suo tempo procurati via internet (tutta roba legale, davvero…) cominciamo ad apprezzare l'atmosfera e le nostre magliette ben presto sono ben mimetizzate con l'ambiente.

Ben presto cediamo il controllo delle nostre azioni alla massa, e ci muoviamo con essa verso il basso, percorrendo le stradine sdrucciolevolissime del paese vecchio. Ad ogni slargo musica, birra e festanti sempre più esagitati.

In quello che nei giorni normali sembra essere un campo da basket è in corso una sorta di rave-party: qualcuno si denuda completamente (chissa' perche' questa pratica è privilegiata dagli omaccioni pelosi…), qualcuno poga, qualcuno chiede da bere alla gente ammassata sugli spalti, che versa bidoni di calimotxo sui bicchieri tesi, e su coloro che li tendono.

Il mare è ancora parecchio più giù.

La gravità ci porta e a scendere ancora, noi e le manze con cui via via familiarizziamo. Quando raggiungiamo il porto (saranno ormai le quattro) l'iniziale sguardo stupito con il quale assistevamo al rito della fiesta basca è sostituito da uno sguardo allucinato e alcolico, che con sempre maggiore frequenza si posa sulle bellezze locali, ormai più che amichevoli.

Ben presto tutta la festa si concentra al porto; il principio dell'impenetrabilità dei corpi applicato in ambiente alcolico porta alla prevedibili conseguenze: i più sobri e i più ubriachi si tuffano in mare, chi -previdente- in costume, chi -meno- in mutande.

All'ultimo gruppo si iscrivono di gran corsa il Nonno e GD, quest'ultimo sfoderando un paio di pregevoli (per lui) o orrendi (per altri) slip double face. Zot, dopo una iniziale ritrosia, si unisce ai due coraggiosi, mentre Ale si nega e decide di occuparsi di eventuali operazioni di salvamento e di documentare il momento

Gli dei della congestione sono però inspiegabilmente distratti ed i tre prodi sopravvivono; non così i boxer del Nonno e di Zot, che in un momento di giubilo vengono lanciati sulla folla osannante.

Il gesto, che in condizioni normali porterebbe a sicure conseguenze penali, viene vissuto con estrema normalità: d'altro canto il passatempo degli energumeni a fianco a noi è gettare dai contrafforti del porto un carrello della spesa -con o senza un basco (inteso come festante locale) dentro- e tuffarsi a riprenderlo prima che affondi…

Il bagno è anche un'occasione per ammirare le bellezze locali e familiarizzare ulteriormente, mentre provvediamo a ripristinare il livello alcolico.

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La festa continua (?)

Sul far della sera realizziamo che ci aspetta una lunghissima salita per tornare all'hotel e cercare di raggiungere Bermeo, dove la festa ci dicono dovrebbe continuare.Sul punto raccogliamo però indicazioni contrastanti: secondo alcuni il bailamme proseguirà infatti alla spiaggia.

Decisi a tornare ci inerpichiamo per il paese tra i residui (umani e non) della festa; l'aria priva di influssi alcolici consente di riprendere conoscenza. Ben presto arriviamo ad un bivio: da una parte la spiaggia, a distanza imprecisata, dall'altra (si spera) l'albergo, dove potremmo tentare di prendere la Nonnomobile.

Ci dividiamo: Il Nonno, Ale e il fornitore si incamminano verso la spiaggia, Zot e GD verso l'auto, intonando “Albachiara” a tutto volume per allietare (?!?) la marcia.

Inaspettatamente dal serpentone di gente che risale la strada si leva un controcoro che completa le strofe della canzone. Altri italiani? No', e' una manza locale che è vissuta a lungo in Italia e che ci chiede un passaggio per sé stessa e per le sue amiche, una delle quali dotata di manico, che non riusciamo tuttavia a localizzare nell'immediato, e ciò la dice lunga sul nostro stato alcolico o sulle (poco)leggiadre fattezze delle tipe).

Stupiti che qualcuno possa pensare di affidarsi a due driver in palese stato di alterazione alcolica GD e Zot acconsentono e, dopo poco meno di un'ora di salita, raggiungono la macchina.

La tipa ottiene il passaggio fino al paese dove ha lasciato la macchina (nè Zot nè GD si ricordano dove diavolo fosse, il che la dice lunga sullo stato etilico dei tassisti improvvisati) e poi si dilegua, non senza aver insistito per darci il suo numero di cellulare, che successivamente si rivelerà inspiegabilmente falso.

Nel frattempo gli altri tre festanti, dopo quella che si rivela una marcia che neanche degli ultramaratoneti di livello mondiale, raggiungono la spiaggia dove i locali si stanno radunando. Ed e' lì che Zot e GD li raggiungono e dove la festa continua sino a notte inoltrata.

Il Nonno riesce persino a convincere una manza ad accettare la maglietta di zingarate.com, nonostante si tratti del medesimo capo di abbigliamento indossato tutto il giorno.

Intorno alle 2:30 del mattino ci arrendiamo: beviamo e balliamo da mezzogiorno, il letto ci aspetta.

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